di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
“Noi derubati per decenni da amici e nemici” – grida Donald Trump, per rendere meno amara la pillola agli americani che dal prossimo primo Agosto per bere un buon bicchiere di Brunello di Montalcino, dovranno spendere il 30 per cento in più, e forse molti di loro saranno costretti a ripiegare su un modesto Merlot della California.

Siccome la follia di chi governa i popoli non è mai troppa, da Bruxelles “a brigante, rispondo brigante e mezzo”. Con i popoli naturalmente destinatari del brigantaggio.
Incuranti del terrore negli occhi di Salvini di vedersi azzerare il proprio partito alle prossime elezioni, e del sempre più concreto timore per Giorgia Meloni di essere rincorsa per il mercato della Garbatella, la commissione europea tira dritto. Sono già pronti i “contro-dazi”, consistenti in un nuovo pacchetto di tariffe reciproche da applicare ai beni Usa, per un totale di 72 miliardi, da far scattare qualora Washington non faccia un passo indietro.
Non solo, tra gli Stati membri c’è chi come la Francia, spinge per ritorsioni più severe, che includano anche strumenti di anti-coercizione, il cosiddetto “bazooka”. Uno strumento entrato in vigore a dicembre 2023 e mai varato, che prevede una serie di ritorsioni quali contro-dazi, restrizioni al commercio di servizi digitali, esclusione da appalti pubblici e lo stop a investimenti diretti esteri (ad esempio il divieto di acquisire imprese straniere).
I bevitori europei di whiskey americano ed amanti delle moto Harley Davidson, sono avvertiti… da ora in poi sarete costretti a cambiare i vostri hobby. C’è da vincere la battaglia della vita per chi nel mondo debba godere del diritto divino del ruolo di esportatore netto. E questo vale pur la rinuncia ad un bicchiere di whiskey al Roxy bar o una gita in Harley per le strade di campagna.
Come vedete, siamo di nuovo messi di fronte alle rinunce. Cosa ormai all’ordine del giorno nell’Europa dell’austerità e delle guerre per procura. La rinuncia all’aria condizionata per ottenere la pace, che Mario Draghi ci prospettò all’indomani dell’intervento di Putin in Ucraina, è ancora ben impressa nelle nostre menti.
Non si rinuncia però perché mancano le Harley o i climatizzatori da comprare, ne tantomeno a chi ci governa, i soldi per comprarli. Si rinuncia perché la politica decide, attraverso una tassazione sempre più elevata e salari in perenne perdita di potere d’acquisto, che la maggioranza della gente non debba godere di tali beni. E così vale anche per i beni di maggiore necessità.
Per anni ci hanno detto che la UE era guidata dai poteri d’oltreoceano. Quando oggi ci accorgiamo che gli attuali contrasti, derivano invece dal fatto che Stati Uniti e Europa, in termine di commercio internazionale, hanno adottato una politica diametralmente opposta: gli Usa sono importatori netti della produzione europea e mondiale e la UE nel suo insieme invece esporta molto più di quello che importa.
Non che questo, di per sé, sia un problema; dal momento che trattasi di fenomeno di natura prettamente fisiologica, regolato dalla perfezione della matematica contabile. Per essere ancora più chiaro e spiegare meglio il concetto, è impossibile che tutti i paesi del mondo possano essere esportatori o importatori netti contemporaneamente. Come del resto è il risultato di una identità contabile, il fatto che la somma algebrica delle bilance commerciali di tutti i paesi del mondo, equivale a zero.
“I dazi alla UE sono un ricatto, non siamo vassalli degli Stati Uniti” – gridano oltralpe per voce di Jean-Noel Barrot, ministro per gli Affari europei e gli Affari esteri della Francia. E questo conferma ancora una volta in più, se mai ce ne fosse bisogno, che i cromosomi dei “Poteri” che guidano questa Europa dell’austerità, provengono dal DNA delle famiglie elitarie che da decenni popolano il continente europeo.
Quindi, in cosa consiste tutta la questione “dazi di Trump” che riempie i dibattiti sulle pagine social, in TV e sulla stampa. E soprattutto quali conseguenze avrà sulle nostre vite la decisione del governo di Washington di voler riequilibrare i propri deficit commerciali?
La risposta sarebbe: nessuna! se a guidare i nostri governi non ci fossero i politici con la loro folle ignoranza in materia di economia, funzionale al perenne progetto di accumulo di ricchezza per le classi elitarie alle quali sono asserviti.
I dazi sono tasse. E con la loro introduzione Trump, sta semplicemente tassando gli americani costringendoli a non consumare beni prodotti con il lavoro di altri. In termini di beneficio reale, il deficit commerciale degli Stati Uniti che Trump vuole ridurre, è stato una vera e propria tassa per il resto del mondo per decenni. Ridurlo avvantaggia i popoli dei paesi esportatori, a spese reali degli Stati Uniti. Questo naturalmente se dall’altra parte, i governi colpiti dai dazi di Trump, reagissero espandendo i loro deficit in favore di una crescita della domanda interna. Questo sta facendo la Cina ma non l’Europa.
La banca centrale cinese ha messo a punto un’impennata della crescita del credito a giugno, per compensare le forti turbolenze create dalla mutevole guerra tariffaria di Donald Trump. Gli economisti nazionali sottolineano anche il ruolo della campagna di stimolo fiscale di Pechino, nonché l'”ottimizzazione strutturale” ottenuta grazie alla capacità della banca centrale di indirizzare il credito verso settori mirati dell’economia cinese.

Eppure Cina e UE perseguono la stessa idea mercantilista in quanto a politica economica. Ma la reazione alle decisioni di Trump di imporre dazi, è diametralmente opposta. Questo non può essere ricondotto soltanto a una migliore lettura della dottrina economica da parte degli economisti del governo di Pechino rispetto a quelli di Roma e Bruxelles.
Se il nostro governo seguisse l’esempio cinese, quello che non consumeranno gli americani in virtù dei dazi lo consumerebbero gli italiani. E credo non ci sia nessun dubbio sul fatto che poter godere di un bene, sia un beneficio in termini reali per chi lo consuma.
Dice Warren Mosler, americano ed economista, in un tweet di pochi giorni fa in riferimento alla politica di Trump sui dazi:
“L’eliminazione di tali importazioni tramite dazi (mentre gli Stati Uniti sono prossimi alla piena occupazione) equivale a un enorme shock negativo dell’offerta, simile a un enorme fallimento del raccolto. Si tratta di una riduzione una tantum, autoinflitta e fortemente regressiva dei consumi/del tenore di vita, che allo stesso modo avvantaggia il resto del mondo”

E’ chiaro come, un esperto in operazioni monetarie quale è appunto il padre fondatore della Modern Monetary Theory (MMT), dia un giudizio drasticamente negativo sulla politica che sta intraprendendo il governo di Washington.
Non esiste nessun motivo di tipo finanziario per cui Trump debba vedersi costretto a ridurre i deficit commerciali del suo paese, che, a dispetto di quanto economisti mainstream e persino molti post-keynesiani sostengono, non consistono in un debito per gli Stati Uniti verso i paesi esportatori.
I deficit commerciali ed il relativo debito estero derivante, rappresentano semplicemente gli estratti conto in dollari detenuti dai non-residenti, presenti nei computer della Federal Reserve, dollari che testimoniano il flusso di beni e servizi prodotti e forniti dagli altri paesi e già consumati dagli americani. Quindi la frase propagandistica di Trump, con la quale sostiene di essere stato derubato è priva di ogni senso logico e fattuale.
Come detto i dollari oggetto delle transazioni commerciali passate, sono numeri tutt’ora presenti nel sistema bancario statunitense. Qualora si voglia parlare di “furto”, il “bottino” consisterebbe in numeri creati dal nulla, che mai sono usciti fisicamente dal territorio americano.
Di contro, i beni reali, quelli sì che sono usciti dai vari territori dei paesi esportatori e atterrati negli Stati Uniti per essere consumati.
Quindi, il dilemma che oggi assilla i vari governi europei, sull’impatto che avranno i dazi di Trump sui nostri sistemi economici, è del tutto ingiustificato. Certo, se la strada intrapresa per fronteggiarli, sarà come sembra, quella dell’austerità fiscale, imponendo dazi (tasse, ndr) a loro volta…. beh, il risultato sarà quello di aggravare ancor di più la già precaria stabilità delle nostre economie. Finanche alla rottura dell’Euro e dell’Europa unita.
In quel caso sono certo che la maggioranza degli italiani, ringrazierà a vita il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, per aver reso più austera la vita degli americani…..
di Megas Alexandros





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