di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
I danni provocati al mondo dalle idee neoliberiste in tema di economia e moneta, sono sotto i nostri occhi e sulla pelle delle centinaia di milioni di poveri che i governi che le hanno applicate si sono lasciati dietro di loro. Nonostante questo, economisti, politici e stampa mainstream che tali idee le hanno applicate, sostenute e difese di fronte alla cruda realtà dei disastri provocati, non si danno per vinti.
L’azione di riabilitazione del neoliberismo è costante e diabolica da parte del sistema di potere che ci comanda. Ogni occasione è buona per ripresentare alla gente il pensiero neoliberista come ottimale e necessariamente utile alla maggioranza. Mentre sappiamo bene come le idee che lo guidano, sfociate nelle politiche di austerità perseguite dai governi, siano state al contrario la causa della distruzione di quel benessere diffuso faticosamente conquistato dai popoli del mondo occidentale, dopo la fine della seconda guerra mondiale.
Abbiamo ormai imparato come i neoliberisti nella loro espressione di fede, riconoscano un solo “Dio”: quello del mercato. Ed è proprio su questa credenza, che in modo alquanto esplicito riconduce ad un fastidioso “impiccio” la presenza e l’azione dello Stato dentro il sistema economico, fondano le loro “folli” convinzioni. Per i seguaci di questo pensiero economico che ormai assomiglia sempre più ad una “setta” dove i partecipanti si auto considerano più edotti degli altri in materia, per il solo fatto di aver frequentato le facoltà di economia più in vista, ogni problema e qualsiasi disequilibrio possa presentarsi dentro i sistemi economici, può essere risolto dalla longa manus delle forze “divine” che guidano i mercati.
A fornire l’assist ai neoliberisti per provare a convincere di nuovo le masse sulla necessità di tornare a venerare il “Dio mercato”, è stata l’azione, ormai definibile folle, del presidente americano Donald Trump, di impuntarsi su una politica economica incentrata sui dazi, facendo piombare il mondo in quella che sta diventando un corsa globale tra paesi, a chi alza di più le tasse sulle importazioni.
Per essere ancora più precisi, quello che ha fatto tornare la fiamma dentro i corpi dei neoliberisti più incalliti, coscienti o meno di quanto il loro pensiero sia stato puntualmente smentito dalla realtà dei fatti e dalla matematica contabile, è stata la reazione dei mercati agli annunci ripetuti sull’introduzione dei dazi da parte del governo di Washington.
Pensate, prendendo spunto dalla “voce grossa” che i mercati hanno fatto su dollaro e bond americani in questi giorni, il giornalista Christian Rocca, nel suo editoriale su Linkiesta, se ne è addirittura uscito con un articolo, con il quale, non solo richiama alle armi i neoliberisti, ma addirittura avverte il popolo italiano pesantemente bacchettato dai governi che hanno seguito le idee provenienti da tale pensiero, che: “i mercati sono l’unico fronte di opposizione al predatore in chief” (il riferimento è a Donald Trump ed alla sua politica sul commercio internazionale, ndr).

“Voleva essere un duro”, tuona Rocca in riferimento al Tycoon americano – ma contro la forza dei mercati niente e nessuno può opporsi! Questo è in sintesi estrema il concetto che il giornalista del quotidiano online, nato nel contesto dell’affermazione elettorale del presidente USA Barack Obama, vuole far passare alla platea che lo legge.
Basterebbe la definizione di “filo-renziana” che Wikipedia attribuisce alla proprietà del quotidiano, oltre a far notare come tra i collaboratori del quotidiano online ritroviamo la professoressa Elsa Fornero, ex ministro del governo lacrime e sangue di Mario Monti, per capire quanto il neoliberismo ed i suoi dogmi sono religione dentro la testata.
Per essere ancora più convincente Rocca, rispolvera anche quello che lui definisce un “fortunato saggio”, scritto due decenni fa da quello che possiamo definire i due moschettieri più fidati di D’Artagnan Mario Draghi. Gli economisti Alberto Alesina e Francesco Giavazzi sono coloro che nei decenni passati hanno dato fiato alle malsane idee in tema di moneta e debito pubblico che hanno guidato tutta l’azione politica di Mr Britannia, dentro e fuori le istituzioni italiane ed europee.
Nel saggio i due economisti con la maestria tipica degli imbonitori, dovettero assolvere al compito affidato loro dal sistema di potere, di convincere con ogni mezzo uno scettico mondo progressista italiano che il liberismo era di sinistra. Prendendo spunto da questa assoluta falsità che doveva essere presentata al popolo di allora come la loro panacea, per consentire al nostro deep state di intraprendere tutte quelle politiche economiche delinquenziali che hanno portato al disastro odierno, Rocca afferma:
“Vero o falso che fosse, oggi la sinistra, i liberali, ma direi tutte le persone perbene, esclusi dunque i bipopulisti, si ritrovano aggrappati come cozze ai famigerati mercati azionari, quelle entità esoteriche che muovono trilioni di dollari con la stessa facilità con cui le persone normali mettono i cuoricini sui social, ma che in questi tempi impazziti sono diventate l’unica vera, ferma ed efficace opposizione alla distruzione del mondo come lo conosciamo ordita dal wannabe autocrate Donald Trump e dalla sua compagnia di giro che, se non avesse in mano i codici dell’atomica, potrebbe divertirci in un’ordinaria puntata della Zanzara”.[1]
Avete capito cosa vi sta dicendo Rocca?!
Ve lo sintetizzo: lasciamo perdere quel che è stato e tutto il male che le politiche di stampo neoliberista hanno provocato nelle nostre vite. Ed evitiamo anche di soffermarci a valutare se come affermavano Alesina e Giavazzi, il neoliberismo è di sinistra o meno. Oggi, quello che è certo, è che il “Dio mercato” principale dogma su cui si fondano le politiche neoliberiste, è l’unico in grado di fermare Donald Trump e la sua scellerata politica sui dazi. Insomma “I mercati capitalistici come fronte unitario della resistenza a Donald Trump”, sono l’unica strada che secondo Rocca, abbiamo davanti e che dobbiamo percorrere.
Il minimalismo e l’ipocrisia con cui il giornalista Rocca arriva a formulare tale equazione, è assolutamente più pericoloso per l’umanità dell’ignoranza in materia economica con cui egli arriva a formulare tale pensiero, che definire riduttivo è un complimento.
Del resto, per smontare in modo veloce, puntuale e preciso tale costruzione frutto di una delinquenziale fantasia, basta ricorrere agli stessi principi di dottrina economica che negli anni hanno abbattuto ogni idea del pensiero neoliberista.
In cosa consisterebbe realmente la “voce grossa” dei mercati in relazione al fuggi-fuggi dai buoni del Tesoro USA e ad un dollaro in picchiata, verrebbe da chiedere a Rocca, visto che non lo spiega. Soprattutto cosa comportano nel concreto queste azioni sulle nostre vite? Ma la dollarizzazione non era, secondo i neoliberisti, un vantaggio per gli americani? allora la de-dollarizzazione (il “fuggi-fuggi dal dollaro, ndr), non dovrebbe essere un vantaggio per gli altri paesi? Non solo, ma le tasse e le politiche austere non erano necessarie per mantenere i conti in equilibrio degli stati e i loro debiti pubblici sotto controllo? allora perché il mondo neoliberista si scaglia contro i dazi di Trump, che sono tasse in tutto e per tutto?!
Vedete, il diavolo si riconosce nei dettagli, ed in questo caso i dettagli sono le evidenti contraddizioni che caratterizzano il pensiero neoliberista. E se vogliamo, nell’evidenziare le contraddizioni in cui cade il nostro mainstream sulla politica dei dazi di Trump, sgradita ai poteri di casa nostra, possiamo andare avanti. Ma non ci hanno sempre detto che gli squilibri commerciali e il conseguente debito estero degli stati sono un grosso problema?! e allora perché si oppongono alle politiche di Trump che sono volte (secondo il pensiero del presidente americano e quello dei suoi economisti, ndr), a risolvere i medesimi problemi di equilibrio che gli stessi economisti di casa nostra – e qui su questo tema ai neoliberisti, purtroppo, vanno aggiunti anche quelli di provenienza post-keynesiana e marxista – da sempre ci ripetono essere una disgrazia per la stabilità finanziaria di un paese?!
Nella realtà però, quello a cui stiamo assistendo è l’ennesimo dibattito di propaganda politica, dove gli attori in campo hanno entrambi torto rispetto a quella che è la verità dottrinale e quelle che invece sono le giuste politiche economiche che i governi dovrebbero intraprendere, se anziché essere asserviti ad una ristretta élite, rispettassero il loro ruolo istituzionale.
Se il dollaro sale e scende fa il suo dovere, questo nel rispetto di quella che è la flessibilità del cambio, elemento indispensabile per il corretto funzionamento delle valute fiat. E se oggi scende in modo deciso, sta facendo quello che avrebbe dovuto fare già da tempo, dal momento che gli Stati Uniti da decenni importano molte più merci e prodotti di quelle che esportano. E’ chiaro che senza la manipolazione valutaria sul biglietto verde da parte del mondo finanziario, la quotazione della valuta americana rispetto alle valute dei paesi esportatori sarebbe scesa notevolmente. E questo avrebbe evitato il crearsi dei notevoli deficit commerciali che oggi Trump dice di voler combattere.
Quindi, tornando al tema della voce grossa dei mercati contro il Commander in chief della Casa Bianca, al contrario della narrativa su cui fa leva Rocca per riproporre la favola di un neoliberismo salvifico per i popoli, il mondo che non compra più asset in dollari ed un dollaro che scende, sono la giusta direzione da intraprendere per il governo di Washington, se le reali intenzioni sono quelle di arrivare ad un riequilibrio della loro bilancia commerciale. Caso mai, a rimetterci saranno gli americani che non potranno più godere della produzione altrui.
Ma la fallacia della narrativa di Rocca, è dimostrata anche dal fatto che il potere ai mercati, qualora siano in grado di esercitarlo, non è conferito loro direttamente da chi sta nell’alto dei cieli. Sono i governi dei singoli paesi a determinare l’azione dei mercati in tutta la loro essenza, in quanto titolari del monopolio pubblico della moneta. I mercati finanziari, come le banche, le aziende e noi cittadini operano all’interno della struttura istituzionale dello Stato, il quale attraverso le sue leggi e le politiche fiscali che mette in atto ne determina la consistenza dei loro profitti.
Potremmo scriverci noi un saggio elencando le contraddizioni che stanno alla base del pensiero neoliberista e della favola che Rocca intende raccontarci con questo articolo, ma quella che più di tutte rende l’idea di quanto sia falso e meschino l’agire di questi personaggi è mostrata nelle parole con cui il direttore de Linkiesta conclude la sua opera di asservimento al sistema di potere che da decenni saccheggia il paese senza sosta:
“Ovvio che questo avanspettacolo (il riferimento è a Trump ed al suo governo, ndr) a spese dei risparmiatori e dei consumatori di mezzo mondo non potrà durare quattro anni, e nemmeno quei due che oggi separano l’America dalle elezioni di metà mandato”.
“A spese dei risparmiatori e dei consumatori di mezzo mondo” – premesso che dei risparmiatori a chi vi scrive interessa ben poco, visto che sono la netta minoranza oggi nel nostro paese e per di più quelli che finanziano il suo giornale, ma Rocca dov’era quando il suo mentore Mario Monti, applicava quelle politiche di austerità di stampo neoliberista per distruggere deliberatamente i consumi interni, privando gli italiani anche dei bisogni più vitali?!
I consumatori italiani non sono certo distrutti dai dazi di Trump, ma dalle infinite politiche fiscali austere, che anche i governi successivi a Monti, compreso l’attuale di Giorgia Meloni, hanno continuato a perpetrare negli anni per volontà delle élite che comandano il paese.
Come mai i mercati non fermarono Mario Monti, che stava applicando i dazi (tasse) agli italiani?
Allora i mercati agiscono per il loro interesse che non è certo quello della gente!
di Megas Alexandros
Note:
[1] Il capitalismo costringe Trump alla retromarcia, e addestra tutti noi alla Resistenza – Linkiesta.it





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