Trump e Putin su una cosa sono già d’accordo: niente moneta comune per i BRICS Plus!

Donald Trump entra a piedi uniti dentro la "propaganda" occidentale che da anni spinge per far adottare una moneta comune ai BRICS Plus: "tariffe al 100% se i BRICS+ creeranno una nuova valuta" e "dovranno scordarsi il meraviglioso mercato americano".

1 Dicembre 2024 | Attualità, Economia, Geopolitica, News | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Come un fulmine a ciel sereno il presidente degli Stati Uniti appena eletto, Donald Trump, irrompe dentro la “propaganda” del mondo occidentale che da tempo sta lavorando (per ordine dei suoi padroni naturalmente), affinché i paesi appartenenti al gruppo dei BRICS Plus, si dotino di una moneta comune. E si dichiara fortemente contrario che ciò accada.

Con toni duri e persino minacciosi, Trump, attraverso la sua piattaforma social TRUTH, addirittura pretenderebbe una sorta di “impegno” da questi paesi, che mai creeranno una nuova valuta BRICS e nemmeno sosterranno alcuna altra valuta per sostituire il “potente” dollaro statunitense.

Il pensiero di Donald Trump sulla moneta dei BRICS Plus, postato sul suo profilo del social TRUTH

Credo sia opportuno tradurlo per comprendere meglio il pensiero di Trump:

“L’idea che i paesi BRICS stiano cercando di allontanarsi dal dollaro mentre noi restiamo a guardare è FINITA. Chiediamo a questi paesi un impegno che non creeranno una nuova valuta BRICS, né sosterranno alcuna altra valuta per sostituire il potente dollaro statunitense, altrimenti dovranno affrontare tariffe del 100% e dovranno aspettarsi di dire addio alle vendite nella meravigliosa economia statunitense. Possono andare a cercare un altro “fesso!” Non c’è possibilità che i BRICS sostituiscano il dollaro statunitense nel commercio internazionale e qualsiasi paese che ci provi dovrebbe dire addio all’America”.

Il post è delle 18:40 di ieri e già dopo pochi minuti, tutti i siti di informazione del pianeta rilanciavano questa notizia, quasi come se fosse scoppiata la terza guerra mondiale.

Allora capiamoci bene, questa dichiarazione, del tutto propagandistica di Donald Trump, può avere chiavi di lettura diametralmente opposte, se non si prende atto della realtà dei fatti e di quella che è la dottrina economica in tema di moneta.

Già sento e vedo gli articoli che usciranno nei prossimi giorni degli “strilloni” del mainstream occidentale e dei siti complottisti. Tutti indirizzati a sostenere la posizione che l’amministrazione Trump arriva per difendere il ruolo di valuta internazionale di riserva del dollaro e continuare le aspirazioni di dominio sul pianeta ed il nascente mondo multipolare dei BRICS Plus.

La realtà dei fatti invece ci dice che anche Trump, in linea con il pensiero del presidente Putin e della maggioranza dei leader dei BRICS Plus, non ha nessun interesse al confezionamento di una nuova valuta con funzioni di riserva.

Del resto chi crede che i destini del mondo in fatto di giustizia e contrasto alla povertà possano dipendere dal nome di una valuta o dall’averne una in più o in meno, è chiaramente indirizzato sulla strada che lo sta portando alla follia. Sono le decisioni di politica fiscale dei governi, ovvero come e quanto distribuirne, che invece decidono il destino delle nostre vite.

Compreso questo e soprattutto forti del fatto concreto che ad iniziare il processo di de-dollarizzazione che Trump pare voglia invertire, sono stati proprio gli Stati Uniti stessi attraverso la decisione di sanzionare la Russia, è chiaro che la lettura di queste dichiarazioni va in tutt’altra direzione.

Parere personale – sempre pronto a cambiare idea su quelle che sono le finalità della propaganda messa in atto da un politico (Trump in questo caso, ndr), ma non su quella che è la verità dottrinale in tema di economia –  questo post di Trump è un capolavoro di propaganda politica. Questo perché con una “fava” prende non due ma tre piccioni:

  • Fa un favore ai popoli dei BRICS Plus, poiché una moneta comune, nella peggiore delle ipotesi li infilerebbe dentro la gabbia dei cambi fissi;
  • Tiene buona la propaganda occidentale e soprattutto chi nel suo paese è ancora convinto che gli USA abbiano vantaggi enormi (se escludiamo il cambio), dallo status di riserva mondiale del dollaro;
  • Si pone esente da critiche future da parte di quella parte dell’opinione pubblica che ancora oggi sostiene la necessità di mantenere le sanzioni alla Russia, quando appena insediato le toglierà;

Scrive Trump: “L’idea che i Paesi BRICS stiano cercando di allontanarsi dal dollaro mentre noi restiamo a guardare è FINITA“.

Pura propaganda, poiché non c’era nessuna volontà da parte di questi paesi, con la Russia in testa, di allontanarsi dal dollaro. E’ stato il presidente Putin a dichiararlo apertamente nella conferenza stampa che ha fatto seguito al recentissimo meeting di Kazan: “Non siamo stati noi ad abbandonare il dollaro, è stato il dollaro ad abbandonare noi!” – E al di là delle dichiarazioni ufficiali, è la realtà che lo dimostra: se gli Stati Uniti non avessero sanzionato la Russia, gas e petrolio importati da Mosca sarebbero ancora commerciati in dollari e non in rubli.

“Chiediamo a questi Paesi di impegnarsi a non creare una nuova valuta BRICS né a sostenere un’altra valuta per sostituire il potente dollaro americano, altrimenti dovranno affrontare tariffe al 100% e dovranno aspettarsi di dire addio alle vendite nella meravigliosa economia statunitense”. “Possano andare a cercare un altro ‘fesso!” – continua Trump nel suo post.

Per certificare ancor di più la natura propagandistica delle dichiarazioni di Trump, voglio sottolineare l’aggettivo “potente” che Trump usa per la valuta del suo paese. Certo, chi da anni fonda la sua campagna elettorale, sul “Make America great again” (MAGA) – non può certo far apparire agli americani che la propria valuta sia come una delle tante altre sparse per il mondo.

Del resto la “potenza”, a livello geopolitico, di una valuta la dà la sua economia. E gli Stati Uniti sono per numeri, la più grande economia del mondo. Sono il più grande mercato dove il mondo piazza i propri prodotti. E questo Trump ne è ben consapevole. Infatti, non ha bisogno di “minacciare” chi vorrebbe creare una nuova valuta, con la bomba atomica. Gli basta una una semplice azione di politica fiscale (tariffe al 100%), per impedire l’accesso al grande mercato americano e spegnere i sogni di tutti quei poteri che operando nel profondo delle istituzioni, ed oggi mirano alla creazione di una nuova valuta per i BRICS sotto il loro controllo per iniziare la loro opera di saccheggio.

Ma ripeto per Trump e per il MAGA, tutto questo è finalizzato soltanto alla propaganda del far tornare gli Stati Uniti ad essere grandi, che lo ha portato nuovamente alla Casa Bianca. Niente di concreto e per di più di catastrofico, può abbattersi sul governo di Washington se Russia e Cina si scambiano beni in rubli o yuan.

Conclude Trump, ben consapevole di come funzionano i sistemi monetari: “non c’è possibilità che i BRICS sostituiscano il dollaro statunitense nel commercio internazionale e qualsiasi paese che ci provi dovrebbe dire addio all’America”. La seconda parte della frase è la premessa e la garanzia affinché la prima non si avveri. Trump è ben cosciente dell’aspetto contabile che sta dietro a chi intende operare a livello mercantilista, ovvero basa la sua economia sulle esportazioni. Se vuole esportare ha bisogno di chi importa i suoi prodotti e quando sei il più grande mercato di importazioni del mondo, è chiaro che sei in grado di dettare le condizioni che desideri.

In poche parole, in tutti questi anni gli Stati Uniti importavano dalla Cina beni e prodotti e la Cina importava dagli USA estratti conti in dollari. Questo era l’accordo commerciale per poter vendere nel maggior luogo di consumo del mondo.

Perché è bene ricordarlo per coloro che ancora vivono nel mondo dei sogni “dorati” e delle bilance commerciali in pareggio, costantemente afflitti dal pensiero keynesiano dei deficit commerciali più che da una diagnosi di cancro ai polmoni:

Chi oggi nel mondo moderno, esporta un bene, fondamentalmente lo fa in cambio di un estratto conto nella valuta di chi quel bene lo importa, detenuto (l’estratto conto, ndr) presso la Banca Centrale del paese importatore.

Quello che allora dobbiamo chiederci, è a chi interessa veramente che i BRICS Plus adottino una valuta comune, se a Trump e Putin pare non interessare?

di Megas Alexandros

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte