Bagnai: malafede o scarsa comprensione della materia economica?

Il professore è sempre più costretto dalla politica ad un impervio esercizio di equilibrismo per conciliare la corretta dottrina economica con l'operato austero del suo governo. E' in gioco la sua credibilità!

10 Aprile 2026 | Attualità, Economia, MMT, News | 3 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

L’evidente perdita di consensi che il partito di Salvini si trova ad affrontare da tempo, ci costringe alla puerile e contraddittoria propaganda da parte dei suoi due esponenti più social. Non passa giorno che Bagnai e Borghi non picchiano contro la UE e le sue regole, nonostante il governo di cui fanno parte sia uno dei più ligi di sempre alle regole di Maastricht.

Vedere i due parlamentari, che intervengono con ogni mezzo sui vari social per far conciliare l’inconciliabile azione dell’esecutivo di cui fanno parte, con quello che di contro la dottrina economica richiederebbe per far fronte al pessimo stato della nostra economia, è uno spettacolo per niente edificante per la loro credibilità.

Ed ancora meno edificante è quando a giocarsi laurea e credibilità sul tavolo della propaganda, incentrata appunto sull’azione economica del governo, è un professore di economia nonché capo economista del partito a cui appartiene.

Entrambi come detto, si arrabattano in ogni maniera pur di allontanare dal governo guidato da Giorgia Meloni e dal loro capo di partito Giorgetti, le palesi responsabilità che invece chi ci governa ha pienamente in testa, in quanto unico titolare della politica fiscale, rispetto al disastro economico e sociale che sta andando in scena nel paese.

La loro propaganda ormai ricorre ad ogni mezzo pur di acchiappare i pochissimi “creduloni” rimasti, dentro un paese dove più della metà degli elettori rinuncia ormai a partecipare al processo democratico del voto. Dalla disperata speranza di un Trump in veste di eroe che arriva e abbatte la UE a colpi di spada, i due, con azione di imbonimento, passano a propagandare la loro subdola posizione contro la UE, facendo credere ai loro follower di voler lasciare l’euro, quando in realtà chi comanda il loro partito, ha dichiarato più volte di non volerlo abbandonare.

Il risultato fallimentare di questa loro intrepida impresa, oltre che nelle urne elettorali, è scritto nelle valanga di commenti ai loro post, pieni di disprezzo e sarcasmo. Leggeteli!

C’è un aspetto molto grave però che caratterizza questa loro azione sul quale vorrei mettere l’accento. Borghi e Bagnai, ormai con le lance spuntate, negli ultimi tempi mostrano chiaramente di essere coscienti del vero problema per l’economia del nostro paese, ovvero il Patto di Stabilità e le sue regole. Autolimitarsi nel deficit, ossia nella creazione della quantità di moneta necessaria per far riprendere a vivere gli italiani, è però a tutti gli effetti una scelta politica del governo e non una imposizione esterna, come i due vorrebbero far credere.

Come più volte ho spiegato nei miei articoli, la UE è semplicemente una unione monetaria e non fiscale. Questo significa che in Italia spende e tassa in euro il governo italiano e non la Bce o la commissione europea. Stiamo parlando di esercizio della sovranità monetaria, la quale è tutt’ora affidata per costituzione al nostro governo. Quindi è del tutto fuori luogo puntare il dito, come fanno Bagnai e Borghi, sulla von der Leyen o chi per lei. Anzi, a dirla tutta, il fatto stesso di individuare soggetti esterni alle nostre istituzioni, come titolari effettivi del potere sovrano che la Costituzione attribuisce ai nostri organi di governo… qualora questi soggetti esistessero realmente, saremmo di fronte alla confessione di un agire eversivo da parte di chi ci governa.

In poche parole, qualora il ministro Giorgetti e la premier Meloni fossero consapevoli che la loro politica di bilancio indirizzata al conseguimento di avanzi primari – la quale ricordo contrasta totalmente con il principio più alto su cui si fonda la nostra Repubblica: il lavoro – fosse in asservimento a soggetti esterni alle nostre istituzioni, saremmo realmente di fronte ad una deliberata opera eversiva.

E qui entriamo a pieno titolo in quella che è la valutazione se tali decisioni – decisamente contrarie a quello che indica la corretta dottrina economica – vengono prese da chi ci governa in buon fede o meno.

E’ chiaro che dal momento che parliamo delle più alte cariche ai vertici delle nostre istituzioni, ci aspetteremmo una professionalità ai massimi livelli, sia per chi le ricopre che per il loro entourage profumatamente retribuito, fatto di economisti e consulenti vari.

La contraddittorietà di Giorgetti ministro del Mef – che da una parte esalta gli avanzi primari richiesti dal Patto di Stabilità e poi di fronte alle difficoltà manifestate dalla nostra economia in conseguenza dell’impennata sui prezzi di gas e petrolio, si precipita a richiederne la sua immediata sospensione – lascia sul tavolo una riflessione,  delle due l’una: o il ministro non sa assolutamente di cosa parla, oppure è in malafede quando ripetutamente afferma che “il conseguimento degli avanzi primari è un dovere morale”.

Stesso ragionamento a questo punto va fatto anche per Alberto Bagnai, il quale nonostante si mostri nei suoi scritti palesemente cosciente di quanto siano deleterie le regole di Maastricht per la nostra economia; di contro, in asservimento alla propaganda se ne esce con improponibili difese dell’operato austero del governo, come avvenuto pochi giorni fa in uno scambio social con il sottoscritto.

Tutto parte dal post che troviamo sul suo profilo Facebook, con il quale il senatore della Lega invita i suoi lettori ad una discesa in piazza per promuovere il tanto distacco dalla UE e le sue regole:

“In Europa padroni a casa nostra” – Il titolo e la foto non lasciano dubbi su quelle che sono le intenzioni dei promotori di questa “piazzata”. Anche se, ci sarebbe da chiarire il significato di fondo di questo “In Europa”. Se interpretato a livello di posizionamento geografico, sfido chiunque a non considerare l’Italia parte dell’Europa. Quindi, se l’Italia fa già parte dell’Europa, ribadirlo mi sembra superfluo. A meno che questa dichiarazione non sia il modo subdolo, per riconfermare la posizione del loro leader, Matteo Salvini, che dopo aver promesso a più riprese in passato l’uscita dall’Euro, ha ripiegato con la più “comoda” posizione appena sedutosi sulla poltrona: “vogliamo cambiare la UE da dentro”.

Detto questo, è sufficiente leggere quanto scritto da Bagnai a corredo del post, per capire quanto il professore sia cosciente rispetto a quello che è il problema principale per la nostra economia: le politiche di estrema austerità che ormai sono la normalità per ogni nostro governo da Monti in poi.

E’ così, che mi sono permesso di fargli notare con un commento, quanto sia contraddittoria tale posizione, con la quotidiana difesa di un governo che, nei fatti, è uno dei più austeri di sempre.

La pronta risposta di Bagnai – al di là del solito essere sprezzante nei confronti degli economisti della MMT – fa veramente sorgere molti dubbi sulla sua buona fede. Infatti come potete leggere sotto, nell’ingannevole tentativo di continuare a difendere il governo, ricorre alla manipolazione di dati e concetti di economia, con l’intento di offuscare la mia posizione agli occhi dei suoi seguaci.

I 23 like a 12, ottenuti al momento dal mio commento sul suo profilo (certamente popolato della sua gente), già certificano il fallimento del suo maldestro tentativo. Ma andiamo ad analizzarlo nel merito:

Come potete leggere, quasi per incanto, per Bagnai l’austerità appena considerata il male assoluto, sarebbe sparita (“il periodo dell’austerità è stato quello degli investimenti pubblici netti negativi”). E posta anche un grafico che mi invita a leggere:

Mi chiedo, invitandovi a riflettere: se “il periodo dell’austerità è finito”, perché Bagnai si prodiga a farci scendere in piazza contro l’austerità, a detta sua imposta dalla UE?

Se fossimo in un processo penale, Bagnai sarebbe già stato condannato, per l’evidente contraddittorietà delle sue dichiarazioni.

Ma quello che più ci interessa nell’analisi, è la fallacia di quanto Bagnai dichiara in quella che è la sua materia, ovvero a livello di dottrina economica.

Ecco la mia risposta a lui su Facebook, che poi andrò ad argomentare in modo più completo qui nell’articolo:

Bagnai, come detto, nel disperato tentativo di far apparire come oro colato l’operato del governo ed allo stesso tempo deprezzare il mio intervento, posta un grafico – quello sulla storicità dell’ammontare degli investimenti pubblici netti – che niente dice e niente qualifica su quello che è il reale stato della nostra economia.

Se lo stato aumenta gli investimenti pubblici, in linea di principio è cosa buona; ma, se li mette in atto all’interno di una politica fiscale complessiva che si conclude con un bilancio in avanzo primario, non sta nei fatti fornendo maggiore capacità di spesa all’economia reale. Questo perché, come ci conferma la logica contabile, non sta finanziando tali investimenti in deficit, bensì togliendo denaro con le tasse da imprese e famiglie.

L’austerità non si misura su una singola voce di spesa, ma sul saldo complessivo della politica fiscale.

Se lo Stato aumenta gli investimenti ma contemporaneamente mantiene una linea di contenimento del deficit (o addirittura di avanzo primario), non sta espandendo la domanda netta: sta solo riallocando risorse all’interno del sistema. Questo un economista lo sa bene.

Siamo dunque nell’ambito di una riallocazione delle risorse esistenti, all’interno sempre di un bilancio che segue l’austerità e non di politiche fiscali espansive. Faccio un esempio: se per costruire il Ponte sullo Stretto occorrono come previsto 13,5 miliardi e il governo non abbandona l’attuale politica di bilancio in surplus primario, è chiaro come questa somma che finirà nelle tasche della ditta costruttrice e del suo indotto, verrà poi a mancare come spesa e/o investimento in altri settori.

In conclusione, gli investimenti pubblici non finanziati in deficit, come quelli ad opera del governo attuale cui si riferisce Bagnai, tolgono risorse a chi lavora e non migliorano certamente le condizioni generali di vita degli italiani in senso diffuso. Casomai ingrassano le tasche di pochi eletti a discapito della maggioranza.

L’azione propagandistica di Bagnai non finisce qui! per allontanare il timbro dell’austerità dal suo governo (per la quale però ricordo ci chiede di scendere in piazza), si avventura in quello che è un confronto numerico al ribasso tra “austeri”, citando naturalmente quello che è stato il governo presieduto da Mister austerity per eccellenza, Mario Monti.

Nel confronto dove si snocciolano numeri sul Pil di oggi e di allora, Bagnai ci da prova di doti di magia a noi sconosciute, facendo scomparire del tutto dal calcolo del Pil, l’inflazione.

La caduta del Pil indicata da Bagnai (presumo in termini nominali del 5%) durante il governo Monti, in termini reali è circa del 2,5% e la crescita nominale del Pil del 2,1% del governo Meloni, in termini reali non arriva allo 0,5%. Tutto questo, precisando ulteriormente, che il dato del Pil non è certo un indicatore performante per certificare lo status di buona economia per un paese.

Crescita nominale e benessere diffuso sono due cose ben diverse.

Detto che il  Pil rappresenta a grandi linee il fatturato totale di un paese, il suo valore totale non indica assolutamente come è distribuito nel paese. Come del resto non lo indica nemmeno il dato pro-capite. Un paese può avere un Pil altissimo ed essere in perenne crescita, ma se poi il fatturato è concentrato in pochissime mani, chiaramente quel paese non può certo essere un esempio di buona economia.

Detto che il mio intervento non era affatto quello di promuovere un confronto tra due governi che in quanto a politiche economiche si collocano entrambi a pieno titolo nel dramma dell’austerità, ma di accertare la contraddittorietà della propaganda messa in atto da Bagnai, se proprio un confronto dobbiamo farlo, facciamolo tra il Bagnai economista ed il suo compagno di laurea Mario Monti.

E visto che è stato tirato fuori l’argomento degli investimenti pubblici, onesta intellettuale vuole, che sul tema il neoliberista Mario Monti si mostrò allora molto meno austero del keynesiano Bagnai di oggi e del suo governo. Dal momento che l’ex rettore della Bocconi, ben consocio che investimenti pubblici all’interno dell’austerità non avrebbero aiutato la crescita, si prodigò (purtroppo senza successo, ndr) a richiederne il loro scorporo dal calcolo del deficit contenuto nel Patto di Stabilità.

Credetemi, fare ricorso al pensiero di Monti per abbattere nello specifico del tema investimenti pubblici, le inesattezze di Bagnai, è più un dolore che un piacere.

Crescere finanziariamente, senza che qualcuno non ci metta il denaro, è alquanto difficile per non dire impossibile, sia a livello fisico, contabile che di logica. Ed infatti, l’Italia non cresce da decenni, guarda caso gli stessi nei quali, lo Stato non ci mette il denaro, dal momento che chiude i suoi bilanci in surplus primario.

La riprova, di quanto affermo, la ritroviamo anche oggi, dove l’Italia nonostante il PNRR – soldi dedicati ad investimenti pubblici – non sta crescendo.

Allora, tocca ancora una volta ricordare, che i governi creano denaro per il settore privato, solo e soltanto quando spendono in deficit e non quando lo prendono a prestito, vuoi con prestiti del PNRR, Eurobond, Btp, fondi del Mes, ecc.

Qualcuno obbietterebbe che in questa analisi mi sarei dimenticato del credito bancario. I prestiti bancari sappiamo bene, come nel breve aumentano la capacità di spesa del settore privato, ma nel lungo periodo – seguendo gli stessi il ciclo dell’economia –  l’indebitamento privato non sostenuto dalle attività finanziarie nette che provengono unicamente dalla spesa in deficit dello Stato, è quello che porta alla nascita di bolle e crisi economiche come quella che stiamo vivendo.

Senza la spesa in deficit dello Stato non esisterebbe neanche il credito bancario ed è proprio l’ammontare dei debiti degli stati il sottostante che appunto lo garantisce.

Che dire di più, Voi vi fidate di Bagnai e company?

Nel mentre sto finendo questo articolo Borghi urla su Twitter:

“La soluzione è semplice: FREGARSENE e fare quello che deve essere fatto. Venite in piazza Duomo a Milano il 18 e facciamo vedere a tutti come la pensiamo”.

Io NO, non mi fido….. vedrete, per il 19 hanno già pronto il tweet propagandistico, con il quale incolperanno chi non è sceso in piazza per non poter dare corso a quanto promesso.

di Megas Alexandros

 

 

 

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3 Commenti

  1. ALFREDO COPPOLA

    Il tuo discorso non fa una piega, aggiungerei solo che parallelamente occorrerebbe recuperare i rapporti energetici con la Russia! Ergo affrancarsi dalle volpi americane. Senza energi non si può rilanciare la produzione industriale, e infine riappropriarsi delle aziende che lo stato possedeva un tempo. In questo modo nessuna lobby finanziaria può mettere in ginocchio e ricattare uno stato.

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    • Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

      Certo, ottenere gas e petrolio al miglior prezzo più un dovere che una stretta necessità. Questo perché un governo può sempre intervenire a livello fiscale su qualsiasi livello di prezzo sul suo territorio. Arrivando anche appunto a nazionalizzare il settore, se lo ritiene necessario. per l’economia del paese. Il problema delle nostre lobbies elitarie è purtroppo reale…. non solo ricattano.. sono proprio dentro le nostre istituzioni, sono loro che piazzano sulle poltrone chi ci governa e non gli italiani con il voto. Oltre la metà degli italiani non vota più, di fatto delegittimando in senso democratico ogni governo. Il pese ormai è una oligarchia a tutti gli effetti.

  2. Diego Ferrari

    Ci sono due momenti che più di ogni commento spiegano chi è bagnai e suggeriscono in quale categoria collocarlo. Primo il discorso in senato sulla fiducia a draghi del 17 febbraio del 2021, secondo un dei suoi video fatti mentre guida sul draghi Trombone (nel senso musicale ovviamente) .

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte