di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Nessun giornalista può descrivere meglio gli eventi di chi li ha vissuti direttamente. E la storia della metropolitana di Salonicco, seconda città della Grecia, ahimè, fa parte della mio vissuto.
Sono arrivato a Salonicco per la prima volta a fine ’98 e già i lavori erano iniziati. Si parlava di poter salire sui treni sotterranei nel giro di pochi anni. Poi, sono arrivati l’Euro, Shaeuble, la Merkel, Draghi, Stournaras, Tsipras ed infine la Troika, e per concludere i lavori ci sono voluti altri 25 anni. Il tempo di una generazione. Nel frattempo da giovane fidanzato, ho avuto il tempo di sposarmi e crescere i miei figli che oggi frequentano l’Università. E ieri, dopo infinita attesa, finalmente ho potuto percorrere, sui nuovissimi treni ad ultima tecnologia senza conducente, i 9,6 chilometri della linea ad oggi in funzione. Sì, perché non penserete mica che sia finita! mancano ancore alcuni mesi per aprire la restante parte della linea e poi Europa permettendo, le altre linee, che di questo passo, solo le future generazioni, avranno il piacere di utilizzare questo servizio pubblico.
Non so se la mia sensazione di sfinimento rispetto al vissuto superi o meno lo sdegno di voi europei che mi leggete, per un’opera pubblica targata UE, per la quale, tra l’inizio e la fine dei lavori, sono stati necessari 38 anni (di cui 25 nell’Euro), per arrivare ad inaugurare una linea di “Metrò” di meno di 10 chilometri.
Lo sguardo che dall’alto dei cieli, Alessandro Magno (Megas Alexandros) -forse il più illustre antenato dei greci – rivolgerà certamente ai suoi odierni compatrioti, sarà espressione di sdegno e compassione, per lui che in soli dodici anni a piedi ed a cavallo, ben oltre duemila anni fa, condusse una campagna militare che lo portò a realizzare forse il più grande impero della storia.
Pensate – Alessandro Magno detto il macedone, proprio perché originario della Macedonia, regione in cui oggi vive la la città di Salonicco, morto a soli 33 anni – se fosse vissuto oggi, non avrebbe neanche avuto il tempo di vedere la fine dei lavori della metropolitana della sua città.
“La Grecia è un caso scuola di come la moneta unica l’abbia aiutata a trasformarsi” – dichiarava Mario Monti nel 2015, ospite del programma di Gad Lerner negli studi di La7. Chissà cosa avrebbero fatto senza l’Euro, allora! forse, ce ne sarebbero voluti 50 di anni per terminare i lavori della metropolitana!?
A parte le battute, anche quelle con cui i residenti della città hanno spesso commentato i ritardi burocratici e le promesse non mantenute che hanno caratterizzato il progetto della metropolitana, non è mancato il silenzioso stupore con cui è stato salutato il suo completamento.
Stiamo parlando di opere pubbliche e tanto per farlo presente a Mario Monti – e chi come lui intende portare a modello l’Europa dell’Euro – fuori dalla UE c’è vita ed un mondo che va avanti, costruendo ponti, strade, ospedali, ecc. alla velocità della luce.
Per rimanere in tema di Subway o “The Tube” come la chiamano a Londra, tanto per fare un confronto diretto; la metropolitana di Shanghai che oggi è la più grande al mondo, con i suoi 800 chilometri di linee, inaugurata nel 1993, ha visto l’inizio della sua costruzione, solo pochi anni prima, nel 1986. Ora, nessuno chiede ai governanti dei paesi europei, di abbandonare la loro natura e le loro fratellanze rinunciando ai propri interessi, ma tra metterci cinque volte in più di tempo per costruire (in termine di chilometri) un ottantesimo di quello che rappresenta la performance del governo di Shanghai, una via di mezzo i popoli europei avrebbero anche il diritto di pretenderla da chi da decenni cerca di convincerli con forza che con l’Euro si sta meglio.
Naturalmente di fronte ai tempi biblici, che farebbero impallidire persino Ulisse ed Omero, che hanno caratterizzato questa opera pubblica, è stato necessario l’intervento dei mezzi di informazione allineati al regime con una più che opportuna azione di propaganda, per salvare la faccia della classe politica greca, da sempre allineata con Bruxelles e Francoforte.
Quale miglior scusa per giustificare interruzioni dei lavori e costi aggiuntivi, dei reperti archeologici che si rinvengono ogni qualvolta proviamo a fare un buco dentro le preziose terre che da secoli calpestiamo in città come Firenze, Roma e Atene. La giusta importanza storica che diamo alle nostre origini in termini di reperti storici, si sta però trasformando nella folle convinzione narcisista che il resto delle terre del pianeta, non sia stato abitato da nessuno fino a 100 anni fa!
Di contro l’ossessione che abbiamo di non perdere nemmeno uno dei 300mila reperti archeologici rinvenuti negli scavi per realizzare la metropolitana di Salonicco, lascia spazio al disegno globalista di far perdere ad ognuno di noi le proprie origini e tradizioni, frutto di appartenenza alla patria, per creare un cittadino universale.
“Il progetto ha dovuto affrontare notevoli ritardi e molte sfide, tra cui oltre 300mila reperti archeologici, molti dei quali sono ora esposti nelle varie stazioni della linea principale” – ha dichiarato Christos Staikouras, ministro dei trasporti e delle infrastrutture, in occasione di un tour dedicato alla stampa della metropolitana. [1]
“Questo progetto offre un notevole connubio tra antico e moderno, integrando il patrimonio archeologico con l’infrastruttura della metropolitana” – continua il ministro. Insomma, ci abbiamo messo tanto ma insieme alla metropolitana abbiamo anche costruito un museo. E’ questo il concetto che si vuol far passare per tentare di salvare la faccia di questa Europa sempre più austera per i popoli ed elitaria per pochissimi.

Italiani e greci, una faccia una razza, a maggior ragione ora che siamo tutti dentro “mamma” Europa. Ed è così che nella stessa famiglia ci si duole tutti degli stessi problemi.
Anche la linea C di Roma è afflitta dallo stesso problema della metropolitana di Salonicco: la scoperta di molti reperti archeologici. Si tratta di un progetto faraonico, segnato da ritardi e costi crescenti sin dal suo inizio negli anni ’90. I lavori, iniziati nel 2006, si sono protratti fino a oggi. La costruzione, iniziata nel 2006, è stata notevolmente rallentata dalla continua scoperta di reperti archeologici di inestimabile valore, che hanno richiesto delicati sforzi di scavo e conservazione. Inizialmente prevista per il 2000, la tempistica è stata notevolmente allungata, con nuove stime che indicano un possibile completamento entro il 2035. I continui ritardi e le complessità tecniche hanno fatto lievitare il costo totale del progetto a oltre sette miliardi di euro. [1-ibidem]
Naturalmente quando si parla di opere pubbliche, con ritardi infiniti e conseguente esplosione dei costi, si arriva direttamente all’aspetto cruciale, rappresentato dal denaro. Sì, i soldi, quelli che l’Europa della moneta Euro, ha sempre fatto mancare (alla Grecia e all’Italia in modo particolare), in nome del principio dogmatico del rigore di montiana memoria.
La mancanza di denaro pubblico imposta per ordine della Troika e fedelmente perseguita dai governi di Atene ed i conseguenti problemi finanziari dell’appaltatore del progetto, Aegek, che durante la crisi economica iniziata nel 2009 è stato portato al collasso, sono certamente il motivo principale per cui gli abitanti di Salonicco non hanno potuto ottenere il servizio in tempi accettabili.
Questi sono i risultati concreti del progetto europeo, quello di cui molti dei suoi padrini, oggi sono in fase di pentimento, più o meno di comodo. A partire da Mario Draghi che in collaborazione con il primo ministro di allora Alexis Tsipras ed il governatore della Banca Centrale di Grecia Yannis Stournaras, furono i primi responsabili della chiusura delle banche greche nel 2015, per sovvertire la volontà popolare uscita dalle urne del referendum, con il quale i greci si opposero alla firma del memorandum e all’arrivo della Troika, di fatto aprendo le strade per un ritorno immediato alla dracma.
Del resto il piano per uscire dall’euro nel luglio del 2015 era già pronto. Un piano per il ritorno alla dracma elaborato da un team di cinque “nerd” capitanati da Yanis Varoufakis e coordinati dall’economista, vicino alla MMT, James K. Galbraith. Fu proprio l’ex ministro delle Finanze della Grecia di allora a rivelarlo in una conferenza a Londra a un gruppo di fund manager della City. Il progetto prevedeva un sistema di pagamento ombra basato sul sito dell’agenzia delle entrate greco che avrebbe permesso, attraverso un pin fornito a chi doveva del denaro, fosse lo Stato o soggetti privati, di trasferire la somma in questione in un “formato digitale” e nominalmente in euro. “Questo sistema era ben sviluppato e avrebbe fatto una gran differenza” dichiarò Varoufakis. [2]
Sicuramente, fosse andata così, la metropolitana di Salonicco sarebbe già in funzione da tempo.
di Megas Alexandros
Note:
[1] Grecia, Salonicco inaugura la nuova metropolitana dopo 38 anni di lavori | Euronews
[2] Il piano B di Varoufakis per la dracma | NextQuotidiano





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