Il giornalista Thomas Fazi attacca il Vice Presidente Usa JD Vance per salvare la faccia ai nostri governanti

18 Febbraio 2025 | Attualità, Geopolitica, News | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani) 

Ieri, sulla piattaforma di Elon Musk “X”, riportato a stretto giro di posta da molti blog italiani, con una tale enfasi come se avessimo vinto la quinta Coppa del Mondo, è andato in scena uno botta e risposta tra chi mai ti saresti aspetto di vedere, su un tema che da tempo sto portando all’attenzione dei miei lettori. Parlo della propaganda senza sosta che da sempre indica negli Stati Uniti ed i poteri di stanza a Washington i beneficiari e coloro che tirano le fila di ogni iniziativa che i nostri governanti mettono in atto nell’esercizio delle loro funzioni.

Tutto ha avuto inizio con un apprezzabile ed insolito abbassarsi a considerare l’opinione della plebe che il Vice presidente degli Stati Uniti d’America, JD Vance, ha mostrato nel rispondere prontamente ad un articolo, pubblicato da Thomas Fazi sul website UnHerd. Con il quale lo scrittore giornalista ha inteso mettere in evidenza le contraddizioni, a suo dire emerse, nel discorso che Vance ha pronunciato venerdì scorso a Monaco di Baviera durante la Conferenza per la Sicurezza.

In sostanza cosa è che Thomas Fazi addebita al Vice di Trump?

La cosa è molto semplice e breve da descrivere. Fazi, accusa Vance, di far finta di non vedere quella che da sempre è la narrativa mainstream, ma anche di molti siti della così detta informazione indipendente che operano nel nostro paese, i quali in assuefazione al complottismo e in asservimento ai poteri di casa nostra, indicano nel deep state di Washington il burattinaio di Roma e Bruxelles.

“Quello che voglio dire – spiega Fazi – è che lo stato pietoso della politica/leadership europea non è solo il risultato di problemi interni (che sono numerosi) o anche solo della precedente amministrazione, ma anche il risultato di decenni di sforzi degli Stati Uniti per mantenere l’Europa in uno stato di subordinazione strategica, economicamente, politicamente e militarmente”.

Eccoci al punto! “lo stato di subordinazione strategica” dei nostri governanti a Washington, come giustificazione per ogni loro malefatta commessa nei confronti del popolo. Quindi anche Thomas Fazi, nonostante i suoi trascorsi da MMters e pienamente cosciente di chi crea la moneta nel nostro paese, non si discosta minimamente dalla narrativa mainstream appena descritta, la quale ha come unico obbiettivo quello di alleviare le colpe di chi invece le ha veramente. Sono i nostri governati e chi ricopre ruoli istituzionali i primi responsabili per le azioni intraprese e a maggior ragione lo sarebbero ancor di più se nel loro mandato, invece che rispondere al popolo italiano, rispondessero a poteri esterni.

E’ comprensibile l’indignazione di JD Vance, che appena arrivato al governo non ha la minima intenzione di rispondere per quella che Fazi ipotizza essere stata l’azione di chi lo ha preceduto. Ma quello che è ancora più comprensibile, per Vance che vive oltreoceano, il racconto degli Stati Uniti “sceriffi” del belpaese che fa anche Fazi, ha tutte le caratteristiche di una novella che si racconta ai bambini prima di addormentarsi la sera.

Anzi, Vance nel suo discorso improntato a riportare in alto il concetto puro di democrazia, indica giustamente nel mancato rispetto della democrazia stessa che i nostri governanti hanno pienamente dimostrato in questi decenni, la causa del fallimento del progetto europeo. La totale mancanza di attenzione al pensiero della gente e quello che è realmente importante per loro da parte della politica, ha portato alla morte della democrazia nel continente, dove in paesi come il nostro la partecipazione al voto sta addirittura scendendo sotto la maggioranza. E’ la mancanza di fiducia in una classe politica al servizio del “Potere” elitario in continuo tradimento dei mandati ricevuti dal popolo che ha convinto sempre più italiani a non recarsi alle urne. E’ il deep state di Roma e non quello di Washington il pericolo più grande per la nostra democrazia, questo afferma a chiare lettere il vice presidente Vance. E chi ha ben presente la realtà in cui viviamo, non può che condividere questa verità.

Le contraddizioni che adduce Fazi, casomai si rilevano in quello che lui stesso afferma e non nel discorso di Vance a Monaco. Anche se lo scrittore italiano si guarda bene dal toccare l’argomento più importante, quello che riguarda la salute delle due economie, l’evidenza dei fatti mostra un disallineamento totale tra l’azione dei governi dei paesi europei rispetto a quelli della Casa Bianca in tema di politiche economiche attuate in questi anni. Quanto più ispirata al puro e folle mercantilismo è quella europea, tanto più consumatrice della produzione del mondo è invece quella statunitense. Per non parlare poi degli imponenti deficit conseguiti dai governi di Washington rispetto al rigore dei conti, “dogma” assoluto seguito in religioso silenzio in Europa e ancor di più in Italia.

Alla luce dei fatti le idee neoliberiste in tema di economia e moneta, in Europa sono state seguite fedelmente mentre in Usa solo propagandate. Ma, guardando bene, anche all’interno della UE, l’allineamento alle politiche di austerità non è stato per niente totale. Gli avanzi primari, tanto per essere chiari, sono toccati solo a Italia e Grecia. E anche questo è un segnale che la forza dei “sistemi” di potere a livello nazionale (i primi ad essere interessati al saccheggio), è ancora prevalente dentro il paese rispetto a qualsiasi vincolo esterno reale o prospettato che sia.

I nostri governanti, caro Thomas Fazi, in primis servono i poteri di casa nostra, è bene che anche tu cominci rendertene conto al più presto, se sei realmente interessato ad un cambiamento.

Ma le contraddizioni di Fazi non finiscono qua, continuano anche nella pronta risposta che lo scrittore fornisce al commento del vice presidente Vance:

“Per quanto mi piacerebbe vedere i governi europei più allineati sulla posizione della nuova amministrazione su questioni come l’Ucraina e la censura, resta il fatto che se ciò dovesse accadere semplicemente perché “c’è un nuovo sceriffo in città”, non staremmo affrontando la causa principale dei problemi dell’Europa: la subordinazione psicologica delle nostre élite a Washington”. [1]

Oggi che il nuovo governo insediatosi alla Casa Bianca, ribalta la sua posizione guerrafondaia nei confronti del conflitto tra Russia ed Ucraina, facendosi attore per un negoziato di pace, l’Europa al contrario si batte affinché le ostilità continuino, convinta ancora di poter sconfiggere Putin.  Ma se il tutto fosse stato dettato da una regia profonda che sta negli Stati Uniti, come suggerisce Fazi, oggi l’Europa si allineerebbe ai voleri di Washington. Invece non è così! Addirittura i leader europei con Macron e Giorgia Meloni in testa, una volta messi fuori dai negoziati, hanno subito convocato un vertice d’urgenza a Parigi per discutere della sicurezza europea e della guerra in Ucraina. Sul tavolo l’invio di truppe a supporto di Kiev, le possibili sanzioni a Mosca e l’aumento delle spese militari.

Ma vado oltre, tutti noi ricordiamo con quanta insistenza Roma e Bruxelles si sono adoperati verso l’amministrazione Biden per accelerare il processo sanzionatorio nei confronti della Russia allo scoppio del conflitto. Draghi in prima persona si fece carico del delicato compito di confezionare insieme al segretario del Tesoro degli Stati Uniti di allora, Janet Yellen, i vari pacchetti di sanzioni da infliggere al paese di Putin.

L’Europa è stati in prima fila in tutta questa operazione, per non dire capofila. E mai ha tentennato per un instante, mostrando persino impazienza nei momenti in cui il governo degli Stati Uniti frenava per l’invio di armi a lungo raggio per il comprensibile timore di una escalation del conflitto su scala mondiale.

Ma poi, a minare in modo definitivo la “narrativa” ci viene in aiuto persino la storia. Premesso che stiamo parlando di “Poteri” e quelli sappiamo bene che non hanno nazione ma solo centri di interesse che variano a seconda delle loro convenienze, fino a prova contraria sono stati gli europei a colonizzare le Americhe e non viceversa. Quindi le probabilità che gli europei abbiano importato mafie, massonerie e poteri europei oltreoceano, sono nettamente superiori a quelle che i “nativi” americani abbiano sparso il loro potere per il mondo.

Insomma, se un Moratti qualsiasi risponde al cellulare e dall’altra parte c’è un Crosetto qualsiasi che gli chiede un milione di euro e subito il petroliere si precipita a bonificarglielo dal suo conto….. è la prova concreta che ancora le élite di casa nostra contano e che i rapporti di cointeressenza con la politica sono ancora ben saldi e floridi.

Se Crosetto, anche quello vero telefona a John Ford petroliere del Texas per chiedergli un milione, al posto del bonifico è facile che riceva un sonoro …. Fuck off!

Basterebbe questo per smettere di credere alla novella……

di Megas Alexandros

Note:

[1] Fazi vs Vance | La Fionda

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte