di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Quante volte avete letto o sentito affermare anche dal primo che si incontra al bar che l’Italia non può più emettere moneta perché, con l’entrata in UE, ha ceduto la propria sovranità monetaria alla Banca Centrale Europea (Bce).
E’ davvero così?!
La risposta è NO!
La sovranità monetaria rientra in tutti quei poteri a carattere sovrano, che per loro natura appartengono agli Stati moderni. E’ impossibile per una nazione privarsi della propria sovranità, a meno che, per espressa volontà popolare non si proceda verso nuove forme di Stato attraverso un procedimento costituente, che la porti, ad esempio, ad una unione di tipo federale con altri paesi.
Per essere ancora più chiari, attraverso un esempio credo comprensibile a tutti, quando si parla di sovranità come elemento naturale che oggi appartiene agli stati moderni ed in passato è appartenuta a imperatori e signorie; una sua supposta cessione, equivarrebbe a voler cedere ad altri una parte del nostro corpo: è impossibile cedere le nostre braccia, il nostro cuore o ancor di più la nostra mente a qualcun altro, senza che questo comprometta la nostra esistenza.
Detto che, la sovranità non è, ne tecnicamente ne giuridicamente cedibile fuori da processi costituenti; è chiaro come la stessa non possa essersi concretizzata con i noti trattati intergovernativi che regolano l’unione monetaria europea.
Quello che invece può avvenire e purtroppo sta avvenendo, è la deliberata rinuncia al suo esercizio.
Come un qualsiasi individuo può decidere di legarsi un braccio al collo e non usarlo, allo stesso modo chi ci governa, nell’esercizio delle proprie funzioni, può decidere per scelta, di non esercitare le sovranità che la Costituzione attribuisce alla sua carica istituzionale.
Questo è il caso perfettamente riconducibile al mancato esercizio da parte dei nostri governi della sovranità monetaria; cosa che sta avvenendo in maniera così eclatante da quando il nostro paese è entrato a far parte della Unione Europea.
Tale mancato esercizio, come tutti ben sapete, viene giustificato al popolo e all’opinione pubblica, con la necessità di dover rispettare, in termini di debito e deficit, i noti parametri contenuti nel trattato di Maastricht, i quali regolano il Patto di Stabilità che pone limiti stringenti alla spesa ed ai bilanci dei governi dei paesi membri.
Sempre più spesso nei dibattiti social trovo interlocutori fermamente convinti che l’Italia non sia in grado di emettere moneta e che per spendere debba andare a chiederla in prestito ai mercati. Questo perché, sono ormai assuefatti alla narrativa che viene raccontata loro, secondo la quale l’Italia avrebbe ceduto la propria sovranità monetaria ad enti sovrannazionali, quali appunto la Bce e la Commissione europea.
Non è così, perché a tutt’oggi, in Italia, tassa e spende il governo italiano e non la Bce, la commissione europea o qualsiasi altro governo appartenente ai paesi membri.
Questa convinzione però, parte da un presupposto errato: quell0 che ad emettere denaro siano le Banche Centrali e non i governi.
Certo, le banche centrali insieme ai governi sono i due organi che esercitano il monopolio pubblico della valuta dello Stato. Ma gli istituti centrali non hanno nessuno strumento per far pervenire moneta al netto dentro il sistema economico. La titolarità della politica monetaria non permette loro di assolvere a questo compito. Anche se la decisione a loro demandata sui tassi di interesse, in caso di un loro innalzamento, porta ad un aumento della spesa per interessi nel bilancio dello Stato, aggiungendo così capacità di spesa dentro il settore privato, tale operazione è di natura prettamente fiscale.
Ed è proprio la politica fiscale messa in atto dai governi, l’unico strumento con cui gli stati creano moneta netta immettendola nel sistema economico. E’ la spesa in deficit dei governi che aumenta la quantità di moneta netta in aggregato nelle tasche e sui conti del settore privato. Non esiste altro modo per arrivare a questo risultato!
Ecco che comincia ad essere più comprensibile il concetto sopra espresso che identifica la cessione della sovranità monetaria come un qualcosa di impossibile da realizzare.
Accertato che, solo il governo del paese può tecnicamente e per naturale ordine costituzionale, creare ed immettere moneta al netto dentro il sistema economico, è chiaro come nessun altro possa farlo, neppure se gli fosse consentito.
Quindi, tutti quei concetti che ci riconducono alla narrativa secondo la quale il nostro governo per spendere dovrebbe andare a farsi prestare i soldi dai mercati, o in ultima istanza dalla Banca Centrale Europea (Bce), sono tutte espressioni riconducibili ad una favola, per non dire oggetto di una frode vera e propria che politici e mezzi di informazione ci raccontano.
Coloro che per interesse o scarsa professionalità, si propongono di far confusione sul tema, usano ad arte l’emissione dei noti titoli di stato (Btp), per far credere alla gente che lo Stato si finanzi attraverso di essi e che il debito pubblico sia un debito effettivo e reale; un impegno che obbliga lo Stato a procurarsi il denaro per il suo rimborso come un normale cittadino o una azienda.
In realtà non è così!
Mesi fa ho scritto un articolo/scuola che certifica con tanto di contabilità, gli esatti contorni di questa “frode”, mostrando chiaramente come la creazione monetaria non avvenga per mezzo dell’emissione dei noti titoli di stato (Btp), ma bensì quando il governo spende. E’ la spesa del governo a creare quelle riserve (risparmio netto, ndr), con le quali poi vengono acquistati i titoli di stato da banche e privati cittadini. Del resto non potrebbe essere altrimenti, dal momento che lo Stato, in quanto titolare del monopolio della valuta, è l’unico in grado di fornirla precedentemente.
Se ci pensate bene viene da sorridere, di fronte al prospetto che il produttore in regime di monopolio della valuta, abbia necessità di farsela prestare. Sarebbe come se il compianto re della moda Giorgio Armani, avesse avuto la necessità di farsi prestare le magliette con il suo marchio, dai clienti che le hanno comprate nei suoi negozi.
E’ chiaro quindi come un governo che usa correttamente la propria sovranità monetaria, non abbia nessuna necessità di contrarre prestiti. Ed anche se lo fa, come ben possiamo immaginare, non incontra nessuna difficoltà nel loro rimborso, dal momento che è produttore in regime di monopolio della materia prima (valuta/denaro), oggetto del rimborso stesso.
Accertato che l’emissione dei titoli di stato, non rappresenta una necessità allo scopo di spendere per i governi, facilmente si arriva a delineare i contorni di tale operazione messa in piedi dal Tesoro: essa si configura in quella che è una misura di spesa per fornire un reddito da interesse a chi detiene risparmio.
Compreso questo cade anche tutta quella propaganda politica che gira intorno ai fondi europei, quali appunto quelle del noto PNRR. Fondi che ci vengono “venduti” come denaro che entra nel nostro sistema economico, pronto a far decollare l’economia del paese.
Niente di più falso!
Non qualifica la provenienza dei fondi affinché si possa affermare che ci sia denaro nuovo e fresco in aggiunta dentro l’economia di un paese, se poi i governi non spendono in deficit creando di fatto denaro nuovo in aggiunta: ovvero se il denaro speso non supera quello raccolto con le tasse.
Gli investimenti fatti con il denaro preso a prestito dalla Commissione Europea, oggetto appunto del PNRR, se effettuati all’interno dell’avanzo primario, come sta facendo anche questo governo, non aggiungono denaro nella nostra economia, anzi nell’ottica di quadratura del bilancio, lo tolgono da altre voci di spesa.
Su questo tema da tempo metto in guardia chi mi legge – [Il PNRR è il più grande “inganno” nei confronti del popolo italiano. Ed è stato confezionato dal governo di Giuseppe Conte] – e finalmente, per mezzo di una interrogazione parlamentare che il deputato Claudio Borghi pochi giorni fa ha rivolto al suo compagno di partito, nonché ministro del MEF, Giancarlo Giorgetti, abbiamo avuto la conferma di quello che fino ad oggi nessuno vi ha raccontato:

I soldi del PNRR sono prestiti e su questo non avevamo nessun dubbio, ma “non sono soldi aggiuntivi”, chiarisce Giorgetti. Questo conferma, come spiegato, che solo la spesa in deficit da parte del governo può aggiungere denaro. Ed è solo attraverso la spesa in deficit che il governo esercita a pieno quella sovranità monetaria che significa, non autolimitarsi nella creazione di moneta, come sta avvenendo dall’entrata nell’Euro.
Pensate, persino Mario Monti, durante la sua esperienza di governo, propose di “scorporare” dal computo del deficit i cosiddetti investimenti produttivi. Una “golden rule” per permettere di bypassare la follia dei parametri di Maastricht che certamente avrebbe dato respiro alla nostra economia. Lungi da me tendere una mano a quello che è stato il nostro primo sicario, ma sia il governo attuale che quello a cinquestelle di Giuseppe Conte, non si sono degnati minimamente di tornare alla carica per togliere dal conteggio del deficit la spesa per gli investimenti contenuti nel PNRR. Anzi, si sono sciacquati la bocca per aver ottenuto denari dall’Europa, che in realtà non esistono. O meglio esistono solo per coloro che ricevono lauti interessi per aver prestato soldi a chi in realtà, non ne avrebbe bisogno.
Molti di voi si staranno chiedendo a cosa sia servito creare l’impalcatura del PNRR, quando di fatto niente cambia rispetto all’emissione (non necessaria per poter spendere) di Btp. La risposta è presto detta e più volte ripetuta: il PNRR è funzionale ad accreditare maggiormente la narrativa che lo Stato debba andare a chiedere in prestito denaro per poter spendere. In questo caso lo chiede in prestito ad un organismo che nemmeno è dotato di sovranità (la commissione europea, ndr).
Oltre a questo, e non di meno importanza, il PNRR serve ad emettere titoli di debito comune a livello europeo (eurobond, ndr), anziché a livello nazionale (Btp), in modo da accelerare quel processo di integrazione europea che, se realizzato, veramente porterebbe allora a quella cessione di sovranità a livello comunitario, ad oggi soltanto “narrata”.
Un’Europa con debito ed esercito comune, è chiaro che di fatto, anche senza il consenso popolare, diverrebbe una Federazione sul modello degli Stati Uniti d’America. Per questo Draghi e C. si affannano così tanto a prospettare unione fiscale, bancaria e mercato unico dei capitali, che sommati ad un esercito comune, consegnerebbero nelle mani delle stesse oligarchie che le prospettano, tutta la sovranità necessaria per tornare al tempo del Signore.
In conclusione, per uscire da questa “gabbia”, non occorrono progetti fantascientifici, ne tanto meno tinti di “complottismo”, come le fantomatiche mission impossible che molti ci raccomandano, per uscire da organismi sovrannazionali come la NATO. Per tornare a vivere e respirare, sono sufficienti governanti fuori dal “sistema dei partiti” che tornano ad esercita la sovranità monetaria nell’interesse del popolo italiano e non di una ristretta élite come avviene in maniera sistematica da almeno tre decadi.
di Megas Alexandros





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