di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Sono passati pochi giorni dalla conferma di Istat ed Eurostat su quanto sia stato impalpabile l’effetto del Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) sulla crescita dell’economia del paese, che il mondo bancario si affretta a chiederne un altro a Bruxelles.
La settimana passata a Torino nella notte degli Oscar delle banche, il presidente dell’Abi (Associazione bancaria italiana), Antonio Patuelli, preoccupato per una situazione di crisi “ancora inesplosa”, ha lanciato il suo accorato appello verso le istituzioni europee, indicando la strada da seguire per non far implodere il paese: “Un nuovo piano di ripresa, finanziato anche da debito Ue”.
“Dobbiamo muoverci con i tempi dell’emergenza, bisogna mettere in atto subito investimenti. Non possiamo andare con il passo tradizionale della lentocrazia decisionale” – ha continuato il maggior esponente del mondo delle banche italiane, nell’inconsueto ruolo di chiedere denaro per investimenti come se fosse un imprenditore di qualsiasi altro settore. Quasi come se si fosse dimenticato che invece sono proprio i soggetti che egli rappresenta – in qualità di agenti e lo Stato monopolista – gli unici produttori della materia prima che occorre per investire: il denaro, appunto!
“La crisi è alle porte” – ci ricorda Patuelli – e gli italiani non attendevano certo la conferma da parte del mondo bancario per averne la certezza. Con i salari che ormai da tempo immemore viaggiano in direzione opposta rispetto alla salita del livello dei prezzi, la drammatica diminuzione di capacità di spesa anche per i beni più essenziali, è una questione di matematica elementare che le famiglie vivono ogni giorno.
Un allarme lanciato da chi, nonostante una crisi economica sempre più stringente, si riunisce per festeggiare profitti record conseguiti nell’anno solare appena terminato, non può che far aumentare la nostra preoccupazione. Questo perché, sono alquanto vane le speranze che il governo intenda intervenire, con intento redistributivo, a livello fiscale sugli extra profitti conseguiti dalle banche. Una vera e propria “regalia” frutto di una politica sui tassi che i banchieri centrali continuano ad interpretare al contrario. E come al solito sarà a carico di imprese e famiglie l’onere per mantenere intonsi i dividendi percepiti dagli azionisti dei grandi gruppi bancari italiani.
Ora però, a causa degli eventi geopolitici in corso, la situazione da gravissima potrebbe diventare drammatica e le possibilità che si possa ripercuotere in via indiretta sui loro profitti aumentano. Per questo Patuelli alza la voce. Con un paese che ha debiti per 1200 miliardi nei confronti dell’Agenzia delle Entrate, lo spazio fiscale per governi il cui unico pensiero è quello di trasferire denaro dal lavoro alla rendita, è ormai esaurito per ulteriori “oboli”.
Quando c’era la pandemia è stato deciso il PNRR”, ha ricordato il presidente dell’Abi. “È bene che la Commissione europea proponga in termini decisi al Consiglio dei capi di Stato e al Parlamento un piano di ripresa per lo sviluppo”. Un programma che sia “finanziato in parte con fondi europei, rivedendo il bilancio, e in parte con il debito pubblico europeo, che ha una forte credibilità sui mercati. Tutto questo non contraddice i Trattati”.
Siamo alle solite, anche Patuelli mostra di non distaccarsi dal loop mentale che ormai avvolge la totalità del pensiero mainstream guidato dalle idee neoliberiste, secondo le quali i governi debbano andare a chiedere denaro in prestito per spendere. Sono tutti convinti, e purtroppo anche i così detti keynesiani alla Bagnai, che i 209 miliardi provenienti dal PNRR, si siano aggiunti in termine di denaro netto, al nostro sistema economico.
Non è così!
Tocca ripetere per l’ennesima volta che gli stati non creano moneta quando la prendono a prestito, bensì quando la spendono in deficit.
Uno stato come il nostro che in quanto a bilancio annuale opera in avanzo primario, non sta creando moneta per l’economia reale, la sta togliendo. Questo nonostante i 209 miliardi appena citati. Ma potrebbero essere mille i miliardi, la situazione non cambierebbe.
Qualcuno potrebbe obbiettare che in realtà gli investimenti del PNRR sono stati fatti. Certo, ma stante un bilancio in avanzo primario, sono stati fatti tagliando altre spese. Quindi non è stata aggiunta capacità di spesa nella nostra economia. Tant’è vero che la crescita che tutti si aspettavano non c’è stata.
Quello che vi sto dicendo non è fantasia, è dimostrato dalla semplice contabilità. E se qualcuno avesse ancora dubbi, soprattutto tra coloro che in questi anni hanno difeso il “dogma” dell’austerità espansiva, voglio ricordare che tali dubbi sono già stati fugati persino da colui che è il padrino delle politiche di austerità. Mario Monti, quando sedeva sulla poltrona di Palazzo Chigi, ben conscio che investimenti all’interno dei suoi avanzi primari non avrebbero prodotto la crescita del Pil, chiedeva con forza di scorporare dal conteggio del deficit le spese effettuate per investimenti.
Sempre nel meeting di Torino si fa menzione del SIU, il piano strategico europeo Saving and investments union pensato per “risvegliare” oltre 2mila miliardi di euro di risparmi dormienti muovendoli verso l’economia reale, Patuelli ha aggiunto: “Se ci sono delle obiezioni sul provvedimento si dicano, ma deve andare in aula per essere approvato, non possiamo aspettare uno o due anni. Gli investimenti devono essere incoraggiati”.
Come vedete si continua sulla stessa narrativa. Si pensa a dove trovare i soldi per effettuare gli investimenti pubblici ritenuti necessari. E anche Patuelli, come un Conditi ed uno Zibordi qualsiasi (tanto per citare i più accaniti “fan” del dogma del così detto “risparmio fermo sui conti” degli italiani), indica in fantomatici “2mila miliardi di risparmi dormienti” la soluzione al problema.
E qui, consentitemi di dirlo, tutto mi sarei aspettato dal capo dei banchieri italiani, tranne che sponsorizzasse un qualcosa che nella realtà va indubbiamente contro il mondo che rappresenta. I “2mila miliardi di risparmi dormienti” che Patuelli cita, sono tutt’altro che dormienti. Rappresentano riserve/depositi del sistema bancario, senza i quali le banche stesse cesserebbero di esistere. E’ risparmio già dentro il settore privato e già destinato a precise finalità. Casomai, se volessimo destinarlo maggiormente all’economia reale, l’unico modo è quello di portare i tassi a zero. Sempreché, i titolari del risparmio (per la maggior parte il mondo bancario stesso, ndr), non decidano – come hanno già dimostrato di decidere con i vari quantitative easing messi in atto da Francoforte – di dirottare tali risparmi verso la speculazione finanziaria.
Ma anche facendo ricorso alla fantasia, si riuscisse nel tentativo prospettato da Patuelli a mettere a disposizione dei governi questi 2mila miliardi, se gli stessi continueranno con la politica dei surplus di bilancio, nessun euro in più affluirà dentro l’economia reale da destinare ad investimenti, occupazione e consumi. In questo caso cambierà solo il rendimento per gli stessi titolari del risparmio. E senza un intervento fiscale diretto del governo non è detto che tale rendimento sia così inferiore, tanto da ottenere per lo stato un significativo risparmio nella spesa per interessi.
A questo va ripetuta ancora una volta la considerazione dottrinale di fondo, che è lo stato monopolista della valuta a creare con la spesa in deficit il risparmio netto che Patuelli vorrebbe oggi utilizzare per implementare gli investimenti pubblici. E che tale risparmio (titoli, ndr) rappresenta il sottostante a garanzia del credito, attività principale del settore bancario che egli rappresenta.
Insomma, come vedete non siamo messi molto bene in quanto a professionalità e competenza in materia rispetto alle apicali figure che rappresentano le nostre principali istituzioni. Se al Mef abbiamo un ministro che di economia ci capisce ben poco – stante l’evidente contraddittorietà delle sue esternazione relative al Patto di Stabilità e la sua ferrea messa in atto nelle politiche del governo – a capo delle banche italiane come abbiamo visto, non stiamo certamente meglio. E parliamo dei due soggetti che sono gli unici preposti alla creazione di moneta nel paese: Giorgetti in quanto titolare della spesa del governo e Patuelli in quanto primo rappresentante di chi attraverso il credito crea i depositi che servono a far girare l’economia.
Occorre veramente che i due tornino a scuola, visto che le vite dell’intero paese sono decisamente nelle loro mani.
di Megas Alexandros





Un saluto Fabio.
Sono un nulla in questo mondo al contrario, ma non so perché il mio pensiero cerca sempre un tassello in più per capire tutta questa inutile sofferenza quando basterebbe un niente. La mia curiosità è rivolta a fin dove deve arrivare la negligenza professionale di queste persone. Sono veramente prive di materia grigia?…sono in malafede?…rispondono a ordini superiori?…non ne hanno mai abbastanza 💰💶 tanto da inseguire un egoistico potere?…sono al corrente di pensieri che seguono i tuoi ragionamenti o a prescindere vengono cestinati?…ma soprattutto, perché ci odiano? Una stretta di mano e un plauso ai tuoi articoli. Buon proseguo 🙏
Grazie per il commento e per i complimenti. Mi pongo spesso le tue stesse domande. Certamente chi tira le fila del Potere conosce la materia, ma tra chi ci governa e tra i loro tirapiedi, ti assicuro c’è anche molta ignoranza in materia. Purtroppo quella che io chiamo la novella del “dindo” d’oro che ci insegnano da piccoli, è dura da estirpare dalla mente di molti.