di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Le “Vedove” del Gold Standard che hanno riempito giornali e blog, creando un’attesa spasmodica tra i loro lettori, nei mesi che precedevano il meeting di Kazan appena concluso, hanno toppato le loro previsioni anche a questo giro. Ad essere sinceri, più che una previsione, la così detta moneta comune dei BRICS+, per questi imbonitori di folle pare una speranza, visto l’impeto con cui si prodigano a propagandarla.
Alla testa dell’esercito dei Crociati che combattono per dotare i paesi appartenenti ai BRICS+ di una moneta comune – sventolando il vessillo della de-dollarizzazione – troviamo certamente il giornalista brasiliano, da molti accreditato come uno dei migliori esperti di geopolitica, Pepe Escobar. Simpatizzante del presidente Lula, Escobar da tempo, non perde occasione per annunciare nei suoi articoli – rimandandone l’arrivo di meeting in meeting – quella che secondo lui sarebbe stata una grossissima e benefica novità nel destino del sistema monetario mondiale. Tutto finalizzato al fiorente nirvana, prospettato da Escobar ai suoi follower, che vedrebbe tutte le nostre vite più ricche e felici senza aver più tra i piedi l’odiato dollaro statunitense, causa per molti di tutti i mali del mondo.

Pensate, il giornalista onnipresente nei luoghi che contano, è talmente ossessionato dal più che discutibile potere del dollaro derivante dal suo status di valuta di riserva mondiale, finanche ad essere poco lucido nel suo ragionamento di fondo, dal momento che nel suo pensiero prevale una chiara logica contraddittoria. Alla vigilia del meeting di Kazan, in un confronto televisivo con il filosofo russo Alexander Dugin, ha colto nuovamente l’occasione per ribadire la sua posizione che lo vede a sostegno della costruzione di una valuta comune per i BRICS+, dotata della stessa funzione di “riserva” conferita alla valuta americana, che lo stesso Escobar si propone di abbattere.
E’ del tutto evidente che la bontà o meno di una valuta di riserva (qualora esistesse….!), non può dipendere dal nome della valuta stessa, siamo nel campo della logica pura e semplice.
Poche settimane fa, il giornalista brasiliano, addirittura presentava l’incontro di Kazan, come la Bretton Woods dei BRICS+. Dal momento che fu proprio nell’ormai famosa cittadina americana situata nello Stato del New Hampshire, dove nel lontano 1944 fu assegnato al dollaro quel ruolo geopolitico che poi lo ha fatto diventare la valuta di riserva mondiale; è chiaro che augurare ai BRICS+ di ripetere l’esperienza di Bretton Woods per tornare ai cambi fissi, è un po’ come augurare la “buonanotte” a chi si appresta a passarla nel letto con Jack lo squartatore.
Ma forse Pepe Escobar neanche se ne rende conto!
Del resto, è consuetudine che le previsioni degli esperti di geopolitica spesso sconfinino nel ridicolo fino alla perdita totale della loro credibilità, quando le tesi esposte necessitano di una approfondita conoscenza della materia economica e monetaria.
Se il problema dei popoli, per Escobar e quelli che lo seguono, è il dollaro in quanto valuta di riserva, per quale motivo crearne una nuova?! per una considerazione del genere non occorre la laurea un economia: è sufficiente la logica.
E, se come definito in dottrina, in regime fiat, essere o non essere una valuta di riserva vale zero, a maggior ragione, vale ancora la stessa domanda retorica: perché far passare il messaggio che occorre dotarsene?!
Vi dico già in anticipo che molto difficilmente avremo una risposta a queste domande da parte di Pepe Escobar. Anche se sarebbe consigliabile per lui farlo, al fine di chiarire definitivamente, una volta per tutte, la sua posizione su quello che è un tema fondamentale per la vita dei popoli. Seppur invitato ad un chiarimento per interposta persona, la star mondiale del giornalismo – che ha pure letto il mio articolo di alcune settimane fa il quale contrastava puntualmente le sue tesi – pare non abbia tutto questo interesse. [1]
Io non so se Pepe Escobar e chi la pensa come lui, credono veramente a quello che sostengono o se invece sono comandati nelle parole e negli scritti dai medesimi poteri globalisti che loro stessi dicono di combattere, ma sostenere con forza la necessità di una valuta di riserva – per di più adducendone una stretta necessità per bilanciare i fisiologici deficit commerciali che vengono a crearsi nel commercio fra paesi – equivale a sostenere il cambio fisso per le valute. Ed il cambio fisso, tanto per ricordarlo, è lo stratagemma principe che i “Poteri” appena citati, utilizzano da sempre per saccheggiare popoli e nazioni.
Una moneta fiat e abbondante per le élite e allo stesso tempo fatta credere legata all’oro e quindi scarsa per i popoli, è la frode dei tempi! dalle monete dell’Impero Romano all’Euro, passando per la sterlina coloniale, il Franco delle Colonie (CFA) ed il dollaro dopo Bretton Woods inserito nel meccanismo del Gold Exchange Standard, è sempre stato così!
Perché la moneta comune europea, è bene ricordarlo per i pochi che ancora non se ne fossero resi conto, è anch’essa un sistema di cambi fissi finalizzato a rendere scarsa la moneta per la maggioranza che lavora e pienamente abbondante per chi invece vive con la rendita. Come ben noto, dalle parole dei nostri governanti, i soldi mancano sempre per occupazione, scuole, istruzione, ospedali, sanità, strade e ponti, salvo poi apparire come d’incanto per fornire un reddito da interesse a chi ha risparmio, per costruire ed inviare armi per il mondo e far fare profitti colossali a compagnie energetiche, banche e mondo della Grande Finanza.
Dalle chiacchere di Pepe passiamo a quella che è invece la realtà uscita fuori dal meeting di Kazan in tema di sistema monetario dei BRICS+.
A dire il vero, lo stesso Pepe Escobar, a pochissime ore dall’inizio della kermesse tenutasi nella capitale della Repubblica del Tatarstan, probabilmente vistosi scoperto, ha provato a fare una “tattica” marcia indietro (tanto per non perdere la faccia con i propri lettori), sull’introduzione della moneta comune dei BRICS+.
Il giornalista brasiliano, come da lui riportato, ha ricevuto indiscrezioni riguardo al lavoro estenuante di sherpa e analisti per tutto il 2024, supervisionato dal diplomatico russo responsabile dei BRICS+, il vice ministro degli Esteri Sergey Ryabkov, che è confluito in tre incontri chiave finali e separati a Mosca prima del summit, che hanno riunito i ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali dei BRICS+, i gruppi di lavoro e il Business Council. [2]
Escobar rimane certamente deluso nel leggere il Joint Statement, ovvero il documento congiunto rilasciato dai ministri delle finanze e i governatori delle banche centrali, dopo l’incontro che ha preceduto il summit nel quale si sono dettate le linee guida.
In sostanza, come da sempre sostenuto dai vari capi di governo con in testa Vladimir Putin: niente moneta comune per i BRICS+, per affrancarsi da dollaro ed euro è sufficiente l’utilizzo già in corso del sistema russo di scambio di informazioni finanziarie creato dalla Banca centrale di Russia ed i sistemi di altri paesi membri BRICS+. Ciò permette di regolare i pagamenti transfrontalieri utilizzando le valute nazionali, fuori dai condotti dello SWIFT; ovvero il sistema dei pagamenti in mano occidentale, arma principale con la quale si mettono in atto a livello tecnico le note sanzioni nei confronti dei vari paesi ritenuti dissidenti.
Nonostante che il documento non faccia nessun riferimento alla possibilità di una moneta unica per i BRICS+, Escobar decide in piena autonomia che la sua introduzione è rimandata per l’ennesima volta ad un futuro più o meno prossimo, liquidando la questione con una frase dal valore più filosofico che sostanziale: “la questione non è ancora matura”. [2-ibidem]
A questo punto è obbligo chiarire quello che tutti non chiariscono, ovvero la differenza che passa tra la valuta ed il sistema di pagamento. Tanto per rendere chiaro e semplice il concetto con un esempio comprensibile anche all’uomo della strada: immaginiamo un impianto idraulico di una abitazione, dove la tubazione corrisponde appunto al sistema di pagamento e l’acqua che scorre dentro al denaro (la valuta, ndr).
Chiarito il concetto risulta ancora più evidente il motivo per cui i BRICS+ si sono costruiti la loro alternativa al sistema dei pagamenti del mondo occidentale. Un nuovo sistema idraulico dove scorrono le valute nazionali, dopo che Stati Uniti ed Europa, sono riusciti, proprio attraverso la chiusura della “tubazione” del sistema SWIFT, a bloccare i flussi di euro e dollari da e verso la Russia.
Tutto quello che vi sto dicendo trova conferma anche nelle parole del Presidente russo Putin, che senza ombra di dubbio evidenzia una preparazione in economia monetaria ben più importante di quella che mostra Pepe Escobar.
Nell’incontro tenutosi a Mosca il 18 Ottobre scorso in preparazione del summit di Kazan, dove il presidente russo ha risposto alle molte domande a lui rivolte dai giornalisti di area BRICS+, riguardo ai temi valuta di riserva e moneta comune, ha mostrato di aver ben chiare le cose.
“Non siamo stati noi a non voler più utilizzare il dollaro, ma solamente ci è stato impedito di farlo” – ha dichiarato Putin
In sole due parole, il presidente russo ha centrato il punto, mostrando a tutti che se di processo di de-dollarizzazione si deve parlare, la mossa iniziale è stata messa in atto proprio dagli Stati Uniti, con l’azione sanzionatoria nei confronti della Russia (azione che ha fatto perdere inevitabilmente la fiducia nel dollaro a chi lo usava). Ovvero da coloro che secondo molti giornalisti ed addetti ai lavori con Escobar capofila, sarebbero i maggiori danneggiati se il resto del mondo non usasse più i dollari.
Anche qui siamo sempre all’interno della logica. Come può stare in piedi un ragionamento a livello di raziocinio, dove il presunto danneggiato è colui che ha iniziato il processo stesso che lo danneggerebbe?!
E’ chiaro che la verità quella vera sta da tutt’altra parte!
Se gli Stati Uniti, per ragioni politiche, limitano l’uso del dollaro come unità di pagamento internazionale universale, niente cambia alla loro economia ed quella del resto del mondo, eccetto che per una possibile variazione sul cambio della valuta dollaro rispetto alle altre. Il governo di Washington rimane pienamente capace di intraprendere ogni tipo di decisione di politica economica ritenuta necessaria per il paese a partire dal conseguimento della piena occupazione e la vita degli americani dipenderà sempre da tali decisioni e non, tanto per fare un esempio, da un cinese e un indiano che si scambiano un autovettura o un capo di abbigliamento in dollari.
Dal lato opposto, come stiamo vedendo anche in assenza di dollari i paesi appartenenti ai BRICS+ stanno commerciando tra loro senza alcun tipo di problemi con le proprie valute nazionali.
Quindi, sono i fatti vissuti e le parole stesse del presidente Putin oltre alla dottrina naturalmente a mostrare che di una valuta di riserva mondiale o ristretta ad un gruppo di paesi che sia – nei sistemi monetari moderni – non esiste tecnicamente nessuna necessità concreta. In regime di monete fiat l’uso comune di una valuta si riduce alla funzione di mezzo di pagamento diffuso, nonché ad un utilizzo per prezzare i beni ed i servizi forniti dai vari paesi, di più facile lettura.
Chi sostiene la necessità di una valuta di riserva – come appunto il giornalista Pepe Escobar – sono tutt’ora affetti dalla sindrome che io chiamo del “dindo d’oro”. Non riescono a staccare la loro mente dal fatto che le valute non sono più convertibili in niente, se mai lo fossero state in passato! E chi cede un proprio bene o un servizio, fondamentalmente lo fa sempre e soltanto in cambio di un estratto conto nella valuta del paese di chi lo compra, se parliamo in ottica di nazioni.
Questo si nota perfettamente quando Escobar, pone la stessa problematica che animò il summit di Bretton Woods nel 1944, ovvero tentare in ogni modo di trovare un sistema per eliminare gli sbilanci delle bilance commerciali dei vari paesi. Tutto questo come se i saldi dei conti che identificano l’import/export, equivalessero ad un rapporto di debito/credito fra due paesi. In regime fiat questi saldi sono solo identificativi di un flusso e niente altro. Registrano i valori dei beni e servizi scambiati e non danno origine a nessun debito e/o credito l’uno nei confronti dell’altro. Se ragioniamo in ottica macroeconomica a livello di paesi, a fronte di un bene ceduto, la Banca Centrale del paese di chi vende ottiene in contropartita un estratto conto del valore del bene nella valuta di chi lo ha acquistato, detenuto presso la Banca Centrale del paese di chi acquista.
L’intento di continuare a commerciare tra loro mediante le valute nazionali e la volontà comune di usare su base volontaria un sistema dei pagamenti alternativo allo SWIFT, dopo essere stato preannunciato negli incontri preparatori al meeting di Kazan, è stato confermato anche nel documento finale firmato il 23 Ottobre scorso da tutti i leaders dei paesi appartenenti ai BRICS+. Il “Strengthening Multilateralism for Just Global Development and Security” è una vera e propria dichiarazione di intenti che non lascia più spazio alle singole interpretazioni, riguardo alla fin troppo propagandata moneta comune dei BRICS+.
Vediamo ora quanto tempo passerà da oggi fino a quando Pepe Escobar e company ricominceranno a promuovere la moneta comune dei BRICS+ nei loro articoli?
di Megas Alexandros
Note:
[1] Doctor “Pepe” or Mister Escobar? – Megas Alexandros
[2] BRICS Offers Hope in a Time of War – Global South





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