di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Quando parliamo di moneta e sistemi monetari l’azione di propaganda servile del mondo occidentale è costretta a muoversi dentro il campo della frode e per questo la frenesia nel dover fornire alla gente notizie a sostegno di chi li governa abbinata all’ignoranza in materia di chi è preposto a metterla in atto, porta sempre più spesso giornalisti e blogger a gioire per notizie sulle quali invece ci sarebbe da piangere.
Il rublo, la moneta russa, da alcuni mesi sta perdendo terreno sul mercato dei cambi rispetto a dollaro ed euro e nei giorni scorsi, stando alle rilevazioni, ha subito una importante svalutazione in termini percentuali di 5,45 punti sul dollaro e di 7,05 sull’euro.
Chiariamo subito che, meravigliarsi che una valuta fiat non convertibile (come è il rublo), la quale ricordo fonda nel cambio flessibile il suo corretto funzionamento, abbia delle fluttuazioni, è un po’ come meravigliarsi che nel mare ci siano le onde.
Quando però alla meraviglia si aggiunge l’esaltazione collettiva per la svalutazione della valuta di un paese tra i primi esportatori al mondo di energia, dal quale oggi, in conseguenza delle sanzioni da noi irrogate, ci siamo auto-imposti di non importare più la nostra principale fonte energetica, sinceramente non si capisce dove sarebbe questo grande vantaggio che ci dovrebbe far saltare sul divano a braccia levate.
Quello che voglio dire, è che l’Italia oggi non ha nessun vantaggio proveniente dalla svalutazione del rublo, che nell’immediato ci avrebbe portati ad ottenere gas e petrolio ad un prezzo più vantaggioso, solo se fossimo ancora in grado di acquistare energia dal paese che, ripeto, è uno dei maggiori esportatori di fonti di energia al mondo.
Anzi, stante quanto appena constatato, il fatto che i paesi che non hanno sanzionato la Russia, a differenza nostra possano invece ottenere questo vantaggio nel procurarsi le loro fonti di energia, è da considerarsi una disgrazia per il nostro sistema economico. Il minor costo nell’approvvigionamento energetico, produrrà effetti sia sul loro export dal momento che i loro prodotti saranno più competitivi, sia internamente dove l’offerta beneficerà del risparmio che le loro famiglie avranno sulle bollette.
Allora, continuo a chiedermi a cosa è dovuta tutta questa esaltazione di coloro come ad esempio il giornalista del Corriere, onnipresente nei talk show televisivi Federico Fubini, manifestano da giorni?

Purtroppo, l’articolo da lui scritto allegato al tweet è a pagamento, e quindi non ho potuto leggerlo, ma la premessa contenuta nel suo commento, non mi invoglia certamente a buttar via denaro per leggere quella che è una chiara azione di propaganda già evidente dal titolo.
L’esaltazione deriverebbe dal fatto che finalmente, secondo lui, il calo del rublo sarebbe un segnale che le sanzioni funzionano. Ovvero che, seguendo la logica tipica dei coccodrilli nello stagno, sanzionare un paese che ti fornisce a basso costo il bene più prezioso per la tua economia (il gas), in cambio non di oro ma di estratti conto nella tua valuta, impedendogli di consegnartelo, sarebbe una genialata che solo i fuoriclasse nati nel mondo occidentale possono mettere in atto.
Ricordo a Fubini che la Russia è un esportatore netto e chi vive di una politica mercantilista, è costretto da sempre a politiche monetarie indirizzate a svalutare la propria moneta per non essere troppo cari i loro prodotti. La Germania che vive nella stessa follia a livello di politica economica, ha fatto le corse per entrare nell’euro, così da ottenere un “marco” perennemente svalutato.
Alla Russia intesa come sistema economico, il ribasso del rublo fa un “baffo”. Anzi le permette di guadagnare posizioni sul mercato globale dell’energia e per di più, come già detto, ai suoi partners commerciali, di essere a loro volta più competitivi nelle esportazioni, qualora comprino il gas ed il petrolio russo. E’ chiaro che, all’interno del mondo multipolare che sta nascendo in contrapposizione a Stati Uniti e Europa, la svalutazione del rublo è manna dal cielo per i paesi appartenenti al gruppo dei BRICS Plus, che vantano accordi commerciali con il governo del Cremlino.
A Marzo scorso il Ministro Alexander Novak nel documentario “Petrolio” sulla piattaforma online Premier, attestava che l’industria russa del petrolio e del gas già concludeva i suoi affari per l’80 percento in rubli e yuan. “Oltre il 90% dei nostri accordi con la Cina sono stati effettuati in valute nazionali alla fine del 2023. Si tratta del rublo e dello yuan cinese. Parlando del nostro settore del petrolio e del gas in generale, vendiamo circa il 40% dei nostri prodotti per l’esportazione in rubli e circa il 40% in yuan cinese. Il 20% è lasciato per altre valute”, affermava Novak. [1]
Questo significa che la quota del dollaro e dell’euro è in realtà ridotta al minimo dentro l’economia russa e soprattutto riguardo alle esportazioni nel settore energetico. Quindi, torno a ripetere dove sarebbe questo vantaggio che noi avremmo dall’aver fatto funzionare le sanzioni, come afferma Fubini! Il vantaggio di un cambio favorevole per il settore privato, è tale se hai la possibilità di scambiare la tua valuta con i prodotti di quel paese la cui moneta si svaluta. Ma se, come evidenziato tali scambi non avvengono, è chiaro che non ha senso parlare di vantaggi.
Se anche la vediamo dalla parte del popolo russo – sempre usando la logica della propaganda fubiniana, secondo la quale un cambio in forte discesa, li farebbe rivoltare contro il loro dittatore – siamo sempre nel campo della propaganda dei sogni. Al popolo russo che guadagna e spende in rubli, se il rublo va su e giù rispetto a dollaro e euro, interessa veramente il giusto o niente. Primo perché, stante le politiche fiscali adeguate da parte del Cremlino, tale evento non influisce sulle loro vite e secondo, non influisce nemmeno nel caso volessero viaggiare e spendere in Europa e Stati Uniti, dal momento che come sappiamo gli è impedito dalle stesse sanzioni che Fubini esalta.
Ma entriamo più nel merito e mettiamo da parte la propaganda. Vediamo in cosa consiste in realtà il rafforzamento delle sanzioni che Washington avrebbe irrogato all’indomani della minaccia nucleare rappresentata dal super-missile ipersonico russo “Oreshnik”, lanciato da Putin sull’Ucraina in risposta agli attacchi sul territorio russo autorizzati da Joe Biden e chi lo manovra.
Purtroppo per Fubini e le sue esultanze, quanto messo in atto dal governo della Casa Bianca, invece che colpire la Russia ha centrato in pieno nuovamente il bersaglio rappresentato dall’Europa. Le nuove sanzioni imposte giovedì scorso da Washington, consistono nella chiusura totale o quasi all’accesso al sistema Swift da parte di Gazbrombank, ovvero la banca chiave che facilitava le esportazioni di gas della Russia verso l’Europa.
In altri termini, gli Stati Uniti hanno letteralmente impedito alla banca russa di gestire qualsiasi nuova transazione legata all’energia, chiudendo potenzialmente l’unico modo in cui i clienti europei possono pagare il gas russo.
E’ chiaro che la ragione principale per cui “il rublo continua a diminuire”, come ha dichiarato Yevgeny Kogan, professore presso la Scuola Superiore di Economia di Mosca, sono le sanzioni contro Gazprombank, che era una banca fondamentale per gli esportatori.
Ma siccome l’economia segue le regole contabili del dare e dell’avere, a maggior ragione quando si parla di import e export, l’impedimento ad esportare nei confronti della Russia di contro produrrà lo stesso impedimento anche sul lato delle importazioni, che a loro volta ridurranno la domanda di valuta estera da parte dei russi. Quindi nel breve-medio periodo – al netto di particolari manovre monetarie da parte dell’Istituto centrale o manovre strane da parte dei soliti diavoli della grande finanza occidentale (alle quali credo che Putin non rimarrà fermo a guardare), il cambio del rublo tornerà ad assestarsi.
Cosa dire ancora! io sono qua, se qualcuno (Fubini compreso), mi sa indicare un vantaggio derivante per i popoli europei e quello italiano in primis, dal “crollo” del rublo, sono pronto a cospargermi il capo di cenere.
di Megas Alexandros
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