Claudio Borghi si allinea a Visco nell’incomprensione dei sistemi monetari

18 Giugno 2025 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Tra l’ignoranza generale che regna in tema di economia e moneta dentro i palazzi delle nostre istituzioni, devo riconoscere che il deputato leghista Claudio Borghi, è quello che da sempre si distingue nei suoi tweet e negli interventi pubblici, come colui che più si avvicina alla verità sul corretto funzionamento delle operazioni monetarie.

Questa sarebbe una ottima notizia in termini di speranza per il popolo italiano, se non che, devo constatare che anche Borghi – come del resto la maggior parte degli economisti che si definiscono discepoli di JM Keynes – quando nell’analizzare le operazioni monetarie passano dal campo nazionale a quello oltre i confini, purtroppo, tornano a ragionare, in modo del tutto errato, come se la moneta fosse convertibile.

Il fatto che Claudio Borghi non comprenda la reale natura delle operazioni monetarie oggetto degli scambi tra paesi diversi, era già abbastanza chiaro, dai molti tweet che ha editato in favore della politica di Donald Trump sui dazi, giustificandone l’introduzione come la strada maestra alla riduzione dei deficit commerciali, conseguiti dagli Stati Uniti nella loro qualità di importatori netti dal mondo. Con il tweet di pochi giorni fa a sostegno delle parole pronunciate dall’ex governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, però, l’economista e deputato del partito di Salvini, ha di fatto tolto ogni dubbio sulla sua non comprensione.

 

La prima riflessione da fare è che dovremmo sorprenderci del fatto che due figure istituzionali, note per essere agli antipodi in tema di pensiero economico rispetto a debito pubblico e deficit governativi, improvvisamente si ritrovano uniti in quella che è la falsa prospettazione di cosa rappresentino il debito estero e i deficit commerciali per uno stato sovrano.

Tanto per ricordare, Ignazio Visco ha guidato Bankit dal 2011 al 2023. Arrivato come successore di Draghi, per ben dodici anni, durante i suoi due mandati, ha sostenuto fermamente tutte le politiche economiche e monetarie tanto care ai trattati europei e a chi ci ha governato, per poi lasciare il posto all’attuale governatore Fabio Panetta, anch’esso gradito all’establishment europeo e italiano. Di contro Claudio Borghi, da sempre, più per propaganda che con atti concreti, mostra di essere avverso alle note politiche austere che bandiscono il deficit (ovvero la creazione di nuova moneta, ndr) dai bilanci degli stati.

L’unione tra “il diavolo e l’acqua santa”, ossia tra chi sostiene il rigore nei bilanci degli stati e chi invece perora la causa del deficit, quando si oltrepassano i confini nazionali, non è certo una novità. Proviene dallo stesso modo di ragionare che unisce anche i neo-keynesiani, nonché i marxisti alla Brancaccio ai neoliberisti, e precisamente consiste nel fatto che tutte queste categorie di pensatori apparentemente opposte in termini di pensiero economico, sono affette da quella che io chiamo la sindrome del “dindo d’oro”.

Mentre nell’immaginario della mente dei neoliberisti la moneta è costantemente considerata convertibile in qualcosa di certo, come ad esempio l’oro (da qui derivano le assurdità, ripetute come dogmi, quale l’impegno lasciato ai nostri figli di doversi far carico di ripagare il debito pubblico), negli economisti alla Borghi, invece tale convertibilità entra a far parte del loro pensiero quando si tratta di esportare beni verso altri paesi. Da qui la falsa considerazione, che unisce Borghi e Visco, nell’identificare il debito estero di uno stato come un debito reale, e di conseguenza porre chi detiene la valuta di uno stato estero nella posizione di “creditore” verso quest’ultimo.

Il debito estero di uno Stato non è altro che la valuta che quello stato emette in regime di monopolio, detenuta dai non residenti. In concreto, nel caso degli USA, sono gli estratti conto rappresentanti conti di riserva e/o depositi intestati a soggetti che non risiedono negli Stati Uniti.

Quale impegno si assumerebbe il governo di Washington nei confronti di questi soggetti, tale da rendere insostenibili le finanze del Tesoro degli Stati Uniti, come dichiarato da Borghi?

Se un deputato della Repubblica esperto in materia economica, dichiara pubblicamente l’insostenibilità di un debito, deve essere pronto a portare sul banco delle prove, le motivazioni reali per cui lo ritiene tale.

Ora, ditemi voi che differenza fa in termini di sostenibilità, per il Tesoro Usa ed il suo braccio destro la Federal Reserve (Fed), se un estratto conto è intestato a John Ford o Giuseppe Rossi!

Nessuna differenza!

Se John Ford compra una Ferrari da Giuseppe Rossi del valore di 100 mila dollari, l’unica cosa che avviene dentro i computer della Fed, è il cambio di intestazione su quei 100 mila dollari oggetto della transazione. Il deposito rimane dentro la Fed e Giuseppe Rossi si prende un estratto conto che certifica la proprietà del deposito. Tutto finisce qua e nessuna altra prestazione è dovuta da parte del governo americano.

Altro conto sarebbe stato se la moneta fosse convertibile in qualcosa di certo, come nel caso più concreto e noto a tutti, la convertibilità in oro. In questo caso ipotetico, gli Stati Uniti impegnandosi alla conversione sarebbero debitori di oro e quindi costretti a procurarselo. Ma dal momento che in cambio di un bene ti consegnano un estratto conto denominato in valuta non convertibile, è assurdo parlare di debito. La transazione è conclusa e chi riceve l’estratto conto, con quei dollari può solo acquistare beni e servizi prodotti in USA o asset in dollari, senza nessun diritto ad altra pretesa.

Quindi, come dimostrato l’affermazione di Borghi è totalmente priva di senso, come è altrettanto privo di senso il suo sostegno alla politica dei dazi di Trump. I dazi sono tasse, che senza un intervento contrario a livello di politica fiscale ed in mancanza di aumento del Pil, si traducono in un aumento della pressione fiscale, che in primis colpisce gli americani, punendo chi fornisce loro beni reali in cambio di dollari che il loro governo produce dal nulla.

Ma anche la frase di Visco “nel mondo c’è un solo grande debitore, gli Stati Uniti”, lascia interdetti sulle reali capacità di comprendere la materia trattata da parte di chi per dodici anni ha ricoperto il ruolo più importante dentro le nostre istituzioni, preposto appunto a prendere tutte le opportune decisioni in quanto alla politica monetaria del paese. Una frase che oltre a non corrispondere al vero in termini natura debitoria come appena dimostrato, mostra anche tutta la contraddittorietà su cui si fonda il pensiero neoliberista a cui questi personaggi si ispirano.

Per anni, ogni giorno ci hanno fatto l’elenco dei paesi debitori, mettendo in testa l’Italia e la Grecia, per far accettare al popolo italiano e quello greco gli enormi sacrifici derivanti dalle note politiche di austerità, ed ora Visco ci dice che nel mondo c’è un solo grande debitore, gli Stati Uniti!

Allora, seguendo la stessa folle logica che mostra l’ex governatore di Bankit nel pronunciare queste parole, verrebbe da ribattere, che l’Italia oggi sarebbe un creditore degli Stati Uniti!? e allora perché si continua con le stesse politiche di austerità?!

La realtà è che viviamo nel loop mentale, ormai reso dottrina dal mainstream, che ci costringe quotidianamente a cercare il creditore di quello che tutti chiamano debito pubblico e nel caso degli stati importatori di beni ed esportatori di valuta, il debito estero.

La realtà, dura da far capire e da accettare, è che se proprio vogliamo identificare qualcuno come il “creditore”, con estremo sarcasmo, lo potremmo indicare con il tasto del computer dei ministeri e delle banche centrali che creano “dal nulla”, i numeri elettronici che rappresentano il denaro nei nostri depositi.

Con le contraddizioni che ormai fanno parte del pensiero neoliberista al quale come avete visto, purtroppo si allineano anche figure considerate più illuminate in materia come Borghi, potrei continuare all’infinito. Da una parte ci indicano il debito estero di uno stato come un pericolo in termini di sostenibilità e dall’altra si esaltano quando i nostri Btp ricevono gradimento presso gli investitori esteri. Ma l’acquisto dei titoli del debito pubblico, per identità contabile va ad aumentare il dato del debito estero. Tale incremento avviene anche con i tanto decantati investimenti dall’estero che ogni giorno i nostri governanti ci ricordano essere una necessità per lo sviluppo economico del paese.

Allora, dove sta la verità sul debito estero?! da una parte, politici, economisti e stampa mainstream lo avversano e dall’altra lo promuovono…..

La verità è che dovrebbero studiare prima di arrogarsi il diritto di decidere delle nostre vite….

Girate questo articolo a Borghi e vediamo cosa ci risponde… se ci risponde!!!

di Megas Alexandros

 

 

 

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte