di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Il tema moneta comune dei BRICS+ ha fatto tornare a vestirsi di nero tutte quelle vedove (e sono moltissime!), che ancora non si danno pace per la morte prematura del progetto di moneta con funzione riequilibratoria delle bilance commerciali e dei pagamenti degli stati, presentato a Bretton Woods da John Maynard Keynes e noto al mondo con il nome di Bancor.
Il tema è talmente caldo che nei giorni scorsi sul web è esploso un dibattito dai fuochi alquanto accesi, tra chi sostiene la necessità di strumenti comuni con funzioni di riserva per porre fine al così detto dollar standard, propedeutico a detta loro a tenere in equilibrio le bilance degli scambi tra stati; e chi invece in linea con le teorie ben esposte dalla Modern Monetary Theory (MMT), sostiene invece che tale necessità non esista dal momento che la soluzione è già presente nell’attuale sistema monetario e consiste nell’adottare la politica del cambio flessibile sulla propria valuta.
Gli scambi di opinioni incrociati e l’invio di articoli e paper a sostegno ognuno delle proprie tesi è stato massiccio. Tra questi, dopo essere stato invitato – come un ragazzino alle prime armi – a studiare il Bancor di Keynes, mi è stato fatto pervenire un articolo, pubblicato nel 2022 su sito La Fionda, che parla appunto del noto progetto che l’economista britannico Jhon Maynard Keynes presentò nel lontano 1944 a Bretton Woods.
L’invito, naturalmente mi è stato rivolto da chi, fantasticando sulla dottrina economica – come se quasi 80 anni passati fossero un giorno – ha la pretesa di ritenere giusta la propria posizione favorevole all’introduzione di una moneta comune per i BRICS+, coprendosi dietro la reputazione di chi è morto e sepolto più volte da tempo, anziché mettersi sui libri a studiare.
Fortunatamente se uno vuole studiare, oggi la dottrina economica (e qui mi sbilancio…..! molto per merito di Warren Mosler), ci fornisce tutti gli strumenti scientifici per decodificare quel poco ma importantissimo che non riuscì a decodificare JM Keynes. Certamente condizionato nella comprensione dal contorno storico in cui era inserito, dove il Gold Standard, ovvero la convertibilità della moneta in oro ed i cambi fissi sulle valute erano legge e di conseguenza inseguire il pareggio nel commercio internazionale, una necessità.
Prima di affrontare quella che è una breve spiegazione tecnica di cosa era il Bancor, è necessario un veloce excursus storico, altrimenti si rischia di mettere sullo stesso pianerottolo di casa, il grande ed illuminato economista inglese con il primo che passa per la strada e decide di scrivere un articolo di economia. Certo entrambi sono mossi ed afflitti dalla medesima problematica, ossia quella di ricercare l’equilibrio delle bilance commerciali degli stati. Ma una cosa è affrontare tale problema all’interno di un regime monetario di convertibilità per legge della propria moneta in oro come era allora; altra cosa è invece farlo dentro quello che è il sistema attuale che vede le valute pienamente fiat a cambio flessibile.
Keynes quando partorì il Bancor nella sua proposta per Bretton Woods, partì appunto dal presupposto che la moneta era convertibile in oro, ovvero eravamo in pieno Gold Standard (almeno sulla carta, ndr). E tutto quello che partorì, finalizzato a prevenire una richiesta di conversione della moneta in oro da parte dei paesi in surplus commerciale, teneva conto di questo imprescindibile (allora per legge, ndr) aspetto.
A quel tempo i deficit commerciali, dato l’obbligo di convertibilità della moneta fornita in cambio di beni e servizi, erano debiti reali. Certo, debiti mai saldati e mai richiesti di saldare, almeno fino al 1971 (fine del Gold Standard).
Altro aspetto che Keynes non considerava tra le tante sue ottime intuizioni, era quello di vedere la moneta per quello che è realmente, ovvero un monopolio di stato.
In questa situazione storica e di conoscenza dottrinale….. dando un colpo al cerchio ed uno alla botte, Keyes partorì questa soluzione, che oggi sappiamo perfettamente inutile. Dal momento che in regime fiat pieno con cambi flessibili, è proprio questo ultimo aspetto la soluzione al problema del riequilibrio delle bilance dei pagamenti che affliggeva Keynes 80 anni fa e le sue vedove oggi, le quali pregustano la sua reincarnazione nella moneta comune che vorrebbero affibbiare di forza ai BRICS+.
A Bretton Woods, come la storia ci insegna, le élite, che evidentemente già conoscevano meglio di Keynes il funzionamento della moneta moderna (probabilmente tramandato nei secoli dai loro padri), la fecero breve e dissero: “l’oro è il dollaro e tutte le altre monete devono essere in parità con il dollaro” – cambi fissi. Tutto rimase ancora sulla carta, poiché come di tutta evidenza storica, gli Stati, di moneta non convertibile ne emettevano a piacimento attraverso i ben noti bond (titoli di stato), tanto cari anche oggi a chi ha risparmio in abbondanza.
Tutto filò liscio (sempre per i soliti, naturalmente!), finché nel 1971, qualcuno (pare un francese) si presentò alla Federal Reserve (Fed) per incassare quanto stabilito a Bretton Woods, ovvero oro in cambio degli estratti conto di dollari che possedeva.
Era il 15 agosto, domenica sera, quando il presidente americano di allora Richard Nixon prese una decisione formidabile. In prima serata, interruppe «Bonanza», un telefilm western che gli americani apprezzavano forse più del loro presidente, nel quale si raccontavano le storie del ranch di Ben Cartwright, dei suoi tre figli e del loro cuoco cinese (show molto amato anche dai baby boomer italiani). Con gli Stati Uniti all’apice del loro splendore — la luna da poco conquistata, il Vietnam non ancora perso, l’apertura alla Cina nelle carte — la Casa Bianca doveva fare un annuncio storico, che ben giustificava l’invasione della fattoria dei Cartwright. Nixon lo fece e cambiò la storia dei decenni successivi, fu il “Nixon shock”: chiuse l’epoca dei cambi stabili, aprì quella delle valute fluttuanti e del boom della finanza.
Fine della conversione del dollaro in oro, quindi!…… ma per imposizione dall’alto e con l’aiuto di governanti corrotti (per non parlare di economisti ed ignoranti a vario titolo) il dollaro e le altre monete, dovevano restare oro e scarse per i popoli e fiat ed abbondati per le élite.
Cos’era il Bancor, che mi si invita a studiare per capire se sia utile o meno far ripetere ai BRICS+ l’esperimento della moneta unica europea?
Presto detto!
Per spiegarlo, faro riferimento alle stesse parole dell’autore dell’articolo ricevuto dalla stessa persona che mi ha invitato a leggerlo, in quanto rappresentativo appunto del suo pensiero riguardo alla necessità di dotarsi di uno strumento comune da parte dei BRICS+.
Ecco alcuni passaggi, riportati in blu, dell’articolo (completo di note sul Bancor) [1], che commenterò via via:
La proposta di Keynes consiste – come egli spiega al governatore della Banca d’Inghilterra – nell’estendere al campo internazionale i principi fondamentali dell’attività bancaria, “in base ai quali, quando una persona desidera lasciare inutilizzate le proprie risorse, queste risorse non sono per ciò stesso sottratte alla circolazione, ma rese disponibili a una persona terza che è pronta a usarle – senza che la prima perda la propria liquidità e il diritto di impiegare i propri mezzi non appena decida di farlo”.
Già si capisce dove Keynes voleva andare a parare. La sua proposta ha come principio fondamentale quello di applicare ai rapporti commerciali tra Stati sovrani (che ricordo essere emettitori di moneta e non utilizzatori come lo è invece il settore privato), la funzione che caratterizza l’attività delle banche, ovvero il “prestare denaro”. Quindi si parla di prestito e di conseguenza debito. Ricordo che in regime fiat al contrario i saldi delle bilance commerciali tra stati, non rappresentano un rapporto di debito/credito (eventualmente da finanziare come dispone Keynes con il Bancor), ma una registrazione dei flussi in entrata ed uscita dei beni e dei capitali scambiati tra loro.
Da questi principi discende la creazione di una stanza di compensazione internazionale (c.d. Clearing Union), il cui scopo è controbilanciare, cioè compensare, le operazioni economiche (commercio di beni e servizi e movimenti di capitali) poste in essere dagli Stati aderenti (o meglio, dai loro rispettivi organi nazionali, operatori economici e consumatori) fra di loro, per poi occuparsi dei saldi attivi e passivi che ne risultano in capo a ciascuno Stato aderente in modo da compensarli a loro volta l’uno con l’altro. A seconda del complessivo saldo della propria bilancia commerciale, ad ogni Paese sarebbe spettato un saldo attivo o passivo presso la Clearing Union, denominato appunto in bancor (ecco qui la sua natura di unità contabile!).
Un saldo attivo di un certo Paese presso la Clearing Union non solo rappresenta una registrazione contabile, ma è traducibile in moneta: per l’appunto, il Bancor.
Qui la faccio breve. Keynes prevedeva la costituzione di un organismo (c.d. Clearing Union), dove i saldi delle bilance commerciali e dei pagamenti venivano ridenominati in una unità di conto (il bancor appunto, ndr) – per poi procedere, attraverso operazioni di prestiti incrociati fra gli stati in surplus e quelli in deficit, al riequilibrio dei saldi. Volendo concedere la lungimiranza a Keynes, se non fosse per la natura di “prestito” (reale in questo caso), l’operazione equivarrebbe a dei semplici trasferimenti fiscali all’interno di una unione monetaria perfetta in regime fiat. Sottolineo ancora se non si trattasse di “prestiti” con le conseguenze ed i vincoli per i governi che sto per mostrarvi.
A questo saldo potrà attingere non solo il Paese che lo detiene, ma anche ciascun Paese in disavanzo (cioè con un saldo passivo), che potrà ottenere prestiti proprio usufruendo del saldo di qualunque Stato membro in credito; questa opportunità per lo Stato in disavanzo non si traduce in un onere in capo agli Stati in avanzo. Questi ultimi semplicemente si impegnano ad impedire che il proprio rispettivo saldo creditorio, fintantoché decidono di mantenerlo, eserciti una pressione restrittiva sull’economia globale e, di riflesso, sulle loro stesse economie: per questo “il fatto che il saldo che [il Paese in avanzo] sceglie temporaneamente di non impiegare non sia sottratto alla circolazione non penalizza il Paese in questione (anzi lo favorisce)”.
Un discorso lungo per dire una cosa semplice da parte degli stati in surplus nei confronti di quelli in deficit: “finché ci fa comodo vi prestiamo i nostri soldi, quando poi decidiamo di non prestarveli più, vi attaccate!”…. o magari aggiungo ancora, ci pagate più interessi o ci date garanzie reali….. (asset pubblici, monumenti, oro, etc.)
I prestiti ottenibili da uno Stato membro in deficit potranno allora avere un vincolo di scopo: cioè rilanciare gli investimenti produttivi, in vista di assicurare la soddisfazione della domanda interna.
“Eccoci all’acqua” disse quello che vedeva entrare il fiume dentro casa!
“I prestiti dovranno avere uno vincolo di scopo“ – la frase mi ricorda qualcosa a VOI NO!?
I soldi che ci fornisce gentilmente a prestito l’Europa attraverso il Next Generation Plan e quelli ancora più discussi del MES (Meccanismo Europeo di Stabilità), non sono forse soggetti a precisi vincoli!? Ovvero spesi come desiderano i lor Signori e sottoposti a rigide politiche di controllo della spesa pubblica!
Stesso discorso vale anche per i noti prestiti che certi paesi ricevono dal Fondo Monetario Internazionale (FMI), con tanto di condizioni al seguito che limitano in modo decisivo l’azione dei loro governi.
Insomma per essere estremamente concreti, le funzioni e di conseguenza il Potere che Keynes aveva in mente di consegnare alla Clearing Union, non sono certamente inferiori a quelli che hanno oggi gli organismi appena citati (MES e FMI), noti per essere gli strozzini del mondo, anche a chi sostiene la moneta comune di BRICS+.
Certo se consegniamo ad un qualsiasi soggetto (Istituto o organizzazione che sia, ndr), la facoltà di emettere e/o gestire la moneta e concederla in prestito, stiamo consegnando a costui un potere che se non amministrato con l’onestà di Nostro Signore Gesù Cristo, la storia ci insegna, qualche problemino alla democrazia degli stati ed alla sovranità dei popoli lo potrebbe creare, non vi risulta!?
Ogni Paese aderente viene dotato “di un certo lasso di tempo entro il quale è tenuto a riportare in equilibrio le sue relazioni economiche con il resto del mondo”: a tal fine, ciascun Paese aderente partirà con una “cospicua” apertura di credito in Bancor, il cui scopo è proprio “quello di dare tempo affinché siano effettuati i necessari aggiustamenti”
Non rivedere nel virgolettato in grassetto qua sopra, i termini che stanno alla base della recente rinegoziazione del nuovo Patto di Stabilità che guiderà da qui in avanti gli accordi di Maastricht, che a loro volta stanno alla base del disastro europeo, vuol dire essere letteralmente in malafede!
Mi fermo qua con le spiegazioni, altrimenti qualcuno si sentirà male e rimpiangerà amaramente di avermi invitato a leggere questo articolo.
Detto questo, se Keynes, nel progettare il Bancor, non fosse stato mosso dalla stretta necessità di evitare la conversione dei surplus commerciali in oro, cosa che avrebbe compromesso irrimediabilmente le sue nobili intenzioni che miravano all’ottenimento della piena occupazione, la sua creatura entrerebbe di diritto in quelli che sono i ben noti disegni diabolici, confezionati ai giorni nostri dai poteri globalisti con l’aiuto delle idee neoliberiste in campo economico.
In conclusione, cercare una soluzione ad un problema che oggi in regime fiat non esiste, fa decisamente rientrare chi la cerca in una di queste tre categorie: i folli, gli ignoranti in materia economica ed i corrotti…..
A voi la scelta!
Post scriptum: quando – nell’ottica di un serio dibattito e di quella che è una conseguente verifica scientifica – chiedi a questi “novelli” Keynes, di spiegare come una moneta comune possa tecnicamente assolvere al ruolo che loro stessi le assegnano di riequilibratore delle bilance commerciali, non ottieni mai una risposta.
Questo perché, rispondere a questa domanda, farebbe cadere nel vuoto tutte le fantasie che caratterizzano coloro che si sentono eletti senza studiare.
di Megas Alexandros
Note:
[1] Il bancor di Keynes e l’art. 11 della Costituzione | La Fionda





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