Si preoccupano del “debito estero” ma esultano quando dall’estero comprano i nostri titoli!

Neoliberisti e post-keynesiani sono perfettamente in linea nel sostenere la frode dottrinale sul debito estero degli stati. Per entrambi, non appena si varcano i confini nazionali, la moneta torna ad essere convertibile in oro o in chissà cosa.... e le posizioni nette sull'estero debiti da saldare. Questo insegnano ai nostri figli nelle università italiane i professori, indipendentemente dalla scuola di pensiero a cui si ispirano. Stiamo crescendo un'altra generazione immersa dentro un "loop" di un debito che non esiste.

11 Febbraio 2025 | Economia, Geopolitica, MMT, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Nel dibattito sulla moneta e sul funzionamento dei sistemi monetari moderni, c’è un paradosso che più di ogni altro attesta la totale incongruenza del pensiero neoliberista, al quale purtroppo per noi, quando si parla di “debito estero” e deficit commerciali, si allineano anche i neo-keynesiani. Ossia, gli economisti e i pensatori che si reputano figli di Jhon Maynard Keynes, l’economista inglese che più di tutti in passato si avvicinò a definire la moneta un monopolio pubblico, senza però riuscirci, perché ancora affetto dalla “credenza” di una moneta convertibile in oro.

Il paradosso è presto detto, dimostrato e comprensibile anche all’uomo della strada:

Tutti si preoccupano del “debito estero” di uno Stato ma allo stesso tempo esultano quando dall’estero comprano i titoli del debito pubblico, che fanno parte appunto del debito estero di un paese.

Ditemi voi se questo non è un vero e proprio pensiero contradditorio, facilmente dimostrabile attraverso la contabilità!

Quante volte avete ascoltato nei dibattiti, letto sui giornali o manifestata dal politico di turno, la paura che i mercati non comprino i nostri titoli. E soprattutto che siano gli investitori esteri a non comprarli per mancanza di fiducia nel paese. Quante volte ancora avete sentito, con l’obbiettivo di di far crescere le nostre economie, perorare la causa sulla necessità di attrarre chi investe nel paese da fuori i confini.

Bene, se queste sono cose augurabili, vi dico che, ogni volta che un non residente acquista un Btp, oppure apre un conto in Italia con i propri risparmi per non dire acquista asset finanziari italiani, siamo in presenza di operazioni che vanno ad aumentare il così detto “debito estero”. Eppure, tutte e tre le operazioni appena descritte, rientrano da sempre tra quelle che quotidianamente ci vengono presentate come desiderate e auspicabili per un paese.

Non vi pare una contraddizione!?

La parola “debito estero” in realtà esprime un concetto piuttosto casual, poiché nel concreto dovremmo parlare di posizione netta sull’estero (anche nota con l’acronimo inglese NIIP da Net international investment position), ovvero la differenza tra le attività e le passività finanziarie esterne di un Paese. Ad accrescere la confusione su questo concetto, contribuisce anche il fatto che il dato statistico riferito alla posizione netta di un Paese include sia il debito pubblico che il debito privato.

Facciamo subito una distinzione fondamentale su questo aspetto. Il debito che il Sig. Rossi ha nei confronti di Mr Ford, o il prestito che una azienda italiana contrae con una banca americana, tanto per fare due esempi, sono debiti personali e non sono certo considerabili impegni per il paese Italia. E questo è il debito privato che è in capo a chi lo contrae.

Il debito pubblico invece sappiamo tutti in cosa consiste. Sono i titoli che il Tesoro decide di emettere, nella realtà dei conti di deposito, per fornire un reddito da interesse a chi ha risparmio. Che questi titoli siano intestati al Sig. Rossi o a Mr Ford, niente cambia rispetto ai supposti impegni di uno Stato che a differenza dei privati sopra citati ha il vantaggio, non di poco conto, di emettere la propria valuta.

Premesso che come spiegato molte volte, lo Stato non avrebbe nessuna necessità reale di emettere titoli per finanziarsi, il fatto che lo faccia non lo sottopone a nessun tipo di impegno che non possa assolvere. Prendiamo il caso degli Stati Uniti, oggi, a gran voce indicati come esempio negativo per la loro enorme posizione passiva sull’estero. Non esiste nessuna difficoltà per il loro governo a rimborsare tali titoli in dollari, dal momento che loro stessi sono i produttori di dollari in regime di monopolio. A dirla tutta i titoli in questione sono già dollari, e in caso di rimborso, quello che avviene è solo uno spostamento di conti dentro i computer della FED. Ovvero si trasforma un conto di deposito in dollari (titoli) in un conto di riserva sempre in dollari (conto corrente), lasciando inalterata la posizione netta degli Usa sull’estero.

Qualora la Cina e i cinesi, da tutti indicati come il maggior detentore tra i paesi stranieri del debito pubblico Usa, decidessero di disfarsi dei titoli americani, l’unica prestazione a cui sono sottoposti il Tesoro degli Stati Uniti e la Federal Reserve (Fed) è il cambio del nome sui quei conti di deposito prima intestati ai cinesi, e oggi ai nuovi detentori. Con la Fed e il Tesoro, se occorre, sempre acquirenti di ultima istanza. Nient’altro avviene.

Quindi, al contrario di quello che viene detto e scritto, nessuna prestazione in più, rispetto a quella appena descritta, è richiesta agli Stati Uniti in conseguenza della loro posizione netta passiva verso il mondo. Tale saldo non rappresenta un debito da saldare per il paese, ma è solo un dato che attesta la registrazione di flussi, per quanto concerne gli Stati.

La forte posizione netta passiva degli Stati Uniti è dovuta al fatto che il mondo intero usa e quindi detiene dollari. Ovvero è effetto della medesima causa, che gli stessi che oggi indicano come un problema il debito estero Usa, per decenni ci hanno detto che era un vantaggio enorme per gli americani essere i titolari della valuta di riserva mondiale.

Il grafico mostra la posizione netta sull’estero (NIIP) degli Stati Uniti.

Lo vedete che il pensiero mainstream è affetto da una contraddizione continua. Da una parte ci dicono che gli Stati Uniti hanno un vantaggio enorme a far usare il dollaro negli scambi internazionali e a fare in modo che gli altri paesi detengano estratti conto in dollari e dall’altra ci dicono che gli stessi starebbero per fallire in conseguenza di un dato che rappresenta la quantità di dollari che il mondo detiene.

La contraddizione è più che evidente!

Comprendere cosa è il debito estero per uno stato e quello che realmente comporta per il nostro destino è essenziale per affrancarsi dalla vergognosa propaganda che ogni giorno viene messa in atto su giornali, blog e TV. Non me ne volete se ribatto con ancora più forza, perché su questo tema, come detto all’inizio, si uniscono pericolosamente, sia i politici di destra che quelli di sinistra, come gli economisti liberisti e che i neo-keynesiani, arrivando ad includere persino, chi per formazione e scuola di pensiero dovrebbe essere più di tutti dalla parte dei popoli; come è il caso dell’economista di stampo marxista noto alle cronache, il professor Emiliano Brancaccio.

L’economista napoletano e professore universitario, senza minimamente argomentare, pochi giorni fa mi ha addirittura bloccato sui suoi profili social, per un commento forte e giustamente “spazientito”, dopo l’ennesima sua pubblicazione sul quotidiano Il Manifesto, in cui continua a propagandare la medesima novella sul debito estero degli Stati Uniti. Già poche settimane, avevo risposto in modo chiaro con un articolo presente sul mio blog, alle “fantasie” del prof. Brancaccio.

Ora, di fronte alle evidenze appena esposte, facilmente ottenibili attraverso l’applicazione delle scienze esatte che guidano la dottrina monetaria, le quali ci mostrano con chiarezza cosa è nella realtà il debito estero per uno Stato e quali sono le sue eventuali implicazioni all’interno di quella che è appunto la posizione netta di un paese con il resto del mondo, sinceramente è inaccettabile da economista, ma ancor di più da padre di un figlio che frequenta le università italiane, che ancora nei nostri luoghi di istruzione ci siano professori lautamente pagati con soldi pubblici, i quali quotidianamente nelle loro pubblicazioni (coscientemente o meno, non fa differenza, ndr), mostrano di accettare e sostenere tale propaganda fraudolenta in materia di economia e moneta. Una propaganda fondata come detto sulla “frode”, che, è bene ricordarlo, i governanti del mondo poi usano per giustificano ai loro popoli, drammaticità sociali come la precarietà sul lavoro, la disoccupazione ed una povertà diffusa in costante aumento.

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte