di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Correva l’anno 2008 e già Mario Draghi aveva dato ampia prova per conto di chi lavorava da dentro le istituzioni, quando durante una trasmissione condotta da Luca Giurato su Rai1, l’ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga avvertiva il popolo italiano, su chi realmente fosse l’ex governatore della Banca Centrale Europea (Bce):
“È un vile, un vile affarista non si può nominare presidente del Consiglio dei Ministri chi è stato socio della Goldman & Sachs, grande banca d’affari americana. E male, molto male, io feci ad appoggiarne, quasi a imporne la candidatura a Silvio Berlusconi, male molto male“.
Cossiga poi rincarò la dose: “È il liquidatore dopo la famosa crociera sul “Britannia” dell’industria pubblica, la svendita dell’industria pubblica italiana quand’era direttore generale del tesoro e immaginati che cosa farebbe da presidente del Consiglio dei Ministri svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica, l’Enel, l’Eni e certamente i suoi ex ‘comparuzzi’ di Goldman & Sachs“.
Parole forti e altamente diffamatorie se prive di verità. Ma evidentemente Cossiga sapeva bene quello che diceva, tant’è che nessuna querela fece seguito alle sue pesantissime accuse. Del resto, non sarebbe un mistero che il patto di sangue che lega gli “appartenenti” al sistema di potere, preveda di risolvere le loro divergenze fuori dai canonici luoghi di giustizia.
Sono passati diciassette anni da quel “monito” di Cossiga ed una serie infinita di immani disastri, affrontati dal popolo italiano per mano di Mario Draghi, eppure il “vile affarista”, l’altro giorno, tra l’adorazione generale di stampa e politica, ha avuto la faccia tosta di accreditarsi ancora dentro le nostre istituzioni, per dirci cosa è necessario fare per il nostro futuro.
Ora qui non si tratta di: ciò che è stato è stato, scurdammoce ‘o passato! – la cosa è ben più seria. Veramente vogliamo ancora, con un autolesionismo che supera ogni confine, concedere credibilità a chi ci viene a confessare di aver sbagliato tutto quello che fino ad oggi ha messo in atto, usando tutto il potere che le cariche più alte ricoperte istituzionali gli conferivano?!
Non solo, una ulteriore considerazione da fare, riguarda le altissime probabilità per non dire la certezza, che l’attuale inversione di pensiero di Draghi in tema di debito pubblico, deficit governativi e surplus commerciali, sia soltanto funzionale a consolidare il sistema di potere in atto, di cui sappiamo, anche per voce di Cossiga, ne cura gli interessi.
Ma, andiamo ad analizzare i profondi cambiamenti paradigmatici, in tema di dottrina economica che Mario Draghi, ha manifestato pochi giorni fa nella sua audizione di fronte ai parlamentari della Repubblica. Un vero e proprio atto di ammissione delle “frodi” dottrinali con le quali in questi anni sono state impartite le note politiche economiche “lacrime e sangue”, che hanno portato morte e distruzione dentro il nostro sistema economico, come mai prima.
E’ proprio durante le risposte alle domande in audizione di fronte alle commissioni Bilancio, Industria e Politiche Ue di Senato e Camera sul Rapporto sul futuro della competitività europea, che Mario Draghi prende le distanze da tutto ciò che lui stesso ha sostenuto fermamente per decenni, all’interno del progetto europeo.
Partiamo da questa affermazione di Draghi:
“siamo sicuri che vogliamo mantenere questo gigantesco surplus commerciale con il resto del mondo o piuttosto non e’ meglio sviluppare la domanda interna, non trascurare le nostre infrastrutture, spendere per la ricerca, per l’innovazione, per il clima”.
Quindi, la distruzione programmata della domanda interna messa in atto da Mario Monti in poi, ordinata nella famosa lettera firmata da Draghi stesso quando era governatore della Bce e consegnata al governo Berlusconi, era un indirizzo palesemente errato!?
Quindi, affidare il destino degli italiani al “mantra” di una politica mercantilista, volta ad ottenere ricchezza finanziaria per pochi e prodotta da altri governi, per mezzo di surplus commerciali del tutto incerti e contabilmente impossibili da realizzare in contemporanea per tutti i paesi del mondo, è stata una scelta politica scellerata!?
E per perseguire questa follia Draghi ammette anche, che:
“Abbiamo sacrificato la spesa pubblica, abbiamo compresso i nostri salari anche perché noi in quegli anni eravamo in competizione con gli altri Paesi europei e quindi tenevamo i salari più bassi come strumento di concorrenza. Quindi austerità e salari bassi. E questo ha creato una compressione della domanda”
Ma non era Draghi fino a pochi mesi fa, anche da Presidente del Consiglio, a dirci quanto era indispensabile tagliare la spesa pubblica, tenere i conti in ordine per tranquillizzare i mercati, massacrando salari e stato sociale?! arrivando persino a mettere il popolo italiano di fronte alla scelta tra riscaldarsi e vivere in pace, quando all’indomani dello scoppio del conflitto in Ucraina, pronunciò la seguente frase: “volete la pace o i condizionatori”.
Quindi, per permettere a pochi di essere competitivi al fine di mantenere i loro profitti, è stato deciso di far morire l’intero sistema economico del paese, con la maggioranza degli italiani, costretti a vivere in uno status di ristrettezza in perenne aumento. E la disoccupazione creata ad arte dalle politiche austere messe in atto dai nostri governi, proprio per costringere i lavoratori a lavorare a salari sempre più bassi.
Non solo, Mario Draghi, con le sue parole, ci mostra anche di essere pienamente cosciente che con la moneta unica e le sue regole i paesi europei sarebbero entrati in concorrenza tra loro (“eravamo in competizione con gli altri Paesi europei”), quando per anni – non ultimo Benigni pochi giorni fa sulla Rai – ci hanno descritto il progetto europeo come una occasione unica di “fratellanza” tra i paesi membri.
“Tenevamo i salari più bassi come strumento di concorrenza” – è bene rimarcare su questo concetto. La deflazione salariale, ovvero la strada che conduce a precariato e schiavitù, è stata la via “eversiva” scelta dai nostri governanti per tutelare gli interessi della classe elitaria che guida il paese.
E qui Draghi, arriva a certificare con dati di fatto, la morte definitiva delle politiche mercantiliste:
“Nel frattempo abbiamo continuato a diventare sempre più poveri rispetto agli Stati Uniti che invece non avevano questo surplus (commerciale, ndr). Quindi forse non era la strada giusta quella lì”.
Il disallineamento totale delle politiche economiche tra Stati Uniti e Unione Europea, riscontrato in questi anni, e che ora Draghi ci certifica, è una evidenza che spesso ho ricordato nei miei articoli, proprio per smontare la narrativa complottista tanto cara ai nostri “giornalai”, che identifica tali politiche economiche, come dettate dal deep state di Washington. [1]
Con l’export quindi, benché ce lo abbiano fatto credere, la crescita è tutt’altro che certa rispetto a quella che invece è una economia incentrata sul mercato interno.
Un Draghi in vena di confessioni, apparentemente riconvertito alla dottrina economica corretta, arriva persino a confermare come il livello dei prezzi (l’inflazione, ndr), sia direttamente determinato dalle politiche fiscali dei singoli governi. E lo fa parlando di energia, ossia lo tsunami principale che oggi ancor di più che dallo scoppio della guerra in Ucraina, si abbatte su famiglie ed imprese italiane. La guerra sta finendo ma il prezzo del gas sale ancora, a dimostrazione che il conflitto era ed è soltanto l’ennesima scusa per consentire profitti colossali ai soliti eletti.
Nei prezzi finali ai consumatori – precisa Draghi – incide anche la tassazione, che in Italia è tra le più elevate di Europa.
Avete capito! E’ il governo italiano che assiste passivamente al dissanguamento degli italiani il solo responsabile, non Bruxelles o Francoforte.
In Europa – continua Draghi snocciolando dati impressionanti – tra settembre e febbraio, il prezzo del gas naturale all’ingrosso è aumentato in media di oltre il 40%, con punte di oltre il 65%, per poi attestarsi a +15% nell’ultima settimana. Anche i prezzi dell’elettricità all’ingrosso sono aumentati in modo generalizzato nei diversi Paesi europei, e continuano a essere 2-3 volte più alti dei prezzi negli Stati Uniti. Questo problema è ancora più marcato in Italia, dove i prezzi dell’elettricità all’ingrosso nel 2024 sono stati in media superiori dell’87% rispetto a quelli francesi, del 70% rispetto a quelli spagnoli, e del 38% rispetto a quelli tedeschi. Anche i prezzi del gas all’ingrosso in Italia nel 2024 sono stati mediamente più alti rispetto ai mercati europei.
Avete capito in cosa consisterebbe la “fratellanza europea”, all’interno di quel progetto elitario che Roberto Benigni, in totale spregio a tutti quei milioni di italiani che in questi anni di appartenenza alla Ue, soffrono di ristrettezze e povertà, ha definito, senza mostrare la ben che minima vergogna:
“La più grande costruzione istituzionale, politica, sociale, economica degli ultimi 5000 anni, realizzata dall’essere umano sul pianeta Terra”
Magnificare il “sogno” europeo pare abbia fatto intascare, un milione di euro al “piccolo diavolo”, che con questo ultimo show, per molti italiani, si è guadagnato di diritto le porte dell’inferno.

E noi dovremmo ancora concedere credibilità a gente come Mario Draghi e Roberto Benigni?!
Se saremo così stupidi da farlo, sappiate che poi non avremo più neanche il diritto di lamentarci, ne di continuare a guardare negli occhi i nostri figli……
di Megas Alexandros
Note:





Ottimo articolo ( come sempre 🙂 ). Grazie!
Grazie a TE Franco…. troppo gentile