Gli italiani non sono mai stati così ricchi come con l’Euro. Ma quali italiani?

I patrimoni elitari crescono nel paese, mentre la maggioranza è sempre più povera. Il sistema dei partiti agisce con il favore delle tenebre, utilizzando il monopolio della moneta nell'interesse esclusivo del "Signore".

16 Luglio 2026 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Non passa giorno senza assistere alla martellante propaganda messa in atto dalla politica e dell’informazione (anche quella così detta indipendente), su quanto l’euro sia stato un progetto pensato per l’arricchimento dei popoli del nord Europa, con Germania e Francia indicati come i maggiori beneficiari.

Da sempre sostengo che non è cosi. Anche perché non essendo la UE una unione fiscale, il destino economico dei singoli popoli è totalmente nelle mani dei governi nazionali.

L’ennesima conferma che i veri beneficiari delle politiche economiche che girano intorno alla moneta unica sono molto più vicino a noi, di quanto  vogliono farci credere, ci arriva dagli ultimissimi dati prodotti dalla FABI (Federazione Autonoma Bancari Italiani). Alla fine del 2025 secondo quanto ci racconta il sindacato più rappresentativo in Italia per i lavoratori del settore bancario la ricchezza finanziaria delle famiglie italiane ha raggiunto il record storico di 6.487,7 miliardi di euro. In un solo anno è aumentata di 446 miliardi, il 7% in più. Rispetto al 2020, la crescita supera i 1.600 miliardi.

Letti isolatamente, questi dati frutto di una elaborazione di statistiche della Banca d’Italia ci regalano una fotografia di un paese che pare si stia arricchendo rapidamente. Questo nonostante sempre da fonti Bankit, confermate pochi giorni fa da Eurispes quasi 7 italiani su 10 con estrema difficoltà arrivano a fine mese.

Come può stare in piedi un contrasto così evidente è presto detto: basta osservare da dove proviene questo notevole aumento di ricchezza e chi sono i beneficiari ultimi.

Tra il 2020 e il 2025:
  • il valore delle azioni possedute dalle famiglie è passato da 974 a 2.077 miliardi, crescendo del 113%;
  • i titoli sono saliti da 248 a 524 miliardi, con un aumento del 111%;
  • i fondi comuni sono passati da 689 a 902 miliardi, crescendo del 30,8%;

Andiamo ora a smontare questa illusoria rappresentazione, utile solo alla propaganda di un governo il cui consenso è ormai ridotto ai minimi termini, ma nella realtà non cambia di una virgola le già pessime condizioni economiche della maggioranza degli italiani.

Intanto cominciamo a dire che una parte consistente dell’aumento non deriva da 446 miliardi di nuovi risparmi (attività finanziarie nette – AFN) messi da parte dalle famiglie in un anno. Deriva dalla rivalutazione degli strumenti finanziari già detenuti. E dal momento che nel settore privato il denaro non si moltiplica al netto, è chiaro che tali valori sono solo sulla carta. Qualora uno dei soggetti intendesse portare a casa il risultato positivo, cristallizzando la plusvalenza, per pura evidenza contabile dall’altra parte ci saranno uno o più soggetti che dovranno farsi carico della perdita relativa, per un importo equivalente.

Ricordo che, solo lo stato con la spesa in deficit e nessun altro, può aggiungere risparmio netto (AFN) nella sua valuta dentro il settore privato. E in un paese come il nostro dove la regola è chiudere i bilanci pubblici in avanzo primario, ciò che fa realmente aumentare i risparmi di famiglie benestanti, rentiers e mondo finanziario, è la spesa per interessi sui titoli del debito pubblico. Una spesa alquanto regressiva, l’unica che governi fedelmente improntati al dogma della spending review dovrebbero tagliare, che invece si guardano bene dal farlo.

E qui arriviamo al punto che analizzato in aggregato diventa politicamente più ingannevole. Decenni di politiche economiche al servizio della rendita, consegnando denaro in quantità proporzionale a chi già ne possiede, hanno contribuito ad allargare la scala sociale del paese con effetti devastanti sulla nostra economia reale.

Oggi, per la maggioranza degli italiani, la necessità principale non è più quella di proteggere il risparmio, ma di possederlo. E’ chiaro che chi non arriva a fine mese, non lo fa perché investe in titoli o in azioni, ma perché per costoro “risparmiare” è diventato niente più che un verbo. Il mix letale tra stipendi reali che scendono costantemente da decenni e la contemporanea salita dei prezzi nei settori più vitali, hanno confinato le nostre vite nel debito; altro che risparmi da investire e proteggere.

Per beneficiare dell’aumento delle azioni bisogna in primis possedere azioni. Per guadagnare dalla rivalutazione dei fondi bisogna avere capitale da investire. E per chi ogni giorno è alle prese con bollette sempre più salate da pagare, rate di mutuo sempre più pesanti da onorare e tenere la propria auto in garage il weekend perché fare il pieno oggi è un lusso per pochi, fondi e azioni sono soltanto parole che ascoltano in TV tra una fiction ed un talk-show.
La supposta crescita dei mercati non viene distribuita uniformemente tra la popolazione: accresce innanzitutto il patrimonio di chi è già proprietario di attività finanziarie. Ripeto, una crescita finanziaria sulla carta, perché l’aumento delle quotazioni non supportato da un aumento della spesa in deficit dello Stato, lascia inalterato l’aggregato monetario netto dentro il settore privato.
Secondo Oxfam, tra il 2010 e il 2025 la ricchezza nazionale italiana è cresciuta di oltre 2.000 miliardi di euro. Ma il 91% di questo incremento è stato assorbito dal 5% più ricco delle famiglie. Alla metà più povera è arrivato soltanto il 2,7%. Oggi il 5% più ricco controlla il 49,4% della ricchezza nazionale, una quota superiore a quella detenuta dal 90% meno ricco della popolazione.
Sono dati questi che devono farci riflettere su quanto siano state criminalmente regressive le politiche economiche attuate in questi anni da chi ci governa. Una redistribuzione delle risorse pubbliche a senso unico verso la rendita, a discapito di chi lavora e vorrebbe lavorare.
Affermare dunque che le “famiglie italiane si stanno arricchendo” è profondamente sbagliato. Perché se è pur vero che la ricchezza media è cresciuta nel paese, è altrettanto vero che a livello statistico non esiste la famiglia media. E nella stessa Italia in cui il patrimonio finanziario supera i 6.487 miliardi, troviamo 13,3 milioni di persone a rischio di povertà o esclusione sociale. Nel Mezzogiorno la percentuale raggiunge addirittura il 38,4%. Per i genitori soli è del 31,6% e per le coppie con almeno tre figli del 30,6%.
Tale dissonanza è presente anche nel lavoro. A fronte di patrimoni finanziari che si rivalutano, abbiamo salari reali che restano ancora circa il 7% al di sotto dei livelli del 2021. Se poi guardiamo ad un periodo più lungo che va dal 1991-2023, l’Italia è l’unico grande Paese europeo in cui le retribuzioni reali sono persino diminuite: -3,4%, contro il +30,9% della Francia e +33% della Germania.
E’ chiaro come quanto appena dimostrato non possa essere ricondotto a semplici contraddizioni statistiche. Siamo di fronte ad un preciso modello economico pensato dalle classi elitarie e introdotto nel paese per mezzo della classe politica, che sta trasformando la nostra democrazia in una vera e propria oligarchia.
Qui non abbiamo più di fronte la domanda politica per chiedersi come aumentare la ricchezza nazionale (che di tutta evidenza sta aumentando), bensì, chi realmente ne beneficia, come viene tassata, come viene trasmessa per eredità e quanto di essa viene trasformato in investimenti, salari, servizi pubblici e opportunità collettive.
Perché un paese, come nel caso concreto dell’Italia, può diventare più ricco nei suoi bilanci patrimoniali e, nello stesso momento, più povero nella vita concreta della maggioranza.
E non mi stancherò mai di ripeterlo, se vogliamo realmente riportare la nostra economia dentro i principi democratici che caratterizzano la nostra Repubblica, è essenziale che la maggioranza capisca la vera natura di monopolio pubblico che riveste la moneta. E che il popolo sovrano tolga immediatamente questo monopolio dalle mani del “sistema dei partiti” della politica italiana, che nei fatti lo esercita nell’interesse esclusivo di una ristretta parte elitaria, la quale oggi si è impossessata delle nostre istituzioni e del paese.
di Megas Alexandros

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte