di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
I dazi, che in economia, tanto per essere chiari, danneggiano sia chi importa che chi esporta e ancor di più chi consuma, pare siano utili a far capire l’economia ai componenti della commissione europea!
Appena presa notizia della firma del presidente Trump sull’ordine esecutivo che impone dazi del 25 per cento sulle importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti, con un improvviso risveglio da un letargo in materia economica che a Bruxelles permane dalla nascita dell’euro, la presidente Ursula von der Leyen, ha dichiarato:
“I dazi sono tasse: sono dannosi per le imprese, peggiori per i consumatori”[1]
Buongiorno! verrebbe da dire.
Dopo decenni che ci costringono a subire politiche di austerità senza una fine e con il dramma sociale sotto i nostri occhi, ci voleva la disgrazia dei dazi di Trump (tasse a tutti gli effetti, ndr), per far capire ai nostri governanti che tassando si distrugge la capacità di spesa del settore privato, si creano danni a chi produce e ancor di più alla maggioranza che consuma, fino a togliere occupazione ed aumentare in modo esponenziale precariato e povertà.
Il presidente degli Stati Uniti, invocando la “sicurezza nazionale” – tema a cui hanno fatto ricorso Giorgia Meloni ed i suoi ministri per giustificare il rilascio del criminale libico Almasri – ha stabilito che a partire dal 12 marzo 2025 le importazioni di articoli in acciaio dalla Cina e dall’Europa saranno colpite con tariffe del 25 per cento.
Al netto della misura autolesionistica che caratterizza chi impone dazi, mi preme far notare, come per Trump la stabilità del sistema economico del suo paese, a differenza che per il nostro governo, rientri in quella che è una priorità, tanto da considerarla fondamentale in quello che è il concetto di mantenimento della sicurezza nazionale per una nazione. Problema, quello di conseguire una “buona economia”, che per decenni i nostri esecutivi mai si sono posti, continuando a destabilizzare sempre più il sistema economico del paese con le note politiche di austerità, consistenti in un numero di avanzi primari nel bilancio dello stato, che rappresentano un primato storico a livello mondiale.
Quando lo Stato tassa, al contrario di quando spende, contabilmente e materialmente sta distruggendo moneta e di conseguenza capacità di spesa dentro il settore privato. Questo è un concetto che dobbiamo avere ben chiaro nella nostra mente. Un concetto che ora, dopo le dichiarazioni della von der Leyen, pare sia arrivato finalmente anche a Bruxelles.
Il mondo è un sistema economico chiuso, sia che le tasse ce le imponga il nostro governo o il governo di un altro paese, non fa differenza a livello macroeconomico sul risultato finale, se nessun altro governo spende in ugual misura per coprire la perdita di potere di acquisto derivante da tale tassazione.
Quindi i dazi, come anche afferma la von der Leyen, sono tasse. Tasse che colpiscono in primis il popolo americano, che vedrà salire i prezzi dei prodotti importati, con relativo fenomeno inflattivo annesso. E in caso di un aumento del prezzo, tale da interromperne l’importazione, si troveranno a non godere più materialmente dei suddetti beni. I dazi, però, non lasciano indenni nemmeno gli esportatori, qualora i loro governi nazionali non azionino immediatamente la leva fiscale per proteggere chi vende fuori dal paese, dalla perdita delle quote di mercato. E’ chiaro che se gli Stati Uniti smettono di importare dall’Europa in conseguenza dei dazi, le nostre aziende si ritroveranno enormi quantità di produzione invenduta e all’economia del paese verrà a mancare un importante flusso di denaro, che ripeto, in mancanza di un intervento del governo, aggraverebbe ancor di più la già conclamata crisi economica presente da tempo nel paese.
Il futuro che si sta delineando in conseguenza della politica di Trump sull’import, per l’eurozona che conosciamo e per l’Italia ancor di più, dove lo spirito mercantilista è più che una religione, è tutt’altro che simpatico. Oltre ad acciaio e alluminio, Trump sta valutando inoltre di imporre dazi aggiuntivi anche su automobili, prodotti farmaceutici e chip per computer. In questi anni l’export italiano verso gli Usa è stato sempre in costante aumento e nel 2023 ha sfiorato i 70 miliardi all’anno. In pratica il 3% del nostro Pil che è l’equivalente del limite massimo di deficit consentito ai nostri governi in base ai parametri di Maastricht.
Non è poco! anzi, potrebbe essere abbastanza per far saltare in aria la nostra economia.
Cercate di capire! in un mondo dove, da quando ci alziamo la mattina, niente si fa e niente si può fare senza la moneta, dovete convenire con me e con la logica che, la sua mancanza è un problema?
Se a questo aggiungiamo che gli unici che possono produrre la moneta e fornircela al netto, sono gli Stati attraverso la spesa pubblica in deficit; capiamo bene che, nonostante quello che ci indottrinano i neoliberisti e oggi addirittura propagandato da Elon Musk delfino del presidente Tump, non esistono altre opzioni al di fuori dell’intervento dei governi per stabilizzare i sistemi economici.
Se dal 12 marzo prossimo al nostro paese verranno a mancare 70 miliardi all’anno di esportazioni in Usa, o si trova chi ci fornisce tale denaro esportando in altri paesi, o il governo italiano crea le condizioni per far consumare tale produzione dentro il paese. Non esistono alternative!
E per consumare tale produzione in Italia, occorre mettere in tasca agli italiani la quantità di denaro necessaria affinché possano acquistarla e poi consumarla. Sto usando la logica più spicciola, confortata dalla matematica contabile per rendere comprensibili a tutti il concetto.
E’ chiaro che per mettere soldi in tasca agli italiani occorre farli lavorare. E chi se non il governo attraverso la spesa in deficit può mettere appunto programmi di lavoro garantito per chi cerca lavoro, oltre a stabilizzare il livello dei salari per corretto sostegno dei consumi.
“I dazi ingiustificati imposte all’Ue non rimarranno senza risposta: faranno scattare contromisure ferme e proporzionate“, dichiara la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, in una nota. L’Ue, assicura, “agirà per salvaguardare i propri interessi economici. Proteggeremo i nostri lavoratori, le nostre imprese e i consumatori”, conclude.[2-ibidem]
Sulla stessa linea il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic: l’Unione Europea risponderà “con fermezza” e “in modo proporzionato” adottando “contromisure”, assicura il commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic, nella plenaria del Parlamento a Strasburgo, aggiungendo che l’Ue rimane impegnata ad un “dialogo costruttivo” con Washington. “Purtroppo – afferma – i dazi sono tornati. Da un giorno all’altro il presidente degli Stati Uniti ha firmato un provvedimento che impone dazi del 25% su tutte le importazioni di acciaio e alluminio negli Stati Uniti a partire dal 12 marzo. Ha anche annunciato dazi reciproci su altri prodotti, in arrivo questa settimana. Ci rammarichiamo profondamente per queste decisioni e per questi annunci. L’Ue non vede alcuna giustificazione per l’imposizione di dazi sulle nostre esportazioni, che sono economicamente controproducenti, soprattutto considerando le catene di produzione profondamente integrate, stabilite attraverso i nostri estesi legami commerciali e di investimento transatlantici. I dazi sono tasse dannose per le imprese e per i consumatori”.[3-ibidem]
Dalle dichiarazione di Sefcovic e von der Leyen, si evince chiaramente come i due si rendano perfettamente conto di quanto sarà drammatico l’impatto che l’introduzione di nuove tasse avrà sui paesi europei. E allora, perché per tutti questi anni hanno sostenuto la bontà di politiche improntante unicamente al rigore fiscale, ispirate alle idee neoliberiste che inneggiano al “Dio” mercato con lo Stato sempre fuori dall’economia. Salvo poi ricorrere sistematicamente ai soldi pubblici per superare le numerose crisi affrontate in conseguenza della “follia” che ha caratterizzato appunto le politiche economiche imposte.
Sefcovic, addirittura con spirito “crocerossino” mai riscontrato nei confronti dei popoli europei, si preoccupa persino per gli americani, colpiti a loro volta dalla insensata politica di Trump sui dazi: “gli Stati Uniti tasseranno i propri cittadini, aumentando i costi per le proprie attività e alimentando l’inflazione”.[4-ibidem]
Anche quest’ultima dichiarazione mostra perfettamente come a Bruxelles sono a conoscenza delle implicazioni che derivano dall’imposizione di politiche improntate ad una elevata e ingiustificata tassazione. Non ultima la tanto sbandierata e temuta “inflazione”. Quindi, sono perfettamente coscienti, di quello che la Modern Monetary Theory di Warren Mosler afferma da sempre, ossia che il livello dei prezzi (inflazione, ndr), è direttamente dipendente, determinato e eventualmente gestibile dalla politica fiscale dei governi. Sono i governi in quanto monopolisti della moneta a spendere per primi e quindi a determinare il livello dei prezzi. Sono i governi attraverso le imposte applicate (IVA, dazi, imposte sul lavoro, ecc.) a determinare il costo finale di un prodotto. E sono sempre i governi a determinare il livello dei prezzi nella propria valuta sul proprio territorio, attraverso politiche di spesa quali i sussidi nei settori che lo ritengono più opportuno.
Quindi, in conclusione, da Bruxelles ci stanno dimostrando di sapere, come del resto è riduttivo pensare che anche dentro il governo italiano non sappiano cosa comporta tassare all’interno delle loro funzioni.
Quando il governo spende crea moneta e quando tassa la distrugge!
è un concetto talmente semplice, oggi confermato anche dai “fenomeni” di Bruxelles, che tutti noi dovremmo screvere su un foglietto e appendere nelle nostre camere per leggerlo ogni mattina al nostro risveglio, per poi ripeterlo in ogni momento ai nostri governanti, che sono i principali responsabili delle nostre sofferenze.
di Megas Alexandros
Note:
[1][2][3][4] Dazi su acciaio e alluminio, Trump sfida l’Europa che risponde: “Ferme contromisure”





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