Commercialista si impicca davanti all’Agenzia delle Entrate. La pressione fiscale in Italia è diventata insostenibile!

In Italia si muore perché non si riesce a pagare le tasse. Una spesa insufficiente da parte del governo non permette alla maggioranza di soddisfare i propri desideri di risparmio e assolvere gli impegni nei confronti del fisco. La pressione fiscale nel paese ha raggiunto livelli insopportabili e disumani. Chi sono i responsabili di questo dramma sociale? i nostri governanti.......

17 Giugno 2025 | Attualità, Economia, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

La settimana scorsa ha fatto notizia il gesto estremo compiuto a Viareggio da un commercialista, che si è suicidato impiccandosi proprio davanti all’immobile dove ha sede l’Agenzia delle Entrate. Le motivazioni che stanno dietro a tale gesto ad oggi non sono note, anche se pare che l’uomo, molto conosciuto nella zona, abbia lasciato due lettere, una delle quali indirizzata ai familiari. Naturalmente sul caso sta indagando la procura e la speranza è che venga “sotterrato” quello che pare proprio essere l’ennesimo caso di disumanità e solitudine che sempre più spesso colpisce professionisti e piccoli imprenditori soffocati da debiti, pressioni fiscali e responsabilità familiari, fino ad arrivare al punto di togliersi la vita.

Era il Maggio del 2023 quando Giorgia Meloni, perfettamente in carica a capo del nostro Governo, in un comizio elettorale a Catania, definì la pressione fiscale nel nostro paese come un “pizzo di Stato” [1]. E’ difficile crederci ma sono passati appena due anni, da quella forte e veritiera presa di coscienza da parte del presidente del Consiglio, e l’Istat oggi ci rivela che la pressione fiscale nel nostro paese, per mano del suo stesso governo, sta ancora aumentando.

Niente di nuovo, gli italiani hanno imparato la lezione sulla propria pelle, e sono ormai maestri nel distinguere le parole che i politici pronunciano durante le campagne elettorali da quelle che poi sono le azioni che loro stessi, mettono in pratica quando si trovano a guidare i governi. La sfiducia nella classe politica e nel sistema dei partiti che guida in modo trasversale il paese, si è tradotta pian piano nell’attuale assenteismo di massa alle urne in costante aumento. La maggioranza del paese ormai non vota più, rinunciando a partecipare a quello che dovrebbe essere il normale processo democratico per un paese che vuole dirsi tale. E a questo punto sarebbe opportuno anche interrogarsi su quanto possa dirsi democratico un governo eletto senza la partecipazione della maggioranza, quando appunto la maggioranza del paese si unisce sempre più nel forte sentimento di sfiducia nei confronti di chi la governa.

Ma torniamo al tema che molto probabilmente è stata la causa del suicidio del commercialista toscano: la pressione fiscale che nel nostro paese ha raggiunto livelli ormai insopportabili. A dimostrarlo è anche il dato, uscito recentemente, che su 41,2 milioni di contribuenti, 22,8 milioni hanno posizioni debitorie aperte con gli enti di riscossione delle tasse. Siamo quasi al 60 per cento, quindi ben oltre la maggioranza di chi è tenuto a contribuire.

Se la maggioranza non riesce a pagare le tasse, e tra questi oltre 16 milioni rappresentano lavoratori dipendenti e pensionati, le motivazioni non vanno ricercate nella precisa volontà di non pagare da parte dei contribuenti, ma nell’impossibilità che essi hanno di onorare i propri impegni con il fisco. La spesa del governo è chiaramente insufficiente per consentire loro di risparmiare quanto desiderato e farsi avanzare la liquidità necessaria al pagamento delle tasse.

Per spiegare le ragioni che stanno dietro all’impossibilità che molti hanno di poter pagare le tasse, dobbiamo avere ben chiaro cosa realmente rappresentano le tasse nei sistemi monetari moderni e a cosa servono. Cosa più volte spiegata, ma che di fronte a tragedie come quella accaduta a Viareggio, è opportuno ricordare ancora.

Negli Stati moderni quelli che usano la valuta così detta “fiat”, che di fatto è una creazione dello Stato all’interno del monopolio pubblico che detiene su di essa, i governi richiedono ai loro cittadini e le imprese che operano sul territorio, di pagare le tasse nella valuta che loro stessi emettono e consegnano al settore privato attraverso la spesa pubblica.

Quindi, per pura logica contabile e principi elementari della fisica, prima lo Stato deve spendere e poi eventualmente richiedere indietro con le tasse la valuta che ha speso. Questo sgombra subito il campo da ogni dubbio, sul fatto che lo Stato abbia la necessità di raccogliere la propria valuta con le tasse per spendere; dal momento che la spesa sempre precede la tassazione.

Lo Stato semplicemente crea la propria valuta spendendo per provvedere a se stesso: acquista forza lavoro, beni, servizi e procede ad investimenti. Questa azione rappresenta una pura creazione dal “nulla”, ovvero il Governo letteralmente inventa il denaro che occorre per la sua spesa, denaro che prima non esisteva. Da qui alla riflessione sull’assurdità che una persona possa perdere la propria vita per la mancanza di numeri elettronici che lo Stato crea “dal nulla”, il passo è breve. E purtroppo, duole dirlo, questo non avviene solo nel caso di chi decide di togliersi la vita. A morire sono anche tutte quelle persone che loro malgrado sono vittime della mancanza di cure per i noti tagli alla Sanità. Qui il numero di chi muore per la volontà politica di far mancare dei numeri che lo Stato crea “dal nulla”, è decisamente più elevato, rispetto a chi, ormai dentro il tunnel della depressione, decide di togliersi la vita.

La foto che alcuni siti hanno deciso di pubblicare, dell’uomo appeso alla corda con un sacchetto di plastica in testa davanti all’ufficio dell’Agenzia delle Entrate, è veramente impressionante. Il fatto che per rispetto del dramma che egli ha dovuto affrontare e per il dolore dei propri familiari, ritengo opportuno non pubblicare la foto, non deve però farci passare sopra velocemente a questo enorme problema sociale che attanaglia il paese. Un problema sociale, le cui responsabilità, come spiegato, sono direttamente attribuibili a chi ci governa.

E’ il governo attraverso la politica fiscale che determina i profitti e quindi la qualità della vita di ognuno di noi, questo non dobbiamo dimenticarcelo. E’ una realtà che tutti noi dobbiamo avere ben chiara nelle nostre menti.

I soldi ci sono, e sono infiniti dal momento che trattasi di una creazione “dal nulla”. Come ogni anno il governo mette a disposizione 100 miliardi all’anno di reddito da interessi per chi sta seduto sul divano, a maggior ragione dovrebbe mettere a disposizione 2/3 mila euro al mese per chiunque desideri lavorare. Del resto è la stessa volontà politica dei nostri governi, che da una parte consente profitti colossali a banche e compagnie energetiche e dall’altra pone le persone come il commercialista di Viareggio nella condizione di suicidarsi.

Le montagne di denaro che accumulano manager, lobbisti del potere e grandi famiglie a cui lo Stato affida il monopolio dei settori come appunto quello del credito e dell’energia, non sono certo frutto della bravura di chi amministra queste aziende, ma sono del tutto riconducibili all’azione politica dei nostri governi che consentono loro di ottenerlo. Prima concedendo loro la gestione del monopolio e poi rinunciando persino a tassare tali profitti ingiusti.

Allora tutto si riduce ad una semplice domanda, che chi ci governa dovrebbe rivolgere a se stesso: è meglio spendere per fornire un reddito a chi ha già risparmio e se ne sta seduto sul divano a godersi la rendita, oppure è meglio fornire un salario o un necessario profitto a chi lavora e produce ed è privo di risparmio?!

Se gli italiani si suicidano e muoiono per mancanza di cure, e dato di poche ora fa della Caritas, chi vive in povertà assoluta sta raggiungendo il 10 percento del paese, è proprio perché i nostri governi nei decenni passati hanno privilegiato nella maniera più assoluta gli interessi della rendita di pochi rispetto al lavoro dei più.

E non copriamoci dietro al solito detto “mal comune mezzo gaudio”, credendo che nel resto del mondo sia così!

La pressione fiscale negli altri paesi, credetemi, è molto più bassa rispetto al nostro. Persino negli stessi paesi europei, come ad esempio Cipro, dove l’imposta sul reddito è solo del 12,5% e IVA e tasse sul lavoro sono nettamente più basse rispetto all’Italia. Per non parlare dell’Olanda, vero e proprio paradiso fiscale per le multinazionali, luogo dove si sono trasferite tutte le principali aziende italiane, persino quelle a forte partecipazione statale come l’ENI, per ottenere quai vantaggi fiscali negati alle piccole e medie imprese italiane.

Se non fossimo di fronte a morti concrete e milioni di drammi di chi non riesce ad accudire in modo soddisfacente la propria famiglia, sarebbe da riderci sopra, pensando al modo spicciolo con cui i nostri governanti costantemente ci ingannano sulla falsa prospettiva di una perenne mancanza di denaro.

Il denaro c’è e c’era anche per quel povero commercialista che ha deciso di abbandonare questo mondo smettendo di lottare contro il sistema criminale messo in atto da chi gestisce le nostre istituzioni. Sì, perché il pizzo è un crimine e le tasse oggi, in Italia, come confessato dal nostro premier Giorgia Meloni rappresentano un vero e proprio “pizzo di Stato”. Forse ancor di più del pizzo chiesto dai mafiosi, stante il monopolio pubblico che lo Stato esercita sulla propria valuta.

di Megas Alexandros

Note:

[1] “Le tasse sono un pizzo di Stato”… se lo dice Giorgia Meloni! – Megas Alexandros

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte