di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Il giornalismo d’inchiesta, portato avanti dalla trasmissione Report condotta da Sigfrido Ranucci, è famoso per essere oggetto di attacchi da parte della politica italiana, questo perché spesso colpisce direttamente al cuore il sistema dei partiti, braccio armato del “Potere” elitario che guida e comanda il paese.
Nella puntata di pochi giorni fa, andata in onda sui canali del servizio pubblico, Ranucci ed il suo team hanno provato ad andare a fondo sulla nota questione della tassazione, proposta e poi ritirata dall’attuale governo, sugli extra-profitti che le banche italiane hanno conseguito in questi anni, a seguito delle politiche monetarie intraprese dalla Banca Centrale Europea (Bce), che hanno portato ad un innalzamento dei tassi con la scusa di dover combattere l’inflazione. Una “scusa” perché come ben spiegato più volte, alzare i tassi è una azione di per sé tutt’altro che deflattiva, dal momento che i governi, aumentando la spesa per interessi, vanno ad accrescere la capacità di spesa del settore privato.
Tutti noi siamo a conoscenza di come le banche, siano macchine perfette nella produzione del denaro, ovvero di quello che è il bene più prezioso dentro le economie guidate dalla “valuta” di cui lo stato detiene il monopolio. E’ altrettanto noto come le stesse siano sempre in prima fila, pronte ad incassare quando le banche centrali alzano i tassi di interesse ed i governi decidono di regalare denaro a chi ha risparmio. Non sorprende quindi, come la loro funzione di concedere credito, per non dire la proprietà stessa dei vari istituti, non possa sfuggire dalle mani di quelle famiglie che in ultima battuta detengono il potere nel paese.
Quello che invece è noto a pochi, è che il potere alle banche, ai loro manager ed all’azionariato di controllo, non è un qualcosa di imprescindibile che deriva dalla funzione stessa di essere creatori di denaro, ma è concesso loro direttamente dalle leggi dello Stato e soprattutto da un preciso operato dei governi. E’ bene ricordare che le banche, non sono così diverse da ogni altra azienda nel definire la gestione economica della loro attività; anch’esse operano all’interno della struttura istituzionale dello Stato, il quale appunto, per mano dei propri governi è in grado di determinare in tutto e per tutto l’ammontare dei loro profitti attraverso la così detta azione di politica fiscale. In sintesi le banche non hanno il “monopolio” della moneta, caratteristica che spetta unicamente allo Stato che lo esercita per mano del Governo e della Banca Centrale.
Ed è proprio sulla longa manus che ha fermato quelle che erano le intenzioni in termini di fiscalità, che l’attuale governo intendeva applicare su questi profitti extra – a conferma dell’esistenza di un “sistema” di potere ben radicato nelle nostre istituzioni – che Report si è concentrato.

Utili conseguiti dalle prime 10 banche italiani nei quattro anni passati
Il grafico sopra ci mostra l’andamento che hanno avuto gli utili delle prime dieci banche italiane dal 2020 ad oggi. A partire dal 2021 l’escalation è impressionante, soprattutto se pensiamo che le stesse operano in un sistema economico, quello del belpaese, in stato recessivo da oltre due decadi.
La domanda che dobbiamo porci è: come può l’azienda-banca nel suo complesso, il cui andamento ricordo essere un riflesso dello stato di salute dell’economia di un paese, ottenere una così evidente espansione negli utili, quando intorno i fallimenti si moltiplicano?
La risposta è semplice! i profitti colossali sono frutto, letteralmente parlando, di un regalo dello Stato e delle politiche monetarie che le banche centrali, coprendosi dietro al fraudolento concetto di “indipendenza”, si arrogano il diritto di mettere in atto. Sto parlando come già accennato, della decisione politica con cui gli Istituti centrali decidono autonomamente di alzare i tassi di interessi.
Come ben noto, quando i tassi si alzano si allarga anche il margine di interesse attivo che le banche ricevono, per due semplici ragioni:
- perché all’aumentare dei tassi attivi per le banche sui prestiti e mutui, non corrisponde un aumento dei tassi passivi, ovvero quello che le banche stesse pagano ai loro depositanti;
- aumentano i profitti derivanti dagli interessi attivi che le banche ricevono sui loro depositi presso la Banca Centrale e sui titoli del debito pubblico detenuti;
Insomma, le banche ed i loro manager in termini di premi, tranquillamente seduti dietro le loro scrivanie, senza fare niente, si fanno ricchi con il nostro sangue, mentre il paese crolla. Sì, avete compreso bene, mai come in questo caso parlare di “sangue” e “sudore” risulta più che appropriato, dal momento che i denari per pagare questi profitti provengono direttamente da chi lavora. Rate di finanziamento più elevate vanno direttamente a colpire la già precaria situazione finanziaria di aziende e famiglie, martoriate da decenni di politiche austere. Non solo, anche la parte riguardante l’avanzo primario che il governo Meloni è tornato a conseguire, usata per la spesa per interessi che finisce nelle tasche dei grandi risparmiatori (le banche in primis, ndr), sono soldi che provengono direttamente dalle tasse versate da chi lavora.
Di fronte a tale evidente ingiustizia, persino l’assenza totale di empatia che caratterizza chi opera in politica, ha fatto fatica a mantenersi tale nelle figure dei due leader dei due principali partiti che sostengono questo governo. Nell’Agosto del 2023, Giorgia Meloni e Matteo Salvini, rispettivamente Presidente del Consiglio e ministro degli Interni, hanno tentato di salvare la faccia di fronte ai loro elettori, con la stesura del decreto legge n. 104/2023, approvato in Consiglio dei Ministri il 7 agosto 2023, con il quale si stabiliva di applicare un prelievo del 40 per cento sugli extraprofitti, frutto appunto di un regalo del governo per mano delle Bce via Bankit.
La misura, come mostra il servizio di Report, fu ampiamente giustificate nelle varie conferenze stampa dalla nostra premier e dal ministro Salvini, come un’opera di giustizia nei confronti della maggioranza degli italiani che non arrivano a fine mese e di tutte quelle aziende affossate dalle tasse e da una domanda interna che da Monti in poi è andata in picchiata verso gli abissi.
Apriti cielo! non lo avessero fatto!
Come si sono permessi di toccare i profitti delle banche!
Il “Sistema” è corso subito hai ripari, e per voce di Marina Berlusconi, informata in tempo dal partner di governo Tajani, ha preso per le orecchie le due “pecorelle” uscite dal recinto, riportandole immediatamente all’ovile. La figlia dell’ex premier, proprietaria del gruppo Mediaset e naturalmente di Mediobanca, intervenendo di fronte ad un nuvolo di giornalisti e facendo sentire per la prima volta in pubblico la sua voce “grossa”, ha persino fatto ricorso al principio dell’incostituzionalità per sotterrare il decreto. Definendolo addirittura “demagogico”: “Chi stabilisce quando un profitto è extra e quando un profitto è normale? e se è extra in che misura lo è?” –
In verità, il decreto e Giorgia Meloni, avevano ben definito quale fosse la parte del profitto extra, regalato alle banche: consiste – parole di Giorgia Meloni – “nella differenza ingiusta sul margine di interesse, cioè la differenza su quanto le banche ti applicano per prestarti i soldi e quanto ti riconoscono quando depositi i soldi”. “Una tassa – prosegue la premier – non su un margine legittimo ma su un margine ingiusto“.
Il governo non stava facendo niente di incostituzionale o di demagogico come sostenuto dall’erede dell’Impero di Silvio Berlusconi. Stava semplicemente esercitando la propria sovranità in termini di politica fiscale in ottica redistributiva, secondo i principi del buon senso e della Costituzione di un paese che vuole ritenersi democratico anche in termine di benessere.
Come è andata a finire?
Dopo l’intervento di Marina Berlusconi, portavoce del “sistema”, la politica nelle stanza parlamentari e in quelle del governo ha dato inizio ad una discussione che nel giro di pochi giorni ha trasformato l’obbligo per le banche di pagare una tassa, nella facoltà di decidere se pagarla oppure accantonare l’importo nel proprio bilancio per rafforzare il patrimonio.
Tra versare una valanga di soldi allo Stato e tenerseli sui propri conti, chiaramente le banche hanno scelto la seconda soluzione, con il risultato che il gettito fiscale da girare a famiglie ed imprese colpite dal caro-prestito, è stato ZERO.
Per chi ancora crede alla favola che l’Italia sia una colonia eterodiretta da fantomatici poteri sovrannazionali, immersa nelle sabbie mobili dei più fantasiosi vincoli esterni, questa è l’ennesima prova di come a comandare il nostro paese e decidere delle nostre vite, è invece un potere di matrice perfettamente nazionale.
di Megas Alexandros
La Trasmissione Report torna sulla tassazione degli extra-profitti delle banche, poi cancellata dal Governo dopo l’intervento pubblico di Marina Berlusconi. La vicenda mostra come l’azione dei nostri governi non è libera e certifica come i vincoli alla nostra democrazia siano di natura interna al paese e non esterni.





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