Gli italiani sono gli “schiavi” d’Europa

L'Italia è all'ultimo posto in UE nella classifica trentennale relativa alla crescita reale dei salari. Il potere di acquisto degli italiani è in calo ormai costante. Questo è il risultato inevitabile delle politiche di austerità estrema mai abbandonate dai nostri governi. Il "dogma" dell'"austerità espansiva" già identificato come una "bufala" nel 2012, ha continuato a guidare l'azione dei nostri governanti, sostenuto da tutto quel "sottobosco" mainstream di economisti, giornalisti e fenomeni da tastiera alle loro dipendenze.

2 Ottobre 2025 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Da giorni gira sulla rete una figura che ci fa vedere la variazione in percentuale dei salari reali in UE tra il 1994 e il 2024, con l’Italia che, naturalmente senza nessuna sorpresa, risulta fanalino di coda con retribuzioni in pratica ferme a 30 anni fa, ben prima dell’entrata nell’euro.

Oggi, che giustamente tutti si scagliano contro l’Euro e le politiche imposte dalla UE seguite pedissequamente dai nostri governi, anche quegli economisti modello Boldrin, che da sempre le hanno sostenute e difese, di fronte al dramma provocato, provano a riscrivere il loro passato prendendone le distanze. Un percorso che da tempo ha intrapreso anche Mario Draghi, culminato con una pubblica confessione dove conferma essere stato un grosso errore, l’applicazione da parte dei governi di politiche volte a deflazionare i salari per inseguire il “dogma” neoliberista della competitività nei confronti di altri paesi. Politiche che come sappiamo bene hanno portato alla distruzione della domanda interna.

Ecco, come commenta i drammatici dati emersi, l’economista Michele Boldrin sul suo profilo Twitter (X), necessariamente tradotto dall’inglese:

“A quanto pare Francia, Portogallo e Grecia (per restare al Mediterraneo) non hanno adottato l’euro!

Come si possono usare dati ben noti – che qualsiasi economista che si rispetti sa essere spiegati da differenze nelle POLITICHE ECONOMICHE NAZIONALI – per inventare un “effetto euro locale” legato al pensiero magico?”

Allora, apprendiamo con piacere, che anche per Boldrin oggi, il dramma salari nella nazione, che in Italia rispetto al resto dei paesi europei maggiormente si è avvicinato al target sadico della schiavitù, da sempre desiderio “cromosomico” delle classi elitarie, è diretta conseguenza delle “POLITICHE ECONOMICHE NAZIONALI”.

Ho scritto “oggi”, perché per decenni Boldrin stesso e gli altri fedeli al suo pensiero in tema di economia e moneta, hanno difeso su giornali, TV e canali social, le politiche economiche “lacrime e sangue” imposte al paese dal governo Monti in poi. Tutti ricorderanno un Boldrin decisamente più giovane, nelle sue ospitate in TV, affiancarsi all’urgente necessità delle politiche volte alla distruzione della domanda interna del “maestro” Monti ed alle “sciabolate” della Fornero al sistema pensionistico.

Il suo affiancamento all’ex premier diventa ufficiale nel maggio del 2013, quando durante il congresso nazionale del suo movimento Fare per fermare il declino, non avendo ottenuto il partito nessun seggio nelle elezioni politiche appena conclusesi, Boldrin viene eletto presidente ed aderisce alla lista “montiana” Scelta Europea per le elezioni europee del 2014.

L’austerità espansiva, secondo la quale, le politiche di taglio della spesa pubblica alimenterebbero la crescita, è stato il “mantra” dei sogni di molti economisti che hanno guidato la politica italiana, dal quale oggi alcuni di loro, seguendo le orme di Mario Draghi (primo attore nel metterle in pratica, ndr) tentano di prenderne le distanze.

Eppure il dogma dell’austerità espansiva era già stato ricondotto a “bufala” già nel 2012, quando non uno, bensì due studi del Fondo Monetario Internazionale (pubblicizzati nel World Economic Outlook dello stesso anni nel Working Paper dell’anno precedente) firmati entrambi dal capo economista del Fondo Olivier Blanchard affermavano tranquillamente “ci siamo sbagliati” nell’uso dei moltiplicatori fiscali utilizzati nel calcolo degli effetti prodotti dalle politiche di austerità.

Non solo, anche un paper del 2012 della Bce, con Mario Draghi già in sella, abbatteva il dogma dell’austerità espansiva, confermando che gli strumenti di politica fiscale che funzionano meglio sono in ordine la spesa pubblica per consumi di beni e servizi e poi gli investimenti pubblici. La riduzione delle tasse fa bene – si legge nel paper della BCE dal titolo “WORKING PAPER SERIES NO 1483 / OCTOBER 2012. GAUGING THE EFFECTS OF FISCAL STIMULUS PACKAGES IN THE EURO AREA (Günter Coenen, Roland Straub and Mathias Trabandtma) – ma produce minori effetti sul Pil della spesa pubblica.

I ricercatori della Bce arrivarono persino a scrivere relativamente al “Piano Europeo Ripresa Economica” (EERP) che se tutte le risorse del programma fossero state usate per consumi pubblici l’impatto sul PIL sarebbe stato di due o tre volte maggiore. Praticamente tutto l’opposto delle proposte dei consulenti di allora di Mr Britannia, gli economisti Alesina , Giavazzi e ultimo Tabellini, che nel 2013 dalle pagine del Corriere della Sera, criticavano aspramente il Financial Times per un articolo nel quale Monti veniva giudicato non adatto a guidare l’Italia in quanto promotore delle politiche di austerità. Persino sulle pagine dell’autorevolissimo giornale inglese, viene prendendo piede una “sciocchezza”, una “stupidaggine” “che non ha riscontri nell’evidenza empirica”. Questa “sciocchezza” è l’idea secondo cui le politiche di austerità frenano l’economia, inasprendo la crisi – tuonava il “trio” di supposti esperti in materia economica, di casa nostra, primi consiglieri dei nostri governi e di chi sedeva allora sulla poltrona più alta di Francoforte.

Nonostante vi sia da decenni una estesissima produzione scientifica internazionale secondo la quale le politiche di austerità tagliano le gambe alla crescita e che economisti come Alesina e Giavazzi, dando credito alla favola dell’“austerità espansiva”, abbiano finito per prendere sviste imbarazzanti nei loro modelli previsionali, la politica italiana ha preferito in tutti questi anni, dare credito ai fidati consulenti di Draghi. Sostenuti nel loro pensiero di stampo liberista, da tutto quel sottobosco di consulenti, giornalisti ed economisti mainstream, che, più per convenienza che per convinzione, non hanno mai smesso di condannare i deficit dei governi e livelli elevati di debito pubblico.

E’ così che siamo arrivati alla situazione perfettamente raffigurata nella foto pubblicata ad inizio articolo. E l’ultimo posto con distacco in classifica nei livelli di salario conquistato del nostro paese, è la conferma dell’estrema veemenza con cui tali politiche economiche sono state applicate nel nostro paese. Se la spesa pubblica in deficit per consumi ed investimenti è il motore che attiva la crescita economia (come confermato dagli studi appena citati), è chiaro che 25 anni su 30 di avanzi primari (record mondiale nella storia), rappresentano l’esatto contrario, di quello che andava fatto se avessimo voluto aspirare alla crescita. Salari compresi.

E’ altrettanto chiaro quindi, con un ipotetico “sliding doors” che ci riporti indietro a quel 2011, se, anziché le note politiche “lacrime e sangue” di Mario Monti, fossero stata messe in atto politiche di spesa in deficit da parte di chi ci ha governato, volte ad impiantare un programma di lavoro garantito (PLG) – stabilendo un salario minimo dignitoso al quale assumere chiunque avesse voluto lavorare – questo avrebbe consentito di riscrivere positivamente la vita di noi italiani di questi anni passati nella ristrettezza totale e guardare al futuro dei nostri figli con occhi di speranza.

Oggi, rinfacciare a certi personaggi più adatti alla lotta di quartiere che allo sviluppo di un dibattito serio alla ricerca della verità, le loro posizioni passate, durante la delicatissima fase in cui stanno provando a crearsi una nuova credibilità, provoca la loro reazione rabbiosa, che posta di fronte alla totale mancanza di argomenti per controbattere, sfocia nel massimo gesto eroico in spregio alla libertà di pensiero, capaci di produrre: bloccarti nei commenti sulle loro “tribune” social!

Voglio essere sincero, il “blocco” di un Boldrin rabbioso che “fugge” privo di argomentazioni, è un qualcosa che mostro con orgoglio e onore a VOI che mi leggete.

Detto questo, rimane purtroppo la cruda realtà della figura mostrata, dove i lavoratori italiani, sono oggi in Europa, quelli più vicini al triste podio della schiavitù. Questo grazie alle scelte fatte dai nostri governanti in questi anni, di seguire le idee di certi personaggi che condannano la creazione di moneta da parte del governo nazionale per inseguire quella creata dai governi degli altri paesi, in quello che è il “demone” di una politica economica di stampo prettamente mercantilista, che oggi pare essersi impossessato anche degli USA di Donald Trump.

Nell’attesa di capire quale “faccia” avrà il cambiamento in corso che pare stia avvenendo in questi personaggi e l’effetto che potrà avere sulla nostra classe politica, vi ricordo che il governo in carica, ad oggi non pare abbia la minima intenzione di abbandonare il passato. I recenti complimenti sui conti pubblici di Mario Monti a Giorgia Meloni ed al suo esecutivo, sono lì a dimostrarlo.

Che l’Italia ha il governo più austero dell’Unione Europea, lo attestano persino gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb).  All’interno di un dettagliato rapporto sulle finanze pubbliche nell’Ue si legge infatti che l’Italia è l’unico Paese che nel biennio 2024-2025 ha ridotto la spesa primaria netta finanziata da risorse nazionali, facendo registrare -0,9%.

Gli italiani ed i loro salari restano in attesa!

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte