di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova, sosteneva la scrittrice e drammaturga britannica Agatha Christie.
Nel caso di una possibile trama ordita dai poteri globalisti occidentali, volta a destabilizzare dall’interno il gruppo dei BRICS+, a fare una prova sono le azioni concomitanti di tre brasiliani, il presidente Lula, il giornalista Pepe Escobar e l’ex Direttore Esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI) Paulo Nogueira Batista Jr.
Lo sapete, a chi vi scrive non piace fare il complottista ma attenersi sempre ai fatti. Ma, a fronte di chi scrive di tutto e di più a livello di trame nel panorama giornalistico occidentale, concedetemi almeno il dubbio su quelle che sono le reali intenzioni che muovono le azioni di questi tre personaggi. Proprio perché, capire oggi se all’interno della fortezza del nuovo mondo che si sta formando dentro i BRICS+ sia già presente o meno il “Cavallo di Troia”, è di estrema importanza. Non solo per il futuro di quei popoli ma anche per quello delle nostre vite, da troppo tempo sottomesse agli interessi dei medesimi poteri, che desiderano inquinare il progetto di mondo multipolare che sta nascendo.
Certo, la premessa che Cina e Russia – intese come sistema di Potere che le guida – siano sufficientemente distanti da quei poteri globalisti occidentali che primeggiano sul mondo intero, anziché come qualcuno prospetta far parte della loro narrativa teatrale, è condizione indispensabile per qualsiasi ipotesi e speranza di cambiamento.
Detto questo, andiamo ad analizzare i tre indizi che potrebbero appunto confezionare quella prova (il condizionale è d’obbligo, ndr), che vedrebbe il Brasile come il paese infiltrato di Washington e Bruxelles, dentro la compagine dei BRICS+.
Se il compianto giudice Falcone, nel suo ruolo di magistrato, riteneva il denaro il motore del mondo, tanto da seguirne il suo percorso per arrivare ad identificare le menti delle azioni criminose sulle quali indagava; da economista non posso che seguire quello che è il pensiero in tema di moneta (il denaro, ndr), di coloro che hanno compiti esecutivi nelle istituzioni e del loro megafono rappresentato da chi opera nel mondo dell’informazione, per identificare la bontà per i popoli delle loro intenzioni.
Nello specifico, il tema ampiamente discusso e propagandato dal mainstream occidentale, della moneta comune dei BRICS+, è ampiamente sufficiente per farci un idea su chi, più o meno coscientemente, ha intenzione di mantenere lo status quo, in termini di frode riguardo ai sistemi monetari e di conseguenza boicottare quel cambiamento atteso verso il mondo multipolare che sta nascendo intorno a Russia e Cina, ovvero i due colossi economici e militari apparentemente contrapposti a Stati Uniti ed Europa.
Su cosa pensa in merito alla fantomatica moneta comune dei BRICS+ il brasiliano Pepe Escobar, star del giornalismo mondiale – più che apprezzato anche dalla maggioranza dei siti della così detta informazione indipendente – ormai è di dominio pubblico. Non si contano i suoi articoli ed i suoi interventi pubblici, dove ritiene indispensabile ed addirittura dà per certo l’arrivo (prima o poi, ndr), di questa importantissima (secondo LUI, ndr) novità nel panorama del sistema monetario mondiale.
Ho scritto due articoli di critica forte e puntuale in merito ed ho provato persino, per interposta persona, a chiedere spiegazioni al diretto interessato, sul perché di questa sua posizione che si allinea in tutto e per tutto ai desideri delle élite occidentali, da sempre unite nell’usare strumenti comuni a livello monetario per gettare i paesi nel dramma dei cambi fissi e del debito.
Sinceramente, è del tutto sorprendente che Pepe Escobar, da sempre vicino al progetto dei BRICS+ e soprattutto sostenitore della Russia e del suo presidente Vladimir Putin, sostenga una posizione così contraddittoria rispetto al leader russo, il quale ha più volte smentito (non ultimo nella conferenza stampa di ieri a Sochi), la necessità di una moneta comune per questa partnership di paesi. Arrivando persino ad identificarla per quello che è: ovvero una ripetizione del drammatico esperimento messo in atto con la moneta unica europea.
Purtroppo il dubbio rimane dal momento che Pepe Escobar non ha mai chiarito e nemmeno pare intenzionato a farlo.
Passando all’altro personaggio brasiliano, ben più in alto in una ipotetica scala di valori dove si posizionano gli uomini che contano, abbiamo il presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva.
Premetto che non sono conoscitore del sistema di potere che guida il paese di Pelè e Zico, ma so che Lula, al terzo mandato come presidente, dopo un intermezzo passato nelle carceri brasiliane con l’accusa di corruzione, non è stato immune dalla sindrome virale della perdita di determinazione nel mettere in pratica quanto promesso, che colpisce ogni politico durante il passaggio dalla campagna elettorale a quando poi si siede sulla poltrona esecutiva. Dall’inizio della sua carriera politica fino a oggi, Lula infatti, ha cambiato alcune delle sue idee originali, moderato molto le sue posizioni. Tant’è vero che i suoi governi, invece dei drastici cambiamenti sociali proposti, si sono mossi su una linea sostanzialmente riformista.
Cosa pensa il presidente brasiliano Lula sulla necessità di una moneta comune per i BRICS+?
Presto detto!
Era la vigilia del XV vertice di Johannesburg dei BRICS+ tenutosi in Sud Africa, quanto Lula gridava al mondo la necessità per i BRICS+ di dotarsi al più presto di una moneta comune per contrastare il dollaro:
«serve una moneta comune tra i Paesi membri del Brics»
Tale valuta, spiegava ancora Lula, consentirà «maggiori scambi tra Paesi come il Brasile e il Sudafrica senza dipendere dalla valuta di un Paese terzo». Di fatti, spiegavano i giornalisti allineati, con l’introduzione di una nuova moneta sul solco già tracciato di quanto fatto anche dall’Europa prima dell’Euro con l’ECU (o scudo, ndr), si cercherà di non ricorrere al dollaro americano per gli scambi data la crisi della valuta Usa.
Era poco più di un anno fa, a fine Agosto del 2023 che sulla scia delle parole di Lula, personaggi per tutte le stagioni, come lo scrittore e consulente finanziario americano, Robert Kiyosaki pregustavano il ritorno ad una moneta tutta ricoperta di oro:
«Uno dei più grandi cambiamenti nella storia del mondo avverrà il 22 agosto 2023. Le nazioni Brics stanno tenendo una conferenza a Johannesburg per creare la propria valuta d’oro»: ne è convinto il co-fondatore di Rich Dad Company, Robert Kiyosaki, alla vigilia del vertice Brics con la leadership cinese sempre più stringente, nonostante le gravi difficoltà economiche in patria. Per il dollaro e in generale per i mercati internazionali l’uso di una nuova moneta comune per le transazioni tra i Paesi Brics rappresenta un grosso punto interrogativo sul futuro: «se i Paesi Brics adotteranno una criptovaluta lastricata in oro il dollaro sarà fritto», sentenziava Kiyosaki che già aveva previsto il crollo di Lehman Brothers nel 2008. [1]
Persino il giornalista economico di casa nostra Matt Manenti per il sito “NicolaPorro.it”, a seguito delle dichiarazioni di Lula già parlava in termini di “ECU dei Brics”, ovvero l’anticamera di quello che poi sappiamo essere diventato l’Euro. [2]

Il XV vertice dei BRICS+ di Johannesburg è passato e con esso anche il XVI che si è svolto poche settimane a Kazan, e fortunatamente (per i loro popoli, ndr), della moneta comune dei BRICS+, desiderio di Lula, Pepe e molti altri, neanche l’ombra.
Tutti penserete: finalmente sarà finita questa novella?
Ma nemmeno per sogno!
Figuriamoci se certi personaggi si danno per vinti.
Pochi giorni fa la Selecao del Brasile, da sempre fucina di talenti nel mondo del football, ne ha fatti scendere in campo un altro per provare a vincere la partita e dotare finalmente i BRICS+ di uno strumento comune per ingabbiarli e renderli più facilmente inclini a vincoli esterni.
A Rio de Janeiro e molto più probabilmente a Washington e Bruxelles, già si lavora al progetto in ottica del prossimo meeting dei BRICS+ che guarda caso, ironia della sorte, nel 2025 si svolgerà proprio in Brasile. E viste le resistenze di Putin e soci a farsi convincere nell’introduzione dell’Euro 2 ed il fallimento della propaganda messa in atto da Escobar e soci, è giunto il momento di alzare il calibro a livello di peso specifico dei personaggi a sostegno del presidente Lula in questa che pare proprio essere una missione carioca.
Sono di pochi giorni fa le dichiarazioni dell’ex direttore esecutivo del Fondo Monetario Internazionale (FMI), Paulo Nogueira Batista Jr., con le quali, pur non potendo entrare a gamba tesa sull’argomento, lo rilancia con parole alquanto ambigue:
“Il sistema basato sul dollaro non può essere riformato”
“I BRICS devono unire le forze con altri paesi per costruire alternative al sistema”

L’ex rappresentante istituzionale brasiliano del FMI, in maniera subdola cerca di forzare i paesi dei BRICS+ a muoversi verso un cambiamento del sistema monetario attuale, ritenendo che il sistema monetario stesso basato sul dollaro non può funzionare. Ma il punto, come più volte dimostrato, non esiste un sistema basato sul dollaro (così detto dollar standard). Non esiste nessuna imposizione che provenga da accordi o leggi ad usare il dollaro per gli scambi internazionali. E nessuna limitazione per i paesi che lo usano può derivare dall’uso stesso, in quelle che sono le loro libere scelte di messa in atto delle loro politiche economiche a partire dal conseguimento della piena occupazione nel paese.
Caso mai, al contrario, come abbiamo assistito esiste una imposizione di natura opposta, ovvero a non poter usare il dollaro, come avvenuto nel caso delle sanzioni imposte alla Russia.
Lo stesso Putin ha ribadito ieri a Sochi, che affrancarsi dal dollaro non rientra proprio nelle intenzioni del suo paese e dei BRICS+. Il presidente russo ha ben compreso che se il mondo si scambia beni e servizi in dollari, questo non limita nel modo più assoluto la sovranità monetaria dei singoli paesi.
Quindi le dichiarazioni di Nogueira, hanno tutt’altro fine. E come di consueto sono sempre condite dallo stesso diabolico prospetto che un affrancamento dal dollaro possa essere la panacea di tutti i mali: “Ho affrontato uno degli aspetti della disuguaglianza nel mondo, che è il sistema monetario e finanziario internazionale, basato sul dollaro e sotto il controllo occidentale”, ha detto l’economista dopo la sessione di discussione. “Non c’è alcuna prospettiva di riforma di quel sistema. Quindi i BRICS devono unire le forze con altri paesi per costruire alternative al sistema”, ha osservato.[3]
E come ogni buon tentativo di riscrivere la storia in modo più confacente ai propri desideri, l’intervento di Nogueira si conclude con una rivisitazione personale di quanto accaduto a Kazan: “La presidenza russa dei BRICS ha preso provvedimenti in quella direzione”, ha detto l’esperto. La Russia ha proposto una piattaforma per “pagamenti transfrontalieri in valute nazionali basati sulle interazioni tra banche centrali”, ha sottolineato. “I leader dei BRICS a Kazan hanno chiesto ulteriore lavoro. Spero che questo ulteriore lavoro venga svolto sotto la presidenza brasiliana nel 2025”, ha aggiunto l’economista.
Ma quale ulteriore lavoro!?
I BRICS+ l’alternativa se la sono già costruita ed è quella che stanno già mettendo in atto dentro l’attuale sistema monetario, ossia scambiarsi beni e servizi con le valute locali con i loro sistemi dei pagamenti predisposti dalle loro banche centrali. Ed hanno affermato chiaramente che non c’è nessun progetto di lavoro al momento sui loro tavoli, né riguardo ad nuovo sistema dei pagamenti né tanto meno sulla creazione di una moneta comune.
Quindi la speranza manifestata da Nogueira di un proseguimento dei lavori in tal senso durante la presidenza brasiliana nel 2025, è più che altro un desiderio del deep state brasiliano che molto probabilmente ancora non si è liberato dall’influenza di quei poteri occidentali che vedono nel multipolarismo dei BRICS+ una seria minaccia alle loro manie di potere e saccheggio su popoli e nazioni.
Credo che nel 2025 durante la presidenza del Brasile ne vedremo di tutti i colori e sono certo che il presidente Lula starà molto più attento a non scivolare nel bagno per garantire la sua presenza.
di Megas Alexandros
Note:
[2] La nuova moneta dei “Brics” può mettere fine al dominio del dollaro?
[3] Dollar-based system cannot be reformed — expert – Business & Economy – TASS





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