La Bretton Woods dei BRICS nel segno della MMT

la Cina e lo yuan potrebbero essere al centro degli scambi commerciali, a condizione di garantire la piena occupazione nei paesi del sud globale.

7 Febbraio 2026 | Economia, Geopolitica, MMT | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Nel mondo dei BRICS, sempre più costretti a staccarsi dal dollaro in conseguenza delle note sanzioni provenienti dal mondo occidentale che hanno colpito uno dei suoi principali partner, si fa sempre più ampio il dibattito su quale sarà il futuro monetario che regolerà gli scambi commerciali di questi paesi, ormai identificati come il “sud globale”.

Guardando oggi agli effetti prodotti sul campo dalle tanto discusse sanzioni che Stati Uniti e Unione Europea hanno imposto a Putin ed al suo popolo, almeno un risultato positivo emerge chiaramente per chi ha a cuore la materia economica e monetaria. Il ritorno, senza particolari problemi, all’utilizzo delle valute nazionali negli scambi commerciali ha dimostrato quello che la MMT e Warren Mosler sostengono da sempre: nel resto del mondo ci può essere vita anche senza il dollaro. Questa è l’ulteriore prova concreta che abbatte tutta quella narrativa mainstream costruita intorno alla valuta americana, considerata da tutto il pianeta – senza ve ne sia una reale motivazione – una sorta di divinità.

I dati che stanno emergendo ci mostrano che il processo di de-dollarizzazione attualmente in corso nel sud globale, ha portato il gruppo BRICS ad un sempre più crescente utilizzo delle valute nazionali negli scambi, senza che le loro economie mostrino alcun segno di difficoltà o indebolimento in conseguenza di questo cambiamento epocale. Anzi, benché la dipendenza dal dollaro stia divenendo un lontano ricordo, per molti di loro e persino per la Russia sanzionata, gli indici mostrano addirittura una crescita economica importante, rispetto alla recessione che invece sta colpendo i paesi europei sanzionatori.

Nonostante l’utilizzo delle valute nazionali non rilevi particolari problemi nel commercio estero, c’è ancora chi, tra economisti e politici legati al dogma del gold standard, prospetta l’urgente necessità per questi paesi di creare nuovi sistemi monetari, con l’introduzione di “fantomatiche” monete comuni con funzioni di riserva, per gestire al meglio gli eventuali squilibri che potrebbero venire a crearsi nelle loro bilance commerciali.

Il tema, stante la provenienza delle dichiarazioni politiche ufficiali, sembra stare più a cuore al mondo occidentale che ai nascenti BRICS. La propaganda messa in piedi dai mezzi di informazione europei e statunitensi è talmente massiccia che non esita a presentare tale momento storico per i BRICS come una nuova Bretton Woods: un evento memorabile, pronto a stravolgere il sistema monetario attualmente in uso sul pianeta.

Nel recente think thank tenutosi a Mosca – il Club Valdai, un forum di discussione russo – l’ex direttore esecutivo per il Brasile del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Paulo Nogueira Batista Jr. – ha presentato per la discussione un documento con l’obbiettivo di dare vita ad un alternativa monetaria per il sud globale [Beyond the Dollar: BRICS Initiatives for a Multipolar Financial System].

Sinceramente, dopo attenta lettura, non considero tale documento una novità rispetto a quello che è il pensiero mainstream ormai dominante nel mondo occidentale, in tema di funzionamento dei sistemi monetari. Di conseguenza ritengo che lo stesso non porti molto lontano, in quanto a soluzioni definitive per evitare eventuali problematiche di carattere politico e tecnico, che potrebbero nascere nello svolgimento degli scambi commerciali tra i diversi paesi.

Prima di provare a dare delle soluzioni a quello che è un problema già risolto a livello tecnico dalla dottrina economica attraverso l’uso del cambio flessibile sulle valute, mi preme riaffermare che eventuali squilibri commerciali per i paesi che usano correttamente la loro sovranità monetaria, non compromettono nella maniera più assoluta la passibilità di mettere in atto da parte dei loro governi, politiche di spesa volte all’ottenimento della piena occupazione.

Compreso questo, possiamo anche provare a proporre soluzioni che hanno il preciso obbiettivo di promuovere e facilitare il commercio tra i paesi membri, al di fuori dell’influenza degli Stati Uniti. Ciò include un sistema di pagamento indipendente e l’eliminazione della compensazione in dollari statunitensi a fini commerciali. Il tutto utilizzando quelle che sono le conoscenze sviluppate dalla Teoria Monetaria Moderna di Warren Mosler.

Il commercio estero è definito come l’acquisto e la vendita di beni e servizi attraverso i confini nazionali. Gli accordi monetari sono efficaci solo quando il commercio non è in pareggio e vi sono esportatori netti e importatori netti. Si ritiene che il commercio sbilanciato comporti rischi intrinseci di inflazione dovuti all’accumulo di valuta estera da parte degli esportatori netti e vincoli alla capacità di pagamento degli importatori netti. Tuttavia di fatto, gli squilibri commerciali sono una conseguenza politica e non una causa. Questa proposta, strutturata in due diverse opzioni, entrambe efficaci, presenta un piano operativo che elimina questi rischi e vincoli percepiti.

Una prima soluzione potrebbe essere quella di accordi monetari che sarebbero efficaci solo in caso di squilibrio commerciale nominale. Uno squilibrio commerciale si presenta quando il commercio non è in pareggio ed abbiamo la presenza di esportatori netti e importatori netti. Gli accordi riguardano la valuta che l’esportatore netto deve detenere e la valuta pagata dall’importatore netto. Il rischio per l’esportatore netto, ovviamente, è di una eventuale inflazione/deprezzamento rispetto alla valuta che accumula. Questo è noto come rischio di cambio.

In questo caso si potrebbe proporre un accordo basato su questi punti fondamentali:
  • Gli esportatori accetteranno il pagamento nella valuta nazionale dell’importatore. Questo vale sia per gli agenti del settore pubblico che per quelli del settore privato.

  • Gli esportatori privati ​​possono cambiare la valuta ricevuta con valuta nazionale presso la propria banca centrale, da utilizzare nel normale svolgimento delle loro attività.

  • Le banche centrali possono utilizzare la valuta estera accumulata per acquistare importazioni da altri membri BRIC, a seconda delle proprie esigenze.

  • Gli esportatori privati ​​possono convertire le loro entrate in valuta locale presso la loro banca centrale nazionale.

  • Le banche centrali hanno la possibilità di investire le valute estere BRIC accumulate in depositi indicizzati all’inflazione presso la banca centrale dell’importatore.

Il risultato che otteniamo, che poi è l’obbiettivo che importatori ed esportatori si prefiggono, si può sintetizzare come segue:

  1. Gli importatori avranno sempre la possibilità di effettuare pagamenti con la loro valuta locale.
  2. Gli esportatori hanno la possibilità di trattenere la valuta dell’importatore, di utilizzarla per acquistare beni importati o di accumularla in relativa sicurezza.

Una seconda soluzione, probabilmente più difficile da far accettare a livello politico ma altrettanto efficace per chi ha raggiunto una piena comprensione del corretto funzionamento delle operazioni monetarie, è quella di porre la Cina e la sua valuta (lo yuan) al centro, come protagonista di questa iniziativa.

Questa soluzione, per chi studia da anni la MMT appare estremamente affascinante, poiché apre le porte a quello che potrebbe essere lo scenario futuro di una valuta unica globale, qualora politici ed economisti arrivassero alla piena comprensione della natura di monopolio che riveste la moneta emessa dallo stato, la cui domanda ricordo essere guidata dalla tassazione. Il fascino di questa soluzione sta proprio nel rimettere al centro la politica fiscale dei governi rispetto a quella monetaria delle banche centrali, rendendo la “democrazia” alquanto più stabile di quanto lo sia oggi, con l’introduzione di un obbligo imprescindibile a livello globale, per governi e banche centrali, di finanziare la piena occupazione.

La scelta della Cina non è casuale. In questi anni i governi di Pechino e le sue istituzioni, a differenza di altri paesi, hanno dimostrato una profonda comprensione delle operazioni monetarie per il raggiungimento di obiettivi economici concreti. Non è certamente un mistero come nel paese che oggi rappresenta la seconda potenza economica nel mondo, una critica produttiva verso le indicazioni provenienti dal pensiero neoliberal (oggi intoccabile nel mondo occidentale, ndr), abbia fatto in modo che le idee di Mosler diventassero una guida per le politiche economiche dei suoi governi e della Bank of China.

Così potremmo articolare la seconda soluzione:

  • I membri dei BRICS rimangono politicamente indipendenti.

  • Ai membri dei BRICS viene data la possibilità di tassare e spendere in yuan invece che nelle loro valute attuali.

  • L’intero debito pubblico dei paesi membri che adottano lo yuan verrà trasferito permanentemente alla Banca Centrale Cinese, che lo garantirà e lo gestirà tempestivamente.

  • Questo lascia i membri dei BRICS senza debito pubblico.
  • La Cina accetterà di finanziare l’occupazione con salario minimo per chiunque voglia e sia in grado di lavorare, in modo simile a una versione ampliata della politica NREGA dell’India.

  • I membri dei BRICS che adottano lo yuan in questo modo hanno la possibilità di tornare alle proprie valute, mentre la Cina mantiene la responsabilità del servizio del debito pubblico trasferito permanentemente.

Prevedendo la discussione che certamente seguirà ad una proposta così rivoluzionaria, possiamo già anticipare alcune osservazioni utili a rispondere ai molti quesiti che affluiranno nella mente di chi leggerà questo articolo:

La ricchezza reale di una nazione è pari alla sua produzione interna reale, più le importazioni, meno le esportazioni. Man mano che i livelli di occupazione aumentano fino alla piena occupazione garantita e finanziata dalla Cina, la ricchezza reale aumenta di conseguenza. Questa proposta aumenterà drasticamente la ricchezza reale dei membri BRICS partecipanti, a beneficio di tutti e, nel medio termine, elevando il tenore di vita dei membri BRICS ai livelli più alti a livello globale.

Servizi bancari e pagamenti

Con lo yuan come valuta comune, tutte le banche commerciali diventeranno membri compensatori della Banca di Cina e le questioni sollevate dalle transazioni valutarie incrociate tra i membri BRICS non saranno più applicabili.

Commercio

Con lo yuan come valuta comune, le questioni finanziarie internazionali relative al commercio tra i membri BRICS sono inapplicabili. Sebbene il commercio tra i BRICS possa comportare perdite di posti di lavoro a livello regionale, la Banca di Cina finanzierà l’occupazione gestita dalla nazione BRICS in difficoltà per chiunque voglia e possa lavorare. In generale, il sostegno della Cina alla domanda aggregata sostiene la piena occupazione e la prosperità per i membri BRICS partecipanti.

A parte considerazioni strategiche e di sicurezza, la Cina non avrà barriere commerciali. Sebbene i membri dei BRICS siano liberi di limitare gli scambi commerciali, sarà riconosciuto che, sempre a parte considerazioni strategiche e di sicurezza, non sarà a loro vantaggio farlo, ma piuttosto sforzarsi di ottimizzare i propri reali termini di scambio nel contesto di una piena occupazione garantita.

La speranza è che questo articolo possa aprire un reale e sincero dibattito nel mondo dei BRICS, su quello che sarà il loro prossimo futuro negli scambi commerciali con la valuta americana che assumerà un ruolo sempre più marginale, stante anche le recenti dichiarazioni del Presidente cinese Xi Jinping, il quale prevede un ruolo di valuta di riserva globale per lo yuan. Se ciò dovesse divenire realtà, per pura identità, tale evento non potrebbe prescindere dal trasformare la Cina da esportatore ad importatore netto. Il che, a maggior ragione, richiederebbe un impegno ancora più imponente per una azione fiscale comune indirizzata verso politiche di spesa che hanno come principale obbiettivo il raggiungimento della piena occupazione.

Sono certo che riuscire a portare sui tavoli istituzionali – dove immancabilmente si decide il futuro di ognuno di noi – le idee di Mosler su un tema così delicato e di vitale importanza, contribuirà certamente ad accrescere le probabilità che la scelta politica finale vada nella direzione di un benessere comune.

di Megas Alexandros

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte