di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Se l’Italia ancora non riesce ad uscire dalla “gabbia” del sistema-euro e le sue folli regole e se persino illustri economisti con tanto di cattedra nelle migliori università, continuano a ragionare in moneta-oro, identificando il debito estero degli Stati come un debito reale da ripagare, è chiaro che molta responsabilità oggi è attribuibile anche alla deficienza del sistema formativo che nei decenni passati ha caratterizzato l’istruzione nelle nostre scuole.
Il problema sarebbe serio ma non grave se tale “ignoranza” a livello di dottrina economica fosse circoscritta a quei pensatori accademici palesemente caratterizzati da fanatismo dogmatico, noti a tutti come sostenitori delle idee neolibertiste in tema di debito pubblico e moneta. Ciò che preoccupa di più è che anche gli economisti eterodossi e post-keynesiani – i quali si pongono in continuazione delle idee di colui che più di tutti in passato si è avvicinato ad una definizione corretta di cosa sia la moneta moderna – ancora oggi non comprendono che la valuta non è convertibile e in ogni loro assunto, mostrano di ragionare come se fosse ancora coperta da oro. Devo confessarvi purtroppo, che la strada verso la chiarezza è ancora molto lunga.
Tra questi, mio malgrado, alla lunga lista, devo aggiungere anche il noto economista professore associato di Economia politica presso l’Università Federico II di Napoli, Emiliano Brancaccio.
Nel suo ultimo articolo pubblicato sul quotidiano comunista Il Manifesto dal titolo “Da Biden a Trump, la menzogna del primato economico Usa” avalla la medesima tesi che ogni giorno ci propina la stampa mainstream riguardo al supposto ed imminente default degli Stati Uniti, gravati di un debito estero che li costringe alla crescita per ripagarlo.
Ecco, l’identica visione che accomuna destra e sinistra, sul tema dei deficit commerciali e il debito estero degli stati, è il più grande muro da abbattere che oggi ci impedisce di arrivare ad una comprensione maggioritaria della materia per ottenere quel reale cambiamento che ci possa far tornare ad un benessere diffuso nel nostro paese.
E’ veramente triste e deprimente per chi conosce la materia e la analizza con gli occhiali neutri della Modern Monetary Theory (MMT) di Warren Mosler, constatare che la frode dottrinale in materia di economia e moneta, è pienamente condivisa dalla totalità dei colori che caratterizzano la scena politica nel nostro paese.
«Molti credevano che l’economia cinese avrebbe superato quella americana alla fine del decennio. Secondo le attuali predizioni non ci sorpasseranno mai»
Parte da questa frase di congedo, pronunciata dal presidente uscente Joe Biden, la fantastica novella di Brancaccio che ha lo scopo di farci credere che il Lupo Cattivo, rappresentato dagli Stati Uniti, sta per essere ucciso dal cacciatore, con Cappuccetto Rosso finalmente in salvo.
La gara tra chi è cresciuto di più in questi anni o chi crescerà di più in futuro in termini di economie, tra Stati Uniti e Cina, ci interessa relativamente poco. Come sono del tutto irrilevanti le frasi di propaganda politica ripetute sia da Biden che da Trump a cui fa riferimento Brancaccio. Quello che invece mi interessa è la spiegazione, che l’economista napoletano tenta di dare, in quanto al motivo di questa ossessione verso la crescita attesa da parte dei governanti di Washington.
Il motivo di questa ossessione verso la crescita attesa, dice Brancaccio: “è in fondo semplice” – “gli Stati Uniti continuano ad accumulare un pesante debito verso l’estero. Il passivo netto americano ha superato i 23 mila miliardi di dollari e corre impetuoso verso la soglia dell’ottanta percento del Pil”.
Continua Brancaccio : “In una situazione del genere, l’unico modo che un debitore ha per rassicurare i creditori è diffondere fiducia nella mirabile crescita del suo reddito futuro e delle sue connesse capacità di rimborso dei prestiti. Finché i creditori si lasciano ammaliare dall’ottimismo del debitore, le erogazioni continuano e la crescita prosegue. E se qualche avveduto fa notare che il debito sta pericolosamente aumentando più del reddito, gli altri prontamente lo zittiscono”.
Queste tre definizioni parlando di debito sovrano ( “fiducia nel debitore”, “crescita del suo reddito”, “capacità di rimborso” ) si applicano tutt’al più ai soggetti che operano nel settore privato. Equiparare lo Stato monopolista della valuta, ad una impresa, un cittadino o una famiglia è un errore che si continua a perpetrare tanto a destra che a sinistra. Diventa allora chiaro che non esiste differenza fra il pensiero “marxista” di Brancaccio, in tema di debito e moneta, e il neoliberista Marattin, tanto per citarne uno. Come del resto, a questo punto lo stesso Brancaccio non pare così distante dalle idee austere che guidano le politiche economiche dell’attuale governo di destra presieduto da Giorgia Meloni.
Tornando al grosso problema che avrebbero gli Stati Uniti, identificato con il debito estero da Brancaccio, vorrei capire dall’economista napoletano: Il pesante debito verso l’estero cosa sarebbe, il fatto che dei non residenti posseggano buoni del tesoro Usa? Rimborsabili in dollari dagli stessi che producono il dollaro in regime di monopolio?
Sinceramente, mi cadono le braccia man mano che vado avanti con la lettura dell’articolo.
Come può un economista, professore universitario, come Brancaccio, in era di monete fiat non convertibili, considerare ancora debito quello che è un semplice dato rappresentativo del flusso di beni e servizi che il resto del mondo invia negli Stati Uniti in cambio di estratti conto in dollari detenuti presso la FED, che insieme al governo USA produce il dollaro in regime di monopolio?
Ho un figlio, iscritto al primo anno di economia, e sinceramente sono più che preoccupato, se questo è ancora il livello dei nostri professori.
Il debito estero di uno Stato sono le attività finanziarie detenute da non residenti nella valuta dello Stato stesso. Per essere più comprensibili, quando la Cina invia una automobile negli Stati Uniti del costo di 50 mila dollari, il venditore cinese o in ultima istanza la Banca centrale della Cina (qualora il venditore li converta in valuta locale, ndr), diventano titolari di un estratto conto in dollari di tale importo. Questo è il così detto debito estero degli Stati Uniti nei confronti della Cina paese. Quale immenso peso graverebbe sul governo americano o quale prestazione impossibile deriverebbe da questa semplice operazione?
Nessuna! il giorno che l’esportatore cinese o la Banca centrale di Cina, decidessero di vendere i loro dollari, l’estratto conto che li identifica dentro la Federal Reserve (Fed), semplicemente cambierebbe il nome di intestazione. Da Zhang a Ford, tanto per citarne due.
Ecco risolto il problema che secondo Brancaccio, costringerebbe i presidenti degli Stati Uniti a prospettare una crescita infinita per convincere il resto del mondo a detenere estratti conto in dollari.
Se il problema fosse quello che Brancaccio pensa di aver individuato, perché proprio gli Stati Uniti, con le sanzioni alla Russia, sono stati i primi a dare il via a quel processo oggi chiamato de-dollarizzazione? con il quale di fatto, hanno impedito a chi commercia con la Russia di farlo con i loro dollari!
Per non parlare del blocco delle riserve in dollari della Russia, azione con la quale il governo USA ha di fatto dichiarato al mondo intero che è in grado in ogni momento di non rendere disponibili i loro risparmi in dollari. Ovvero, può con un semplice “click” sui computer della Fed, risolvere immediatamente a livello contabile e con la forza sovrana, quello che Brancaccio ritiene un immenso problema (il debito estero, ndr).
E’ lampante come questa azione vada nella direzione opposta riguardo alla necessità di conquistare la fiducia degli investitori attraverso la crescita, che Brancaccio ritiene essenziale.
Il così detto debito estero a livello contabile aumenta anche quando un non residente investe i propri risparmi nel paese acquistando dollari o asset in dollari. Stiamo parlando dei tanto decantati investimenti provenienti dall’estero che anche i politici italiani non fanno mistero di rincorrere da sempre. Anche questo contrasta con i supposti problemi che deriverebbero da un debito estero elevato.
Premesso che uno Stato sovrano nella moneta non ha nessuna necessità dei risparmi privati, e’ una evidenza contabile che maggiori investimenti provenienti dall’estero, dai più considerati positivi, aumentano il livello del debito estero.
Voi che mi leggete, vi starete chiedendo perché di fronte a queste evidenze, un economista studioso della materia come Brancaccio, pur nella sua onestà intellettuale, cada in queste logiche che sono un residuo del Gold Standard.
La risposta è proprio nell’ultima parola, la maggior parte degli economisti odierni, sia ortodossi che eterodossi, continuano a considerare la moneta convertibile e soprattutto non hanno ancora accettato che la stessa, come definita da Warren Mosler, è un monopolio pubblico.
di Megas Alexandros





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