di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Da giorni sui suoi profili social, Claudio Borghi, il deputato della Lega di Salvini, fa di tutto per intestarsi quella che è la battaglia politica più inutile per le sorti delle vite degli italiani. L’emendamento presentato in Parlamento da Fratelli d’Italia – con il quale si intende ribadire che “le riserve auree gestite dalla Banca d’Italia appartengono allo Stato in nome del popolo italiano” – è una enunciazione talmente “vuota” e priva di senso che evidenzia ancora una volta di più, se mai ce ne fosse bisogno, quanto sia poco presente il concetto di sovranità e di stato, nel bagaglio culturale di chi ci governa.
Chiarire una cosa ovvia, evidentemente per l’attuale governo è più importante che dare lavoro agli italiani, dal momento che tale emendamento è stato addirittura inserito nella Manovra 2026. Evidentemente, chi guida e sostiene l’esecutivo, la cui azione fiscale si tenge sempre più di politiche economiche austere, ritiene che dare in pasto con il fumo della propaganda – a quella parte di elettorato che ancora crede al “dindo d’oro” – la certezza che l’oro è ancora lì nelle mani dello stato, sia di vitale importanza per non perdere l’ultime briciole di consenso.
E’ bene chiarire subito che Banca d’Italia – nonostante la narrativa costruita dal pensiero neoliberista che gira intorno all’indipendenza delle banche centrali – è una istituzione ricompresa nel concetto di Stato, come lo sono il governo e tutte le altre istituzioni indicate nella Costituzione. Pur essendo di origine bancaria e legalmente privata, quello che più interessa a noi, è la funzione strettamente di rilevanza pubblica che Banca d’Italia svolge. La funzione pubblica sovrasta il diritto di proprietà conferito dal codice civile, proprio perché tale funzione è di origine costituzionale. Oltre al fatto che la gestione del monopolio pubblico delle valute, esercitata dagli istituti centrali in tandem con i governi, non può assumere carattere privatistico, senza distaccarsi dai principi che caratterizzano la democrazia su cui si fondano gli stati moderni.
Con questo non intendo nella maniera più assoluta negare l’azione eversiva da parte dei nostri governanti che da anni violentano in modo atroce la nostra democrazia, con un esercizio alquanto anomalo della nostra sovranità monetaria. Lo scopo è quello di rimettere ordine a quelli che sono gli aspetti legali ed i principi naturali che caratterizzano appunto le democrazie moderne. Ricordando per l’ennesima volta, che tutte le sovranità che la nostra Costituzione attribuisce, sono ancora pienamente nei poteri delle nostre istituzioni. E il loro mancato esercizio, o meglio ancora, il loro esercizio non in favore del popolo, rientra a tutti gli effetti in quella che è una azione a carattere eversivo, messa in atto dalle figure preposte alla gestione delle istituzioni stesse.
Sulla funzione pubblica svolta da Banca d’Italia, non esistono dubbi, dal momento che utili e perdite riferiti alla sua gestione, viaggiano su dei vasi comunicanti che confluiscono sempre dentro il Tesoro italiano, in quella che è la gestione condivisa del monopolio della valuta. Tanto per ricordare l’esempio più noto a tutti: Banca d’Italia retrocede allo Stato italiano, tutti gli interessi percepiti sui titoli del debito pubblico, da essa detenuti per mezzo dei programmi di monetizzazione.
Per chi ancora crede alla “favola” che lo Stato non possa avere scoperti di conto presso la Banca d’Italia, i circa 800 miliardi di Btp (euro più euro meno) che compaiono nel bilancio di Bankit (via Bce), tecnicamente sono uno scoperto di conto a tutti gli effetti. Uno scoperto di conto per di più a tasso zero, eternamente rinnovabile. Nonostante questa evidenza e la garanzia di fatto illimitata che la Bce ormai presta dal “whatever it takes” di Draghi, c’è ancora molta gente in giro, persino esperti in materia, che in modo assurdo, continuano a definire l’Italia, come un utilizzatore della moneta euro e non come un emettitore.
Per ricondurre a pura propaganda la presa di posizione di Borghi e FDI sull’oro detenuto da Banca d’Italia, oltre all’aspetto formale possiamo anche analizzare quello sostanziale. L’Italia, terzo possessore al mondo di riserve auree, ne conta circa 2.452 tonnellate. L’ultimo valore ufficiale che la Banca Centrale stessa ha assegnato alle riserve custodite risale a marzo 2025 e fa riferimento al bilancio del 2024. Allora, le riserve italiane si attestavano poco sotto i 200 miliardi di euro in valore. Negli ultimi mesi però l’oro ha raggiunto quotazioni mai viste in precedenza. Questo ha portato a stimare l’attuale valore delle riserve auree della Banca d’Italia in 275 miliardi di euro, anche se non si tratta di dati ufficiali.
Come vedete anche nella migliore delle ipotesi, qualora il governo volesse procedere alla liquidazione totale delle riserve; il ricavato, ai tassi attuali, non sarebbe sufficiente nemmeno a coprire la spesa per interessi sui nostri titoli per i prossimi tre anni. Tutto questo, avendo ben presente, che le valute sono fiat e la loro creazione non richiede riserve auree sottostanti.
Compreso questo, sarebbe molto più proficuo che chi ci governa, si preoccupasse di altro nel confezionamento delle manovre annuali. E soprattutto, dal momento che come dimostrato, Banca d’Italia è parte integrante dello Stato, capire che innalzare il deficit per stabilizzare il nostro sistema economico, è cosa del tutto realizzabile per un governo che esercita la sovranità in nome del popolo.
Oltre a questo, ai signori che hanno prodotto questo emendamento (con Borghi in testa, ndr), così tanto sovranisti da essersi ricordati che l’oro appartiene allo Stato in nome del popolo, tutti noi dovremmo ricordare loro, che anche la moneta con la quale potrebbero facilmente alleviare le sofferenze degli italiani, appartiene allo Stato in nome del popolo.
di Megas Alexandros





Buongiorno dott. Bonciani,
Innanzitutto la ringrazio per i suoi preziosi contributi.
Vorrei chiedere cosa ne pensa STANTE IL SISTEMA ATTUALE, dell’investimento in oro fisico da parte delle famiglie che vogliono salvaguardare il loro potere d’acquisto.
Da quello che mi sembra di aver capito – ma ci terrei a sentire cosa ne pensa – l’ancoraggio all’oro rappresenta e rappresentava un modo per mantenere la risorsa scarsa ed in mano dei soliti noti. Ma, per come funziona ora il sistema, vorrei sapere se per lei il convertire parte dei propri risparmi in oro può rappresentare una mossa plausibile per un padre di famiglia che voglia salvare i propri sudati risparmi.
La ringrazio anticipatamente per la cortese risposta,
Fabio
Ciao, grazie infinite per il tuo apprezzamento. Non mi occupo di consulenza finanziaria per la quale occorre specifica abilitazione. Quello che ti posso dire, l’oro è una merce che si acquista con la valuta dello Stato a meno che tu non possieda una miniera. Lo stato monopolista della valuta con cui si acquista l’oro ne può determinare facilmente il suo prezzo (sia in positivo che in negativo), attraverso la politica fiscale. Quindi, il futuro dell’oro come delle nostre vite è nelle mani dei governi. Riguardo all’ancoraggio all’oro delle valute… sì, è stato un “fantasma” creato appunto per rendere scarsa la moneta e quindi concedere maggior valore a chi già possiede risparmio. Oggi che le valute sono fiat, si usano altri metodi per rendere scarsa la moneta…. quelli più noti sono i limiti al deficit che i governi si auto-impongono.
Grazie per la risposta e per avermi fatto scoprire la MMT e Warren Mosler che non conoscevo.
Tempo fa ho visto un video intitolato “Money Masters” che parla, tra le altre cose, della lotta avvenuta negli USA per sopprimere i “green bucks” emessi dallo stato e culminata con la creazione delle FED … credo abbia a che fare con questo. Tra l’altro nel vido si accenna anche ai tally sticks di cui parla in un suo articolo (https://www.youtube.com/watch?v=bm6oeRgxs0A).
Un cordiale saluto, buona giornata