Cosa farà ora Giorgia Meloni con Trump alla Casa Bianca?

17 Novembre 2024 | Attualità, Geopolitica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

C’è una domanda che mi gira in testa da alcuni giorni e credo sia la stessa che vi state facendo molti di voi che mi leggete: cosa farà Giorgia Meloni, oggi saldamente a capo del nostro governo, ora che Donald Trump è ritornato alla Casa Bianca?

Che alla leader di Fratelli d’Italia, romana de’ Roma, piaccia il Potere e si trovi a meraviglia nelle vesti di chi lo gestisce, c’era già chi lo intuiva da tempo quando “Giorgia sono IO”, ancora frequentava il mercato della Garbatella. L’idea di arrivare a comandare il paese dalla poltrona più alta di Palazzo Chigi, contornandosi di parenti stretti ed amici, credo sia da sempre nei cromosomi di questa abile donna che privata della figura paterna (per sua scelta) già in giovane età, si può dire, veramente essersi fatta da sola.

Giorgia aveva solo quello come obbiettivo e per raggiungerlo non si può certo dire che non abbia lavorato molto ed assiduamente. Sia su se stessa che su quelli che sono i meccanismi del sistema di Potere che da sempre guida il nostro paese, i quali oggi la vedono come la figura più garantista per mantenere ben saldo il controllo delle nostre istituzioni, a tutela dei loro interessi.

La Meloni, passata dal dialetto romano al perfetto inglese con cui si presentava prima di diventare premier, ai meeting inter-partitici con i sodali Repubblicani in America ed oggi davanti ai principali leader del mondo, ha mostrato una professionalità e doti, sconosciute a qualsiasi altra figura politica del nostro paese che in questi anni ha provato a rendersi accettabilmente internazionale. Matteo Renzi su tutti.

Forse l’unica eccezione può essere fatta per l’ex premier Giuseppe Conte, non per niente oggi il Sistema stesso lo vede come la pronta riserva da far scendere in campo in caso di una irreparabile caduta della Meloni.

Non solo, la nostra premier ha saputo negli anni anche tessere quella tela talmente a maglie strette, che le ha permesso, da essere quella destroide sovranista di borgata che faceva finta di apparire, ad essere accettata persino da organizzazioni lobbistiche di stampo neoliberista come l’Aspen Insitute.

Il totale appoggio esterno al governo di Mario Draghi, sedotto a tal punto da fidarsi cecamente che una volta al governo Giorgia non lo avrebbe mai tradito – in tema di politiche economiche elitarie e guerra alla Russia – ha fatto sì che la Meloni ottenesse facilmente quel via libera necessario da parte del nostro deep state, senza il quale sarebbe impossibile per chiunque salire a Palazzo Chigi. Ed oggi, addirittura riscuote persino gli endorsement di personaggi icone del Sistema, come Mario Monti.

Certo, tutto questo per Giorgia ha avuto un costo: quello di aver mostrato agli italiani e direi anche al mondo intero (stante le parole di Steve Bannon, pronunciate pochi giorni fa, ndr), di possedere anche l’indispensabile dote necessaria per un politico che voglia arrivare sempre più in alto, ossia l’abilità nell’ingannare costantemente i propri elettori e rimanere impassibile sentimentalmente di fronte alla perdita della propria faccia.

Non è certo questo il luogo dove stare ad elencare nuovamente, punto per punto, tutte le retromarce della Meloni, sui temi più svariati che riguardano le nostre vite e tutte le promesse che ha fatto pur di acchiappare il consenso di chi ancora crede alla possibilità di un paese realmente sovrano e democratico. Il punto che oggi, a noi intesi come popolo, interessa maggiormente – assodato che Giorgia ormai è del tutto inserita nel sistema di Potere che guida il paese, riscuotendone la piena fiducia – è invece la fiducia o meno che il nostro Presidente del Consiglio, riscuote o pensa di riscuotere oltreoceano. Stante appunto, l’essersi prostituita politicamente parlando, fino a piegarsi senza limiti alla fazione americana che ha contrastato ferocemente e con ogni mezzo, fino all’ultimo secondo il ritorno di Donald Trump alla White House.

Parlo di quella lobbie dentro il partito democratico degli Stati Uniti che da anni viaggia perfetta sintonia con quella parte dei poteri europei che insieme al nostro stato profondo, ha acconsentito che in Europa tornassero a rivivere e prosperare le Signorie. Un progetto che Giorgia Meloni ha dovuto giurare di sposare per poter coronare il suo sogno di divenire una donna di Potere.

Io sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana“.

Mi chiedo come la Meloni sia riuscita a far metabolizzare alla sua natura di donna, questa frase da lei pronunciata durante la manifestazione del centro destra in piazza San Giovanni a Roma il 19 ottobre 2019, con la posizione guerrafondaia che da due anni tiene nei confronti del conflitto in Ucraina. Non voglio essere certo maschilista ne assolutamente rendere più giustificabile una posizione guerrafondaia tenuta da un uomo rispetto a quella di una donna. Ma una donna se vuole ritenersi tale, di fronte alla morte di figli di altre madri, ha il dovere di mettere in piazza quel sentimento per la vita che la natura ha volutamente voluto rendere più forte dentro il mondo femminile.

Altrimenti quali sarebbero le ragioni per preferire oggi una donna a guidare le nazioni ed il mondo, se di fronte alle guerre, si agisce con gli stessi sentimenti e le medesime ipocrite giustificazioni di un uomo.

Voglio essere estremamente chiaro nell’esprimere il mio pensiero in merito, anche a costo di beccarmi una denuncia, oltre naturalmente ad invitare la nostra premier ad una profonda riflessione sul tema: per chi vi scrive, la Giorgia Meloni che fa di tutto per prolungare il conflitto in Ucraina, non è ne una donna, ne una madre e tanto più non è neppure una cristiana. E’ solamente l’ennesima figura politica che sottostà ai diktat di poteri superiori con il solo scopo di mantenere il proprio ruolo di Potere.

E finché non ci sarà chi di fronte a tali imposizioni, reagirà tenendo fede ai propri principi, niente cambierà nel mondo!

Questo vale per la Meloni, ma anche per tutti gli altri!

Ma torniamo al punto che stiamo trattando, per provare a dare una risposta alla domanda iniziale con cui ho aperto questo articolo.

La posizione di Giorgia e del suo governo, tenuta fino ad oggi nei confronti del conflitto in Ucraina, mai volta a promuovere la pace ed in linea (per non dire anche oltre) con Washington, è un dato di fatto inconfutabile. Oggi però, oltreoceano è arrivato chi da sempre, ha dichiarato che appena messo piede nello studio ovale della Casa Bianca, avrebbe posto fine in pochi secondi al conflitto tra Russia ed Ucraina.

Cosa farà ora la Meloni?

La cosa a cose normali, sarebbe semplice e facilmente decifrabile. Basta ricorrere all’altra dote essenziale che un politico deve avere, sempre se vuole arrivare in alto: l’abilità a saltare il fosso e salire sul carro del vincitore.

Questo come detto però a cose normali. Ma in Europa ed in Italia le cose oggi non sono normali. I poteri profondi che hanno scommesso sul non cambiamento in USA, per andare avanti con i loro progetti, sono sempre ben vivi e vegeti e sono quelli come detto, ai quali la Meloni deve render conto. Sono quelli che vogliono andare diretti verso gli Stati Uniti d’Europa e che addirittura vedono nella rielezione di Trump e nel conseguente disallineamento con Washington, l’opportunità per accelerare questo processo.

Sono quelli che vogliono un esercito europeo per gestire da soli, anche fuori dalla NATO, qualora Trump la renderà un circolo per far giocare a carte i vecchi generali, i conflitti nel mondo per i propri interessi.

Oggi la nostra premier, si trova letteralmente tra due fuochi incrociati che stanno per aprirsi. Ed il quasi silenzio di fronte alle schermaglie incrociate dei giorni scorsi, tra gli emissari di Trump, Bennon e Musk da una parte ed addirittura il presidente della Repubblica Mattarella dall’altra, oltre ad evidenziare intelligenza tattica, mostrano anche una chiara situazione di difficoltà.

Mattarella che per la prima volta nella sua storia da presidente della Repubblica, interviene per difendere la nostra sovranità, addirittura davanti ad un americano, certifica senza ombra di dubbio, che le élite italiane che guidano il paese sono veramente distanti dal governo di Washington che sta nascendo, come mai lo sono state dalla fine della seconda guerra mondiale.

Il primo banco di prova per Giorgia e quindi una prima risposta alla nostra domanda, l’avremo a breve. Soprattutto se Donald Trump manterrà fede ai suoi propositi di far terminare immediatamente il conflitto in Ucraina. I termini li ha già dichiarati: per negoziare si parte dalla situazione sul campo, ovvero dai territori che ad oggi sono già stati conquistati dalla Russia.

Cosa farà Giorgia?

Sarà abile e forte a convincere il nostro deep state a rinunciare ai propri sogni di profitto su quei territori?

Se non ci riuscisse, potrebbe veramente finire l’era dei legami strettissimi che da tempo legano Roma e Washington e con essi finirebbero anche tutte le fantasie complottiste di cui si nutrono i media italiani allo scopo di liberare da sempre la nostra politica da ogni responsabilità su tutte le decisione che vengono prese nel paese.

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte