Al Potere fa paura l’astensionismo. Ormai non lo nasconde più nemmeno Mattarella!

“Una democrazia di astenuti, di assenti, di rassegnati è una democrazia più fragile.” - Le parole del Presidente della Repubblica tolgono legittimità democratica ai governi nati senza la partecipazione al voto della maggioranza degli italiani. Astenersi, rimane l'unico modo per sbarazzarsi in modo democratico, di questa classe politica che da tempo non opera più nell'interesse del paese.

24 Dicembre 2025 | Attualità, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

L’esplosione del fenomeno dell’astensionismo, che da tempo caratterizza in modo decisamente negativo il processo democratico del voto nel nostro paese, comincia veramente a far paura a chi ci governa. Ho scritto e dibattuto molto sul tema, dal momento che lo considero un aspetto fondamentale per chi ha a cuore le sorti della democrazia. Anche per questo ho deciso di allontanarmi da quella parte del dissenso che non ritenendolo tale, continua a dare forza e sostegno all’attuale sistema dei partiti, ormai ritenuto non più credibile dalla maggioranza degli italiani con la loro assenza dalle urne.

Contrariamente a chi crede che la democrazia possa essere determinata per legge attraverso l’introduzione di comodi quorum elettorali, il concetto che spesso ho ripetuto è che la stessa si manifesta in modo del tutto naturale, solo con la partecipazione della maggioranza a quello che viene considerato il processo democratico per eccellenza: ossia, il voto.

In poche parole e per essere il più concreti possibile, un governo di una nazione eletto con la partecipazione al voto di meno del cinquanta per cento degli aventi diritto, non può essere considerato un esecutivo di espressione democratica. Di conseguenza una democrazia che si trova in queste condizioni perde di fatto di consistenza; fino ad assumere tutt’altre forme di stato, che a seconda del livello di concentrazione e di chi gestisce il potere, possono andare dalle oligarchie fino ai regimi tipici degli stati totalitari.

Ora, nessuno qua è così ingenuo da pensare che le democrazie moderne siano così perfette che al loro interno non esistano sistemi di potere che sistematicamente violentano la democrazia stessa. Ma, quello che le caratterizza, soprattutto nel mondo occidentale, è la loro estrema necessità di apparire all’esterno, come tali. E lo strumento principe per ottenere questa sorta di accredito divino rispetto ai paesi dove oligarchie e totalitarismi sono manifesti, sono proprio le elezioni.

Il solo fatto che puntualmente a scadenze prestabilite, i paesi che rappresentano le democrazie moderne, concedono ai loro popoli quello che è lo spettacolo circense rappresentato dalla folla che si reca a votare i loro rappresentanti, serve a dare credito a quella che poi è la “farsa” della democrazia rappresentativa. L’espressione usata non è alquanto eccessiva, dal momento che l’esperienza diretta ci conferma che chi viene eletto sempre più assiduamente si fa beffa del mandato popolare, per allinearsi ai voleri del sistema dei partiti che lo ha scelto.

E’ proprio attraverso il sistema dei partiti che la classe dominante detiene il bastone di comando nel paese, facendo apparire una democrazia perfetta quella che invece in realtà è una pura oligarchia.

Che cosa è accaduto in questi anni in Italia per arrivare ad un tasso di astensionismo così elevato? voti oggi e voti domani, tradimento dopo tradimento da parte del politico di turno, anche l’italiano più ottimista e speranzoso ha iniziato a prendere coscienza che votare non serve a niente. Ecco che oggi il grado di fiducia nella classe politica italiana sta viaggiando verso lo zero assoluto. E questo è un grosso problema per il sistema di potere che ci governa!

Pensate un attimo, se ipoteticamente, sulle schede elettorali al fianco dei simboli dei partiti, fosse consentita l’opzione “nessuno di voi”, oggi gli astenuti sarebbero il primo partito italiano con la maggioranza assoluta.

Per attenzionare chi ci governa ed il sistema dei partiti su quanto sia pericolosa la valanga astensionista per il mantenimento dello status quo, è scesa in campo nei giorni scorsi anche la carica istituzionale più in alto della Repubblica. E’ stato proprio il presidente Sergio Mattarella, con un lungo discorso rivolto a tutta la classe politica, a mettere in guardia su quanto sia pericolosa per la democrazia, la mancata partecipazione del popolo.

Il Presidente Mattarella attenziona la classe politica sul fenomeno della mancata partecipazione democratica nel paese (cliccate sull'immagine per ascoltare)

Il Presidente Mattarella attenziona la classe politica sul fenomeno della mancata partecipazione democratica nel paese (cliccate sull’immagine per ascoltare)

“Una democrazia di astenuti, di assenti, di rassegnati è una democrazia più fragile.”

Queste poche e semplici parole del Presidente, riassumono alla perfezione il concetto che da tempo cerco di far comprendere ai tanti che ancora hanno difficoltà ad assimilare il vero significato della democrazia. E non parlo certamente dei politici che ormai della democrazia si fanno beffa quotidianamente nell’esercizio delle loro funzioni. Mi riferisco, come già evidenziato all’inizio, a tutti coloro che apparentemente posizionati dalla parte di chi dissente, con ardire autoritario, identificano chi non va a votare come un cittadino che non sta compiendo il proprio dovere.

Questa loro posizione, che punta il dito contro chi si astiene, a guardare bene è invece totalmente allineata a quella del sistema della politica che al contrario dicono di combattere. Colpevolizzare chi non vota per non aver raggiunto i numeri necessari per governare o incidere su un governo a cui si partecipa, è proprio la propaganda che i vari leader dei partiti intavolano ogni giorno sui loro profili social per evadere dagli impegni e dalle responsabilità derivanti proprio dal mandato elettorale.

Non solo, è sempre la stessa propaganda politica ad usare chi vota, per legittimare l’azione di governi che di fatto rappresentano invece una netta minoranza del paese. Quante volte abbiamo ascoltato inneggiare all’ampio consenso che l’attuale premier Giorgia Meloni riscuoterebbe nel paese, quando invece sta governando con il voto di una ristretta minoranza degli italiani (7 su 51 milioni di avanti diritto al voto).

In democrazia non conta chi vince se alla competizione elettorale non partecipa la maggioranza del paese. Su questo è stato chiaro anche il Presidente Mattarella. Come è certo che a subire i danni di una democrazia sempre più “fragile” nel paese, sono indubbiamente i cittadini. Ma la politica pare non sentirci da quest’orecchio e continua imperturbata ad esercitare il potere che la Costituzione gli attribuisce con autoreferenzialità, come se fosse dotata di un consenso democratico reale.

Anche le ormai stucchevoli giustificazioni che si ascoltano rispetto alla diserzione alle urne da parte dei più giovani, non trovano corrispondenza con una loro supposta disaffezione alla politica. Tutt’altro, una parte significativa del mondo giovanile mostra invece “un’ampia e preziosa propensione all’impegno civile e alla mobilitazione sui grandi temi del nostro tempo”.

La disaffezione alle urne, non è quindi disaffezione alla politica, bensì una vera e propria espressione di democrazia popolare, espressa in modo del tutto naturale al di fuori del sistema dei partiti, che trae origine proprio dalla rassegnazione per la perdita di ogni speranza che un reale cambiamento dell’attuale sistema instauratosi dentro le nostre istituzioni, possa avvenire con il regolare processo democratico rappresentato dal voto.

Del resto come si può ancora avere fiducia in un sistema come quello dei partiti, ormai in mano a lobbies e agglomerati di potere più o meno espliciti, che sempre più spesso sceglie i propri candidati in base all’appartenenza, procurando loro i voti necessari per sedersi sulle poltrone della politica.

Vorrei concludere affermando: le parole del Presidente della Repubblica, che ricordo essere garante della Costituzione, hanno finalmente legittimato l’espressione del pensiero di chi si astiene, come una vera e propria manifestazione democratica. E forse, stante l’ormai confermata sordità della nostra classe politica, è anche l’unico modo concreto per sbarazzarsene, togliendo ogni legittimità democratica ad un governo che dovesse nascere con la partecipazione dal voto di meno del cinquanta per cento degli italiani.

di Megas Alexandros

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte