Chi lo dice che il modello neoliberista che guida le politiche economiche della UE proviene dagli Stati Uniti!

25 Febbraio 2025 | Economia, Geopolitica, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Per anni abbiamo ascoltato la narrativa che il modello neoliberista in quanto al pensiero economico, quello che ha caratterizzato la costruzione e la vita dell’unione monetaria europea, sarebbe frutto di un progetto ideato ed imposto dallo “stato profondo” di Washington.

Con questo non voglio certo negare che alcune parti del potere americano, come le figure politiche legate al mondo globalista che si è fatto strada dentro il partito democratico, che per anni hanno “bivaccato” dentro la Casa Bianca, abbiano dato una grossa mano a Roma e Bruxelles a sostegno della narrativa. Ma una cosa è dare sostegno ad una Europa da sempre partner primario degli Stati Uniti a livello geopolitico, altra cosa è essere indicati come il “deus machina” che si cela dietro al progetto europeo. Il quale, man mano che il tempo passa, risulta  sempre più chiaramente attribuibile alla volontà delle élite europee stesse.

Oggi che i risultati delle politiche economiche applicate in questi decenni, sia dai governi di Washington che da quelli dei paesi membri della UE, sono sul tavolo, è facile arrivare a questa conclusione. Ovvero, che il deep state americano e i suoi centri di comando, poco c’entrano con il disastro economico che sta andando in scena dentro l’eurozona.

E’ il Fondo Monetario Internazionale (FMI), attraverso una analisi che prende in esame il livello del prodotto interno lordo per capita (GDP per capita) dei diversi stati federali degli Stati Uniti confrontandolo con alcuni paesi appartenenti alla UE, che ci da prova del totale disallineamento tra le politiche economiche messe in atto in questi anni dagli Stati Uniti e quelle del Vecchio continente:

La panoramica che viene fuori dallo studio del FMI è illuminante. Lo stato più povero degli USA, il Mississippi, ha un PIL pro capite più alto di Francia o Italia, il secondo più povero, più alto di Canada o Germania. Questo è il primo importante segnale che oltreoceano, in quanto a politiche economiche, hanno viaggiato in direzione opposta alla massiccia austerità applicata dalla maggioranza dei governi europei.

Con questo non voglio certo affermare che un Pil pro capite più elevato, sia indice sicuro di minore o addirittura mancanza di povertà. La concentrazione della ricchezza può benissimo essere alta anche in questo caso, ma certamente in quei paesi dove la spesa in deficit dei governi è più elevata, le probabilità di stare tutti meglio sono maggiori. Ed è bene ricordare che la spesa dei governi in molti casi è la voce principale che contribuisce al prodotto interno lordo di un paese.

E’ innegabile che nei decenni passati in termini di deficit gli Stati Uniti siano andati in direzione opposta rispetto ai paesi della UE, Italia su tutti, campione mondiale negli avanzi primari. Le loro strade si sono divise anche riguardo al modello economico impartito. Alla volontà di Bruxelles di inseguire una politica economica prettamente di stampo mercantilista, si contrappone oltreoceano un sistema economico che li vede essere i più grandi consumatori al mondo della produzione altrui.

Tornando alla tabella e al Pil pro-capite, è chiaro che lo stesso non può essere indicatore certo delle condizioni di vita presenti in un paese rispetto ad un altro. Questo perché è fondamentale anche comparare il costo della vita e i relativi stipendi. Tanto per avere darvi un’idea della diversità: negli Stati Uniti, mediamente gli stipendi sono tre volte quelli in Italia e la paga oraria media supera i 35 dollari, quando da noi i nostri governi si rifiutano ancora di introdurre un salario minimo per legge a 9 euro l’ora.

Ma cenare a New York non costa certo tre volte che farlo a Milano. E se un americano ha sicuramente un costo maggiore per assicurarsi le cure mediche (ma ci stiamo arrivando anche da noi, ndr), riguardo alle spese energetiche e carburanti spende circa la metà di quello che spendiamo noi in Italia. Anche il carello della spesa del supermercato è in media un 10 per cento più economico per gli americani.

Dal momento che le politiche dei governi sono sempre indirizzate dai “poteri” elitari, come può essere credibile, di fronte ad una così evidente dissonanza, che le politiche di Bruxelles siano decise da quelli di stanza a Washington?

Solo chi ormai è totalmente assuefatto alla più fraudolenta propaganda messa in scena dai politici di casa nostra con i mezzi di informazione a sostegno, può ancora credere che le decisioni in termini di politiche economiche nel nostro paese vengano prese in gran segreto alla Casa Bianca, invece che alla luce del sole da chi ci governa dentro Palazzo Chigi.

Ma voglio andare oltre. La conferma che salari e costo della vita, ovvero il livello dei prezzi è determinato direttamente dalle politiche economiche nazionali, ci viene certificato anche dalla realtà presente nella stessa eurozona. A fronte di un’Italia, come detto, dove non esiste un salario minimo per legge, questo è presente sia in Francia (12 euro) che in Germania (13 euro). Questo conferma che non nemmeno Bruxelles è così determinante nel dettare le nostre politiche economiche, figuriamoci Washington!

Il processo di deflazione salariale nel nostro paese è iniziato ben prima dell’entrata nell’Euro e dei tanto “sbandierati” diktat di Bruxelles. L’Italia è l’unico Paese dell’Ue in cui i salari reali (al netto dell’inflazione, ndr) sono diminuiti negli ultimi 30 anni, a dircelo sono diverse analisi a partire da quella dell’Ocse. Mentre il governo attuale, come del resto i precedenti, si rifiuta di discutere con i sindacati (anche loro totalmente passivi da decenni sul tema) riguardo al salario minimo, i dati parlano chiaro: rispetto al 1990, gli stipendi reali in Italia sono diminuiti del 2,9%, mentre in tutti gli altri Paesi europei si è registrato un incremento.

Nel contempo però, il costo della vita nel belpaese è andato alle stelle, anche oltre i paesi così detti più ricchi in Europa come la Germania, riguardo a beni indispensabili come l’energia e i generi alimentari.

Se per dare una risposta alla domanda su dove fossero nate le idee neoliberiste che guidano la nostra economia, guardassimo al paese dove le stesse sono state applicate con maggior intensità e crudeltà, non esiste nessun dubbio sul fatto che questa sia l’Italia.

di Megas Alexandros

 

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte