di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Il programma europeo Next Generation plan che ha dato vita ai fondi dell’ormai noto alle cronache Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), ci era stato presentato come una pioggia di denaro che sarebbe piovuta sulle nostre teste per far ripartire la nostra economia dopo il Covid-19. L’esplosione del Pil e la conseguente crescita economica del nostro paese era una scommessa già vinta, per chi allora al governo volava tre metri sopra il cielo, credendo di aver portato in Italia 209 miliardi freschi da spendere.
Potete ben immaginare quanto fosse alle stelle l’entusiasmo degli italiani al prospetto di ingenti investimenti pubblici, dopo che per ben tre decadi erano stati costretti all’austerità più estrema e dolorosa, fatta di rinunce e lavoro sempre più precario.
Era il 2020 quando l’attuale capo dei “grillini” Giuseppe Conte girava l’Italia gridando: “ho portato a casa 209 miliardi”. Ben presto però, anche gli italiani più ottimisti e fiduciosi, si sono resi conto che di tutta quella montagna di soldi, nelle loro tasche non sarebbe arrivato nemmeno un euro. La realtà dei fatti, già nota fin dall’inizio, a chi conosce il funzionamento della contabilità di uno stato e come avviene la creazione monetaria, è che l’ex premier non aveva portato un bel niente. Aveva solo firmato un contratto di prestito per avere denaro che se non speso in deficit dai governi (come di fatto è avvenuto, ndr), avrebbe creato ZERO moneta per il nostro sistema economico e riposto le vane speranze di una crescita importante, al differenziale sul moltiplicatore che una misura di spesa può avere nei confronti di un’altra.
Che l’Italia, a dispetto di PNRR e Superbonus, non sarebbe cresciuta e non crescerà, oggi è la cruda realtà che ci viene confermata dai dati appena usciti sulle previsioni economiche stilati dalla Commissione europea: l’Italia è all’ultimo posto in termini di crescita prevista per il 2026.

L’Italia non si “schioda” dall’ultimo posto nemmeno se consideriamo la crescita cumulata per il periodo 2025-27:

A dispetto dei toni trionfalistici messi in atto dall’imponente propaganda affine al governo di Giorgia Meloni, a cui abbiamo assistito nei mesi scorsi – dove tutto veniva presentato come “rose e fiori” – come vedete la nostra economia continua a non crescere e le ragioni sono tutte riconducibili al persistere nelle politiche austere di matrice neoliberista, che hanno come obbiettivo l’abbattimento del debito dello stato ed i deficit dei governi, considerati il male assoluto.
Con il ritorno all’avanzo primario, dopo la parentesi di spesa in deficit durante il Covid, necessaria solo per tenere in piedi l’unione monetaria dell’Euro, il governo di centrodestra ha rimesso l’Italia sulla stessa strada austera intrapresa dal governo Monti in poi. E’ chiaro che se continui a togliere denaro dalle tasche di chi lavora per consegnarlo alla rendita di pochi, la crescita economica è impossibilita a materializzarsi, nonostante il PNRR.
Quello che molti non comprendono, persino chi ci governa, è che senza la spesa in deficit, uno stato non crea moneta. Senza spendere nell’anno più di quanto raccoglie con le tasse, il denaro netto dentro il settore privato rimane lo stesso. Se poi, come è avvenuto da noi 25 volte negli ultimi 30 anni, addirittura lo stato fa surplus al netto della spesa per interessi, il risultato è che sta riducendo la quantità di denaro netto dentro il sistema economico, utilizzabile per creare occupazione, investimenti e consumi.
Dal momento che la spesa per investimenti effettuata con i soldi del PNRR, rientra nei limiti del 3% di deficit che i nostri governi si autoimpongono di rispettare in onore a Maastricht – stante l’avanzo primario – questo denaro preso a prestito è come se non esistesse. In sostanza, essendo originato da emissioni di titoli europei (eurobond), è come se avessimo sostituito i Btp con debito comune europeo. Ma nessun euro, ripeto, si è aggiunto nel nostro sistema economico. Questo perché, concetto che dobbiamo tenere ben in testa: la creazione di moneta netta, avviene solo e soltanto quando lo stato spende in deficit.
La supposta fonte del finanziamento (Btp, Eurobond, crediti fiscali, MES, ecc.) – benché la “narrativa” che lo stato debba farsi finanziare presso terzi è del tutto fuori luogo per chi detiene il monopolio della valuta che emette – è indifferente rispetto all’effettiva creazione monetaria, che ripeto ancora, avviene solo e soltanto con la spesa in deficit da parte dei governi.
E’ chiaro che messo e spiegato in questo modo, il PNRR assume i connotati di una vero e proprio inganno. Per chi mi legge, non è certamente una novità, visto che l’ho esposto ampiamente in tempi non sospetti.
C’è un ultimo aspetto di cui vi voglio parlare in relazione al tema esposto. I dati sulla mancata crescita appena usciti, sono stati l’occasione per far rialzare la testa di tutti coloro che sono da sempre fedeli a quel pensiero neoliberista che la storia recente è ormai prossima ad identificare come ispiratore del “crimine contro l’umanità”, causato appunto dal sostenere la necessità di imporre ai popoli le note politiche economiche “lacrime e sangue”.
Chi tra costoro non molla, sono in prima battuta gli alfieri del neoliberismo per eccellenza, prodotti in questi anni dalla “Bocconi”, l’Università elitaria con sede a Milano. In quelle stanze si è formata la maggioranza delle menti che hanno contribuito a compiere e perpetrare il delitto economico andato in scena nel paese nel trentennio passato.
Quale miglior occasione per questa branca di “ignoranti” in materia, della certificata mancata crescita del paese di fronte a “fantomatiche” spese come il PNRR e il Superbonus, per tornare alla carica, sul fatto che spendere a deficit non fa crescere. Eccone uno, Tommaso Monacelli, professore alla Bocconi:

“Nonostante la più grande espansione della spesa della storia, circa 370 miliardi” – scrive Monacelli, la cui qualifica di professore di economia, non gioca per niente in favore della sua buona fede, rispetto a questa affermazione, che vi ho dimostrato sopra essere del tutto errata.
L’eventuale espansione della spesa pubblica, se fatta in surplus per lo stato, toglie denaro dall’economia, poiché è finanziata con le tasse. Quindi l’operazione non è affatto “espansiva” ma restrittiva. Se sono stati fatti investimenti o consentito agli italiani di riqualificare a livello energetico le proprie abitazioni, lo si è fatto tagliando altre spese dal bilancio dello Stato.
E se qualcuno controbattesse facendo notare gli alti deficit conseguiti dai governi durante il Covid, quelli erano finalizzati a coprire il mancato gettito fiscale in conseguenza dei lockdown: la gente non lavorava e quindi non poteva pagare le tasse. Non era assolutamente da considerarsi una misura espansiva da parte dell’esecutivo, per investimenti e occupazione, ma deficit dedicato alla spesa corrente (stipendi, pensioni, servizi, ecc.).
Credo che ormai la questione PNRR sia sufficientemente chiara. Lo stesso Giorgetti, ministro del Mef, fortemente accreditato dentro le stanze della Bocconi, ha confessato pochi giorni fa in Parlamento, che non si tratta di soldi aggiuntivi. L’inganno è ora sul tavolo ed i suoi effetti si vedono già sulle vite degli italiani.
A quanto pare però, non c’è la minima intenzione di invertire la rotta e porre rimedio. Il pensiero “criminale” neoliberista è ancora ben radicato nella mente dei nostri governanti e ne guida tutt’ora la loro azione.
di Megas Alexandros





Vero che solo la spesa pubblica crea moneta, ma puoi spiegare perché parifichi il superbonus al PNRR che consiste in “denaro a prestito (debito vero)” (o in parte frutto di un “giroconto Italia-EU-Italia”?
il SB ha di fatto messo in circolazione “moneta per fare le cose”, moneta prima inesistente.
Dunque ha rilanciato economia reale e smosso risorse fisiche e lavorative prima dormienti per assenza di moneta circolante e in quantità minima, ben lungi dalla loro saturazione: la disoccupazione rimase ben presente in doppia cifra percentuale e dunque misura sottodimensionata, perfino rispetto al monte fiscale disponibile per essere convertito in credito/moneta.
Solo il criminale blocco draghiano della circolazione di questi credit e la stessa limitazione in tempi e passaggi già introdotta fin dal principio dal legislatore e successivamente sempre più limitata dai sicari dell’AdE, hanno di fatto sottratto risorse alla spesa futura dal supposto e solo parziale mancato gettito dovuto alla conversione di esso in crediti fiscali, eliminando/cancellando quella fonte monetaria.
Al di fuori di un simile comportamento eversivo, i crediti utilizzati dal superbonus si caratterizzavano come potenziale nuova moneta se lasciata libera di circolare (anzi: aiutandone la circolazione attraverso una strutturazione di tipo bancario pubblico – carte di credito ecc.) e avvalorata, tra l’altro, dal costituire un canale diretto col mercato e con il cittadino, diversamente da quella parte di spesa pubblica nel mercato (infrastrutture e acquisti) dove l’aggiudicazione per gara e appalti presuppongono sempre un’intermediazione politica e/o amministrativa pesante. Era una distribuzione diretta e orizzontale (socialista, se vogliamo…)
Intanto, ti ringrazio per il commento e capisco quella che è la tua osservazione. Purtroppo la tua osservazione nasce da una cattiva comprensione di cosa sono i crediti fiscali. Questo perché il gruppo che ha proposto la moneta fiscale in Italia (che conosco personalmente), non conoscendo la materia, ha contributo a screditare quello che era un ottimo strumento per dimostrare che l’Italia non ha perso la sovranità monetaria. I crediti fiscali in euro sono euro. La moneta che usiamo per sua natura è un tax-credit. Quindi, ragionamenti del tipo: “misura sottodimensionata, perfino rispetto al monte fiscale disponibile per essere convertito in credito/moneta”, sono privi di senso e logica. Se un tax-credit serve per pagare le tasse, è chiaro che più ne emetti, più il monte fiscale disponibile aumenta (anche Borghi pochi giorni fa su X, non capiva questa cosa). Quindi spendere con i crediti fiscali in deficit, per il governo equivale a spendere in deficit accreditando i conti degli italiani. I crediti fiscali, ripeto sono EURO. Ma come spiegato nell’articolo, la creazione di moneta netta, avviene solo e soltanto se il governo spende in deficit, altrimenti non c’è creazione di moneta netta. Lo strumento con cui si finanzia la spesa è indifferente alla creazione di moneta se poi non si spende in deficit. Dal momento che il governo fa avanzo primario, non c’è creazione di moneta per l’economia reale. Questo perché il deficit che poi si consegue, serve esclusivamente a pagare la spesa per interessi (con la parte relativa all’avanzo primario che rappresenta un vero e proprio trasferimento di denaro da chi lavora alla rendita). Ora, i primi anni del Superbonus a dire il vero, lo stato ha speso in deficit, ma come tutti noi sappiamo, tale spesa era destinata a coprire le mancate entrare fiscali causate dai lockdown. Quindi con pochissimo o niente impatto. Poi arrivati Draghi e la Meloni, primo hanno bloccato la trasferibilità, facendo perdere alla moneta (tax credit), la sua caratteristica di mezzo di pagamento e poi hanno fatto rientrare la spesa del Superbonus in termine di bilancio, nel deficit dei vari anni. Quindi, in conclusione, sia con il PNRR che anche con il Superbonus, non abbiamo creato moneta netta aggiuntiva per l’economia, stante appunto l’avanzo primario. Spero di aver chiarito. Ma se hai dubbi, scrivi pure. Capisco che la materia non è semplice…. se poi, come detto, anche chi la incentiva, non capisce quello che propone….. la confusione aumenta tra la gente. Grazie ancora.
Io ringrazio te che spieghi a noi non specialisti cose altrimenti difficili da comprendere.
Come con questa ottima spiegazione, di grande chiarezza, grazie davvero!
Mi chiedo, però, seppur in regime di avanzi primari, aver messo in movimento una discreta massa monetaria altrimenti passiva ma, soprattutto, lasciandola circolare non solo liberamente ma incentivandone anzi la mobilità, non si raggiungesse il risultato di ottenere un diffuso arricchimento effettivo e reale, altrimenti assente: case rinnovate, confortevoli, meno energivore e pure antisismiche per tutti. La massa monetaria sarebbe rimasta la stessa, aritmeticamente, come giustamente fai capire, ma la sua distribuzione e soprattutto i suoi effetti concreti sono stati un ottimo dividendo sociale. Non trovi?
Io ringrazio te che spieghi a noi non specialisti cose altrimenti difficili da comprendere.
Come con questa ottima spiegazione, di grande chiarezza, grazie davvero!
Mi chiedo, però, seppur in regime di avanzi primari, aver messo in movimento una discreta massa monetaria altrimenti passiva ma, soprattutto, lasciandola circolare non solo liberamente ma incentivandone anzi la mobilità, non si raggiungesse il risultato di ottenere un diffuso arricchimento effettivo e reale, altrimenti assente: case rinnovate, confortevoli, meno energivore e pure antisismiche per tutti. La massa monetaria sarebbe rimasta la stessa, aritmeticamente, come giustamente fai capire, ma la sua distribuzione e soprattutto i suoi effetti concreti sono stati un ottimo dividendo. Non trovi?
Si, come ti ho detto se la metti in circolo spendendo in deficit, ovvero se il governo nell’anno spende più di quello che tassa. Ma se la misura che finanzi con i CCF, la fai rientrare nella spesa in deficit, e in termini di bilancio complessivo, chiudi in avanzo primario….. il deficit è dedicato solo alla spesa per interessi.
Altro conto sarebbe se la quantità di spesa fatta con i CCF (che ripeto essere moneta), fosse esclusa dal conteggio che calcola il deficit. Ma purtroppo non è il caso nostro…. visto che la Meloni ha fatto rientrare nel deficit la spesa fatta con i CCF.
Questo governo in termini di allineamento al pensiero neoliberista sembra essere addirittura peggio di Monti, il quale, capendo il problema, almeno propose di escludere dal conteggio del deficit, la spesa per investimenti. E con questo non voglio certo difendere Monti. E’ solo un esempio per farti comprendere meglio.
Il nostro problema è solo la scelta politica di autolimitarsi nel deficit. Questo blocca la nostra economia in termini, occupazione, consumi e investimenti. Resto a disposizione…. e grazie ancora