di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Mario Draghi non è pentito! lo avevo già evidenziato nei miei articoli, quando improvvisamente nei suoi cadenzati interventi pubblici dove puntualmente sale in cattedra, pareva aver rinnegato le devastanti politiche economiche e monetarie che lui stesso ha imposto e difeso per decenni seduto sulle poltrone più alte delle nostre principali istituzioni.
Lo stava facendo solo per ripulirsi la faccia in modo da riottenere quel minimo di credibilità tra la gente per poi portare a compimento il disegno elitario che mira alla definitiva cessione di ogni sovranità nazionale al “Signore” di stanza a Bruxelles, con la costituzione degli Stati Uniti d’Europa.
Mario Draghi da sempre vive nella frode intellettuale con la quale inganna i popoli le cui vite dipendono dalle sue parole e da quello che poi mette in pratica. Nella normalità di uno stato di diritto chi froda è sottoposto a processo e poi condannato, Draghi no, perché lui è il “Potere”, lui e la sua azione godono della protezione di chi tira le fila delle nostre istituzioni e le fa apparire democratiche per tutti tranne che per chi “appartiene” al sistema di potere stesso.
Pochi mesi fa Draghi ha palesemente dichiarate errate tutte quelle politiche economiche di austerità provenienti dal mondo neoliberista, che hanno guidato l’Europa in questi anni e soprattutto i governi italiani. Ha indicato la deflazione salariale volta a distruggere la domanda interna per promuovere una politica mercantilista, come la causa principale del disastro economico in corso e la perdita di quel benessere diffuso che ha caratterizzato il nostro paese fino alla fine degli anni 90′.
Molti hanno pensato che finalmente il dramma potesse finire e che il nostro governo e i poteri di stanza a Bruxelles, spinti dall’autorevolezza del pensiero di Mario Draghi, potessero invertire la rotta mettendo in atto quell’azione espansiva in termine di spesa in deficit, necessaria a stabilizzare le nostre economie. Ed invece no!
Anzi, il governo di Giorgia Meloni – salita a Palazzo Chigi solo dopo aver superato l’esame di asservimento al sistema di Potere sostenuto direttamente davanti al professore Mario Draghi – si sta mostrando alla prova dei fatti, il più austero di sempre.
C’è chi legge questo come un segnale che Mario Draghi abbia perso tutti il suo appeal verso le figure di governo del nostro paese. Niente di più sbagliato! Chi governa oggi in Italia è totalmente allineato con Mr Britannia, anzi a dirla tutta, è Draghi stesso a definire le linee guida per conto dei poteri elitari nazionali dei quali da oltre trenta anni ne difende gli interessi. Semmai le difficoltà che Draghi sta incontrando sulla strada che porta a federare l’Europa, provengono da quei paesi (Germania in testa, ndr), le cui classi elitarie sono ancora restie a mettere la “cassa” in comune nel vecchio continente.
E per questo oggi, dal palco del meeting organizzato da Comunione e Liberazione appena conclusosi a Rimini, ha picchiato forte contro l’Unione Europea: “il 2025 è stato l’anno in cui è evaporata l’illusione dell’Unione di contare”.
Draghi è deluso, i dazi di Trump e la guerra in Ucraina erano gli eventi critici e le occasioni più propizie per arrivare alla cessione definitiva di ogni sovranità ad un governo centrale europeo. Debito ed esercito comune, avrebbero di fatto consegnato al “Signore” di Bruxelles, quella sovranità oggi mancante, anche senza l’intervento dei popoli con la necessaria fase costituente che occorrerebbe per far cambiare soggetto ai paesi membri e farli diventare una Federazione.
Draghi rimprovera in modo deciso il governo europeo che nonostante abbia dato il maggior contributo finanziario alla guerra in Ucraina, e abbia il maggiore interesse in una pace giusta, ha avuto finora un ruolo abbastanza marginale nei negoziati per la pace. Ricordo che Draghi è stato il principale promotore della posizione guerrafondaia nei confronti della Russia quando era a capo del governo italiano, fino a prospettare agli italiani, sempre con i suoi metodi fraudolenti, un futuro da economia di guerra, costringendoli in una estate torrida a scegliere tra “la pace e i condizionatori”.
La Cina ha chiarito Draghi, non considera l’Europa come un partner alla pari e usa il suo controllo nel campo delle terre rare per rendere la nostra dipendenza sempre più vincolante. Le terre rare presenti in Ucraina, era questo il vero obbiettivo per cui si sono create le condizioni affinché Putin iniziasse il conflitto.
Addirittura per ricevere un lungo applauso utile solo alla sua “faccia”, mostra una apparente distanza anche nei confronti di Israele: “l’Ue “è stata spettatrice anche quando i siti nucleari iraniani venivano bombardati e il massacro di Gaza si intensificava”.
Arrivato a parlare di economia, l’ex governatore della Bce, ha provato a buttare giù alcuni concetti in modo confuso sempre per far credere quello che non è stato. Cantare il de profundis dell’Unione Europea, della quale ne è stato il principale attore per un trentennio, senza un briciolo di autocritica, senza un “mea culpa”, è impresa alquanto ardua anche per chi fa della diabolicità il suo stile di vita.
“Per anni”, ha detto Draghi nel corso del suo intervento al panel intitolato ‘Quale futuro per l’Europa?’, “l’Unione Europea ha creduto che la dimensione economica, con 450 milioni di consumatori, portasse con sé potere geopolitico e nelle relazioni commerciali internazionali. Quest’anno sarà ricordato come l’anno, in cui questa illusione è evaporata”.
Ma quali “consumatori”, per consumare i beni prodotti dagli altri occorre spendere e per spendere occorre che chi compra abbia il denaro necessario per farlo. L’UE invece con le sue politiche improntate al rigore dei bilanci degli stati, ha tolto sempre più la possibilità di consumare ai popoli europei. E di questo in Cina se ne sono accorti, tanto che hanno già impostato da tempo la loro economia sul consumo interno.
“Abbiamo dovuto rassegnarci” – ha spiegato Draghi – “ai dazi imposti dal nostro più grande partner commerciale e alleato di antica data, gli Stati Uniti. Siamo stati spinti dallo stesso alleato ad aumentare la spesa militare, una decisione che forse avremmo comunque dovuto prendere – ma in forme e modi che probabilmente non riflettono l’interesse dell’Europa”.
Ma i siti dell’informazione così detta indipendente non dicevano che Draghi era un uomo degli USA, della Goldman Sachs e dei poteri d’oltreoceano?! evidentemente il calcolo era errato e dovranno rivedere le loro “fantasie” per essere più credibili verso le loro masse di elettori, appassionati al complottismo.
Ed eccoci alle conseguenze, sempre secondo Draghi: “Non è quindi sorprendente”, ha sottolineato, “che lo scetticismo nei confronti dell’Europa abbia raggiunto nuovi picchi. Ma è importante chiedersi quale sia veramente l’oggetto di questo scetticismo. Non è a mio avviso uno scetticismo nei confronti dei valori su cui l’Unione europea era stata fondata: democrazia, pace, libertà, indipendenza, sovranità, prosperità, equità e protezione sociale.
Ora, sostenere che l’Europa di Mario Draghi a differenza di quella attuale guidata dalla Lagarde e della Von der Layen, abbia mantenuto fede a questi principi, va oltre la bestemmia in San Pietro.
Ma tutta la credibilità di questo apparente percorso in cui Mario Draghi da eretico si propone per una “nuova” Santità, cade definitivamente quando l’ex presidente del Consiglio torna a parlare della materia a lui più familiare, ossia quella economica e monetaria, riguardo al tema del debito ed a come gli stati creano la moneta con la quale mettono in atto la spesa pubblica, essenziale per il nostro sistema economico:
“Soltanto forme di debito comune possono sostenere progetti europei di grande ampiezza, che sforzi nazionali frammentati insufficienti non riuscirebbero mai ad attuare”
“In alcuni settori il debito buono non è più possibile a livello nazionale poiché gli investimenti fatti in isolamento non possono raggiungere la dimensione necessaria per aumentare la produttività e giustificare il debito”.
Come vedete nessun cambiamento rispetto ai concetti di matrice neoliberista che vedono nel debito pubblico e quindi nella creazione di moneta prodotta dagli Stati il male assoluto per le nostre economie. Un debito che deve essere “giustificato” e quindi sostenibile esattamente come quelli contratti da famiglie ed imprese utilizzatori della moneta, soggetti ai quali ormai il pensiero neoliberista diventato mainstream, ha definitivamente equiparato gli stati che al contrario sono i monopolisti della moneta.
In sostanza Draghi ci dice che tutte quello che è stato realizzato nel paese ed in Europa dal dopoguerra ad oggi con la spesa pubblica messa in atto dai governi dei paesi europei, oggi non può più essere fatta a livello nazionale ma deve avvenire a livello comunitario. Per essere ancora più concreti, Draghi ci dice che strade, ponti, ospedali e posti di lavoro, non possono più essere realizzati con numeri elettronici creati “dal nulla” da computer situati nelle stanze dei governi nazionali ma devono essere creati da computer che si trovano dentro le stanze di un “fantomatico” governo europeo.
Una frode intellettuale più chiara e conclamata di questa, per dimensioni dell’impatto catastrofico che ha sull’intera umanità, penso non possa esistere!
Se fosse vero quello che afferma Mario Draghi, allora paesi di piccole dimensioni non potrebbero fare investimenti pubblici. Ma questo è smentito sia dalla storia passata che da quella attuale. L’Italia del dopoguerra è l’esempio più facilmente comprensibile a tutti noi. Il problema non è chi crea questi soldi o con quale moneta si creano, ma la volontà politica di crearli e soprattutto indirizzarli nella direzione giusta.
Dal momento che la creazione di moneta netta, avviene solo e soltanto attraverso la spesa in deficit dei governi, è chiaro che principi come il “pareggio di bilancio”, che contabilmente impedisce tale creazione, sono anch’essi una frode. Principio che oggi addirittura lo troviamo inserito nella nostra Costituzione, frutto di una azione politica del tutto eversiva, dal momento che il pareggio di bilancio o ancor peggio l’avanzo primario perseguito dall’attuale governo, di fatto impediscono l’attuazione di principi fondanti della nostra Repubblica, sanciti dalla stessa carta costituzionale, come il lavoro.
Capite bene allora che neanche il “nome” della moneta è essenziale per crearla. Che se chiami euro, dollaro o Lira, la sua creazione avviene sempre con le stesse modalità (la spesa in deficit del governo, ndr). E benché molti ne dicano, la sovranità monetaria appartiene agli Stati e non è cedibile con i trattati firmati dai governi. Sono gli stati stessi che con le loro leggi danno valore alla valuta che emettono, la quale di fatto è un monopolio pubblico. Sono i singoli governi che hanno la capacità di spendere e tassare sul proprio territorio e quindi, in primis, determinare le sorti di ognuno di noi e non le banche centrali come a molti interessa far credere per alleviare, a scopo di propaganda politica, le reali responsabilità di chi ci governa.
Se a tutto questo aggiungiamo l’ennesima confessione di un “uomo” ormai prossimo al giudizio divino dopo essere scampato a quello in Terra – certamente con l’aiuto dei “fratelli” appartenenti al sistema di potere di cui fa parte – la credibilità di Mario Draghi va sotto lo zero:
“Non provengo da un ambiente culturale che era particolarmente europeo” – “come voi tutti sapete ho scritto la mia laurea sostenendo che la moneta unica era una gran sciocchezza, il mio è un europeismo molto pragmatico”
Il “pragmatismo” se applicato alla politica ha una sola ed unica traduzione pratica: quella dell’interesse personale e del sistema a cui appartengono le principali figure istituzionali che hanno compiti di governo. In poche parole, Mario Draghi perfettamente cosciente di quello che una moneta unica con le sue “folli ” regole, avrebbero provocato sulle vite dei suoi concittadini, non ha esitato per puro “pragmatismo” a metterla in pratica e difenderla per decenni.
Non vado oltre, credo sia talmente chiaro e lampante ciò a cui mira Mario Draghi quando ci indica la necessità per poter spendere di farlo con debito europeo: vuole completare in maniera definitiva il processo di integrazione con la cessione di ogni sovranità nazionale ad un governo centrale, vuole trasformare l’Europa in un federazione di stati sul modello degli USA.
Essere di grandi dimensioni non interessa ai popoli, interessa alle classi elitarie che vogliono comandare il mondo. L’Europa unita nel debito e nell’esercito non ci porterà alla democrazia ed alla pace, ma alla guerra, tenetelo ben presente.
di Megas Alexandros





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