Marco Rubio: “Tra 5 anni non avremo più la possibilità di sanzionare nessuno”. Ma le sanzioni hanno realmente effetto su uno stato che usa la sua sovranità?

10 Febbraio 2025 | Attualità, Economia, Geopolitica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

De-dollarizzazione, sanzioni e dazi sappiamo bene, come riescono a far riempire facilmente la bocca di politici, stampa e siti della così detta informazione indipendente. Servono a mantenere alta la tensione nei popoli ignari, facendo credere come queste tematiche siano importanti per le loro vite, mentre nel contempo il “Vero Potere” lavora per se stesso a ciò che più gli aggrada.

Nei giorni scorsi ha fatto scalpore un video dove Marco Rubio, avvocato statunitense, oggi Sottosegretario di Stato nel nuovo governo di Donald Trump, parlando del fenomeno in corso della de-dollarizzazione, originato dalle note sanzioni imposte alla Russia, se ne è uscito con questa frase, recepita con toni trionfalistici da chi ancora crede alla “favola” che tutte le sofferenze degli italiani abbiano come unico responsabile i poteri di Washington:

“Tra 5 anni non avremo più la possibilità di sanzionare nessuno” (cit. Marco Rubio)

Immediatamente, mezzi di informazione e complottisti incalliti, con toni da vittoria di un Mundial, si sono precipitati a prospettare alla gente l’avverarsi dei loro fantascientifici sogni, con i quali da anni riempiono pagine di giornali e blog, ovvero la fine del dollaro con annesso crollo dell’economia americana sommersa dai debiti, come evento planetario che libererebbe il mondo dalla tirannia degli Stati Uniti.

E’ quello che fa persino un analista geopolitico di esperienza come Maurizio Blondet, che addirittura identifica nelle frase di Rubio, “la fine dell’Impero americano riconosciuta dal nuovo team di Trump“. [1]

Ora, se anche fossimo di fronte ad una fine reale di quello che Blondet chiama Impero e io chiamo la più grande economia del mondo, immaginare che questa venga annunciata in un video agli americani e al mondo, dal team stesso di un presidente che ha appena messo piede alla Casa Bianca, insomma, mi sembra che la fantasia di certi “imbonitori” di folle viaggi oltre la galassia.

Persino il sito francese RI Reseau Internationl a cui Blondet fa riferimento, esulta alle parole di Rubio: “questa è un’ottima notizia! la fine dell’impero americano, sommerso da un debito astronomico e storico. Tutto ebbe inizio con la guerra tra Russia e Ucraina, che costrinse la prima ad accelerare la propria uscita dal sistema finanziario globale (SWIFT). Allo stesso tempo, i BRICS hanno continuato a crescere sia a livello interno che globale. Oggi rappresentano un PIL superiore a quello del G7. Di conseguenza, di fronte al fatto compiuto, Washington sarà costretta ad accettare la realtà e ad abbandonare il suo status di poliziotto del mondo. [2]

Come vedete le parole usate sono epocali, si parla di “fine dell’Impero americano”, ovvero il mostro cattivo che da sempre ci viene identificato come colui che attraverso i suoi artigli (la CIA, la NATO, l’FMI, ecc.) controlla le nostre vite ed impedisce ai nostri “poveri” governanti di operare in favore dei loro popoli. L’Impero americano cade “sommerso da un debito astronomico e storico”, eccoci, non poteva certo mancare il debito pubblico che noi cittadini dovremmo ripagare insieme ai nostri figli e che oggi, secondo chi interpreta le parole di Rubio, starebbe travolgendo gli americani.

In ultimo, per completare la narrativa con tanto di lieto fine, alla fine degli Usa fa da contro altare la crescita dei BRICS, con un PIL che già supera quello del G7, un fatto compiuto che costringerà Washington ad abbandonare il tanto decantato ruolo di poliziotto del mondo.

Quindi, ascoltando gli scenari appena descritti da Blondet e i molti che seguono la sua narrativa, da domani, senza gli americani, saremo tutti felici e contenti, con un lavoro ben remunerato, istruiti, curati, sufficientemente alimentati, un fisco sostenibile e pieni di risparmi.

Mi dispiace per chi mi legge, vi avverto non sarà così!

In un mondo il cui sistema economico è caratterizzato dalla moneta che è a tutti gli effetti un monopolio di Stato, la vita di ciascuno di noi è direttamente determinata dalle politiche di spesa che i governi nazionali mettono in atto durante i loro mandati, e non dal fatto che il mondo si scambi o meno beni e servizi in dollari o in altre valute. Come sono totalmente gestibili da parte dei governi locali, eventuali imposizioni provenienti dalla decisione di altri governi, quali appunto i dazi e le sanzioni, tanto per citare i due più in voga al momento. Il “vincolo esterno”, quand’unque ci sia, per un paese sovrano esiste solo e soltanto se la classe politica che lo governa è disposta ad accettarlo. Ma quasi sempre, è la scusa perfetta per distogliere l’attenzione dal quello “interno” (vincolo, ndr), ovvero, da un sistema di potere a tinte perfettamente nazionali che si è impossessato delle istituzioni e le utilizza per i propri interessi.

Il risultato fallimentare delle sanzioni imposte alla Russia, è lì che dimostra ciò che ho appena affermato. Anzi, se vogliamo dirla tutta, impedire ai russi di usare le loro riserve in dollari e euro, è stata proprio la scintilla che ha permesso al Cremlino di incontrare nuovi e importanti partner e siglare con loro proficui accordi commerciali. Per non dire dello sviluppo di nuovi sistemi di pagamento che hanno permesso alla Russia e a chi commercia con essa, di affrancarsi dal Swift, il sistema dei pagamenti occidentale, principale arma usata appunto per rendere effettive le sanzioni.

Paradossalmente sono state proprio le sanzioni ad accendere quella che oggi in Russia può considerarsi una vera e propria rinascita economica all’interno di quello che è il recupero sovranità nazionale che il paese di Putin stava perdendo dalla fine della Guerra Fredda. Come è stata la necessaria reazione al blocco delle loro riserve in valuta a far capire ai dirigenti del Cremlino la potenzialità delle valute nazionali con le quali oggi commerciano con il resto del mondo senza aver più bisogno dei dollari.

La Russia non è solo sopravvissuta alle sanzioni, le ha trasformate in armi e oggi che i paesi europei sanzionatori soffocano con la loro stessa inflazione e le crisi energetiche auto create dal mondo finanziario che i loro governi sostengono, il PIL della Russia ha appena registrato una crescita del 4,1% nel 2024, raggiungendo un record di 200 trilioni di rubli.

La realtà economica appena mostrata e quanto sta avvenendo nel mondo multipolare costruito intorno ai BRICS plus, fa cadere definitivamente la narrativa di coloro che ci ritengono dipendenti dal dollaro e dalla volontà degli Stati Uniti. Attendere la catastrofe in America per essere salvi, fa parte appunto della narrativa da raccontare a noi popoli europei per tenerci in questo “eterno” status di eterna attesa, dove chi ci comanda continua a gestire liberamente le nostre vite e il futuro dei nostri figli.

Come mostrato dalla Russia e da altri paesi non appartenenti all’area occidentale, potremmo tornare ad essere sovrani e decisori del nostro destino fin da subito, se solo i nostri governanti lo volessero.

di Megas Alexandros

Note:

[1] De-dollarizzazione: “Tra 5 anni non avremo più la possibilità di sanzionare nessuno” dice Marco Rubio

[2] Dédollarisation : «Dans 5 ans, nous n’aurons plus la possibilité de sanctionner qui que ce soit» dixit Marco Rubio – Réseau International

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte