Il caso Almasri e la sovranità nazionale…. anche quella monetaria!

Il Tribunale dei ministri chiede il processo per i tre esponenti di governo coinvolti nel rilascio del generale libico. L'esclusione del premier dal provvedimento lascia pensare che sia l'ennesima manovra "politica" da parte della magistratura. Ma quello che più interessa è che l'Italia ha mostrato a tutti che è ancora un paese sovrano. Allora perché tale sovranità i governi non la esercitano anche sulla moneta? E perché i giudici non indagano su questo aspetto molto più importante per la vita degli italiani del rimpatrio di Al Masri?

11 Agosto 2025 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Il caso della liberazione e riconsegna avvenuta nel gennaio scorso del generale libico Al Masri su decisione del governo italiano, rimpatriato nel proprio paese con tanto di volo di stato, dopo essere stato arrestato in esecuzione di un provvedimento della Corte penale internazionale dell’Aia dalla Polizia di Torino, è improvvisamente tornato alla ribalta della cronaca per il deposito presso la Camera dei deputati da parte del Tribunale dei ministri, della richiesta a procedere nei confronti di tre alte cariche dello Stato: il ministro della Giustizia Carlo Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai servizi segreti Alfredo Mantovano.

Naturalmente, la decisione di processare tre ministri del governo in carica ha dato enorme fiato, da una parte alla propaganda dell’opposizione per picchiare sull’esecutivo, ma dall’altra è stata anche l’occasione per la premier Giorgia Meloni, di “far scendere in campo” il vittimismo a vantaggio del suo esecutivo, accusando le opposizioni stesse di usare il potere giurisdizionale per abbattere il governo: “non ci battono e ricorrono ai giudici”.

Al di là delle questioni prettamente legali su cui si fonda la richiesta di rinvio a giudizio, contenute nella relazione del Tribunale dei ministri, che confesso di non aver ancora letto. Il tema su cui mi vorrei concentrare, in linea con il mio precedente articolo pubblicato nel gennaio scorso, quando il governo, esercitando la propria sovranità, si fece spregio del provvedimento del Tribunale penale internazionale, è proprio l’esercizio della sovranità stessa.

Un appunto però sul provvedimento, certamente basato sugli elementi ad oggi in mio possesso, però dovete concedermelo. Il fatto che il Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dichiarandosi in aperta sfida ai giudici, pienamente a conoscenza e in totale condivisione dell’azione dei suoi ministri, non sia stata colpita dal provvedimento stesso, lascia molti dubbi sul suo fondamento.

Ora, non mi fraintendete, l’occasione di scrivere questo articolo non è certo finalizzata a portare acqua al “mulino” di questo governo, che, dati alla mano, in linea con l’opera di distruzione totale del nostro sistema economico iniziata dal governo Monti in poi, sta conducendo il paese verso un epocale dramma sociale ancora tutto da vivere.

Ripeto, l’occasione è proficua per tornare a parlare di esercizio della sovranità da parte delle istituzioni preposte e persino di esprimere forti dubbi su come viene amministrata la giustizia nel nostro paese.

La Corte penale internazionale (CPI) con sede all’Aia nei Paesi Bassi, per chi non lo sapesse, si occupa di gravi crimini internazionali quali il genocidio, i crimini contro l’umanità e i crimini di guerra e nasce in ottemperanza ad un trattato inter-governativo tra i 125 paesi che hanno aderito allo Statuto di Roma stipulato il 17 luglio del 1998 ed altri 32 paesi che lo hanno firmato senza poi procedere alla sua ratifica. Fra questi, Israele, Russia, Stati Uniti e Sudan, i quali hanno dichiarato a più riprese di non avere intenzione di ratificarlo.

Ora, un trattato inter-governativo, esattamente come tutti quei trattati (a partire da quello più noto alla maggioranza di tutti noi, il Trattato di Maastricht, ndr), che guidano l’Unione europea, sono subalterni alle Carte costituzionali dei vari paesi aderenti, e di conseguenza non limitanti della loro sovranità nazionale.

Lo steso vale per la CPI. Anche se alcuni Stati o l’opinione pubblica, potrebbero percepire la sua azione come una limitazione della loro sovranità, la funzione del Tribunale dell’Aia è complementare e non sostitutiva della giustizia nazionale.

Compreso questo, vedo estremamente difficile per i giudici del Tribunale dei ministri accertare reati relativi all’abuso di potere nei confronti dei rappresentanti del governo, commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Altro conto sarebbe se nell’indagine contenuta nella relazione oggetto della richiesta di rinvio a processo, fossero emersi reati di corruzione o concussione. Cosa che al momento non mi è dato sapere, non avendo letto gli atti per intero.

Le condotte contestate note al momento ai tre esponenti del governo sono Il silenzio “indebito” del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, l’espulsione “illegittima” da parte del ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ed il rimpatrio con un aereo di Stato della compagnia Cai usato “per una finalità illecita”, disposto dal sottosegretario Alfredo Mantovano. Se in queste azioni non dovessero emergere prove relative come detto a reati di corruzione e/o concussione, credo che l’azione dei tre ministri possa essere facilmente ricondotta alla scelta politica di esercitare la sovranità nazionale che la Costituzione attribuisce alla loro carica.

In poche parole, il provvedimento di condanna emesso nei confronti di Al Masri, proviene dal Tribunale dell’Aia che come detto è complementare al potere giurisdizionale italiano. Altro conto sarebbe stato se tale provvedimento provenisse da un Tribunale nazionale a cui, in ossequio alla separazione dei poteri, è demandato dalla nostra Costituzione l’esercizio del potere giurisdizionale.

Infatti, il rilascio di Al Masri è stato deciso in piena regola con un provvedimento della nostra Corte d’appello, all’interno di quello che è stato poi un “giochino” di rimpallo di responsabilità tra poteri dello Stato, che ha visto il ministero della Giustizia trattenersi nei propri cassetti la documentazione relativa al mandato di arresto spiccato dalla CPI, negando di fatto alla Corte d’appello qualsiasi valutazione di natura giuridica. D’altro canto la CPI, come detto organo non dotato di sovranità sul territorio italiano, non risponde direttamente agli organi di giustizia italiana, ma interloquisce direttamente con il potere esecutivo (in questo caso il ministero della Giustizia, ndr), dal quale appunto ne riceve legittimazione in virtù del trattato.

Ribadendo quindi il concetto di fondamentale importanza, il Tribunale penale internazionale, come detto è frutto di un trattato firmato dal nostro governo e non è quindi dotato di quella sovranità e indipendenza che si ottiene attraverso una processo costituente. In sintesi è il governo con la sua firma a concedere tale potere e non il popolo sovrano. Di conseguenza è il governo stesso a decidere politicamente se far valere o meno quella firma, finanche a ritirarla con una semplice decisione politica. Di esempi nel mondo di stati che a più riprese se ne sono fregati dei trattati se ne contano a decine, uno su tutti lo Stato di Israele.

Entriamo ora sul punto cruciale della questione che mi preme portare all’attenzione di chi mi legge.

Se mi avete seguito in tutto il ragionamento, la questione Almasri, è la prova concreta e provata che l’Italia, nonostante quel che ne dicano informazione di regime e persino la così detta informazione indipendente, è ancora un paese sovrano. Il tema è di fondamentale importanza, dal momento che ogni giorno, da quando siamo entrati a far parte della UE e dell’Euro, ci viene ripetuto che abbiamo ceduto la nostra sovranità ad organismi sovrannazionali, e di conseguenza i nostri esecutivi sarebbero privi degli strumenti necessari per esercitarla.

Tale narrativa raggiunge il punto di suo massimo interesse mediatico e di conseguenza per le nostre vite, quando ci riferiamo alla sovranità monetaria. Questo perché è necessità strategica dei nostri governanti far apparire a noi popolo che la costante mancanza di denaro per stabilizzare il nostro sistema economico deriverebbe da un “supposto” obbligo di mettere in pratica le note regole contenute nei trattati firmati a suoi tempo a Maastricht.

Ecco, il trattato di Maastricht, ha ne più ne meno lo stesso valore in termine di sovranità del trattato relativo alla Corte penale internazionale, che il governo di Giorgia Meloni, in esecuzione della sovranità nazionale, è stato in grado volutamente di evadere con il rilascio del generale libico. Ciò vuol dire che chi ci governa ha ancora nelle proprie mani tutto il potere sovrano che il popolo e la Costituzione gli conferisce, ed il fatto di esercitarlo o meno non dipende da imposizioni esterne ma da una semplice volontà politica riconducibile ai governanti stessi.

Qui entriamo sul serio in una questione di carattere legale relativa ad un abuso di potere, sulla quale veramente sarebbe richiesto l’intervento del Tribunale dei ministri. Un presidente del Consiglio o un ministro che rinuncia ad esercitare la propria sovranità, facendo prevalere trattati inter-governativi, che di fatto contraddicono i principi fondamentali della nostra Costituzione – come nel caso più concreto per quanto sta avvenendo da decenni in merito alla sovranità monetaria – sta di fatto mettendo in atto un azione eversiva volta a rovesciare o distruggere l’ordine costituito.

Un governo che si autolimita nel deficit, ovvero nella creazione di tutta quella moneta necessaria per promuovere sviluppo e benessere diffuso nel paese, attraverso la piena occupazione con un lavoro sicuro e dignitoso in termine di salario per chiunque voglia lavorare, è un governo che nei fatti, si sta facendo “spregio” di uno dei principi fondanti della nostra Costituzione, la quale ricordo si fonda sul lavoro e non sulla rendita elitaria.

La mancanza di lavoro e la conseguente disoccupazione e precarietà in cui vivono gli italiani ormai da troppo tempo, da luogo a tutti quei drammi sociali conseguenza della privazione anche dei beni più essenziali in cui molti sono costretti a vivere, con condizioni di vita talmente misere fino ad arrivare ad uno stato di povertà assoluta e la morte fisica.

Tutto questo rappresenta un vero e proprio crimine contro l’umanità, che vede le mani sporche di sangue di quei  governanti che consapevolmente o meno, fanno mancare la moneta, sacrificando il bene comune e la vita delle persone sull’altare di fantasiose e delinquenziali teorie economiche che presentano il debito pubblico e i deficit dei governi come problemi assoluti da evitare.

I governi in quanto unici creatori di moneta netta “dal nulla” – all’interno del monopolio pubblico che la valuta dello stato riveste per sua natura – sono gli unici attori nel sistema economico che possono mettere fine a tutto questo dramma senza nessun problema di sorta ed alcuna limitazione tecnica che possa compromettere questa loro azione. Sono gli unici a poter mettere a disposizione della comunità la quantità di moneta necessaria, fuori dal debito, per scambiarci beni e servizi oggetto della produzione, così da migliorare le nostre vite.

Allora, la domanda che tutti dobbiamo porci, è perché i giudice del Tribunale dei ministri, così celeri nel rinviare a giudizio, i ministri del governo Meloni per il caso Al Masri, mai nei decenni trascorsi, dove i governi in carica hanno sistematicamente e deliberatamente rinunciato ad esercitare la piena sovranità monetaria, si sono attivati in tal senso?!

Eppure, gli effetti drammatici sulle vite degli italiani di tale decisione governativa, vanno ben oltre quelli eventualmente riconducibili al “favore” che il governo ha fatto ad Al Masri.

E se proprio vogliamo dirla tutta, nella decisione dei nostri governi presenti e passati di non esercitare la sovranità monetaria, confinando famiglie ed imprese nel debito e nella precarietà, sono ben evidenti anche i reati di corruzione e concussione, dal momento che tali politiche economiche a carattere criminoso, sono chiaramente messe in atto per favorire il progetto di accumulo di ricchezza di una ben individuata e ristretta classe elitaria che, alla luce dei fati, sta guidando il paese da fuori delle nostre istituzioni.

Per chi eventualmente fosse libero di indagare dentro le Procure, le prove di tali crimini ci sono già tutte, sia a livello di flussi di denaro, nonché dei numeri che certificano la caduta in disgrazia economica della maggioranza degli italiani. Se poi necessita anche una perizia tecnica su come realmente si crea la moneta e chi la crea, abbiamo la consulenza di Warren Mosler – padre fondatore della Modern Monetary Theory – che negli ultimi 40 anni della sua vita, ha vivisezionato l’argomento in tutti i suoi dettagli e risvolti, arrivando a compiere una autopsia completa e soddisfacente che mostra come la valuta dello Stato sia di fatto un monopolio pubblico, la cui titolarità spetta a chi ci governa.

di Megas Alexandros

 

 

Articoli Correlati

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte