di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Pochi ne parlano, di quello che è il vero obbiettivo prima celato e poi raggiunto, che sta dietro al progetto elitario che in questi anni ha dato luogo al trasferimento della ricchezza dal basso verso l’alto sulla scala sociale del nostro paese, di cui la moneta euro con le sue folli regole ed il sogno europeo sono rispettivamente il principale strumento e la meschina propaganda usati per metterlo in atto.
Mentre anche i siti di informazione che si spacciano per indipendenti, continuano con i loro voli pindarici riempiendoci di pensieri complottistici, indirizzati verso entità sovrannazionali che nemmeno sanno chi siamo. Chi ci sta accanto sta accrescendo la propria ricchezza come mai avvenuto prima nella storia del mondo.
La disuguaglianza di ricchezza in Italia è aumentata in modo sostanziale. Lo 0,1% più ricco detiene circa il 10% della ricchezza netta personale totale e il 10% più ricco ha una quota che supera quella del 50% dell’intero paese. Di contro, la quota di ricchezza del 50% più povero mostra uno dei cali più forti di tutte le economie avanzate.

Questo, in sintesi è il risultato del chiaro disastro sociale raggiunto nel nostro paese, che esce fuori da uno studio che alcuni economisti (tra cui il dirigente generale presso il nostro ministero dell’Economia e delle Finanze, Paolo Acciari), hanno effettuato per conto della Oxford Academic e pubblicato sul Journal of the European Economic Association.
Tanto per capire di chi stiamo parlando, la voce che esce dal giornale della rinomata università inglese, gode di una reputazione mondiale per la pubblicazione di articoli di altissima qualità scientifica in economia teorica ed empirica, destinati a un pubblico globale.
Per chi si vuole far del male, ma soprattutto prendere coscienza a cosa è servito l’euro e tutte le assurde politiche economiche che i nostri governi hanno messo in atto questi anni, questo è lo studio completo a cui faccio riferimento: The Concentration of Personal Wealth in Italy 1995–2016. [1]
Il paese registra uno dei maggiori cali nella quota di ricchezza del 50% più povero.
Questo dato certifica che ormai in Italia, la classe media, una volta maggioranza e forza economica del paese, oggi non esiste più. Del resto se di trasferimento di ricchezza stiamo parlando, come obbiettivo principale di chi lo ha messo in atto, è chiaro dove le élite miravano a pescare. Ossia nelle tasche di quella maggioranza nel paese, che dalla fine della seconda guerra mondiale, si era ritagliata uno spazio così importante, tanto da rendere il benessere nazionale democraticamente diffuso.
Lo studio si ferma all’anno 2016, ovvero otto anni fa. Da allora il trand, ben documentato dai grafici sopra riportati, in essi contenuto, non si è certo fermato. Anzi, come ben sappiamo, il potere elitario ci ha costretti ad affrontare tutto l’inimmaginabile possibile, per dare una forte accelerazione al flusso di denaro che dalle nostre tasche costantemente affluisce in quelle di pochi eletti.
Se guardiamo agli eventi vissuti come la pandemia e la guerra in Ucraina tutt’ora in corso, contornati dall’improvvisa comparsa del fenomeno inflazionistico di origine prettamente speculativa (dopo decenni di deflazione), sono tutte creazioni del Potere, funzionali ad accelerare il processo di accumulo di ricchezza in mano a pochi eletti e non certo lenirlo.
Quindi, qualora gli autori di questo studio, provvedessero ad aggiornarlo, certamente la fotografia che ne uscirebbe fuori oggi, non può che confermare il processo in corso.
Il presente studio, al pregio di aver certificato fedelmente una realtà scomoda per la politica ed i loro interpreti, non fa seguire però una analisi puntuale, con lo scopo di puntare il dito su chi e come ha voluto che arrivassimo a questo risultato. Capiamoci bene, nei sistemi economici attuali nei quali la ricchezza si misura in moneta, è chiaro che le principali responsabilità ricadono imprescindibilmente in coloro che hanno il potere di distribuirla e/o spostarla da un soggetto all’altro.
Sono i governi, che attraverso le loro politiche di spesa, gli unici soggetti dentro il sistema economico, determinano chi debba avere di più e chi meno.
Quasi certamente la politica di spesa con maggior effetto regressivo, che ha contribuito a concentrare sempre più il risparmio in poche mani, è stata la decisione di fornire un reddito da interesse a chi ha risparmio in proporzione del risparmio che possiede. L’Italia dagli anni 80′ ha pagato quasi 4.000 miliardi in interessi a chi aveva risparmio. Stiamo parlando di oltre il 130% dell’attuale debito pubblico che rappresenta il risparmio netto del settore privato. E questi 4.000 miliardi sono andati ad accrescere in modo esponenziale i conti di chi aveva già ingenti somme di risparmio a disposizione. In pratica i nostri governi hanno dato soldi a chi non ne aveva bisogno e presi invece a chi ne necessitava.
Se a questo aggiungiamo la perdita di progressività nel sistema di calcolo fiscale italiano, a vantaggio delle classi più abbienti, per non parlare delle agevolazioni sempre in ambito fiscale, per quanto concerne le imposte di successione sui grandi patrimoni, il quadro a vantaggio dei ricchi comincia a completarsi.
Il resto lo fa un mondo globalizzato all’estremo, come quello che abbiamo vissuto in questi anni, dove trasferire capitali e patrimoni da Roma a New York piuttosto che nei paradisi fiscali – in cerca della situazione fiscale più comoda – lo si fa con la stessa facilità che si trasferiscono dentro il paese, per di più con il rischio di cambio appositamente anestetizzato da una voluta parità artefatta tra euro e dollaro.
Insomma, di questi 4000 miliardi, ben pochi sono tornati nel nostro sistema produttivo, per creare lavoro e sostenere i consumi interni. Al massimo sono rientrati solo per fini di accumulo della rendita di chi li detiene.
Tutto questo non sarebbe stato un problema, se non si fosse aggiunta la diabolica decisione sempre di matrice elitaria, di autolimitare i governi monopolisti della moneta, nelle loro politiche di spesa in deficit, per tenere viva l’occupazione e consumi nel paese. Ma questo rientrava nel progetto, perché ai lor Signori, non è sufficiente l’accumulo personale, ma nei loro sadici desideri di potere, rientra anche il controllo sulle vite del prossimo, e l’immenso piacere che provano nel vederci in estrema difficoltà pronti ed essere utilizzati al loro servizio.
Basti pensare alle più che note politiche di austerità estrema, iniziate con il governo di Mario Monti, indirizzate proprio, per espressa voce dell’ex premier a distruggere la domanda interna. Operazione, oggi criticata persino dal più fedele in Europa a tali politiche fiscali; è il presidente francese Emmanuel Macron, intervenuto pochi giorni fa ad un dibattito sulla concorrenza organizzato dal College de France per sponsorizzare il piano di Mario Draghi, ad affermare che la UE con le sue politiche non ha mai protetto a sufficienza il mercato interno.
“Gli americani e i cinesi proteggono il loro mercato – ha dichiarato Macron -. mentre noi abbiamo molto sacrificato la nostra domanda interna. Questo e’ un dibattito che forse e’ meno presente nella nostra conversazione europea, ma di fatto abbiamo fatto scelte di politica macroeconomica, in modo più generale, che hanno favorito modelli trainati dall’economia, mentre gli americani hanno protetto molto di più il loro mercato interno e la sua componente di domanda” [2]
Certamente le parole di Macron non sono frutto di una improvvisa conversione verso il sostegno del benessere dei popoli, volta ad intraprendere una decisa azione di riequilibrio della ricchezza. Sono invece, indirizzate ad un chiaro sostegno a Draghi ed alla necessità impellente, stante gli evidenti cambiamenti mondiali a livello geopolitico, di giungere al più presto agli Stati Uniti d’Europa. Un progetto che oggi è essenziale per chi manovra in modo sovversivo nel profondo delle istituzioni degli Stati, per mantenere ben saldo nelle proprie mani il Potere.
Rileggendo oggi i due commenti (riportati nella foto dell’articolo), con i quali Romano Prodi e Margaret Thatcher presentarono ai loro popoli, l’introduzione della moneta Euro…… beh, non vi è dubbio su chi dei due stava in quel momento di fatto volutamente ingannando la propria gente.
Romano Prodi, allora presidente del Consiglio, è un economista esperto in sistemi monetari, non poteva non sapere che autolimitarsi nel deficit per un governo di uno stato sovrano, significa assumere una decisione politica a carattere del tutto sovversiva, rispetto a quelli che sono i principi fondamentali su cui si fonda la nostra Repubblica.
di Megas Alexandros
Note:
[2] Macron: in Europa investiamo poco, Usa proteggono meglio loro mercato – Borsa Italiana





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