I governi creano moneta spendendo, non quando la prendono in prestito…..

L'ISTAT rileva numeri "horror" per il governo Meloni. Avanzo primario e aumento della pressione fiscale azzerano il PNRR. Senza la spesa in deficit del governo il paese non può crescere, ma nessuno lo capisce!

6 Marzo 2026 | Attualità, Economia, News | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

I dati ISTAT usciti pochi giorni fa mostrano un’Italia che non cresce nonostante la pioggia di miliardi del PNRR e questo ha dato fiato nuovamente ai supporter social del pensiero neoliberista, fonte delle deleterie politiche economiche che i nostri governi mettono in atto pedissequamente da decenni e causa delle immani sofferenze a cui ormai il popolo italiano pare essersi rassegnato.

Quale migliore occasione per far rialzare la testa di coloro che vedono nel “Dio mercato” la soluzione ad ogni nostro problema (notoriamente avversi alla spesa pubblica in deficit, ndr), di un Pil che non cresce, nonostante il massiccio piano di investimenti sbandierato ai quattro venti dalla politica, con soldi europei arrivati per rilanciare l’economia del paese.

Appena letti i dati, gli economisti e i leoni da tastiera fedeli al dogma neoliberista, assetati di rivincita nei confronti dei keynesiani, si sono precipitati su Twitter e i principali canali di informazione, per rinfacciare ai loro rivali che un Pil sempre “al palo” nonostante il PNRR, certificherebbe quanto loro stessi predicano da sempre: ossia, che creare denaro aumentando la spesa pubblica non serve a far crescere l’economia di un paese.

Letta così, ci sarebbe poco da dire e la sconfitta sarebbe sonora per chi in questi anni ha tentato con ogni forza di far capire a chi ci governa che austerità e rigore di bilancio sono i principali responsabili della nostra mancata crescita.

La realtà però non è così come ce la raccontano i seguaci di Friedrich Hayek e Milton Friedman!

E quello che più duole, è che anche molti seguaci del pensiero di Keynes paiono essere decisamente distanti da quella che è la verità sul PNRR. A partire da illustri esponenti politici, oggi al governo, come il Senatore e professore di economia Alberto Bagnai, devo purtroppo constatare che non colgono quello che è il punto essenziale sul PNRR; cosa che, se compresa, farebbe cadere immediatamente ogni velleità di rivincita per i neoliberisti.

Tutto filerebbe liscio per il ritorno a fasti di splendore del pensiero neoliberista – oggi caduto sotto le macerie del più che evidente disastro provocato dalle sue teorie economichese – a condizione che realmente il nostro governo avesse speso in deficit gli oltre 200 miliardi oggetto del PNRR senza poi ottenere la crescita sperata. Ma la realtà contabile e i continui festeggiamenti di Giorgetti per aver riportato il bilancio dello Stato in avanzo primario, al contrario ci dicono invece che il suo governo NON HA SPESO un bel niente! Quindi, il risultato è che nemmeno un euro in più è arrivato nelle tasche degli italiani che lavorano a dispetto del tanto propagandati fondi europei.

E allora, tutto il ragionamento che sta nella testa dei neoliberisti e non solo purtroppo…… cade di colpo!

La situazione è alquanto paradossale quella a cui assistiamo in relazione alla comunicazione politica che gira intorno al PNRR e vede chi ci governa cimentarsi in numeri di estremo equilibrismo per cercare di non perdere il proprio consenso; dal momento che raccontare la verità, quella vera, sull’operazione di debito comune confezionata da Giuseppe Conte a Bruxelles, glielo farebbe perdere totalmente e non raccontarla avvantaggia chi oggi è all’opposizione.

Il primo a non dirci tutto su cosa realmente fosse il PNRR è stato proprio l’attuale leader dei cinquestelle. Conte ha lasciato che gli italiani scoprissero da soli, prima con il governo Draghi e poi con quello della Meloni, che il PNRR non era stato affatto ideato per far riprendere la nostra economia, bensì per accelerare il processo di integrazione europea. E raccontare oggi questa verità per il governo, certificherebbe un operato totalmente in linea con i governi precedenti, sui quali ogni giorno la nostra premier picchia duramente. Che il governo di Giorgia Meloni sia uno dei più austeri di sempre lo dimostrano gli stessi dati fornitici da ISTAT: la pressione fiscale nel paese è oggi ai suoi livelli massimi dell’ultimo ventennio.

E allora, il miglior modo per provare ad uscirne indenni per Giorgetti e co., è tornare a far rivolgere lo sguardo su argomenti verso i quali gli italiani sono più propensi a bersi la propaganda che il governo quotidianamente mette in atto.

E’ così che il ministro del Mef ha provato a giustificare l’ennesimo rilevamento horror da parte dell’Istat sull’economia italiana, puntando il dito sulla misura di spesa del Superbonus. Sparare sul bonus 110 oggi per la propaganda politica è diventato come sparare sulla Croce Rossa in guerra. Ma anche qui le valutazioni appena fatte non cambiano. Che il governo spenda per la riqualifica energetica delle case degli italiani o per qualsiasi altra cosa, se la spesa non viene fatta in deficit, il denaro in tasca degli italiani rimane lo stesso e così ogni possibilità di incremento di consumi e investimenti.

C’è una concetto essenziale nel campo della dottrina economica che voi che mi leggete dovete avere bene in mente e possibilmente diffondere, se vogliamo coltivare ancora una speranza reale e sincero cambiamento:

I governi creano moneta spendendo e non quando la prendono in prestito!

I governi titolari del monopolio pubblico della valuta che ricordo emettono dal nulla, ogni volta che spendono in deficit aggiungono mezzi finanziari dentro il settore privato, mentre quando prendono a prestito – come nel caso di emissione dei Btp – nessuna quantità di moneta si aggiunge nelle nostre tasche, solo si spostano i nostri risparmi del conto corrente ad un conto deposito.

Altro dato con il quale l’ISTAT inchioda il governo Meloni è quello appena ricordato relativo all’esplosione della pressione fiscale sul paese, con un +0,7% si raggiunge il dato più alto degli ultimi 20 anni (43,1%). Anche questa evidenza numerica si collega a quanto appena spiegato. Appurato che ogni volta che il governo spende immette denaro nelle tasche di famiglie ed imprese, quando tassa al contrario, lo toglie. E quindi la pressione fiscale in aumento è una conseguenza diretta dell’avanzo primario, ossia di un governo che preleva più soldi da chi lavora con le tasse di quelli che poi restituisce con la spesa pubblica, escludendo la spesa per interessi che naturalmente finisce nelle tasche dei rentiers.

Certo, proprio la spesa per interessi alla quale tutti i nostri governi del trentennio passato hanno dedicano il deficit oggetto di creazione monetaria, dimostra come chi ci governa lo faccia nell’esclusivo interesse di una ristretta classe elitaria e del mondo finanziario. Negli ultimi anni abbiamo assistito a qualcosa di mai visto prima: dal 2022 al 2025, il settore bancario in Italia ha accumulato utili per oltre 110 miliardi di euro e la concentrazione verso l’alto della ricchezza nel paese viaggia ad un ritmo tale che i milioni di poveri e precari aumentano sempre più ogni giorno che passa.

Capire tutti, il più velocemente possibile come funziona la creazione monetaria e chi realmente la crea, è l’unica speranza che rimane al popolo per tornare ad essere sovrano.

di Megas Alexandros

 

 

 

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte