Il governo Meloni festeggia l’aumento dell’occupazione. E’ veramente cosi?!

Meno disoccupati ma l'Italia smette di lavorare: il paradosso che fa paura al governo. Gli italiani smettono di cercare lavoro.

5 Maggio 2026 | Attualità, Economia, News | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Tra i dati che certificano il fallimento delle scelte di politica economica del governo Meloni, ce n’è uno che effettivamente pare andare in controtendenza, tanto da smentire tutti gli altri: è quello del tasso di disoccupazione che secondo i dati ISTAT sarebbe in netto calo rispetto ai governi precedenti.

Essere disoccupati in economie guidate dalla moneta che ricordo essere un monopolio pubblico, è il dramma più reale e concreto che chi non può essere sostenuto dalla rendita, vive ogni giorno della sua vita. Questo perché di tutta evidenza a colui che non può godere di uno stipendio adeguato e sicuro, niente è permesso di fare e la sua vita diventa una drammatica avventura dentro quella che è la “Jungla” della quotidiana rinuncia anche ai bisogni più necessari.

Ecco perché è necessario analizzare nel dettaglio questo dato, apparentemente positivo, che contrasta in modo inequivocabile con una economia del paese letteralmente a pezzi, dove la povertà è in costante aumento ed i salari reali addirittura diminuiti rispetto a trenta anni fa.

Ad evidenziare questo contrasto fortunatamente non sono solo. C’è un titolo di un articolo uscito sul giornale online Brescia Today che lo sintetizza in maniera direi perfetta:

In estrema sintesi, si evidenzia che a fronte di una supposta diminuzione dei disoccupati, nella realtà in Italia si lavorerebbe meno. E tale contrastante realtà sarebbe giustificata dai numeri che vedono in un mese spariti 12mila posti di lavoro e 46mila inattivi in più. Ovvero persone che non lavorano e addirittura avrebbero smesso di cercare un impiego.

Il governo si bea dei dati ISTAT relativi al mese di marzo 2026 che vedono il tasso della disoccupazione sceso al 5,2%, ma la fotografia che ne esce è quella di un mercato del lavoro in contrazione seppur con numeri positivi, in apparenza. Il calo non è dovuto a una crescita dei posti di lavoro, bensì a un aumento significativo delle persone inattive, ovvero coloro che non lavorano e hanno smesso di cercare un impiego.  Nel mese di marzo, l’Italia ha registrato una perdita di 12.000 occupati rispetto a febbraio, segnando un lieve calo dello 0,1%.

E qui occorre entrare nel merito di quelli che sono i parametri che ISTAT usa per il calcolo del tasso di disoccupazione nel paese.

L’Istituto di ricerca statistica nazionale nei sui calcoli considera solo coloro che effettivamente risultano in modo attivo in cerca di lavoro. E addirittura considerano occupato chi nella settimana di riferimento ha lavorato almeno 1 ora.

Consentitemi qui almeno due considerazione di fondo: chi cercava lavoro il mese precedente ed oggi a quanto ci dice ISTAT non lo cercherebbe più, sicuramente non è perché non ne ha più bisogno. E chi lavora 1 ora a settimana, certamente non ha risolto la sua vita fatta di rinunce. Stiamo parlando nel concreto di persone le cui vite indubbiamente, a meno di eventi estremante fortunati, continuano ad essere affette dalla precarietà.

Da qui capire che propagandare l’aumento dell’occupazione aumentando i precari è molto facile da parte di un governo la cui priorità è tutt’altro che quella di fornire una occupazione stabile e dignitosa agli italiani.

Tornando ad analizzare il dato “drogato” relativo alla disoccupazione, questo assume maggiore rilevanza se analizziamo il calo degli occupati su base annua: la flessione si attesta infatti a 30.000 unità in meno rispetto a marzo 2025, confermando l’arresto della spinta occupazionale. Parallelamente, le persone inattive tra i 15 e i 64 anni sono aumentate di 46.000 unità in un solo mese, portando il tasso di inattività nazionale al 34,1%. Rispetto all’anno precedente, la platea degli inattivi è cresciuta di ben 351.000 unità, registrando un incremento del 2,9%.

Il tasso di disoccupazione, in discesa al 5,2% (-0,1 punti rispetto a febbraio), riflette dunque una minore partecipazione attiva al mercato.

Una domanda su che fine ha fatto tutta questa gente che apparentemente secondo quanto ci dice ISTAT, non starebbe più cercando lavoro e che contribuisce al dato statistico che fa felice il governo guidato da Giorgia Meloni, dovemmo farcela.

Certo se il modo di risolvere il problema occupazionale nel paese da parte del governo, è quello di continuare ad abbattere la nostra economia sacrificandola sull’altare delle regole di bilancio – in modo che la gente si stanchi di cercare lavoro e se ne vada altrove, oppure trovi occupazioni in “nero” quand’unque illegali – posso affermare con certezza che abbiamo imboccato la strada che ci condurrà sicuramente a quello che sarà il dramma sociale conseguente.

L’asimmetria con la quale sono colpite le diverse fasce di italiani “scoraggiati” nel cercare lavoro, potrebbe indicare che molti giovani stanno abbandonando il paese: tra i 15 e i 24 anni, in un anno si sono persi 141.000 posti di lavoro. Il tasso di inattività giovanile ha toccato l’80,1%, mentre la disoccupazione tra gli under 25 è salita al 18,1%

Anche per sesso si rileva una asimmetria preoccupante: a marzo l’occupazione femminile ha registrato una diminuzione di 23.000 unità in un mese, mentre quella maschile ha visto un incremento di 11.000 unità.

Come vedete anche i dati apparentemente positivi che ci fornisce chi ci governa vanno prima analizzati in modo serio e professionale per capire se gli stessi sono testimoni della realtà di ciò che vive il paese, oppure se al contrario fanno parte della propaganda politica la cui unica finalità è quella di inseguire il consenso e non risolvere i problemi degli italiani.

Voglio concludere ricordandovi che Warren Mosler ha ormai decodificato a livello di dottrina economica, senza più l’ombra del dubbio, le origini della disoccupazione: un deficit troppo basso da parte dello Stato. Ovvero la volontà politica di non soddisfare pienamente i desideri di risparmio e pagamento delle tassa da parte del settore privato.

Di conseguenza chi deliberatamente, come il ministro Giorgetti, magnifica il “surplus” dello Stato, si sta rendendo complice – consapevolmente o meno – di una azione criminale, e porta sulle proprie mani il sangue di tutte le sofferenze e i drammi che derivano da tale azione.

 

di Megas Alexandros

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte