Questi sono i risultati del governo dei “sovranisti” e dell’avanzo primario!

Gli italiani rinunciano anche alle ferie. In Italia, la classe media espressione di un benessere democratico di un paese, non esiste più. Questo è il risultato delle drastiche politiche di austerità applicate da Monti in poi che l'attuale governo di centrodestra sta imponendo con ancora più forza. Chi ci governa non ha la minima intenzione di cambiare rotta. Prepariamoci ad un dramma sociale senza precedenti.

15 Agosto 2025 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

E’ stato sufficiente far passare pochi mesi da quando Giancarlo Giorgetti e Giorgia Meloni (rispettivamente ministro delle Finanze e presidente del Consiglio dell’attuale governo di centrodestra), si esaltavano per l’opera di ferreo rigore sui conti pubblici intrapresa dal loro esecutivo, con tanto di festeggiamenti a braccia levate per il ritorno all’avanzo primario, che l’uragano distruttivo, facilmente prevedibile, si sta abbattendo sull’economia del paese.

La produzione industriale è in forte calo, secondo quello che è un trend che ormai va avanti da due anni, mentre le spese “obbligate” per le famiglie sono in forte aumento. Sul fronte della produzione industriale è l’Istat a certificare l’ennesimo andamento che non promette niente di buono, ed anche se a giugno c’è stata una risibile risalita (il dato si attesta al +0,2 per cento), lo stesso non compensa l’andamento generale tant’è che il calo della produzione per il primo semestre ammonta all’1,1 per cento.

«In termini tendenziali a giugno l’indice generale è in flessione. La dinamica è negativa per tutti i principali raggruppamenti di industrie – evidenzia l’istituto nazionale di statistica – con l’eccezione dell’energia», che registra un incremento del 7,3 per cento. Per il resto è il segno meno a farla da padrone: beni strumentali a -1,4 per cento, beni intermedi a -2,1 per cento e beni di consumo a -3 per cento. E le flessioni più rilevanti si riscontrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori con il -8 per cento, nella produzione di prodotti chimici al -3,2 per cento, nella fabbricazione di articoli in gomma e materie plastiche e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo che perdono rispettivamente il 3 per cento.

Nel mese di giugno, guarda caso, i settori di attività economica che registrano una curva in positivo sono solo la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+15,7 per cento), l’attività estrattiva (+6,2 per cento) e la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+4,7 per cento). Lo abbiamo evidenziato a più riprese, quello a cui il governo attuale pare tenere in modo particolare è il mantenimento dei profitti colossali al settore dove operano i monopolisti dell’energia, alle banche e ai grandi detentori di risparmio. Anche l’esecutivo di centrodestra, in linea con chi l’ha preceduto, non rinuncia a spendere in interessi per fornire denaro alla rendita e soprattutto non si fa nessuna remora a ridurre la capacità di spesa degli italiani fino a privarli dei necessari mezzi finanziari per ottenere i beni più essenziali, imponendo loro prezzi oltre ogni misura su carburanti e gas, al fine di consegnare enormi guadagni alla speculazione energetica.

La fotografia sullo stato di sofferenza dell’industria nazionale fa il paio con quella scattata dall’Ufficio studi di Confcommercio sulle spese delle famiglie, quelle “obbligate”, ossia legate a beni e servizi di cui non si può fare a meno, dalla casa (bollette incluse) alla sanità, dai trasporti alle assicurazioni. Per Confcommercio si tratta di un “salasso” considerato che le spese dal 1995 sono aumentate a oltre 9.300 euro a famiglia, il 42,2 per cento (erano il 37 per cento 30 anni fa) di quelle totali (che ammontano a 22.114 euro) pari a un aumento di 5,2 punti percentuali rispetto al 1995. «Per le famiglie italiane il costante aumento delle spese obbligate è un forte ostacolo alla ripresa dei consumi. Occorre agire su tariffe e fiscalità per rafforzare il potere di acquisto e rilanciare la crescita economica del nostro Paese», commenta il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli.

E’ chiaro, noi lo diciamo da sempre, in un paese come il nostro dove i salari in termini reali sono addirittura più bassi rispetto a 30 anni fa, lo Stato che attraverso l’avanzo primario preleva soldi dal settore privato, ulteriormente colpito dalla recente inflazione a due cifre, guidata dall’aumento dei prezzi dell’energia con i governi fermi a guardare, non può che ottenere l’effetto contabile di veder ridurre in modo drastico la capacità di spesa del settore privato per investimenti e consumi.

Quindi, meravigliarsi in quanto alla negatività dei risultati odierni ottenuti per mano del governo, è puro esercizio di ignoranza funzionale. Il carburante che alimenta il motore di un sistema economico guidato dalla valuta che è un monopolio dello Stato per sua natura, è il denaro. Quindi, se chi produce il denaro (il governo, ndr), decide di autolimitarsi nel produrlo, o addirittura ne riduce la sua quantità dentro il sistema economico, come avviene con il raggiungimento dell’avanzo primario, la conseguente recessione, con fallimenti e disoccupazione al seguito, è frutto di un risultato certificato dall’aritmetica contabile. Meno soldi metti nelle tasche e sui conti degli italiani e meno consumeranno. Non è un concetto così difficile da comprendere!

Oggi la maggioranza degli italiani, vede andare in fumo più della metà del proprio stipendio netto annuo, tra spese per la casa (5.171 euro a famiglia e un rincaro di 109 euro rispetto al 2024), assicurazioni e carburanti a quota 2.151 euro e l’energia a 1.651 euro. Quindi nessuna sorpresa se oggi giornali e TV si allarmano per gli stabilimenti balneari vuoti e il crollo delle immatricolazioni auto: gli italiani rinunciano alle vacanze ed a cambiare la propria auto, semplicemente a causa dell’impoverimento generale.

Dopo mesi in cui i Tg di stato e quelli a libro paga della propaganda del governo hanno descritto l’Italia come un paese di benestanti dove tutto stava andando per il meglio grazie al lavoro di Palazzo Chigi – facendo passare addirittura l’aumento della precarizzazione dei lavoratori come crescita dell’occupazione – i nodi cominciano ad arrivare al pettine.

Gli attesi weekend di Agosto da “bollino nero” sono spariti e con il traffico autostradale nella norma, “le spiagge son deserte” non solo perché il caro ombrelloni fa scappare il turismo di casa nostra, ma la verità è che il ceto medio, ossia i lavoratori dipendenti, le partite iva e i proprietari delle piccole e medie imprese, si è drasticamente impoverito. Per la maggior parte degli italiani la vacanza è diventata un bene non più accessibile a cui si è costretti a rinunciare.

Altro indicatore della estrema difficoltà del ceto medio sono le immatricolazioni delle automobili nuove: il crollo delle vendite è sotto gli occhi di tutti e il nostro paese ha il parco auto circolante dall’età media tra le più elevate della Unione Europea. Infine la diminuzione della produzione industriale italiana misura la contrazione della domanda di beni e servizi: un numero sempre maggiore di italiani ha difficoltà ad arrivare a fine mese e dunque deve rinunciare a tutto ciò che è superfluo e a volte anche a ciò che non lo è come, ad esempio, le cure specialistiche.

Si tratta ormai di una dinamica strutturale, quella che riduce sempre di più l’area delle scelte libere di consumo, limitando il potenziale di crescita dell’economia legata alla domanda interna. A rendere sempre più gravoso il peso delle spese obbligate è la dinamica dei prezzi. Dal 1995 ad oggi l’indice è cresciuto del 132 per cento, più del doppio rispetto a quello dei beni commercializzabili a +55 per cento. In particolare, l’energia – nonostante il rallentamento del 2025 – ha visto i suoi prezzi aumentare del 178 per cento in trent’anni.

I consumi obbligati hanno progressivamente assorbito una quota crescente della spesa delle famiglie rendendo sempre meno ampia la parte lasciata ai beni e ai servizi commercializzabili, vale a dire quelli che appartengono alle libere scelte dei consumatori e che sono legate alle preferenze e agli stili di vita dei singoli individui o famiglie.

Se a questo aggiungiamo che nel paniere analizzato da Confcommercio non sono stati inclusi alcuni beni e servizi tecnologici (smartphone, tablet, pc e relativi servizi), che fino a pochi anni fa venivano utilizzati quasi esclusivamente nel tempo libero ma che oggi sono diventati, in molti casi, strumenti necessari per il lavoro, lo studio e per la fruizione di servizi inclusi tra le spese obbligate come servizi bancari e finanziari o rapporti con la pubblica amministrazione, il confine tra spese per beni commercializzabili e spese obbligate è ancora più sfumato.

Cosa si poteva fare per contrastare questa deriva?

Tutto e molto, a partire dall’invertire la rotta sulle ormai consuete politiche di austerità che invece il governo della Meloni e del ministro leghista Giorgetti, ha preferito riprendere con ancora più veemenza, dopo la loro interruzione durante il periodo pandemico.

Ma anche volendo continuare dentro la farsa dell’ignoranza più che totale in materia economica e monetaria che caratterizza da decenni i nostri governi, governanti con un minimo di buon cuore che tengono alla propria moralità, avrebbero potuto certamente, senza interrompere il loro asservimento ai poteri elitari, destinare un minimo dei colossali profitti gentilmente concessi a banche e imprese energetiche, a chi pur lavorando duramente, non arriva a fine mese. Per non parlare dei sei milioni di italiani che vivono in povertà assoluta.

Ed invece, una delle primi misure interrotte non appena la Meloni è salita a Palazzo Chigi, è stato il reddito di cittadinanza. Una spesa di 17 miliardi all’anno contro i 100 miliardi che invece si continua ad assegnare a chi ha già abbondante risparmio, in quello che rappresenta in tutto e per tutto un reddito da “divano” per ricchi. Nemmeno un “salario minimo” dignitoso per per legge è andato a genio al governo dei sovranisti che nella loro ormai conclamata ignoranza, anche rispetto alla lingua italiana, devono aver confuso l’essere sovranisti con chi parteggia per il “Sovrano”.

Si potevano tassare le imprese della Information Technology che fanno profitti enormi nel nostro paese ma non versano un euro all’erario perché hanno la ragione sociale in paesi al di fuori della Ue. Escamotage usato anche da molte aziende che fanno capo alle famiglie italiane più in vista (Fiat, Mediaset, ecc.). Persino l’ENI, controllata dal ministero del Tesoro, non si fa nessuna remora di sorta, a versare le tasse all’erario olandese, anziché a chi ne controlla il suo capitale.

Il governo Meloni nulla ha fatto di tutto questo, anzi, si è impegnato in una costosa quanto inutile corsa al riarmo che, stante l’avanzo primario, saranno gli italiani a pagare di tasca propria, anche in termini di risorse sottratte per lo stato sociale, la sanità e la scuola.

Stesso discorso vale anche per il Ponte sullo Stretto, sogno proibito del Ministro Salvini fin dalle notti del Papeete. Saranno gli italiani a pagarlo di tasca propria, dal momento che il governo non ha la minima intenzione di spendere in deficit nemmeno per investimenti oggetto di opere di pubblica utilità. Del resto, gli stessi investimenti oggetto del noto PNRR, quelli tanto decantati da stampa e politica e che avrebbero fatto volare la nostra economia; messi in pratica dentro l’avanzo primario, come abbiamo visto, anch’essi non sono serviti ad evitare il dramma sociale in corso.

Leggo oggi sui giornali notoriamente vicini alla propaganda di sinistra che va dal Pd ai cinquestelle, la forte preoccupazione per un ceto medio, quello italiano, che sta scomparendo, il cui impoverimento è “il preludio alla fine dello stato così come era stato concepito dai nostri padri costituenti, uno stato fondato sul lavoro, sul diritto allo studio e alla salute”. Dove erano questi giornalisti quando al governo c’erano i loro “paladini” che in tutti questi anni facevano le stesse identiche cose dei governi di centrodestra, mentre noi poveri economisti derisi da tutti, che abbiamo aperto gli occhi grazie alla Modern Monetary Theory (MMT), avvertivamo gli italiani di come sarebbe andata a finire con le politiche di austerità di Monti e la Fornero.

Era il 2014 quando Warren Mosler, con poche parole pronunciate in una sala assetata di Verità nella bellissima cittadina di Chianciano, ci rendeva estremamente chiaro come dovrebbe essere una buona economia per un paese ed il suo popolo. Allo stesso tempo ci avvertiva di quanto era sbagliata la strada intrapresa dai nostri governi, incentrata esclusivamente sul rigore di bilancio che per uno Stato monopolista della propria valuta, è la più grande assurdità che possa esistere sul pianeta.

Da allora sono passati quasi dodici anni e chi vi scrive era presente in quella sala. Il rammarico per chi come me ha potuto negli anni verificare sul campo la bontà di quanto Mosler ci ha insegnato, è ancora più grande alla luce del disastro economico provocato dalle politiche messe in atto dai nostri governi. Ma quello che ancora più mi addolora è che, nonostante sia chiara la direzione da intraprendere per invertire la rotta, chi ci governa non mostra la minima intenzione di farlo.

di Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte