Gianni Alemanno, l’ultimo dell’anno a Rebibbia!

L'ex sindaco di Roma è stato arrestato a poche ore dal "cenone" di San Silvestro per aver violato gli obblighi dei servizi sociali. La tempestività del provvedimento ha a che vedere con le sue posizioni politiche tenute contro il governo in tema di invio di armi in Ucraina e sovranismo?

7 Gennaio 2025 | Attualità, Giustizia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Gianni Alemanno ex ministro del governo Berlusconi ed ex Sindaco di Roma, è stato arrestato la notte del 31 dicembre. Ora si trova nel carcere di Rebibbia. Le manette sono scattate per violazione degli obblighi imposti dai magistrati di sorveglianza. È stato lui stesso a presentarsi alla stazione dei carabinieri di Monte Mario.

Il provvedimento emesso dai giudici del Tribunale di Sorveglianza di Roma, pare essere stato così urgente da eseguire, tanto da non permettere ad Alemanno di brindare all’anno nuovo con i propri cari. Evidentemente non era proprio possibile, a soli quattro mesi dalla scadenza della pena e per un reato che oggi si vorrebbe addirittura ridimensionare, tenere in libertà qualche ora in più Alemanno, dopo che lo stesso è stato libero per più di un anno.

La cosa appare abbastanza singolare, non sarà stata certo la prima volta che Alemanno, trasgrediva al provvedimento di affidamento ai servizi sociali, che lo vedeva scontare la sua pena presso la struttura ‘Solidarietà e Speranza’ che si occupa di famiglie in difficoltà e soggetti vittime di violenze. E allora mi chiedo: cosa sarebbe cambiato un giorno prima o un giorno dopo!

Chi vi scrive ha una esperienza consolidata riguardo a sentenze di tribunali arrivate alle ore 15:00 dell’ultimo giorno dell’anno e udienze fissate il 3 di gennaio, in luoghi dove se ti presenti dopo il 15 Dicembre fai fatica a trovare anche chi ti apre la porta. Il mondo dei tribunali italiani, noto per la sua lentezza cronica, figuriamoci se è disposto a rinunciare alle festività natalizie per eseguire la giustizia. E allora, di nuovo, sorprende che a poche ore dallo “stappare” lo champagne per brindare al Nuovo Anno, ci sia qualcuno pronto ad eseguire un mandato che avrebbe potuto eseguire tranquillamente i giorni precedenti o quelli successivi.

Come sono rimasto sorpreso io stesso di aver ricevuto una sentenza (negativa e alquanto discutibile), addirittura da un tribunale civile, che sappiamo campioni nella lentezza sullo svolgimento dei processi, il giorno di San Silvestro. Per ricevere una sentenza nel pomeriggio dell’ultimo dell’anno, attraverso la mail del proprio avvocato, occorre che dall’altra parte, dentro il tribunale, ci sia qualcuno comandato ad inviarla. Quel cancelliere o quel segretario preposto all’invio, ordinato per tale ora e tale giorno, avrà maledetto sicuramente, chi lo ha costretto alle corse per presentarsi puntuale al cenone di capodanno.

Tutto questo per dire cosa! il sospetto che tale decisione sia guidata da chi gestisce il sistema di potere nel nostro paese e quindi anche dentro i tribunali, è forte. Come è altrettanto evidente, il segnale di forza e di potere stesso che si vuole mandare attraverso la consegna di una sentenza l’ultimo giorno dell’anno, a chi la riceve.

Ora, tutto sarebbe capibile e comprensibile, se parlassimo di un criminale di primo piano. Ma, avendolo anche conosciuto personalmente, non credo sia il caso di Gianni Alemanno. Pur essendo uomo che appartiene, o forse è appartenuto al sistema di potere italiano, ho potuto constatare direttamente che comprende alla perfezione quanto sia sovversivo il mancato esercizio della sovranità in tema di moneta da parte dei governi che si sono succeduti in questi anni nel nostro paese. Causa di tutti i nostri mali.

E’ talmente cosciente di questo, che alcuni anni fa si è fatto promotore di invitare Warren Mosler al meeting Arcadia, organizzato dalla Fondazione di Alleanza Nazionale. Questo per dare una impronta decisiva all’azione di quello che era il suo partito (Fratelli d’Italia), in tema di economia monetaria, una volta al governo.

Purtroppo le cose sono andate in maniera totalmente diversa. Il partito di Giorgia Meloni è andato al governo, con tutte le stesse idee su debito pubblico e deficit governativi, che hanno caratterizzato i governi passati e Gianni Alemanno è stato invece catapultato dentro il “tritacarne” del sistema giudiziario italiano.

Non sono certo qua per giudicare la bontà dei processi e delle sentenze che riguardano l’inchiesta ‘Mondo di Mezzo’, nella quale è rimasto coinvolto Alemanno. Del resto non conosco le carte processuali e neanche mi interessa conoscerle per quelle che sono le finalità di questo articolo. Quello che mi preme porre alla vostra attenzione è la sproporzionalità di quanto accaduto e la coincidenza cronometrica tra le posizioni politiche assunte da Alemanno e l’aggravarsi del suo caso giudiziario.

Insomma, oltre alla sua posizione “realmente” sovranista in tema di moneta, non si può non gettare l’occhio su quanto egli si sia speso nei mesi passati in una forte campagna contro la posizione guerrafondaia tenuta dal governo italiano. Un governo che oggi vede in prima linea i suoi ex compagni di partito a partire dalla premier Giorgia Meloni.

Il distacco ormai sancito nei confronti di Fratelli d’Italia, con la costituzione del Movimento Indipendenza, che riprende tutti qui temi sul sovranismo, cavalli di battaglia della Meloni quando era all’opposizione, non avrà certo fatto piacere al sistema di potere oggi servito da “Giorgia sono IO”.

Sulla purezza di questo movimento dai colori rossobruno, che annovera tra le sue file esponenti che vanno dalla destra di Alemanno alla sinistra di Rizzo, solo il tempo ci potrà dire di più. Quello che è certo al momento, in un sistema giudiziario come il nostro, dove, con la stessa fretta che si arresta Alemanno, si toglie il carcere duro (41bis) al figlio di Totò Riina, forse a qualcuno, l’ex sindaco di Roma, qualche “callo” lo ha pestato.

Di cosa è accusato Alemanno? del reato di traffico di influenze che insieme all’abuso d’ufficio sono i reati tipici commessi dai faccendieri in combutta con politici e uomini delle istituzioni. Per entrambi i reati è in atto da tempo, una massiccia opera di ridimensionamento in quanto a punibilità, iniziata dal ministro della giustizia del governo Draghi e proseguita dall’attuale ministro Nordio. Uno svuotamento del reato che di fatto viola le norme europee e internazionali, mostrando agli italiani che i poteri forti del nostro paese, quando è necessario per i loro interessi, sono ancora in grado di usare la sovranità nazionale nei confronti degli organismi europei.

Non voglio aggiungere altro, ma solo invitarvi a riflettere su quanto il nostro sistema giudiziario sia sempre più lontano dall’essere separato dal potere politico e di conseguenza dal sistema che lo guida. Questo è forse il più grande pericolo che corre la nostra democrazia.

di Megas Alexandros

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte