Aumentare la produzione? Sì, ma di denaro!

29 Gennaio 2025 | Economia, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Politici ed economisti italiani continuano imperterriti a discutere della bassa produttività italiana, indicandola come la causa principale della mancata crescita e i bassi redditi che da decenni caratterizzano il paese. In poche parole, secondo il loro pensiero alquanto riduttivo, in Italia non si cresce e non si guadagna perché non siamo abbastanza produttivi, ovvero la produzione e di conseguenza il Pil (prodotto interno lordo) del paese non crescono.

La storia del mondo e non casi isolati, ci mostra da secoli che il record di produzione per ore di lavoro, ossia la produttività, appartiene ancora agli schiavi. Eppure, per costoro la parola reddito e salario denominati in moneta è totalmente sconosciuta. Quindi, l’assunto apparentemente “naturale” che collega la produttività ai salari e i redditi denominati in una valuta si configura come del tutto fuori luogo.

Seguendo il medesimo filo logico, sempre la storia, questa volta quella più recente per fortuna, ci mostra invece lavoratori che pur non spaccandosi la schiena, al contrario conseguono redditi e salari di tutto rispetto.

Se vogliamo scendere nel concreto per rendere più chiare le idee a chi ancora le ha confuse, basterebbe fare un confronto su chi si spacca di più la schiena e quindi più produttivo fra il lavoratore che raccoglie frutta e verdura nei campi a 3 euro l’ora (assimilato del tutto ad uno schiavo, ndr) e un manager di Morgan Stanley che riceve oltre 500 mila dollari all’anno per vendere alla gente prodotti finanziari.

Il 95 per cento di chi abita il mondo puo’ vivere e vive benissimo senza avere in casa un contratto derivato, un futures o una partecipazione azionaria, ma il 100 per centi, certamente non può vivere senza i pomodori, tanto per citare il primo prodotto ortofrutticolo che mi viene in mente. Quindi, è palese quanto sia più necessario e quindi più produttivo chi raccoglie i pomodori di chi cerca di vendere un asset finanziario. Altrettanto palese è chi tra i due si spacca di più la schiena. Quello che però non fa quadrare i conti è il salario dei due lavoratori, di tutta evidenza totalmente scollegato alla loro produttività.

Quindi, ricollegare l’aumento della quantità dei salari e dei redditi all’aumento della produttività è totalmente fuorviante, come evidenziato dagli esempi concreti appena esposti. In effetti stiamo collegando due azioni che non sono l’una conseguenza diretta dell’altra. Gli schiavi lavoravano e massimizzavano la loro produzione, ma erano privi di reddito poiché nessuno forniva loro il denaro che quantificava il loro lavoro. Denaro che come sappiamo si produce in altri luoghi rispetto a dove si lavora.

Infatti, il punto cruciale – premesso che il Pil, che possiamo assimilare al fatturato, non tiene conto della produzione invenduta, e già questo sarebbe sufficiente a mostrare la fragilità di quanto postulato – quello che politici ed economisti mainstream, non considerano per niente, è la natura e chi produce la materia prima, ovvero il denaro, con cui si acquistano in primis le ore di lavoro e poi successivamente si scambia e si misura la produzione venduta e quindi la crescita.

Sul fatto che l’invenduto sia produzione, ovvero beni prodotti ma non venduti, penso che nessuno debba nutrire dubbi. Come altrettanta certezza dobbiamo averla sul fatto che per vendere un bene occorre che qualcuno lo acquisti in cambio di denaro. Altrettanto certo è che il Pil è espresso in valuta e che corrisponde agli scambi conclusi, ovvero non tiene conto dei beni ancora giacenti nei magazzini o ancora peggio di quelli distrutti.

Purtroppo non esiste un dato che accerta la produzione non venduta. Beni che sono stati distrutti perché scaduti come avviene nel settore alimentare, oppure beni che sono nei magazzini come ad esempio le auto, rappresentano produzione non scambiata e costi economici per chi li ha prodotti e reali per chi non li ha consumati.

Nonostante tutte le evidenze, economisti del calibro di Luigi Marattin continuano a dirci che per aumentare redditi e salari dobbiamo aumentare la produttività! [1]

Aumentare la produttività significa aumentare la produzione, ovvero ancora più beni e servizi da vendere. Ma se già adesso si fa fatica a consumare quello che viene prodotto, la logica conseguenza del ragionamento di Marattin, è che l’aumento della produttività andrebbe ad aumentare ancor di più l’invenduto.

A questo punto anche un bambino capirebbe che la leva su cui dobbiamo agire in partenza non è quella della produttività, ma bensì quella di massimizzare il consumo della produzione.

Il problema della nostra economia non è che non ci sono beni da acquistare sugli scaffali dei supermercati o auto dentro i saloni delle concessionarie, ma, manca chi li consuma. O meglio, mancano i soldi in tasca dei consumatori!

La gente oggi non compra perché non desidera comprare ma perché non dispone del denaro per farlo. E perché non dispone del denaro? semplice, perché politiche fiscali improntante ad una austerità senza fine messe in atto dai nostri governi, hanno ridotto la maggioranza della nazione, in condizioni di estrema precarietà nel lavoro e sempre più prossimi alla povertà.

Precarizzando il lavoro e le nostre vite hanno tolto il denaro di tasca alla gente per consumare quanto desidererebbero.

L’entità del salario e dei redditi denominati in una determinata valuta non la decide la produttività ma chi produce quella valuta! Ma questo è un concetto che Marattin e co. non prendono assolutamente in considerazione.

E’ lo Stato in quanto produttore della sua valuta e quindi capace di acquisire tutta la forza lavoro che desidera al prezzo che ritiene opportuno, a determinare direttamente la produttività, il numero di occupati e quindi il livello dei consumi, il salario minimo e infine con le sue politiche fiscali anche il reddito di chi lavora.

Se proprio vogliamo toccare il tema della produttività, chi produce meno di tutti in assoluto è il disoccupato involontario. Non solo, il disoccupato è anche il principale soggetto che non consuma la produzione e quindi colui che maggiormente contribuisce a rendere nulla la crescita in termini di Pil.

E’ risolvendo il problema occupazionale che si arriva anche alla massima produttività per un paese. E’ mettendo tutti a lavorare e sfruttando tutte le risorse disponibili che un paese arriva alla suo massimo produttivo. E’ fornendo un salario adeguato al sistema economico dove il lavoratore vive che egli può consumare appieno la produzione. E questo, al contrario di quello che afferma Marattin nel suo tweet, può avvenire solo per mezzo delle politiche di spesa in deficit da parte dei governi. Non esiste alternativa!

La scientifica e deliberata distruzione della domanda interna messa in atto da ogni nostro governo a partire da quello presieduto da Mario Monti, per non far consumare gli italiani, finalizzata ad ottenere surplus commerciali con l’estero, è l’idea economica più assurda e delinquenziale che un governo possa mettere in atto. In pratica lo Stato, inteso come sistema-paese, rinuncia a spendere in deficit (creare moneta dal nulla!), sperando di vivere con quella creata da altri, ovvero confidando nel deficit conseguito da altri governi.

Tutto questo per cosa? per mantenere stabile il cambio della propria valuta, essenziale a mantenere intonso il valore dei risparmi, oggi sempre più concentrati in pochissime mani.

Detto questo, un paese che opera in maniera corretta a livello di politiche fiscali e monetarie, sfruttando appieno la forza del monopolio pubblico rappresentato dalla propria valuta, è in grado benissimo di mantenere una stabilità nel tempo del valore della propria valuta, senza rinunciare a quella che è una buona economia che possa qualificarsi in un benessere diffuso.

Sì, la prima cosa da fare è aumentare la produzione, ma del denaro….. e questo compito spetta solo ai governi!

di Megas Alexandros

 

Note:

[1] Luigi Marattin on X: “E I REDDITI BASSI ? (Sequel del post precedente). Sui redditi bassi il fisco non c’entra più niente. Chi guadagna 1.000, 1.200, persino ormai 1.500 euro al mese non paga quasi più niente di IRPEF (paga semmai i contributi previdenziali per la sua pensione futura). Il problema” / X

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte