L’andamento del deficit ci dice che non sono gli USA a guidare le nostre vite

Le previsioni di crescita della Bce confermano il "divorzio", in atto ormai da decenni tra l'andamento dell'economia italiana e quella degli Stati Uniti. Nonostante la propaganda, oltreoceano mostrano di non conoscere cosa sia l'austerità, a noi somministrata in dosi massicce dai nostri governanti.

22 Dicembre 2024 | Attualità, Economia, Geopolitica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Puntare il dito sugli Stati Uniti, il dollaro e quelle entità di Potere come la NATO e la CIA, indicandole come l’origine di tutti i nostri mali, è ormai la narrativa complottista quotidiana che ci presentano, sia quella parte di stampa mainstream che vuole apparire al fianco dei popoli che i siti della così detta informazione indipendente.

Questo perché, far credere alla gente che il nemico sia molto più forte di noi e distante dalle nostre case, assolve a due funzioni essenziali per i loro scopi propagandistici. La figura di un nemico più forte di noi comuni mortali e quindi percepito come imbattibile, serve a tenere le masse in uno status di cinematografica attesa, dove si è disposti ad attendere all’infinito l’arrivo del Supereroe in grado di abbatterlo. Mentre il prospetto di un nemico percepito lontano dalle nostre vite, invece, contribuisce a farci distogliere lo sguardo da chi in realtà, è il vero responsabile di quanto di peggio ci sta accadendo.

Vi chiederete, ma perché fanno questo?

Semplice, la stampa mainstream in mano al Potere, ha bisogno al suo interno, anche di una parte che possa apparire vicina al popolo, in modo da controllare quel dissenso che un giorno, prima o poi, verrà trasformato in consenso con la figura politica di turno. Gli esempi in tal senso, nel nostro paese non si contano: dal Renzi rottamatore alla Meloni patriota e sovranista, passando per il “vaffa” di Grillo e tutti gli altri che si sono infilati in mezzo a loro, la storia politica degli ultimi anni del nostro paese, è la piena conferma di quello che sto affermando.

Riguardo invece a chi opera dentro i siti di quella informazione che si presenta come indipendente….. beh, quelli sono covi dove si annidano serpi di ogni genere e razza, tutti con il fantastico sogno di arrivare un giorno ad essere utili in qualche modo al “Potere” per accaparrarsi uno “sgabello”. La poltrona sarebbe troppo per chi è scappato di casa e non appartenente. Quindi, non è consigliabile per loro dare addosso in modo diretto ed efficace al sistema dei partiti e a quelle figure politiche nelle quali credono, o meglio sperano di poter far breccia.

Spiegato l’evidente, andiamo anche a spiegare, numeri e fatti alla mano, il perché Stati Uniti, dollaro, NATO e CIA, c’entrano ben poco con i disastri a livello economico creati nel trentennio passato, dai governi che si sono succeduti nel nostro paese.

Dal momento che, persino Draghi, ci sta dicendo che l’errore più grande commesso in Italia e in Europa, è stato quello di intraprendere politiche di estrema austerità per distruggere salari e domanda interna, impedendo ai governi di creare denaro. E’ chiaro che per smentire tale narrativa è fondamentale guardare, se oltreoceano hanno fatto lo stesso oppure no. E l’andamento dei rispettivi deficit di bilancio è essenziale per comprenderlo.

Questo perché, se è vero che le politiche di austerity, guidate dalle teorie neoliberiste in campo economico, sono da sempre presentate come un progetto mondialista di stampo elitario dell’occidente, per logica, dovrebbero essere state applicate ovunque ed indistintamente in questi anni. E qualora non fosse così, la narrativa cadrebbe.

Ed infatti, non è così!

Se infatti guardiamo il bilancio del governo USA dal 2008, anno in cui scoppia la crisi dei subprime fino ad oggi (ma anche precedentemente, ndr), si nota la presenza costante di un forte deficit. Di contro l’Italia negli ultimi 35 anni per ben 30 volte (eccetto che gli anni del Covid), ha conseguito avanzi primari di bilancio, con il deficit, quand’unque raggiunto, dedicato interamente al pagamento degli interessi sul debito. Ovvero soldi per la rendita e non per il lavoro.

Stiamo parlando di un evidente indirizzo di politica economica diametralmente opposto, messo in atto dai due paesi. E questo contrasta, con il fatto che le nostre politiche economiche vengano direttamente dettate da Washington. Il Potere elitario, non fa distinzione di razza ma solo pregusta l’infinito allargamento sulla scala sociale. Quindi, la magnanimità in termini di creazione di denaro dei governanti della Casa Bianca, rispetto a chi siede a Palazzo Chigi, è decisamente frutto di un sistema di potere che, pare essere colpito in modo minore da quel puro sadismo di chi invece impartisce immani sofferenze al popolo italiano.

Il risultato dell’apparente divorzio fra Washington e Roma, in tema di austerità, lo si vede nei dati di crescita delle due economie. Spostandoci dentro l’Eurozona, dove negli anni la crescita dell’Italia è stata sempre mediamente più bassa rispetto al dato UE, le ultime previsioni al ribasso fornite dalla Bce, mostrano come il forte divario consolidato in questi anni tra l’economia d’oltreoceano e quella europea, tenderà ancora ad ampliarsi da qui al 2025.

Una stima di crescita del pil europeo di 0,8% per quest’anno e di 1,1% per l’anno prossimo, fanno da contraltare alla crescita USA del 2,6% per quest’anno, con un rallentamento all’1,7% per il prossimo. Ma è probabile che qualche ulteriore guizzo lo abbia a seguito della svolta di politica economica con l’amministrazione Trump, che s’insedierà a gennaio.

Se le previsioni di crescita fossero confermate in entrambe le sponde dell’Atlantico, al 2025 l’economia europea (Eurozona) sarà cresciuta solamente del 5,1% dal 2019, cioè dall’anno immediatamente precedente alla pandemia. Nel frattempo, l’economia americana avrà segnato un +14,2%. Un abisso. E le cose si mettono ancora peggio se il confronto avviene con il 2008, l’anno della crisi dei mutui subprime. L’unione monetaria da allora sarà cresciuta solamente del 15,3% contro il +41% degli Stati Uniti. In media, lo 0,84% all’anno contro il 2%.

E pensare che nel 2008 la narrativa nel paese dava sostanzialmente per morta l’economia americana. Sono gli stessi che oggi ne prefigurano il default a breve, a seguito del processo di de-dollarizzazione in corso nei paesi appartenenti ai Brics plus.

Invece, si è saputa riprendere in fretta ed è stata capace di cancellare quasi subito l’ignominia di quella crisi, mentre l’economia europea si lacerava e ancora oggi si lacera in un dibattito al suo interno tra chi intende unirla definitivamente per continuare a saccheggiare i popoli e chi invece, sempre per lo stesso motivo, ritiene di poterlo fare meglio con le casse divise.

Da anni, stampa allineata e no, non fa altro che prevedere l’ingresso dell’economia americana nella recessione e con la supposta fine del “fantomatico” potere del dollaro, ci prospetta persino una rivitalizzazione dell’economia europea che dovrebbe arrivare sempre l’indomani. E, invece, accade puntualmente l’esatto contrario. Anche in conseguenza degli scossoni geopolitici in corso, chi ne esce con le ossa rotte è sempre e soltanto il continente europeo, con l’Italia in testa.

Anche questo rientra nella narrativa propagandistica, come già spiegato, utile sia alla stampa di regime che ai complottisti dell’informazione libera. Tenere i loro follower con la speranza di un miglioramento che sta sempre per arrivare, li fidelizza e soprattutto anestetizza qualsiasi tipo di pensiero illuminato, essenziale per portare energia nuova verso un reale cambiamento, che pare non interessare a pochi nel mondo dell’informazione.

Dunque è di tutta evidenza che le politiche austere hanno raggiunto la loro espressione massima nel nostro paese e questo non è certo per ordine dei presidenti americani o di un qualsiasi agente della CIA, dal momento che da loro, la strada intrapresa è stata tutt’altro che quella di far mancare il denaro. E anche oggi, che i pentiti dell’austerità si moltiplicano di giorno in giorno, nessun segnale arriva dal nostro governo.

Abbandoniamo i teoremi complottistici che ci vengono forniti quotidianamente e che ci portano fuori strada, il nostro nemico è accanto a noi ogni giorno e risiede dentro le istituzioni nazionali. Un governo che opera con una spesa in deficit sufficiente per occupazione e consumi, può cambiare le nostre vite da domani. Di questo dobbiamo essere pienamente consapevoli.

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte