Urge il deficit per salvare il progetto elitario della UE. Gli Stati Uniti d’Europa di Draghi possono attendere!

Panetta rilancia il piano-Draghi: “finanziare il 25 per cento di un piano di investimenti da 800 miliardi all'anno per sei anni” - L'Ue deve dotarsi di un meccanismo di “spesa comune per finanziare gli investimenti” anche tramite un titolo europeo “privo di rischio”. E' sempre più evidente che i poteri italiani di abbandonare l'Euro non ci pensano proprio.

6 Dicembre 2024 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Meglio un uovo oggi che la gallina domani! questo è il proverbio a cui si ispira il nostro deep state per gestire l’attuale fase di integrazione europea, che vede come approdo gli Stati Uniti d’Europa (USE).

Preso atto delle forti resistenze da parte dei poteri tedeschi e olandesi, per arrivare nell’immediato a federare completamente l’Europa completandola con l’unione fiscale e bancaria, i poteri italiani hanno deciso di abbandonare momentaneamente il progetto USE, pur di mettere in atto fin da subito il piano-Draghi. Una pioggia di miliardi su cui naturalmente metterci le mani ed essenziali a ricostruire quei settori vitali anche per le élite, sempre più a rischio a causa dei forti cambiamenti geopolitici in corso. Difesa, energia e innovazione sono i settori che la miope lungimiranza dei poteri europei – concentrati solo all’accumulo personale ed a soddisfare la loro insaziabile sete di potere sull’uomo, credeva di poter ricevere da fuori fino alla fine dei tempi.

Oggi, il progetto di integrazione europea e con esso l’unità della UE è a forte rischio, e questo è ben presente dentro le diaboliche menti di chi ci comanda. Se il tempo a disposizione per mettere in atto il piano Draghi per arrivare agli Stati Uniti d’Europa, poteva essere ancora abbastanza, qualora alla Casa Bianca fosse arrivata Kamala Harris, oggi con Donald Trump di tempo non ce n’è più. Il Tycoon ha già messo in chiaro che la sua battaglia commerciale a colpi di tariffe non risparmierà chi a suo dire rappresenta un suo nemico. Ed oggi, questa Europa, legata fin dalla sua nascita a quella parte del deep state americano avversa a Trump, ad esso unita nello spirito guerrafondaio, pronta a spendere tutto il necessario per armarsi, certamente non può essere nelle grazie della nuova amministrazione di Washington.

E’ chiaro che una UE costruita sulla falsa credenza che l’austerità possa essere anche espansiva, stretta nella morsa tra gli USA targati Trump, il  colosso cinese e la Russia di Putin che tornerà a dominare ad Est e sul Mar Nero – non appena Trump le consegnerà il bottino di guerra – farà fatica a livello economico a reggere l’urto di tale pressione per poter sopravvivere, insieme alla sua moneta. Per questo occorre immediatamente aprire i portafogli e spendere tutto quello che occorre per tenere in piedi il progetto predatorio che essa contempla.

Ed ecco che viene fuori il pragmatismo tipico di chi per arricchirsi non guarda in faccia a nessuno. Draghi e chi lo comanda si rendono perfettamente conto che spingere ora per una integrazione totale della UE, passando per l’unanimità richiesta a livello europeo e i tempi biblici ed incerti che muovono le decisioni dei parlamenti dei singoli stati membri, comporterebbe con altissime probabilità di arrivare ad un deflagrazione della UE già molto prima che il processo fosse completato. L’enorme crisi produttiva che caratterizza il continente da alcuni anni con una povertà in forte aumento, qualora affiancata da un crollo dell’export in conseguenza di tariffe del 10% sui prodotti europei già preannunciate da Trump, farebbe esplodere il dramma sociale.

Se a questo aggiungiamo l’urgenza per il nostro deep state di ricaricare gli arsenali militari rimasti a secco per l’invio di armi sul fronte ucraino e la necessità di costruire un esercito europeo per l’ormai folle disegno di affrontare la Russia di Putin anche senza la NATO, spendere attraverso la creazione di denaro, diventa oggi una priorità assoluta.

Ed ecco che a mettere la propria faccia, tra gli uomini fidati di Draghi, si presenta il più autorevole: il governatore di Bankit Fabio Panetta – il quale, nel suo intervento al Forum Italia-Spagna a Barcellona, avverte che l’Ue deve dotarsi di un meccanismo di spesa comune per finanziare gli investimenti anche tramite un titolo europeo “privo di rischio”, mettendo in chiaro che “questa proposta non implica la creazione di una fiscal union né richiede un ministro delle finanze europeo o meccanismi di trasferimenti sistematici tra paesi”.

Certo, sentir parlare ancora un governatore di una Banca Centrale, di titoli del debito pubblico “privi di rischio”, sale la rabbia per come si continui senza vergogna a navigare comodi dentro la frode, in tema di economia monetaria. Il rischio per un titolo di stato lo generano solo e soltanto le banche centrali. Questo Panetta, in qualità di governatore lo dovrebbe sapere bene e se anche se lo fosse dimenticato basta che insieme ai suggerimenti che certamente riceve dall’amico Mario Draghi, si faccia ricordare cosa l’allora governatore della Bce, intraprese dopo le famose parole con cui salvo l’Euro ed il progetto europeo (what ever it takes, ndr)

Come vedete, l’unione fiscale ed un governo europeo dotato di piena sovranità non sono più un’urgenza per Panetta, che parlando per conto dei poteri di casa nostra, con questa precisazione, intende tranquillizzare i falchi del nord.

In sostanza Panetta, ritiene di lasciar perdere al momento le lungaggini che caratterizzerebbero processi federativi ad oggi non pienamente condivisi, si potrebbe “finanziare il 25 per cento di un piano di investimenti da 800 miliardi all’anno per sei anni” mantenendo il debito comune al 10% del Pil . “Non possiamo permetterci un approccio sequenziale, fatto di piccoli passi. Le riforme necessarie sono interconnesse e si rafforzano reciprocamente: devono essere attuate con determinazione e visione d’insieme, facendo leva sulle recenti analisi di Mario Draghi ed Enrico Letta”

Procedendo a piccoli passi, si rischia di non arrivare mai, quello che necessita invece è un salto, sostiene Panetta. Un salto che cancella tutta la narrativa a livello di dottrina economica, su cui è stata costruita la finta scarsità di moneta.

Ottocento miliardi all’anno per 6 anni, è il calcolo che le élite hanno già fatto, per far continuare lo schiavo, rappresentato dai popoli europei, a lavorare senza farlo morire. Soldi che corrispondono alle esigenze elitarie per perseguire le loro finalità fuori dalla protezione americana in fatto di difesa e sapendo di dover rinunciare momentaneamente al gas russo, proprio perché la nazione di Putin è ormai nei loro sogni di conquista.

Consentitemi una breve divagazione, per una analisi attraverso i numeri che conferma il fatto che i soldi preventivati sono solo per gli interessi delle élite di comando. Prima del Covid, svariati economisti che conoscono la materia, per una solida ripresa economica dell’Italia, preventivavano almeno una spesa annua del 10% del Pil, mantenuta fino al raggiungimento della piena occupazione. Si parlava quindi di circa 200 miliardi di spesa in deficit all’anno. Se oggi Draghi e Panetta che lo cita (che i conti li sanno fare bene), parlano di 800 miliardi di spesa in deficit a livello europeo, è chiaro che stiamo parlando di cifre altamente insufficienti a far tornare ricchezza e benessere diffuso su tutto il continente.

Tornando al tema strategico, il nostro deep state, sa benissimo che una UE, senza la Germania, non esisterebbe più ed ecco dopo le minacce di tener fuori chi non ci sta (ricordate le parole di Draghi: “dividere la UE in un sottoinsieme di stati membri”, ndr), arriva il tentativo di Panetta, di vendere l’acqua per vino. Ovvero far apparire questi 4.600 miliardi di debito comune come se nella realtà non lo fossero, solo perché ad emetterlo non sarebbe un ministero delle finanze europeo ma bensì una commissione (quella europea, ndr), priva di sovranità.

Se i tedeschi ci cascano, è l’ennesimo colpo da maestro del nostro deep state. Peccato che questi colpi di genio, non sono mai stati messi in atto per far lavorare e vivere meglio gli italiani.

Quindi, le cose sono abbastanza chiare, come è anche assodato il cambio di strategia. Niente rincorse affannose verso l’ottenimento di quella sovranità totale rappresentata appunto dagli USE, che li metterebbe al riparo anche dalle loro responsabilità di fronte ad eventuali processi terreni nei tribunali. Si va diritti verso l’accettazione del debito comune per gli interessi comuni alle varie élite europee. E quando si tratta di spartirsi del denaro, sappiamo bene che i principi vanno a farsi benedire anche per i così detti falchi del nord.

Dimenticavo! non starete mica sperando in un colpo di mano da parte del nostro governo e della premier Giorgia Meloni, che improvvisamente, con uno scatto di sovranità recuperata, manda Panetta e quel paese e piazza un suo uomo a Palazzo Kock, dando inizio alla nostra uscita dall’euro!

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte