“Boom” delle criptovalute in Russia per evadere le sanzioni! il Cremlino le sostiene.

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Il massiccio uso che viene fatto in Russia delle criptovalute per commerciare con quei soggetti economici, anch’essi colpiti dalle sanzioni imposte dall’occidente, dimostra che il mondo può benissimo scambiarsi beni anche senza i dollari. Ben che ne dicano i soliti fanatici complottisti – quelli, tanto per capirci, che attribuisco al biglietto verde poteri sovrannaturali rispetto al resto delle valute – per far sì che due soggetti economici si scambino un bene, il nome della valuta con cui lo fanno è del tutto ininfluente. Come, a maggior ragione, non è assolutamente necessario crearne una nuova, tanto più se comune (di valuta, ndr).

Le valute che hanno funzione di mezzo di pagamento nei commerci con l’estero, sono già presenti in abbondanza dentro il sistema economico del pianeta. Ogni stato ne possiede una, e tutte indistintamente sono perfettamente in grado di portare a conclusione una transazione di import/export.

Caso mai, molto più importanti, in termini tecnici per concludere una transazione, sono i sistemi di pagamento, ovvero quelle metaforiche tubazioni che permettono il trasferimento di denaro tra chi acquista e chi vende. Tra questi il più conosciuto è il Society for worldwide interbank financial telecommunication, noto a tutti con l’acronimo SWIFT, gestito dal mondo occidentale.

E’ infatti attraverso il blocco delle banche russe su questo sistema di pagamenti, che fa capo ad una azienda cooperativa con sede a Bruxelles, che Stati Uniti e UE sono riusciti a rendere effettive le note sanzioni contro Putin ed i suoi connazionali.

Consentitemi una nota di colore, indirizzata a coloro che da sempre ritengono l’Italia e il continente europeo, colonie degli Stati Uniti, sempre pronti ad inginocchiarsi a quei fantomatici poteri d’oltreoceano che guiderebbero il mondo attraverso organizzazioni come la NATO e la CIA. Se il “Potere” ultimo fosse di stanza a Washington, secondo voi, avrebbe collocato il bottone “rosso” – che, in tema di blocco dei flussi di denaro rappresenta la bomba atomica per gli eserciti – in mano ai banchieri, in Europa?

Cerchiamo di essere seri e smettere per una volta di credere alle favole. Se oggi le banca centrale di Russia e a ruota il suo sistema bancario, non possono accedere alle loro riserve di dollari ed euro, in quello che si configura come un vero e proprio furto di denaro, chi lo ha reso effettivo con un semplice “click” si trova in un palazzo di Bruxelles e non in un ufficio a vetri di Washington. Quindi, smettiamo di farci le fantasie sul fatto che per stampa, politici e complottisti vari, il Vero Potere, quello che ci comanda, per esigenze di copione debba avere per forza sede negli Stati Uniti. Il “Potere” è accanto noi e si configura in tutte quelle figure istituzionale che hanno il compito/potere di decidere delle nostre vite.

Terminata la divagazione torniamo al tema dell’articolo. Un anno fa il Ministro delle Finanze russo, Anton Siluanov, annunciava che il proprio dipartimento intendeva dare il via all’uso delle criptovalute come mezzo per i pagamenti per il commercio internazionale, specificando che i paesi che “vogliono fare affari” con Mosca potranno pagare in criptovalute se queste risultano per loro “vantaggiose”.

Nel discorso di fine anno di un anno fa, il ministro dichiarò sul canale nazionale Rossiya-24:

“Non vogliamo fissare contratti in dollari o euro. Ma usare le crypto, almeno con quei Paesi che sono pronti ad avere relazioni commerciali con noi, come un possibile strumento contrattuale… Perché no?” [1]

aggiunse poi:

“Se useremo le criptovalute come [strumento] per i nostri pagamenti transfrontalieri, dovremo fare in modo di renderli convenienti per chi partecipa alle attività economiche con l’estero” [1-ibidem]

E’ chiaro come la Russia di fronte alle sanzioni si sia trovata ad affrontare la necessità di un sistema di pagamento immune alle interferenze. Non tanto per i commerci con quei paesi appartenenti all’area Brics plus, con i quali lo sta facendo nella maniera più semplice attraverso le valute nazionali ed utilizzando i propri sistemi dei pagamenti; ma con qui partner commerciali privati residenti nei paesi sanzionatori, quali appunto gli Stati Uniti e l’eurozona.

Ma anche pensando in piccolo, immaginate quanti italiani, con rapporti commerciali ma anche di natura affettiva, si sono trovati in estrema difficoltà di fronte all’arrivo delle sanzioni, nel non poter inviare denaro ai propri figli studenti in Russia oppure residenti nel paese di Putin perché di madre russa.

Per molti di loro il Bitcoin e le criptovalute sono stati la salvezza!

Come fa notare il partner di Capital Lab Evgeny Shatov, Bitcoin oggi è pronto a svolgere un ruolo centrale nella strategia economica della Russia, offrendo sia uno scudo contro le sanzioni sia uno strumento per il commercio transfrontaliero. [2]

E’ proprio il fatto di non dipendere da nessun sistema dei pagamenti delle banche centrali, la caratteristica che accomuna appunto i Bitcoin e le cripto, il motivo per cui oggi questi strumenti assolvono in pieno alle necessità dell’economia russa e di chi in occidente ha convenienza a commerciare con loro. Perché non dimentichiamocelo, le sanzioni hanno fatto molte vittime anche in Europa e in Italia, a partire da chi esportava nel paese di Putin per finire al settore turistico, oggi a secco di presenze russe e rubli.

Lo ministro delle finanze russo, nei giorni scorsi ha apertamente riconosciuto il cambiamento radicale nel modo in cui la Russia oggi conduce il commercio estero. Le modifiche legislative introdotte dal suo governo nel 2024 hanno legalizzato i pagamenti transfrontalieri in criptovaluta e le aziende russe stanno ora utilizzando Bitcoin per aggirare le restrizioni finanziarie.

Certo, nonostante l’evidenza dell’uso massiccio che oggi i russi e i loro partner commerciali fanno di Bitcoin, le cripto rimangono asset finanziari altamente speculativi, ma di fronte ad un governo che per voce del suo ministro si dichiara pronto a “fare in modo di renderli (le cripto, ndr) convenienti per chi partecipa alle attività economiche con l’estero”la cosa assume tutt’altro valore e significato.

Un governo monopolista della propria valuta, come lo è quello del Cremlino, è perfettamente in grado di mantenere stabile il valore delle cripto nel mondo, o nel caso, anche a proteggere i propri soggetti economici, per eventuali perdite derivanti da crolli improvvisi del valore delle loro riserve detenute in criptovalute.

Questo non è certo il modo di agire che uno Stato sovrano si auspica di mettere in pratica, ma di fronte alla cecità di certe azioni da parte dei governanti del mondo occidentale, che poi alla fine si ripercuotono soprattutto sui loro popoli, al Cremlino dimostrano invece di voler sostenere la propria economia con ogni mezzo.

di Megas Alexandros

Note:

[1] Il Ministro delle Finanze russo ottimista sui pagamenti internazionali in crypto

[2] Russia’s Crypto Revolution: Bitcoin as RU Supercurrency? – Pravda EN

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte