di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
“Ce lo chiede l’Europa”, è il refrain con il quale da decenni chi ci governa costringe gli italiani ad accettare qualsiasi tipo di nefandezza che esce fuori dalle scelte di politica economica dei governi, costringendoci alla rinuncia anche dei bisogni più essenziali.
Il sillogismo, puramente propagandistico, che sta dietro a questa frase, che porta gli italiani ad accettare l’inaccettabile, si può riassumere così: se vogliamo tutti i benefici dell’essere europei e della moneta unica! allora dobbiamo fare quello che ci dice chi è alla guida delle istituzioni europee. Altrimenti (ed ecco la paura prospettata), arriva l’inflazione ed una moneta svalutata con la quale non potremmo comprare più niente. Del resto infondere paura con il prospetto di fantomatiche tragedie imminenti, è fin dalla notte dei tempi la strategia che ha dato più frutti alle classi elitarie per dominare i popoli.
Tutto questo avrebbe un senso, se la totalità delle disumane crudeltà che i nostri governi mettono in atto, fossero una scelta politica delle istituzioni europee. E avrebbe ancor più senso, se tali scelte fossero state fatte proprie anche dai governi dei paesi membri.
Ma non è cosi!
Le tanto odiate politiche di austerità, tanto per andare subito al centro della questione, sono state applicate in Italia con una tale veemenza e per un tempo così esteso, che non ha riscontro nel resto d’Europa. La dimostrazione più pratica è la lunga e consecutiva serie di avanzi primari registrati nel bilancio dello Stato, un unicum non solo dentro i confini della UE, ma anche se guardiamo al resto del mondo.
Cosa comporta l’avanzo primario in quanto al mancato soddisfacimento dei diritti “incomprimibili” sanciti in Costituzione, ormai è cosa nota e ben spiegata nell’ultimo articolo scritto in collaborazione con l’amico Roberto Bazzichi. Ma c’è un altro elemento di cui nessuno parla e che a conti fatti, si fa beffa di un altro dei principi che stanno a fondamento della nostra Repubblica, ovvero l’applicazione del principio di proporzionalità nella riscossione dei tributi, che i padri costituenti hanno avuto ben cura di inserire nella nostra carta costituzionale.
In poche parole chi ha di più deve contribuire maggiormente e di conseguenza si richiede che le aliquote debbano essere proporzionalmente crescenti in rapporto all’entità del reddito conseguito.
In Italia oggi, in linea con una pressione fiscale ormai a livelli insostenibili, siamo arrivati – in totale spregio al principio di proporzionalità – all’assurdo che l’aliquota massima IRPEF, udite, udite! viene applicata a partire da un reddito di 50 mila euro. Si avete capito bene, per chi ci governa e fa le leggi, in Italia si è considerati così ricchi da meritare la massima aliquota, con appena un reddito di 50 mila euro.
E tutto questo senza che ce lo chieda l’Europa!
Dal momento che, è sufficiente analizzare quanto avviene negli altri paesi della UE, per capire che tale decisione è pienamente ricondotta alla volontà politica di chi ci governa a Roma.

Come potete constatare dalla tabella, nei paesi nostri principali partner europei, il principio di proporzionalità è nettamente più onorato che da noi. In Francia l’aliquota massima parte da un reddito quasi 4 volte superiore al nostro ed in Germania quasi 6 volte. Per non parlare degli Stati Uniti, paese spesso indicato come patria del globalismo e titolare del nostro “vincolo esterno”, dove una aliquota massima addirittura più bassa, viene applicata a partire da un reddito ben 13 volte superiore al nostro.
Per quanto riguarda gli USA, va considerato che alcuni stati come la California, applicano una imposta aggiuntiva mentre altri si limitano a quella federale. Ad esempio per un residente in California, l’aliquota marginale complessiva può superare il 50%, mentre in Texas il massimo resta sostanzialmente quello federale (oltre a eventuali imposte locali e contributi). Ma parliamo sempre di soggetti con redditi elevati, per i quali il pagamento delle tasse non compromette minimamente il pieno soddisfacimento dei loro bisogni.
Se anche andiamo ad un confronto indicativo tra le principali economie del G20 (e alcuni Paesi OCSE), ordinato in base al reddito necessario per entrare nell’aliquota marginale massima dell’imposta nazionale sul reddito delle persone fisiche, otteniamo che solo il Belgio è nella stessa assurda situazione dell’Italia.

Io mi chiedo come sia possibile che nessuno, soprattutto nel così detto mondo del dissenso, metta in risalto questa evidente anomalia. Certo la risposta, potrebbe essere anche semplice da fornire. Mettere in evidenza tale espetto farebbe crollare immediatamente i presupposti che animano la loro propaganda principale: la quale si fonda sul complottismo, rappresentato da un nemico apparentemente imbattibile e distante per noi comuni mortali.
Al contrario l’evidenza ci fa vedere che il “diavolo” da combattere è molto più vicino di quanto ci vogliano far credere. E’ a Roma e non a Bruxelles o a Washington, che hanno deciso che un italiano con un reddito di 50 mila debba pagare la stessa percentuale di IRPEF di chi invece ne consegue uno da 1 milione.
Ditemi voi se chi percepisce un reddito di 50 mila e ne deve restituire allo Stato più di 20 mila con le tasse, può essere considerato una persona ricca nel belpaese. Tutt’altro, al tenore di vita attuale, è un perfetto disgraziato che per provare a vivere è costretto ad indebitarsi. Se poi ha anche famiglia da mantenere…… in quel caso vive un dramma quotidiano dal quale difficilmente potrà uscirne.
E’ chiaro che riflettendo su quanto appena esposto, torna immediatamente alla ribalta il tema fin troppo dibattuto a sproposito, a chi appartenga la sovranità nel nostro paese. E questa è l’ulteriore prova che il governo di Roma, è ancora pienamente sovrano per decidere le sorti del proprio popolo. Purtroppo, ahinoi! il problema è che le decide sempre nell’interesse di pochi e non della maggioranza del paese.
I nostri governi che agiscono ormai in modo trasversale e decisamente eversivo, di tutta evidenza non riconducono più la loro azione nel rispetto della democrazia che sta a fondamento della nostra Repubblica, ma operano nell’interesse di una ristretta oligarchia che ormai si è impossessata del paese e del bene comune.
Non esiste altra strada che la presa di coscienza di tutto questo da parte del popolo sovrano, per cominciare ad abbattere quei poteri profondi che oggi hanno messo i loro interessi sopra la nostra democrazia.
di Megas Alexandros





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