L’economista Steve Keen: un “cavallo di Troia” per la MMT….

20 Luglio 2025 | Economia, MMT | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Dopo essersi accreditato tra i sostenitori della Modern Monetary Theory (MMT), per il lavoro svolto a sostegno delle tesi sulla moneta moderna – costruendo modelli con i quali, il professor Steve Keen, analizzando la contabilità dei flussi ci mostra come il denaro dal sistema bancario affluisce nel mondo reale – l’economista australiano, da settimane, inspiegabilmente, ha intrapreso sui suoi canali social, una campagna dai contorni denigratori del pensiero di Warren Mosler e della MMT, dibattendo sulla natura dei deficit commerciali e il debito estero degli stati.

A dire il vero, la diatriba tra Mosler e Keen, nasce da più lontano e precisamente dal Luglio scorso quando l’economista australiano fu disinvitato al meeting internazionale della MMT tenutosi a Leeds nel Regno Unito. A Keen non fu consentito di parlare proprio perché la sua posizione di economista post-keynesiano, nei confronti dei deficit commerciali derivanti dagli scambi internazionali, è pressoché identica a quella, sia degli economisti neoclassici che quelli mainstream, i quali da decenni propagandano il pensiero neoliberista ed identificano come un grande problema i debiti pubblici degli stati e i deficit governativi.

Penso sia comprensibile per chi mi legge, quanto sarebbe stata deleteria e fuorviante, la sua presenza ad un meeting in cui si parlava esclusivamente di MMT. E sinceramente è alquanto infantile per non dire certificazione del livello di incomprensione della materia da parte di Keen, il puerile atto di vittimismo, con il quale l’economista australiano ricorrendo al politically correct, si mostrò allora, irritato e deluso per la sua esclusione.

In un suo scritto del 15 Luglio 2024, nel quale, riportando l’accaduto, cerca di mostrare ai suoi lettori la sua verità sulla querelle riguardo al suo dis-invito a Leeds, si legge:

‘In altre parole, la mia intenzione era elogiare la MMT, non seppellirla. Avrei ignorato il 5% che critico per aiutare il 95% che sostengo – e se sei un “MMTer” e dubiti di queste proporzioni, chiediti se saresti ancora un attivista della MMT se l’unica cosa che afferma fosse che “Le importazioni sono benefici reali e le esportazioni sono costi reali”?’

Queste parole, sono del tutto fuorvianti e mi obbligano ad entrare immediatamente nel fulcro della questione. Sostenere, come sostiene Keen, che la spiegazione fornita dalla MMT sul funzionamento delle operazioni monetarie in tema di scambi commerciali, rappresenti soltanto il 5% della teoria, significa non aver compreso nemmeno il restante 95% del pensiero di Mosler, che il professore, contrariamente afferma di aver compreso e condividere.

In termini brevi, aver metabolizzato che il debito pubblico di uno Stato in moneta fiat, non rappresenta un debito reale per sua natura, e nello stesso tempo affermare che il debito estero e i deficit commerciali sempre in moneta fiat, lo rappresentino (un debito, ndr), è una contraddizione fattuale che, qualora accettata, farebbe cadere come un castello di sabbia con le onde del mare, tutto il pensiero della MMT.

Il professor Keen, con quel suo 5% che dice di non condividere, di fatto mina la MMT alla base, facendola crollare per intero.

Come avrebbe potuto acconsentire, il padre fondatore della MMT – dopo aver ascoltato il pensiero di Keen in merito al tema duscusso – che un economista da molti creduto amico, potesse con la sua presenza nel meeting (coscientemente o meno), piazzare le sue “bombe” di incomprensione, così da far saltare in aria la sua creatura.

Bene, anzi male, con il fegato arrovellato dalla rabbia e le notti insonni di un anno trascorso a cercare la chiave che non esiste, per smentire quella che è ormai una frase “must” del pensiero MMT, riportata da Mosler nel suo libro – Le sette innocenti frodi capitali della politica – poche settimane fa, il professor Keen ha fatto ricorso persino al supporto del “Diavolo”, nella persona del finanziere Warren Buffet, pur di ottenere la sua rivincita.

La frase che sta sullo stomaco a Keen e per la quale appunto, è stato disposto, in senso metaforico, a vendere la sua anima al diavolo, è questa:

“Le importazioni sono benefici reali. Le esportazioni sono costi reali”

Warren Mosler, istituisce questa frase forte nel suo contenuto, proprio per riportare ognuno di noi a quella che è la realtà quando si parla di economia e moneta. Una realtà che ben sappiamo essere totalmente inquinata dal messaggio mainstream, che da decenni eleva l’economia finanziaria ben al di sopra di quella reale.

Credo che non ci sia nessun dubbio sul fatto che poter godere/consumare un bene prodotto (ancor di più se ottenuto con il lavoro altrui) sia un beneficio in termini reali. Come è altrettanto palese che rappresenti un costo, in termine di fatica, lavorare per produrre un bene e poi rinunciare al suo godimento, per farlo consumare ad altri.

I dubbi, casomai ce ne fossero, spariscono del tutto se questa transazione, come avviene nel mondo attuale, si effettua usando come mezzo di regolamento degli scambi le valute fiat, notoriamente oggi definite per legge non convertibili.

Accertata ed accettata la non convertibilità della valuta dello Stato, sostanzialmente, ragionando in termini macroeconomici di paese e nazioni, chi oggi esporta un bene lo fa in cambio di un estratto conto denominato nella valuta del paese importatore, detenuta dentro i computer della Banca Centrale del paese che appunto ha deciso di importare il bene in oggetto.

Sì, avete ben compreso, il paese esportatore, produce un bene utilizzando le proprie risorse e poi lo cede a chi desidera consumarlo fuori dai confini nazionali, ricevendo in cambio dei numeri evidenziati in un estratto conto, il quale comprova la titolarità di un conto di deposito o un conto di riserva. Numeri che addirittura non lasciano il paese di origine ma rimangono dentro il suo sistema bancario.

Così funzionano le operazioni monetarie negli scambi internazionali.

Cosa contesta Keen a Mosler?

Keen contesta il fatto che, secondo i suoi modelli, quando avviene una operazione di import/export, si assisterebbe ad una perdita di denaro nel paese importatore ed una crescita di pari importo nel paese che esporta. Di conseguenza, sostiene sempre Keen, i paesi esportatori disporrebbero di una maggiore capacità finanziaria per potenziali investimenti e quindi, quest’ultimi, ipoteticamente, sempre secondo Keen, sarebbero più avvantaggiati rispetto a chi assume il ruolo di importatore netto, nel poter sostenere la crescita della propria economia.

Tutto questo assunto per smentire il pensiero ormai consolidato della MMT – volto a mettere in guardia sulla pericolosità di affidare le sorti di un paese ad una politica economica prettamente mercantilista – che le importazioni sarebbero un beneficio.

Solo il fatto di ritenere necessario il denaro proveniente da fuori i confini per poter investire e far crescere la propria economia – come sostenuto da Keen – smonta immediatamente tutta la teorie monetaria moderna di Mosler, che si fonda appunto sulla sovranità monetaria, ossia la capacità di uno Stato di emettere la propria valuta in quantità illimitata. Ora, credo inizino ad essere ancora più chiare le motivazioni che furono alla base della decisione di Mosler e degli altri economisti della MMT, per non aver voluto la presenza di Keen al meeting di Leeds.

Keen sta di fatto riportando la moneta dentro quelli che sono i “fantasmi del passato” di una supposta convertibilità in oro della stessa. Sta dando fiato alla politica del cambio fisso che tanto fa comodo ai progetti di saccheggio delle classi elitarie cultori della rendita, ovvero a coloro che vedono nella funzione di sostegno alla “democrazia” che la MMT attribuisce alla moneta, il loro principale nemico da combattere.

Non solo, Keen arriva persino a sostenere, per bocca di Warren Buffet, che i cinesi con i dollari ottenuti dalle esportazioni, possono appropriarsi degli asset statunitensi, e costringere gli americani a lavorare maggiormente per sostenere la loro rendita.

Ascoltare un tale pensiero dalla bocca di Buffet, ossia da colui che sul lavoro degli americani e sugli imponenti deficit conseguiti dai governi di Washington, ha costruito le sue immense fortune, fa veramente sorridere!

Tanto per essere più diretti possibile, l’impatto in termine di benessere o malessere se preferite, sulle vite degli americani come del resto su quelle di ogni popolo del mondo, lavorare per fornire la rendita a magnati concittadini o oligarchi stranieri, è pressoché identico. Accertato questo, al governo di Trump come ai governi degli altri paesi, eventuali deficit commerciali, non limitano nella maniera più assoluta, la loro libertà fiscale per conseguire la piena occupazione nel paese. I governi stessi, pur in presenza di forti deficit commerciali, sono ugualmente in grado, sempre attraverso l’azione fiscale che deriva loro dal monopolio che detengono sulla propria valuta, di determinare l’ammontare dei profitti che debbano conseguire sia chi fa parte delle lobbie nazionali che coloro che investono nel paese da fuori. Nonché stabilizzare il sistema economico e determinare in modo concreto il livello di benessere dei propri cittadini.

A questo punto entriamo nel campo dove Keen è più esperto, ovvero la creazione di modelli contabili di analisi dei flussi del denaro, che servono appunto al professore di conforto alle sue esternazioni.

Premesso che, per chi ha ben compreso il concetto di monopolio pubblico della moneta, è sufficiente una buona preparazione in contabilità semplice, per arrivare a definire in modo corretto le operazioni monetarie, bypassando quindi i modelli del professor Keen; quando mi sono trovato ad interloquire con lui sulla piattaforma social X di proprietà di Elon Musk, ho scoperto che il modello con il quale Keen si è preposto di contrastare in maniera dura il pensiero di Mosler, è stato da lui stesso costruito su quanto avviene a livello di scambi nell’eurozona.

Ora, l’Eurozona e l’Euro sono notoriamente un sistema di cambi fissi, tenuto in piedi dalla Bce che tramite le banche centrali nazionali provvede a rifinanziare i sistemi bancari dei paesi che si trovano in deficit nel sistema dei pagamenti denominato Target 2. E’ proprio l’analisi del Target 2 e di ciò che avviene in UE, che molto probabilmente ha condotto fuori strada il professor Keen. Effettivamente in UE, quando avviene una transazione commerciale tra i paesi membri, quello che avviene è proprio una distruzione di valuta nel paese importatore ed una creazione per lo stesso importo nel paese esportatore.

Ma questo avviene, proprio perché si usa la stessa valuta!

Oltre a questo, i paesi membri dell’UE, hanno deciso anche di limitare in modo determinante la loro sovranità monetaria, auto imponendosi per scelta politica limiti alla spesa in deficit per i propri governi. Il limite al deficit e l’uso di una moneta comune, riporta i paesi che usano l’euro dentro quella che è la gabbia dei cambi fissi e di fatto la moneta euro ad assumere gli stessi effetti che si avrebbero se la stessa fosse convertibile in oro o altri materiali preziosi.

Nel caso degli Usa e della Cina, analizzato da Keen e Buffet, ai surplus di Pechino in dollari non corrisponde in modo automatico un aumento della quantità di Yuan. Affinché questo possa avvenire in modo concreto, occorre che l’esportatore cinese, si rechi in una banca e contragga un prestito in Yuan concedendo in garanzia i dollari. Oppure che tali dollari vengano acquistati dalla banca centrale cinese, in cambio appunto di Yuan, dando luogo a quello che Mosler chiama “deficit fuori bilancio” del governo cinese.

Ma, come già spiegato sopra, il governo di Pechino, per creare Yuan, non ha assolutamente bisogno di dollari o altre valute. E’ monopolista dello Yuan.

I cinesi non possono spendere dollari in Cina ma possono usarli solo per comprare beni e/o asset americani, oppure trasferirli a chi acquistandoli si troverebbe nella stessa identica posizione.

Il professor Keen, per pensiero economico è un post-keynesiano, e purtroppo, come molti altri economisti follower del grande pensatore britannico, continua a ragionare come se la moneta fosse ancora convertibile. La conferma ci viene anche dalla sua recente sponsorizzazione del noto progetto di Keynes relativo al “bancor”, per risolvere il problema degli squilibri commerciali tra paesi importatori ed esportatori. Ora, per onestà intellettuale e verità storica, dobbiamo ricordare che tale progetto fu partorito da Keynes in piena epoca gold standard, ovvero quando le monete erano, almeno per legge, dichiarate convertibili in oro.

Sono certo, se oggi Keynes potesse tornare sulla terra, grazie alla riconosciuta illuminazione della sua mente, sarebbe il primo a certificare che di fronte ad una moneta non convertibile guidata da una politica del cambio flessibile, il suo “bancor” sarebbe assolutamente non necessario.

A chiudere definitivamente la diatriba, ci ha pensato Warren Mosler. Con il suo genio ben evidente per chi ha avuto la possibilità di frequentarlo, in un tweet di poche righe, ci ha fatto capire definitivamente da che parte pende l’ago della bilancia, in termini di beneficio, tra importazioni ed esportazioni:

Credo non sia necessaria la traduzione!

di Megas Alexandros

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte