di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
E meno male che Donald Trump nei suoi pittoreschi comizi pre-elettorali, si vantava di essere l’unico Presidente nella storia degli Stati Unit a non aver mai iniziato nessuna guerra. Mi chiedo cosa ne sarebbe oggi del mondo, se il Tycoon americano non dovesse almeno rispondere all’opinione pubblica di questa sua dichiarazione, oggi che la sua indole pacifista pare essersi dissolta come neve al sole.
Una volta raggiunto il secondo mandato alla Casa Bianca e fallito il tentativo di porre fine al conflitto in Ucraina, pare proprio che l’ego di Donald il biondo abbia avuto un tumulto interno tale da capovolgere completamente la consistenza dei suoi desideri, passando da colui che si proponeva con forza al Nobel per la pace, a fare a gara con il suo amico Netanyahu per chi si accaparra per primo, il titolo di più grande bandito aggressore di paesi della storia.
Prima è corso a dare man forte a Netanyahu per sterminare più palestinesi possibili, poi ha proseguito con un agguato piratesco al regime venezuelano ed ora in combinata con lo stesso leader israeliano, con modalità di aggressione unica nella storia degli stati moderni, hanno cominciato a bombardare a più non posso l’Iran, ottenendo in cambio la logica reazione che ha prodotto l’inferno” sui cieli arabi alle porte dell’Europa, a cui stiamo assistendo inermi.
Naturalmente tutto questo è avvenuto all’insaputa prima e con la condivisione poi, della maggior parte dei leader europei eccetto che per i pochissimi che ancora danno segno e speranza di voler esercitare la sovranità nazionale che i rispettivi popoli hanno affidato loro, in quanto nazioni costituite.
Il Crosetto nostro ministro della difesa che si ritrova improvvisamente al centro dei territori di guerra insieme alla sua famiglia, con le bombe che gli piovono sulla testa, è la prova più concreta di quanto l’azione militare intrapresa da USA e Israele, sia il frutto della mente di veri e propri criminali. Nessun avvertimento, nessun ultimatum, una vera e propria animalesca aggressione alle spalle. Il presidente russo Vladimir Putin – definito in questi anni da molta stampa europea “peggio di un animale” – che ha fatto anticipare l’intervento in Ucraina da 8 anni di attesa e ripetuti ultimatum, al cospetto di questi due potrebbe quasi andare verso la beatificazione, nella preoccupante “normalità” di fare guerre che caratterizza il pensiero di chi ci governa.
Dico questo perché nessuno tra chi ci governa alza a voce per condannare la guerra a prescindere, per il semplice motivo che con la guerra si muore per davvero. Nemmeno la donna, madre e cristiana che oggi governa noi italiani, ha sentito il bisogno di staccarsi da questo scempio assoluto. E questo deve farci preoccupare ancora di più, su come chi occupa posizioni di comando e decide per le nostre vite, sia totalmente privo di qualsiasi sentimento umano.
Siamo di fronte a dei veri e propri criminali, su questo non deve esserci più nessun dubbio. Non occorre ricorrere alla scienza per far comprendere a tutti come i risultati immediati delle guerre, siano le morti di persone reali. E chiamare criminale chi decide deliberatamente di ammazzare, in uno stato di diritto, merita questa sentenza finale che ogni giudice emette in onore della giustizia e delle vittime. E non è nemmeno fuori luogo l’uso del plurale, dal momento che anche chi “para il sacco” contribuisce anch’egli alla morte. E il pieno sostegno a questa guerra ed a quella tra israeliani e palestinesi da parte dei principali capi di stato europei, li rende pienamente complici.
Li rende pienamente complici non solo per il sostegno a chi conduce le operazioni militari, ma anche per la morte economica dei loro popoli che sistematicamente si aggiunge purtroppo all’incommensurabile dolore delle famiglie, che vedono i loro cari morire sulle terre dove si combatte.
Parlo delle delinquenziali speculazioni su energia e tassi di interesse in asservimento alla rendita, a cui assistiamo con la puntualità di un orologio svizzero, il giorno seguente al lancio di missili e bombe. Anch’esse sono causa di immani sofferenze e drammi nella società civile, causa a loro volta di atti disperati quali suicidi o atti delinquenziali a vario titolo mossi dalla disperazione comune.
Tale puntualità con cui salgono i prezzi di gas e benzina e l’automatica follia con cui i banchieri centrali immediatamente decidono di alzare il tasso di interesse per combattere la falsa prospettazione di un’inflazione che si prospetta alle porte, va ormai considerata come parte integrante dell’arsenale con il quale si combattono le guerre, alla stregua di missili, bombe, droni ed armamenti vari. E come è facilmente evitabile la decisione di bombardare un paese per ridurlo in macerie, è altrettanto più evitabile per chi ci governa, agire deliberatamente per distruggerlo economicamente.
Se lanciare un missile rientra a pieno nella decisione politica di lanciarlo da parte del gabinetto di guerra di un paese, altrettanto rientra nella decisione politica di un governo quella di assistere inerme all’impennata dei prezzi energetici e non intervenire a livello fiscale sulla decisione delle banche centrali di consegnare maggior reddito a banche e grandi risparmiatori a spese di chi è costretto ad indebitarsi per vivere e lavorare.
Sulla distruzione economica del paese Italia anche per mezzo dell’asservimento dei nostri governanti alla rendita da consegnare al settore monopolistico dell’energia dobbiamo però andare oltre, perché questa avviene non solo quando scoppia una guerra ma anche in tempo di pace.
Per capire i meccanismi di come tutto questo avviene sotto i nostri occhi consiglio la lettura di questo articolo/inchiesta a firma Fabrizio Gatti uscito sul quotidiano online Today.
Lo sapete, io non faccio politica e quindi mi limito a giudicare l’operato dei governi in carica. Certamente quello che oggi avviene con ENEL, ottimamente spiegato in ogni dettaglio nell’articolo, è esattamente quello che è avvenuto in passato anche con i precedenti governi con più o meno spregiudicatezza.
Il punto che più mi interessa e che dovrebbe interessare a tutti noi che lavoriamo, è che tale operato da parte di chi ci governa, che ripeto essere in totale asservimento alla rendita, ha distrutto totalmente l’economia reale del nostro paese. E questo è avvenuto senza il ben che minimo dubbio con la deliberata volontà politica di chi ha il potere dentro le nostre istituzioni.
Parliamoci chiaro, se in un paese in povertà estrema che non cresce da decenni, ENEL consegue profitti colossali, il suo titolo vola in borsa ed azionisti e amministratori si riempiono le tasche, questo non è certo merito di chi è preposto alla sua gestione, ma perché la politica (Giorgia Meloni compresa) sta sottraendo tali denari da famiglie ed imprese, regalandoli come detto alle compagnie energetiche di pochi privilegiati.
E qui torniamo sempre a come funzionano i sistemi economici regolati dalla moneta dello stato che ricordo essere un monopolio, gestito in primis dal governo con la collaborazione della banca centrale. Il livello di un prezzo, in questo caso dell’energia, sul territorio nazionale, è direttamente determinato dalla politica di spesa (fiscale) di chi detiene appunto il monopolio della valuta con la quale tale prezzo viene denominato. Ogni governo quindi attraverso la sua azione di politica fiscale è perfettamente in grado di determinare ogni livello di prezzo e quindi anche i fenomeni inflazionistici.
Lo Stato se lo ritiene necessario per la maggioranza dei propri cittadini e per la stabilità del proprio sistema economico, può arrivare, in extrema ratio ed in modo totalmente indolore anche a regalare l’energia. Oggi, che la nostra economia reale è nuovamente messa sotto forte pressione dall’aumento dei prezzi energetici, il governo avrebbe tutti gli strumenti per riequilibrare l’escalation di una situazione insostenibile sui prezzi dell’energia che ormai dura dall’inizio del conflitto in Ucraina.
Si può intervenire attraverso varie misure fiscali che vanno da quella con minor impatto, che consiste nello stabilire un tetto al prezzo della rivendita dell’energia sul territorio, fino a quella più estrema che consente allo Stato di nazionalizzare tutto il settore. Del resto il ministero dell’Economia e delle Finanze è già proprietario di una quota del 23,6% di Enel, cosa gli impedisce di acquisirla totalmente e fare in modo che gli extraprofitti vadano a dare respiro alla nostra economia anziché finire nelle tasche di amministratori e azionisti come Blackrock e le famiglie elitarie italiane.
Questo però non avviene! e nemmeno si tenta di alleggerire il peso sugli italiani, attraverso un riequilibro fiscale che porti a tassare fortemente questi extraprofitti, il cui conseguimento ripeto è frutto esclusivo di una cieca azione a priori da parte del governo
Certo, oggi che i governi sono totalmente allineati al pensiero economico neoliberista su debito e deficit degli stati, per un ministro allineato al progetto elitario come Giorgetti, il denaro che il suo ministero incassa con le partecipazioni di ENEL, è manna dal cielo per far quadrare i conti di un bilancio che deve (usando le parole del ministro, ndr) “assolutamente per dovere morale” chiudere in avanzo primario.
E non ditemi che non ho ragione a definirli criminali!
di Megas Alexandros





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