di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Da anni faccio opera di divulgazione del pensiero di Warren Mosler e della Modern Monetary Theory (MMT), e sinceramente il rammarico più grande è quello di non poter godere di una cassa di risonanza maggiore per poter ampliare la sua diffusione. Ormai per quanto mi riguarda è diventata una vera e propria missione, dal momento che ho ben chiaro quanto il corretto uso della moneta da parte delle istituzioni statali preposte alla sua emissione, sia determinante per il destino della democrazia e dei popoli.
In questi anni di articoli, meeting, confronti e discussioni talvolta anche accese, mi sono sempre chiesto quali fossero i mezzi più efficaci per abbattere tutte quelle “credenze” che rendono alquanto confuso e distorto il tema della creazione monetaria e la relativa contabilità degli stati.
Oggi, leggendo sul Corriere della Sera, le parole del Santo Padre, Papa Leone, una luce mi si è accesa: perché non usare il potere mediatico della Chiesa cattolica, forse il più potente e longevo a livello planetario.

“Il mondo è distrutto da una manciata di tiranni, miliardi di dollari per uccidere e non ci sono risorse per curare ed educare”
I governanti che trovano i soldi per fare le guerre ma non per curare, educare e dare lavoro ai popoli, è lo stesso concetto che in questi anni Mosler e noi che scriviamo di MMT, abbiamo ripetuto, purtroppo inascoltati, fino allo sfinimento. Sono le parole che rappresentano la cruda realtà di una generazione che ormai paradossalmente vive una crisi economica senza fine; la quale non ci sarebbe nessun motivo di viverla, se solo si comprendesse che la moneta non è assolutamente un qualcosa di scarso.
Quante volte i nostri governanti ci dicono che lo Stato non ha soldi, costringendoci ad ogni rinuncia possibile e poi questi soldi appaiono improvvisamente per bombe e missili utili solo a togliere la vita alle persone. Pensate, addirittura poco tempo fa, ci è stato detto a reti unificate che dovevamo rinunciare all’aria condizionata per fornire armi a chi avrebbe dovuto combattere e morire per la nostra libertà.
Basterebbe riflettere su queste poche righe per comprendere come l’azione di chi ci governa sia animata da scelte che producono effetti profondamente distruttivi. Non è difficile capire come la deliberata decisione di far mancare il denaro per nutrirsi e curarsi, e al contempo renderlo abbondante per scatenare guerre in giro per il mondo, porti — in entrambi i casi — a un unico risultato: la morte di milioni di persone.
E allora chi se non la Chiesa cattolica, divulgatrice del pensiero di Cristo che esalta la Vita, dovrebbe attivarsi in maniera concreta per fermare questa “manciata di tiranni”.
Una “manciata di tiranni”, termine usato da Papa Leone, è una descrizione potente di ciò che accade e di chi sono i responsabili di questa immane distruzione. Sono i nostri governanti — nessuno escluso — che portano con sé la responsabilità delle morti provocate dalle guerre e delle ristrettezze economiche in cui costringono a vivere i loro popoli per scelta politica.
E sebbene la propaganda concentri l’attenzione sui leader direttamente coinvolti nei conflitti — come Putin e Zelensky, o Trump e Netanyahu — anche gli altri non possono chiamarsi fuori. Capi di governo come Giorgia Meloni, con atteggiamenti di pieno allineamento, inviano armi e si guardano bene dall’assumere posizioni di ferma condanna degli interventi militari in corso.
Proprio Giorgia Meloni, che si definisce donna cristiana e madre, dovrebbe intraprendere azioni concrete anche a livello fiscale per ridimensionare il settore industriale degli armamenti, primo vero passo sincero per chi ha realmente a cuore la pace nel mondo. Il modo migliore per evitare le guerre è impedirne l’inizio: ridurre i canali finanziari che portano alla produzione di armi significa intervenire alla radice del problema. Senza arsenali, non si combatte — o, quantomeno, si riduce drasticamente il potenziale distruttivo.
È chiaro che noi cittadini non possiamo tirarci completamente fuori da ogni responsabilità, in quanto partecipiamo alla legittimazione democratica dei governi attraverso il voto. Tuttavia, il crescente fenomeno dell’astensionismo mostra come sempre più persone non credano più a un sistema percepito come distante e poco rappresentativo.
Le nostre responsabilità, però, non finiscono qui. Se il sistema di potere, guidato da questi “tiranni”, continua a esistere, è anche perché molti pensano di poterne trarre — seppur in misura minima — un vantaggio personale. Accanto alle élite, esiste un ampio sottobosco di interessi che, per convenienza, accetta di sacrificare il bene comune e il futuro delle nuove generazioni in cambio di una sicurezza economica spesso solo temporanea.
Ma entriamo nella sostanza di quello che è l’elemento portante che anima questo scenario di morte: il denaro.
Sì, è proprio il denaro — quello che la Chiesa ha definito “lo sterco del Diavolo”, fonte di corruzione e avarizia — il fattore che spesso alimenta conflitti e divisioni. È la visione storica, frutto di una narrativa millenaria, che identifica il denaro come una merce preziosa, a spingere gli uomini a combattersi per il suo accumulo.
Questa visione, che equipara la moneta all’oro e alimenta quello che potremmo chiamare il “mito del dindo d’oro”, unita al desiderio umano di esercitare potere sugli altri, rappresenta una delle cause profonde di guerre e distruzioni.
Solo depotenziando questo mito — rendendo patrimonio comune la consapevolezza che la moneta non è una risorsa scarsa — possiamo coltivare una reale speranza di pace, come auspicato da Papa Leone.
E allora dobbiamo parlare di moneta!
Oggi, nel mondo, una delle figure che più ha contribuito a decodificare la natura della moneta moderna è certamente Warren Mosler.
Comprendere che la moneta non è oro, ma un’unità di conto creata all’interno della contabilità dello Stato, è fondamentale per chi sinceramente tiene alla pace tra gli uomini. “Unità di conto”, ossia numeri che gli Stati creano ex-nihilo quando spendono e distruggono quando tassano.
Che il denaro venga utilizzato per costruire ospedali e scuole, assumendo medici e insegnanti, oppure per finanziare guerre e distruzione, il meccanismo alla base è lo stesso: non esiste una “ricerca di fondi” nel senso in cui la intendono famiglie o imprese. Gli Stati sono gli emittenti della moneta e lo fanno in regime di monopolio.
Il denaro come monopolio pubblico è una delle intuizioni centrali del pensiero di Mosler, da cui prende forma l’intera struttura teorica della MMT, che ridefinisce radicalmente il modo in cui siamo abituati a pensare l’economia.
Capire che il denaro è il risultato di un monopolio e non una risorsa naturale presente nel mondo fin dalla Genesi è un passaggio cruciale, anche per chi — come la Chiesa — si propone di promuovere la pace.
E allora, se i governanti non sembrano interessati a migliorare le condizioni di vita dei loro popoli, perché non provare a coinvolgere altri attori globali?
Perché non immaginare che proprio la Chiesa cattolica, per la realizzazione della sua missione di pace, possa avvalersi del contributo di Warren Mosler? Un contributo che potrebbe tradursi in una campagna globale di informazione sulla natura della moneta.
Non sono ingenuo: so bene che anche all’interno del Vaticano esistono dinamiche di potere complesse. Ma la speranza che una guida spirituale possa indirizzare l’azione verso il bene comune resta un motore fondamentale.
Nonostante una storia che ha visto anche momenti di conflitto con il sapere scientifico — basti pensare al caso di Galileo Galilei — credo che, su un tema come la moneta, affrontato con onestà intellettuale, si possa aprire uno spazio diverso.
Le spiegazioni della MMT si basano su principi logici e contabili, accessibili e verificabili, che meritano attenzione.
In passato, mi è stato riferito dallo stesso Mosler che ci fu un tentativo di avvicinamento agli ambienti ecclesiastici, purtroppo senza successo.

Era il 2015 quando Mosler si rese pienamente disponibile. Da allora, a distanza di anni, i conflitti non sono certamente diminuiti e le crisi economiche continuano a susseguirsi. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti: instabilità, migrazioni di massa, disuguaglianze, perdita di vite umane.
Eppure, molto di tutto questo potrebbe essere almeno ridimensionato se si arrivasse a una piena comprensione della natura della moneta.
A voi che leggete e apprezzate il pensiero della MMT: se ritenete che questa prospettiva possa contribuire a un mondo più giusto e pacifico, fate circolare queste idee. Soprattutto nei luoghi più accreditati dove si prendono decisioni importanti, come lo è il Vaticano e tutte le Chiese cattoliche attraverso le quali il Papa diffonde il proprio messaggio.
Perché comprendere la moneta significa, in fondo, comprendere uno degli strumenti più potenti che abbiamo per costruire un futuro anche di pace.
di Megas Alexandros





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