di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Una volta, per far accettare al popolo misure economiche drastiche, occorreva che a governare ci fosse la sinistra, notoriamente parte politica gradita alla maggioranza perché creduta dalla massa, difensore degli interessi dei lavoratori. Oggi che in Italia, la sinistra intesa come Partito democratico ed i suoi derivati, ha totalmente tradito i propri ideali, nonché i suoi più fedelissimi elettori; chi da dentro il sistema dei partiti gestisce il “Potere” nel nostro paese, per imporre le medesime misure lacrime e sangue utili ai loro progetti di accumulo di ricchezza, ha dovuto chiamare alle armi quei partiti che da sempre si spacciano per sovranisti.
Per la maggioranza degli italiani, caduti in piena disgrazia con l’arrivo del progetto unitario europeo e dell’euro, è stato facile ritrovarsi tra le braccia di Giorgia Meloni e Matteo Salvini, che per anni, dai banchi dell’opposizione, sbandierando il vessillo “sovranista”, promettevano di abbandonare le politiche di Bruxelles ed un ritorno al pieno esercizio della sovranità monetaria.
Una volta al governo, anch’essi però, in spregio ad uno dei fondamentali principi costituzionali su cui si fondano le democrazie moderne, hanno continuato a tradire il mandato popolare, non più e ne meno dei loro rivali in politica.
Ma quello che è ancora più grave, è che lo fanno con le medesime tecniche di comunicazione fraudolente che per decenni hanno caratterizzato il pensiero economico di chi li ha preceduti al governo del paese e che loro stessi condannavano dai banchi dell’opposizione. E’ proprio utilizzando la medesima ingannevole comunicazione, coadiuvati da quelli che sono i mezzi di informazione ed i giornalisti allineati al “regime”, che l’attuale governo si fa beffa del popolo sovrano.
L’azione mendace è condotta sempre in base allo stesso filo conduttore che si propone a livello di necessità finanziarie, di equiparare lo Stato creatore di moneta alle famiglie e le imprese che invece ne sono meri utilizzatori. Insomma la stessa narrativa che ormai è arrivata ad assumere le sembianze di un vero e proprio “dogma”, riconducibile alle note idee neoliberiste, secondo le quali l’aumento del debito pubblico e la spesa in deficit dei governi sarebbero il male assoluto.
Titola, Giuseppe Timpone (Capo Redattore sezioni Economia & Politica, Obbligazioni presso InvestireOggi.it), nel suo ultimo editoriale di pochi giorni fa: Il fabbisogno dello stato migliora, possibile deficit sotto il 3% già quest’anno.
“Ci sono buone notizie sul fronte dei conti pubblici italiani, malgrado la lieve contrazione del Pil italiano nel secondo trimestre” – continua con enfasi all’interno dell’articolo, per fornire al lettore una brillante immagine brillante sullo stato di salute della nostra economia con chiaro riferimento all’operato del governo.
Alle parole poi susseguono i fatti che Timpone porta a sostegno di tanto entusiasmo:
“Nel mese di luglio, lo stato ha registrato un avanzo, stimato provvisoriamente in 14,2 miliardi di euro. Nello stesso mese dell’anno precedente, l’avanzo si era fermato a 2,3 miliardi. E così, nei primi 7 mesi del 2025 il fabbisogno complessivo è sceso a 83,8 miliardi dai 93,1 miliardi dello stesso periodo nel 2024″.
E qui dobbiamo subito fermarci, perché di entusiasmante per noi cittadini, nel miglioramento del fabbisogno dello stato non c’è proprio niente. Anzi, uno stato che spende meno, sta di fatto riducendo la capacità di spesa del settore privato. Questo potrebbe andare bene in economie in pieno boom, dove la domanda è ben oltre l’offerta; non in economie in stato recessivo da decenni come è quella italiana. Ridurre ulteriormente la capacità di spesa degli italiani, già ampiamente compromessa dalle politiche austere applicate dal governo Monti in poi, finalizzate alla distruzione della domanda con i salari reali in perenne discesa, può veramente compromettere in modo definitivo la già precaria stabilità sociale del paese.
Timpone, come del resto a più riprese il ministro Giorgetti, si esalta per un avanzo primario superiore di quasi 12 miliardi rispetto all’anno precedente. L’avanzo primario di per sé, è un risultato raggiunto non solo non necessario per un governo (ripeto, creatore di moneta, ndr), ma soprattutto è del tutto negativo per il settore privato, dal momento che si va a ridurre la quantità di moneta nelle tasche della gente. Quindi è un target raggiunto tutt’altro che da festeggiare!
Il surplus primario dello stato, ricordo, equivale al deficit di imprese e famiglie. Sono soldi provenienti dal lavoro degli italiani che il governo preleva dai nostri conti e consegna direttamente nelle tasche della rendita. Ovvero, vanno a finanziare quella voce di spesa per interessi sul “fantomatico” debito pubblico, che di fatto rappresenta un “reddito da divano” per chi ha già abbondante risparmio. Togliendo linfa vitale all’economia reale, in quanto a consumi ed investimenti.
Stiamo parlando non di spiccioli ma ai tassi di oggi, sono quasi 100 miliardi all’anno. Denaro che se speso per occupazione e consumi, avrebbe un impatto notevole sulla crescita economica e sulla vita degli italiani. Quanto meno se il governo decide per scelta politica di fornire un reddito a banche e grossi risparmiatori, lasciando in povertà assoluta quasi 7 milioni di italiani e due terzi delle famiglie italiane che non arrivano a fine mese, lo faccia in deficit non dentro l’avanzo primario. E’ una questione non solo sociale ma anche morale. Regalare denaro a chi è già ricco quando la maggioranza del paese vive nella rinuncia quotidiana anche dei beni essenziali, è un “peccato capitale” che la politica commette consapevolmente.
Che l’entusiasmo di Timpone appartenesse alla propaganda, lo si capisce anche dal capoverso successivo, quando il giornalista si imbatte nei dati del prodotto interno lordo (Pil) – che lo vedono in calo nel periodo tra aprile e giugno – segnalando che “le cose per l’economia italiana potrebbero andare peggio del previsto”.
Certo che andranno peggio: il governo che incassa di più e spende meno – di fatto aumentando la pressione fiscale – lascia meno soldi in tasca agli italiani per consumare. E se gli italiani non consumano è chiaro che il Pil scende. Da qui ad arrivare ai fallimenti, le chiusure e nuovi disoccupati in cerca di lavoro il passo è breve e già segnato.
Insomma, stiamo sempre parlando di un governo, quello presieduto da Giorgia Meloni e sostenuto dai partiti che si dichiarano “sovranisti”, che mette in atto le medesime politiche fiscali austere, credendo o facendo finta di credere nella bontà del noto “mantra” dell’austerità espansiva, tanto caro agli “economisti fai da te”, come Marattin, la De Romanis e persino l’ex ministro Cottarelli.
Si’, credere al successo in termine di crescita economica, mentre si contrae il bilancio dello Stato, è un po’ come credere di poter fare più chilometri con la nostra auto riducendo la quantità di carburante nel serbatoio.
Prendere coscienza della realtà però fa male, gli italiani purtroppo lo scoprono ogni giorno sulla loro pelle; ma fa male anche al governo che gli italiani si rendano conto di essere stati ingannati ed allora per Timpone è meglio tornare alla propaganda, esaltandosi ancora per un deficit che dovrebbe ulteriormente ridursi rispetto alle previsioni, fino ascendere persino sotto il “fatidico” 3% imposto dalle “folli” regole che guidano il patto di stabilità. Un risultato che, qualora raggiunto, supererebbe persino quello dell’anno precedente, quando l’Italia per la prima volta dal 2019 tornava all’avanzo primario, chiuse al 3,4% contro il 3,8% atteso. Una serie di record su record inanellati dal governo dei così detti “sovranisti”, che alla prova dei fatti sono invece i più ligi ai dettami di Bruxelles, rinunciando ancora di più di chi li ha preceduti ad esercitare quella sovranità in termini di spesa, che la Costituzione attribuisce a chi ci governa, per stabilizzare il nostro sistema economico.
Per concludere, il “buon Timpone”, si avventura dentro la spesa per interessi, quella che fa passare il bilancio dello Stato dall’avanzo primario (surplus, ndr) al deficit, per intenderci. Da qui a passare allo spread il passo è breve, salvo scoprire che il suo crollo non incide sulla spesa per interessi del nostro paese: “se i rendimenti tedeschi salissero, cosa che sta avvenendo in questa fase, rischieremmo di pagare ugualmente di più” – quello che conta è la direzione che prenderà la curva dei tassi, che non dipende dalle previsioni del tempo, ma da quanto a Francoforte, con il bene placido del nostro governo, hanno voglia ancora di far conseguire colossali profitti a banche e grandi investitori finanziari, dissanguando chi lavora.
Ma una conclusione così ambigua da lasciare il sospetto dentro i suoi lettori, certamente non sarebbe di buon gradimento per il governo di Giorgia Meloni che Timpone non fa mistero di apprezzare. E allora giù con l’ennesima “novella”: “un fabbisogno in calo anche tra agosto e dicembre alimenterebbe la dinamica positiva sui mercati a sostegno dei nostri titoli di stato. Lo spread con i Bund si restringerebbe ulteriormente, migliorando a sua volta anche l’outlook delle agenzie di rating”.
I marcati gradiscono i nostri titoli, non perché il governo spende meno per chi lavora, ma perché in termini di rendimento i Btp sono tra i più redditizi in UE. Quale miglior occasione per banche e rentiers di casa nostra di un titolo di Stato ad alto rendimento, con la certezza che mai sarà colpito da futuri “aircut”, decisione politica guidata dagli stessi che percepiscono la rendita per mano del governo.
“Un fabbisogno in calo, accelera l’uscita del nostro paese dalla procedura di infrazione” – ci annota Timpone sul finale, a sostegno della direzione presa dal governo in quanto a riduzione del deficit. Ma un fabbisogno in calo, come già ampiamente spiegato all’inizio, affossa le vite degli italiani, che non vivono degli ammonimenti e delle regole imposte da Bruxelles, le quali, tanto per ricordarlo ancora, sono solo funzionali al saccheggio del paese da parte delle oligarchie che si sono impossessate delle nostre istituzioni.
di Megas Alexandros





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