di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Da mesi l’attuale ministro dell’Economia e delle Finanze (MEF) Giancarlo Giorgetti, non perde occasione di esaltarsi e farsi vanto per aver ricondotto il bilancio dello Stato all’interno dell’avanzo primario, dopo la breve pausa in deficit necessaria a coprire la mancanza di entrate fiscali in conseguenza dei lockdown pandemici e non certo per dare lavoro agli italiani.
Va bene tutto, anche la vergognosa presa in giro da parte di chi ci governa, ormai divenuta per gli italiani cibo avariato da ingoiare ogni giorno; ma sostenere, come ha dichiarato pochi giorni fa il ministro titolare del dicastero di governo più importante, che il raggiungimento dell’avanzo primario rappresenti un “principio morale che lo riempie di orgoglio”, è veramente troppo e supera ogni limite dell’accettabile per chi ancora è dotato di sani principi, da parte di chi ci governa.

L’avanzo primario, tanto per ricordarlo ancora, rappresenta la differenza tra le entrate (come le imposte) e le spese (come il finanziamento dei servizi pubblici) di uno Stato, escludendo il costo degli interessi sul debito pubblico. Se questa differenza è negativa, si parla di disavanzo primario se positiva invece di avanzo primario. In poche parole, se il governo spende meno di quello che ha raccolto con le tasse, il bilancio dello Stato rileva un surplus, che per l’identità contabile derivante dal funzionamento dei bilanci settoriali, corrisponde ad un deficit dello stesso importo per il settore privato (famiglie ed imprese).
Con il conseguimento dell’avanzo primario, lo Stato sta di fatto portando via risparmio (soldi) dalle tasche del settore privato, riducendone comprensibilmente la capacità di spesa. In definitiva, famiglie ed imprese si ritrovano ad avere meno denaro da dedicare a consumi, investimenti e non ultimo occupazione.
Da questo semplice calcolo, come detto è esclusa la spesa che lo Stato dedica al pagamento degli interessi su quello che tutti chiamiamo debito pubblico, alla quale in situazioni di avanzo primario, viene palesemente dedicato l’intero deficit che i governi poi conseguono. Fermo restando, come più volte spiegato, che i governi creano denaro e lo aggiungono nel sistema economico, solo e soltanto quando spendono in deficit, è chiaro che siamo di fronte ad una non brillantissima situazione dove chi ci governa sta creando denaro esclusivamente per la rendita.
Non solo, per quella parte relativa all’avanzo primario si tratta di un vero e proprio trasferimento di denaro per via fiscale dalle tasche di chi lavora a quelle di chi sta seduto sul divano.
Tutto questo in Italia (caso unico al mondo), sta avvenendo da almeno tre decadi, dove su 30 anni di bilanci dello Stato, 25 sono stati in avanzo primario. E nonostante tale oscenità d’azione venga ricondotta dalla propaganda ai voleri di Bruxelles, ciò avviene nel nostro paese da molto tempo prima dell’entrata nell’Euro e dall’applicazione delle regole che guidano il Patto di Stabilità. Le “regalie” richieste alla maggioranza degli italiani, da consegnare a quella parte elitaria del paese e al mondo finanziario, messe in atto attraverso politiche fiscali gravemente regressive, partono già dagli anni ’80 con il famoso divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia, quando tassi di interesse a due cifre diedero il via a quell’allargamento della scala sociale che oggi ha raggiunto lo scopo di aver eliminato totalmente la classe media nel paese.
Le parole di Giorgetti però vanno oltre la falsità della propaganda politica. Oggi che, grazie ad un uomo tra i più illuminati del pianeta, la dottrina economica è riuscita a decodificare in modo scientifico l’origine della disoccupazione involontaria, le sua dichiarazione – seppur consapevole o meno di quello che sta affermando – assume i connotati di un crimine.

Quest’uomo è Warren Mosler padre fondatore della Mosler Economics/Modern Monetary Theory (MMT). Il suo intuito e la brillantezza di pensiero lo ha portato a definire senza ombra di dubbio e con esattezza contabile, l’origine della disoccupazione involontaria; tema che per oltre cinquant’anni ha visto in disaccordo le varie linee di pensiero che hanno caratterizzato prima gli economisti classici e keynesiani e dopo i neoclassici e i post-keynesiani.
La certificazione dell’origine della disoccupazione – per la quale in un mondo dove il merito fosse ancora al primo posto, Mosler meriterebbe certamente il Nobel – ci viene dall’altra intuizione frutto del pensiero dell’economista americano, il quale ha identificato, sempre con estrema esattezza, la valuta dello Stato come un monopolio pubblico.
Quando si modella la valuta stessa come un monopolio pubblico, i crediti d’imposta (moneta fiat) spesi dallo Stato esistono come attività immateriali con lo Stato stesso come unico fornitore e, quindi, come colui che stabilisce i prezzi quando spende.
Ecco che la fonte della disoccupazione comincia ad essere ben delineata all’interno dell’intuizione di Mosler. Dal momento che, come abbiamo visto, le passività fiscali (moneta), per loro progettazione, creano venditori di beni e servizi alla ricerca dei crediti d’imposta applicabili in cambio, il che avvia il processo di spesa statale. Ciò identifica le passività fiscali come la causa diretta di ciò che definiamo disoccupazione: persone in cerca di lavoro retribuito. Non può esserci altra causa di disoccupazione. Senza passività fiscali non esiste una valuta statale funzionante, e quindi nessuno cerca lavoro in cambio di unità di quella valuta.
In parole povere, la tassazione crea disoccupazione involontaria. Il minimo che uno Stato moderno e democratico possa fare in questi casi è provvedere a un piano del lavoro garantito che permetta di compensare l’ammanco di valuta causato dalla tassazione.
In queste poche righe, sta tutta la natura criminale della dichiarazione del ministro Giorgetti e delle politiche economiche indirizzate al conseguimento di avanzi primari che il suo governo (come del resto i precedenti), sta mettendo in atto. Politiche che addirittura contrastano con i principi fondanti della Repubblica sanciti in Costituzione, la quale specifica in modo chiaro che la Repubblica stessa è fondata sul lavoro…… mica sulla rendita!

“La disoccupazione è veramente un crimine contro l’umanità senza scusanti, perpetrato da governi che si rifiutano di permettere deficit sufficienti per consentire alla popolazione di pagare le tasse e di risparmiare. Intenzionalmente o no, costoro hanno sangue sulle loro mani. Sono pienamente responsabili per la morte e la distruzione delle vite e dei beni che si lasciano dietro di sé”
Compreso quanto ho appena evidenziato, dovremmo tutti alzarci in piedi e gridare contro un ministro che si rende orgoglioso di servire la rendita lasciando senza lavoro e dignità la maggioranza del popolo italiano. I drammi personali che conseguono a questa deliberata azione politica da parte di chi ci governa, sono enormi e rappresentano dei crimini veri e propri. Far vivere nelle ristrettezze le famiglie, lasciare lavoratori disoccupati nonché in stato di estrema precarietà e nel debito gli imprenditori, con le drammatiche conseguenze che spesso poi si manifestano, è un CRIMINE a tutti gli effetti, perpetrato dai governanti che detengono la gestione del monopolio della moneta.
Un CRIMINE, oggi documentato scientificamente e quindi facilmente provabile anche in un eventuale processo nei confronti di chi ci governa, se un magistrato avesse la volontà di procedere.
di Megas Alexandros





Pur non essendo un esperto della materia, trovo le posizioni del prof. Mosler (comprese quelle qui espresse) estremamente convincenti. Ciò che mi sconvolge, però, è constatare come queste idee fondamentali rimangano confinate al suo blog personale, nel più assoluto silenzio non solo della stampa mainstream, ma – fatto ancor più grave – anche di quella cosiddetta “di contro-informazione” (definizione, peraltro, a mio avviso poco felice).
Da qui le mie domande:
1. Come spiega questo isolamento mediatico?
2. In passato leggevo i suoi interventi su “Comedonchisciotte”, un sito che mi pareva affine alle sue teorie (tanto da ospitare anche brevi corsi di MMT). Per quale motivo, negli ultimi mesi, la vedo raramente pubblicata su quelle piattaforme?
3. Opera principalmente come un pensatore indipendente, o è parte di una rete o di un’istituzione con maggiore capacità di incidere nel dibattito pubblico?
Personalmente, mi sono avvicinato a questi temi macroeconomici – sulla natura della moneta e della fiscalità – in seguito alla crisi COVID, che ha radicalmente cambiato la mia visione del mondo, e all’esperienza del “Superbonus” con la circolazione dei crediti fiscali.
Da allora, però, ho spesso l’impressione di essere tra i pochi ad aver recepito ragionamenti che, in fondo, mi appaiono quasi elementari.
Come interpreta questa percezione di “solitudine” intellettuale e, di conseguenza, politica?
Guarda Giovanni hai perfettamente ragione sul tema crediti fiscali c’è stata e c’è tutt’ora una grande confusione. Pochi giorni fa sono stato attaccato su FB da un soggetto che rappresenta coloro che sono rimasti ingabbiati nel “vigliacco” provvedimento di blocco della trasferibilità dei tax-credit. Ho cercato di spiegare a lui che stava percorrendo la strada sbagliata cercando di battere per vie legali il governo e i trattati sul campo della “frode”. Niente, non ha voluto sapere e l’ho invitato ad un dibattito per spiegare a lui cosa sono in realtà i tax-credit e cosa rappresentano per lo stato e per chi li riceve. Faremo questo di battito il 9 gennaio prossimo alle 21.30. Se vorrai partecipare mi farà piacere.
Purtroppo, lo strumento dei tax-credit, con il quale il governo è tornato ad esercitare la sovranità monetaria, è stato abbattuto dagli stessi che lo hanno sostenuto. In particolare parlo del “trio” della moneta fiscale (Cattaneo, Zibordi e Labini), i quali si sono fatti promotori di un qualcosa di cui non conoscevano la reale natura. Come spesso scritto i tax-credit sono moneta, la moneta fiat per sua natura è un tax-credit. Quando nel discutere i loro decreti ripetevo a loro questa cosa anni fa…. loro ridevano!!! Poi, arrivato Draghi gli ha dimostrato che erano moneta e loro hanno tentato di discutere con la Ragioneria dello Stato sulla questione del pagabile e non-pagabile. Cosa questa totalmente assurda per chi conosce la materia….. e sono stati abbattuti dalla dottrina. In pratica la RDS ha usato la dottrina per abbattere le loro frodi. Ti rendi conto, si sono invertite le parti. Poi, la stampa ha fatto il resto…. e oggi se alla gente parli di Superbonus e crediti fiscali ti guardano male.
Nessuno di loro e nemmeno Conte che lo ha promosso, è andato a spiegare in TV cosa realmente sono i tax credit e come il governo sarebbe tornato a non avere limiti nella spesa usando i tax-credit.
Del resto era sufficiente non aver tolto la trasferibilità e tolto la scadenza entro la quale li dovevi usare per pagare le tasse, per ottenere l’effetto moltiplicatore sperato e di conseguenza avere un minor impatto sul debito o addirittura un impatto positivo sul rapporto debito/pil.
Il problema quindi è l’ignoranza in materia che purtroppo vige anche in coloro che si ergono a paladini del popolo e si posizionano dalla parte del così detto dissenso…..
Grazie per questo bellissimo commento. Purtroppo hai centrato tutti i punti ed in particolare il fatto che la Verità in tema di moneta non viene raccontata fino in fondo nemmeno da quello che si definisce “dissenso”. Per rispondere alle tue domande, che dire…. l’informazione mainstream sappiamo essere controllata dal Potere e chi si avvicina all’informazione così detta indipendente, quasi sempre lo fa per avere una visibilità politica ed entrare a far parte del sistema. Il sito ComeSonChisciotte è la prova provata di quello che sto dicendo. Ne sono uscito proprio perché si sono rifiutati di pubblicare un mio articolo che andava fino in fondo nella spiegazione di come si crea la moneta e chi la crea. Tutto questo colpiva i politici e quindi le velleità di ascesa in politica di coloro che sono a capo di CDC. Ho accettato di scrivere per CDC proprio perché mi era stato garantito che la politica era fuori dal sito e che l’informazione era veramente libera. Alla prova dei fatti non è stato così.
Sono un pensatore e studioso della Mosler Economics. Ho la fortuna di farlo in contatto quotidiano con Warren e questo mi ha fatto crescere molto verso una comprensione totale della materia monetaria. La mia capacità di incidere nel dibattito pubblico è esclusivamente nella forza di apprendere e profondere le vertà che scrivo delle persone come TE. Solo quando la maggioranza degli italiani avrà preso coscienza di come realmente si crea la moneta e chi la crea, potremmo allora avere speranze in un cambiamento… .che mai avverrà per opera dell’attuale sistema dei partiti.
Sì, lo strumento dei crediti fiscali con cui è stato finanziata la spesa del Superbonus poteva essere una occasione unica per accelerare il processo di conoscenza. Purtroppo, l’approssimazione e la non conoscenza della materia di chi si è accreditato come inventore della moneta fiscale, ha fatto in modo che lo strumento venisse distrutto dalla politica. Invece era veramente l’occasione per far capire alla gente che sono i governi a creare denaro al netto e non le banche commerciali come ci viene raccontato.
Capisco benissimo la sensazione di “solitudine” intellettuale in cui ti trovi…… eppure le cose sono abbastanza semplici da comprendere. Pasta capire che la moneta è un monopolio pubblico.. il resto è una conseguenza. Mosler ha veramente decodificato la moneta e le operazioni monetaria, arrivando a certificare l’origine della disoccupazione e quindi delle sofferenze dei popoli.
Grazie ancora per il bellissimo commento. Se hai bisogno sono qua.
Io ringrazio te per la risposta, precisa e al tempo stesso inquietante.
Posso testimoniare per esperienza diretta: tra il 2020 e il 2022 ho avuto continui e diretti contatti con alcuni parlamentari del M5S – in qualità di architetto – proprio sul tema del Superbonus, e ho constatato di persona quanto fosse limitata, in loro, la comprensione della portata davvero “esplosiva” di quel provvedimento. Se questa scarsa consapevolezza sul versante tecnico-edilizio può, almeno in parte, essere comprensibile, resto sbalordito dall’apatia e dall’ignoranza dimostrate sul piano politico ed economico, di fronte a una misura che considero nientemeno che rivoluzionaria – di natura autenticamente “autarchica e socialista”. E tutto ciò, nonostante fossero proprio loro ad attribuirsi il merito di averla promossa e sostenuta, il che è vero: fu il loro governo “Conte 2” a vararla (DL 34/2020), peraltro con il Parlamento favorevole all’unanimità.
A margine, rilevo che il provvedimento era concettualmente ben strutturato, pur essendo redatto nel consueto caos di rimandi, linguaggio opaco e calcoli involuti, fonte di ambiguità e di difficile interpretazione autentica, oltre a contenere alcuni errori tecnici peraltro facilmente correggibili, se solo fossero stati adeguatamente compresi.
Proprio questa gravissima ignavia li ha condotti a sostenere il governo Draghi – insieme a tutto l’arco parlamentare, Meloni inclusa, come poi dimostrato dal governo successivo, sua fotocopia. Quel governo, se osservato in profondità, è durato esattamente il tempo necessario a smantellare il Superbonus, in particolare il mercato dei crediti fiscali, rivelando in ciò la sua missione effettiva: quella per cui fu, di fatto, “costituito e imposto all’Italia”. Compito eseguito, il Nostro si è defilato.
I parlamentari pure non colsero il comportamento eversivo del MEF e del suo braccio operativo, l’Agenzia delle Entrate, che fin dall’inizio ha sabotato l’applicazione del decreto, confermandosi ancora una volta come uno Stato parallelo, slegato dal potere democratico e mosso da quel “pilota automatico” che Draghi stesso citò – forse l’unica verità da lui pronunciata. I vertici appartengono allo stesso mondo di “porte girevoli” con le grandi banche di cui Draghi è eminente soggetto…
Ciò che mi deprime ancor di più è constatare come esponenti del dissenso, per altri versi stimabili, non solo abbiano creduto, ma continuino ad amplificare le narrazioni promosse proprio da quel Draghi che pure essi stessi demonizzano – dal “buco di bilancio” all’“arricchimento dei ricchi sulle spalle dei poveri”, fino alla tesi di “circoscrivere i benefici ai soli ceti deboli”. Dimostrano in ciò una fragilità di pensiero degna degli “utili idioti”, se agiscono in buona fede. Questa dinamica, purtroppo, si riflette pressoché all’unanimità nel dibattito che circola in rete.
Ed è proprio qui che si spiega la mia richiesta iniziale: solo un’aggregazione di forze in grado di fare proprie le istanze che tu diffondi con tanto impegno potrebbe, forse, incidere concretamente nel dibattito pubblico. In contesti come questi, temo che la “solitudine” sia destinata a rimanere inefficace.
Oltre ai tuoi ottimi e frequenti contributi scritti, sarebbe assai utile – e potenzialmente dirompente – assistere a interviste e dibattiti tra studiosi indipendenti, anche con tesi non coincidenti, su canali “alternativi” frequentati di solito da persone intellettualmente aperte, curiose e attive. Per creare “massa critica”…
Credo che la posta in gioco valga il sacrificio.