di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Confesso di non aver letto l’ultimo libro di Claudio Borghi – Vent’anni di sovranismo dall’Euro a Trump – convinto che fosse una ripetizione della puerile propaganda che il deputato della Lega e tutti coloro che si definiscono sovranisti, inscenano quotidianamente sui loro profili social.
Mi sbagliavo! poiché dalla lettura di una pagina del libro che Borghi ha pubblicato con tanto di commento sul suo profilo X (ex Twitter), l’economista del partito di Salvini, dalla propaganda è passato invece, consapevolmente o meno, alla denuncia vera e propria dell’esistenza di un “sistema” eversivo dentro le nostre istituzioni democratiche che guida l’operato dei rappresentanti del popolo, fuori da quelli che sono gli interessi del popolo italiano stesso e i dettami della nostra Costituzione.

Borghi per rispondere a tutti i suoi follower e elettori, che giustamente lo accusano di “predicare bene e razzolare male”, in quanto alla tanto desiderata uscita dall’Euro, messo all’angolo, ha deciso di raccontare un episodio alquanto indicativo, che ci conferma quello su cui molti di noi, non nutrono ormai più nessun dubbio. Ovvero che i governanti del nostro paese non sono liberi di esercitare i loro ruoli istituzionali ma debbono assolutamente rispondere ad entità esterne alle nostre istituzioni. O quanto meno li esercitano non nell’interesse del popolo ma di una ristretta parte elitaria del paese. Del resto, following the money, sono i dati stessi comprovanti il flusso continuo di accumulo di ricchezza in mano a pochissimi a certificare tale realtà.
L’episodio che racconta Borghi risale ai giorni in cui si stavano delineando gli accordi per arrivare alla formazione del governo gialloverde. La Lega di Salvini ed il Movimento cinquestelle di Beppe Grillo e Conte a quel tempo erano considerati tra gli elettori i due partiti titolari delle loro speranze, capaci di far svoltare il paese verso la meta di un recupero totale di quelle sovranità, che il sistema dei partiti da tempo ha appaltato a terzi.
Nel gettare le basi dell’accordo, Borghi, a quanto pare, provò a mettere sul piatto l’elemento principe e indispensabile che sarebbe servito a raggiungere tale scopo: la moneta.
Gli interlocutori di Borghi, messi di fronte alla possibilità di una uscita dall’euro – oppure (aggiungo io, ndr) ad un più semplice ed immediato ritorno all’esercizio della nostra sovranità monetaria abbandonando i noti vincoli di bilancio – a quanto ci racconta Borghi, caddero dalla “poltrona”. E preoccupatissimi di non poterci risalire sopra, per voce di uno di loro, stopparono immediatamente ogni desiderio di chi nel governo nascente, voleva tornare a spendere per stabilizzare il nostro sistema economico e le vite degli italiani:
Ma che scherziamo? Vogliamo tornare a casa tutti? E che gli diciamo a Mattarella? che usciamo dall’euro e lui ti da l’incarico?
Queste furono le parole, sempre a detta di Borghi, di Tommaso Donati, allora funzionario del M5S, partecipante alla stesura dell’accordo di governo, che si tenne nelle stanze all’ultimo piano del Grattacielo Pirelli a Milano.
Parole che non sorprendono più di tanto, chi come me da decenni denuncia, l’esistenza di tale sistema eversivo dentro le nostre istituzioni. Ma riportate direttamente da chi era presente alla formazione di un governo, con tanto di indicazione della carica istituzionale che parrebbe condizionare direttamente i rappresenti del popolo nelle loro scelte, hanno ben altro valore per un magistrato – non allineato al sistema stesso – che intendesse andare a fondo alla questione.
Detto questo, però il denunciante Borghi, è andato avanti seduto tranquillamente sulla sua poltrona, come se nulla fosse per altri sette anni, parando il sacco. Questo perché, dal momento che con la sua denuncia mostra di essere pienamente cosciente dell’esistenza di un “sistema”, se ci naviga dentro è addirittura complice. Ma direi ancor di più. Essendo lui esperto in materia economica e monetaria, ed avendo correttamente individuato fin dal primo momento, che il tema moneta e il poter tornare a spendere per occupazione e consumi è la condizione indispensabile per salvare il paese; nel preciso istante che accetta di non farlo, anche lui diventa partecipe del sistema eversivo che va contro i principi fondamentali della nostra Repubblica, non ultimo il diritto al lavoro per gli italiani.
E’ bene essere chiari per l’ennesima volta, le ristrettezze finanziarie ed i debiti in cui sono costretti a vivere gli italiani, rinunciando ad una vita dignitosa, sono direttamente riconducibili alle politiche austere che i governi mettono in atto ormai da decenni. Dal memento che non esiste nessuna necessità tecnica di imporle, e nemmeno la dottrina economica più sensata le ordina, è chiaro che il decisore politico che le mette in atto si sta macchiando le mani di sangue.
Far mancare deliberatamente il denaro per fornire a chiunque voglia lavorare un lavoro ed uno stipendio tale da consentire a lui e la propria famiglia una vita dignitosa, è un crimine contro l’umanità. E chi si “inginocchia” a tali politiche è un criminale a tutti gli effetti.

La dottrina economica, ottimamente spiegata dalla Mondern Monetary Theory e dal suo padre fondatore Warren Mosler, certifica a livello scientifico, attraverso l’uso di scienze perfette, quali l’aritmetica contabile, la fisica e la logica, la natura criminale della deliberata azione di far mancare il denaro da parte dei governi che emettono la moneta in regime di monopolio.
I nostri governanti devono stare attenti, perché tale dimostrazione scientifica è molto semplice da dimostrare e far comprendere anche di fronte ad un eventuale tribunale, che avrebbe il compito di giudicare il loro operato a fronte della macelleria sociale che stanno provocando nel paese.
La denuncia è lì, dentro l’ultimo libro di Claudio Borghi, a disposizione di qualsiasi magistrato e siamo certi che il deputato ed economista della Lega, vivendo costantemente nei Palazzi del Potere, sia in grado di aggiungere ancora molti fatti comprovanti l’asservimento della politica al “Sistema”, a chi preposto ad indagare per fare giustizia, volesse ascoltarlo.
Per gli italiani invece l’indagine è già conclusa da tempo, la perdita totale di quel benessere diffuso, faticosamente conquistato dalla fine della seconda guerra mondiale, è la dimostrazione che nell’ultimo trentennio, la democrazia è stata messa fuori dalle stanze dove si governava il paese.
di Megas Alexandros





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