di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Siamo alle solite, assistere a quella che è la principale dote richiesta ad un politico, è ormai diventato elemento quotidiano delle nostre vite. Parlo della innata abilità di chi ci governa, di attribuire ad altri le responsabilità che la Costituzione e la struttura stessa degli stati moderni, conferiscono alla propria carica istituzionale.
Naturalmente, i nostri governanti, sono ben sostenuti dalla stampa di regime, in questa loro giornaliera missione propagandistica, volta a collocare il nemico fuori dal loro raggio operativo. Ma non solo. Anche tutti quei siti di informazione che si dichiarano indipendenti, sempre più spesso operano in tal senso, in supporto della classe politica. La loro necessità di attrarre lettori e consenso – che in molti casi li spinge fino ad un sotterraneo affiancamento al “Sistema di Potere” che guida il paese – li porta a preferire alla verità, lo stimolo della fantasia popolare, con teorie spesso complottiste, le quali sono proporzionalmente più attrattive per la massa, tanto più la figura del “nemico” è roboante e lontana dalla realtà in cui viviamo.
Con questo bombardamento quotidiano, dove i “mostri” da combattere a turno sono rappresentati da entità spersonalizzate o del tutto fuori dai centri decisionali del paese – quali la UE, la Bce, gli Stati Uniti, la CIA, la NATO, Putin e chi più ne ha più ne metta – i nostri governanti possono dormire sonni tranquilli. Tanto nell’immaginario della gente, loro, appaiono come i “poverini” che sono costretti a subire le volontà altrui; certi anche di poter riscuotere l’ennesima chance alle urne con il sostegno del “sistema dei partiti”.
Pochi giorni fa è stato il turno del ministro del MEF Giancarlo Giorgetti, intervenuto a margine dei lavori della Camera, a puntare il dito contro il governatore della Bce Christine Lagarde, denunciando una politica monetaria autoreferenziale e pensate un po’, ritenuta dallo stesso ministro, addirittura lontana dai bisogni reali di famiglie e imprese, che formano il cuore dell’economia.
Giorgetti accusa la Lagarde, di scelte definite tragiche e incompetenti. In piena crisi energetica, la Bce ha alzato i tassi d’interesse per contenere l’inflazione al 2%, ignorando che si trattava di un’inflazione da costi di produzione. Questa decisione ha fatto esplodere i costi del credito per le imprese e raddoppiato le rate dei mutui per milioni di famiglie, mettendo in ginocchio l’economia reale.
Pare che Giorgetti, sulla scia di Donald Trump, abbia fatto proprie le tesi di Warren Mosler, che da sempre ripete fino allo sfinimento che i banchieri centrali, interpretano al contrario la politica sui tassi per contenere l’inflazione.
Ma Giorgetti non si ferma, e come un MMTers ottimamente preparato incalza: i banchieri centrali non possono agire come se fossero fuori dal mondo. Le regole della Bce, pur importanti, vanno applicate con l’“ars gubernandi”, adattandole alla realtà economica. L’economia si basa sullo scambio tra famiglie, che offrono lavoro e acquistano beni, e imprese, che producono e pagano salari. Ignorare questo principio, per Giorgetti, è segno di ignoranza, ideologia o malafede. E propone ironicamente di inviare a Lagarde uno schema sull’economia tradotto in francese, o di “congelarla” nelle ghiacciaie del suo paese natale, Cazzago Brabbia, per frenare le sue decisioni dannose.
Addirittura Giorgetti si spinge ad ipotizzare persino la “malafede”, dietro all’azione di chi dirige il board della Bce; esattamente come farebbe un qualsiasi dibattente sui social, giustamente accecato dalla rabbia e sfinito dalle sofferenze di un malgoverno che nel nostro paese ha raggiunto livelli di disumanità mai visti in passato.
Un Giorgetti che, udite udite, si preoccupa delle famiglie, dei loro stipendi e delle aziende che rappresentano l’economia reale e il motore del paese. E se non è malafede, come minimo è “ignoranza ideologica”, tiene a puntualizzare senza mezzi termini, il ministro della Lega di Salvini.
Credo ormai non ci sia più un limite alla farsa quotidiana, con la quale i nostri governanti, tentano di ingannare gli italiani, per allontanarli il più possibile dalla verità, che invece li vede come primi ed unici responsabili delle loro sofferenze.
L’atto d’accusa di Giorgetti nei confronti di Francoforte, riportato in un articolo de La Verità, a firma Paolo Del Debbio, del 17 Luglio scorso, è forse l’espressione massima dell’inganno che da decenni, chi ha compiti di governo nel paese, sta mettendo in atto nei confronti del popolo italiano. Una azione che come dimostrerò ha persino i chiari connotati del suo essere eversiva.
Intendiamoci, come già espresso all’inizio dell’articolo, Giorgetti, nel merito dell’errata politica sui tassi attuata dalla Bce, ha perfettamente ragione. Ma qui si pone un problema ben diverso, ossia a chi spetta l’esercizio della Sovranità!
Il “Sovrano” in questo caso non è la Lagarde o la Bce, ma bensì Giorgetti in quanto ministro di governo e l’Italia come nazione costituita.
E’ il governo italiano che tassa e spende in euro in Italia e non la Bce!
E’ il governo italiano, in quanto titolare della politica fiscale sul territorio, ad avere in mano tutti gli strumenti necessari, in barba alle decisioni di Francoforte, per risolvere nell’immediato i problemi economici degli italiani e delle nostre imprese, che lo stesso ministro mostra, attraverso le accuse propagandistiche rivolte alla Lagarde, di aver ben individuato.
I centri operativi per accreditare i conti in euro degli italiani sono al Ministero del Tesoro e il sistema dei pagamenti di Banca d’Italia è a Roma, non a Bruxelles o Francoforte. Tanto per entrare nei tecnicismi, qualora qualcuno, sorvolando sulla sovranità, li indicasse come un problema.
Quello che Giorgetti deve soltanto decidere è l’abbandono dell’avanzo primario e l’innalzamento del deficit del suo governo, quanto basta per risolvere il problema occupazionale e sostenere i consumi interni. Una semplice decisione politica che comporta usare la nostra sovranità per dire basta ai noti parametri di Maastricht che guidano il patto di stabilità. Un’operazione che richiede lo stesso tempo decisionale di una notte, con la quale il governo che Giorgetti guida, ha deciso, in contrasto con la decisione del Tribunale dell’Aia, di scarcerare il criminale libico Al-Masri, e accompagnarlo con volo di stato, nel suo paese.
Certo, la spesa per interessi, oggi circa 100 miliardi all’anno, decisa da Francoforte con l’innalzamento dei tassi, è imponente e deleteria oltre che non necessaria, per la nostra economia, ma qualora fatta in deficit, anziché all’interno dell’avanzo primario (target per il quale Giorgetti si è vantato a più riprese, ndr), impatterebbe in maniera decisamente minore sulle tasche degli italiani. E questo dipende solo e soltanto da Giorgetti e dall’operato del suo ministero. Come rientra in una sua volontà politica, la possibilità tecnica di sterilizzare le decisioni di Francoforte sui tassi, facendo in modo che il loro impatto risulti zero per le rate dei mutui e finanziamenti di famiglie ed imprese.
Giorgetti, in quanto titolare del MEF, ha tutti gli strumenti per operare in tal senso. A maggior ragione ora che ha individuato alla perfezione il problema. Ed il fatto di ribaltare ogni responsabilità sulla Lagarde, porta noi che lo ascoltiamo e conosciamo la materia, a ribaltare di conseguenza su di lui, gli stessi dubbi, in tema di “malafede” o “ignoranza in materia”, che lui stesso mostra nei confronti del governatore della Bce.
Il ragionamento mi sembra chiaro e a prova di logica. E sinceramente, sarebbe opportuno che qualcuno, all’interno delle istituzioni, chiedesse spiegazioni al ministro. Ma soprattutto dovrebbero essere gli italiani a chiedergli il motivo per cui il suo governo rinuncia deliberatamente ad esercitare la sovranità monetaria, ovvero rinuncia per decisione politica a creare la quantità di moneta necessaria per stabilizzare il nostro sistema economico ormai in panne da decenni.
E’ bene che questo sia ben chiaro per chi mi legge: il nostro governo può mettere fine già da domani mattina a povertà, precariato, e disoccupazione. Lo può fare semplicemente spendendo tutto il necessario che occorre per farlo. Il denaro è un monopolio pubblico per sua natura ed il governo lo crea dal nulla, con la semplice azione di spesa. Non ha necessità di ottenerlo in prestito per potere spendere. Tanto meno di emettere dei titoli di stato fruttiferi di interessi per fornire un reddito a chi ha già risparmio in abbondanza. A maggior ragione logica, non necessità nemmeno delle tasse per finanziarsi. E’ il governo stesso che ci fornisce in primis il denaro con cui poi possiamo ottemperare agli obblighi fiscali, come è la spesa stessa del governo a creare le riserve (risparmio) con cui poi il settore privato acquista i Btp.
Come potete ben capire, siamo di fronte ad una vera e propria azione eversiva da parte dei nostri governanti, poiché rinunciare ad esercitare la propria sovranità in tema di moneta, comporta di evadere quello che è uno dei principi fondamentali su cui si fonda la nostra Repubblica: il diritto al lavoro.
Le origini della disoccupazione, oggi grazie all’opera di intelletto di Warren Mosler, è ben definita a livello scientifico e quindi facilmente provabile in un eventuale processo pubblico nei confronti dei nostri governanti che stanno operando per non risolvere il problema occupazionale, sia in termine quantitativi che qualitativi.
Individuare la valuta per quello che è realmente, ossia un monopolio pubblico, come da intuizione del padre fondatore della Modern Monetary Theory (MMT), risolve immediatamente questo problema. La disoccupazione viene identificata come conseguenza di un monopolista che limita l’offerta di valuta. La disoccupazione è quindi la prova che lo Stato non ha speso abbastanza per coprire la necessità di pagare le tasse e soddisfare il desiderio di risparmio del settore privato.
Quando si modella la valuta stessa come un monopolio pubblico, i crediti d’imposta spesi dallo Stato esistono come attività immateriali con lo Stato stesso come unico fornitore e, quindi, come colui che stabilisce i prezzi quando spende. Non esiste uno standard di valore invariabile. La determinazione dei prezzi da parte dello Stato stabilisce i termini di scambio tra i suoi crediti d’imposta e gli oggetti della sua spesa, e le forze di mercato, nel contesto del resto della struttura istituzionale dello Stato, utilizzano tali informazioni per determinare il valore dei crediti d’imposta rispetto ad altri beni e servizi.
Ecco che la fonte della disoccupazione comincia ad essere bene delineata all’interno dell’intuizione di Mosler. Dal momento che, come abbiamo visto, le passività fiscali, per loro progettazione, creano venditori di beni e servizi alla ricerca dei crediti d’imposta applicabili in cambio, il che avvia il processo di spesa statale. Ciò identifica le passività fiscali come la causa diretta di ciò che definiamo disoccupazione: persone in cerca di lavoro retribuito. Non può esserci altra causa di disoccupazione. Senza passività fiscali non esiste una valuta statale funzionante, e quindi nessuno cerca lavoro in cambio di unità di quella valuta.
In parole povere, la tassazione crea disoccupazione involontaria. Il minimo che uno Stato moderno e democratico possa fare in questi casi è provvedere a un piano del lavoro garantito che permetta di compensare l’ammanco di valuta causato dalla tassazione.
E non farlo…. soprattutto in piena coscienza dei danni derivanti, come dimostra di essere Giorgetti, rende sporche di sangue le mani di quei governanti che deliberatamente agiscono in tal senso.
di Megas Alexandros





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