Vannacci per fermare l’astensione

Chi non crede più al sistema dei partiti, è ormai la maggioranza. L'astensione fa paura ai poteri profondi che ci governano. Futuro nazionale nasce per riportare gli italiani alle urne.

17 Agosto 2026 | Attualità, News, Politica | 0 commenti

di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)

Gli “strilloni” social del così detto mondo del dissenso, uno ad uno, si stanno allineando a Futuro Nazionale, il nuovo movimento politico creato dall’ex Generale dell’esercito italiano Roberto Vannacci, dopo aver abbandonato la Lega di Salvini, con la quale si era conquistato la comoda poltrona europea.

Dall’Avv. Mori in giù, o in su a seconda di come preferite, piano piano tutte quelle figure che puntualmente riempiono ogni giorno le nostre giornate social, stanno cadendo nell’ennesima trappola ben tesa dal sistema dei partiti, volta a far apparire la figura di Vannacci, come colui che finalmente porterà fuori gli italiani dalla gabbia dei vincoli europei e farà recuperare al paese la sovranità persa.

Peccato che a condurre la macchina della propaganda del movimento di Vannacci, siano gli stessi che per anni ci hanno fatto credere che la sovranità fosse persa, quando invece è sempre rimasta ben salda nelle mani di chi ci ha governato a Roma. Solo che è stata usata esclusivamente per servire la rendita, ammazzando il lavoro e chi voleva lavorare.

Ora, se chi in questi anni si è seduto a Palazzo Chigi ha operato a senso unico, indipendentemente dal colore di appartenenza – perfettamente guidato nella trasversalità massonica che caratterizza oggi il sistema dei partiti e la politica italiana, dalla manus longa dei poteri profondi che si sono impossessati delle nostre istituzioni – la prima domanda da porci per provare a credere in Vannacci è: l’ex vice segretario federale del partito di Salvini, è un uomo fuori dal sistema dei partiti?

Basta leggere la sua storia ed il suo curriculum per capire che Roberto Vannacci, è un uomo perfettamente inserito nelle attuali istituzioni del paese, che hanno dimostrato nei decenni passati, di servire tutti tranne che la nostra Costituzione e il popolo italiano. Da prima come Generale delle forze armate e poi come esponente politico di primo piano di un partito che nei decenni passati è stato costantemente al governo del paese. Non solo, Vannacci dal 2024 è anche europarlamentare, ovvero perfettamente inserito nella istituzione europea che egli dice di voler combattere, ma non di abbattere. E non mi pare che fino ad oggi la sua voce si sia fatta “alta” nelle stanze di Bruxelles.

Non che l’uscita dall’Euro, come vi ho sempre detto, sia necessariamente la priorità, rispetto al corretto esercizio della sovranità monetaria utile a mettere in atto le necessarie politiche fiscali, indispensabili se vogliamo dare respiro alla nostra economia reale. Ma, quello che più preoccupa leggendo la parte economica del programma di Futuro nazionale, egli non mostra assolutamente di possedere quella conoscenza dei sistemi monetarie moderni e della contabilità dello Stato, necessari per invertire la rotta fin da subito.

Per perseguire tutti questi obiettivi la premessa fondamentale è quella di riconquistare spazi di sovranità economica e fiscale rispetto all’incombente presenza dell’Unione Europea che vincola e reprime le potenzialità di sviluppo delle Nazioni, a cominciare dalla nostra Italia, e le rende ancora più deboli ed esposte alle derive negative della globalizzazione. (cit. programma Futuro Nazionale)

Come vedete, anche Vannacci, come i suoi predecessori ed in linea con la propaganda, considera la sovranità monetaria e fiscale, un qualcosa da “riconquistare” e non come un qualcosa già in mano di chi ci governa a Roma. La quale necessita solamente di essere esercitata in modo corretto, come la nostra Costituzione comanda. Ovvero indirizzare la spesa verso il lavoro e non in favore della rendita.

L’allineamento dell’idea di economia di Vannacci ai “mantra” del pensiero neoliberista – che indiscutibilmente hanno segnato la nostra strada verso l’inferno economico – emerge ancora più chiaro, quando nel suo programma si parla di tasse e spesa pubblica:

La credibilità della riduzione fiscale dipende dalla capacità di collegarla a un metodo di spesa chiaro, misurabile e
compatibile con gli equilibri di finanza pubblica, ma anche dalla possibilità di reperire le risorse finanziari necessarie
attraverso una rinnovata sovranità economica e maggiori flessibilità e possibilità di deroga ai vincoli finanziari oggi imposti
dall’Unione europea. (cit. programma Futuro Nazionale)

L’equilibrio della finanza pubblica e la necessità di reperire le risorse affinché lo Stato possa spendere, sono esattamente le stesse parole che la politica, la stampa allineata e gli economisti mainstream, ci hanno ripetuto ogni singolo giorno degli ultimi trenta anni. Concetti totalmente privi di senso compiuto per uno Stato che gestisce il monopolio della moneta, ma che sono stati usati per giustificare alla maggioranza degli italiani la necessità di vivere una vita nella costante rinuncia anche ai beni più essenziali. Mentre una ristretta élite accumulava ricchezza come non mai.

La proposta di costituire un “Fondo Sovrano per la Crescita Nazionale quale strumento di investimento strategico destinato a sostenere infrastrutture, energia, innovazione, tecnologie avanzate, ricerca, capitale di rischio e patrimonializzazione delle imprese italiane” – è forse la parte più ipocrita del programma di Vannacci. Ma la stessa serve a confermare quanto lo stesso parli di sovranità, senza aver capito chi realmente è il sovrano in uno stato democratico moderno.

Il Fondo Sovrano per operare in favore del popolo esiste già: è lo Stato italiano.

Qualcuno lo spighi a Vannacci!

Arriviamo al tema “Lavoro”, che ricordo essere uno dei principi che stanno a fondamento della nostra Repubblica. E qui Vannacci, finalmente introduce un concetto fondamentale: la piena occupazione. Ma, sinceramente, leggendo il programma, questo appare più come un concetto inserito al solo scopo di compiacere il mondo della MMT di Warren Mosler, che indica nel raggiungimento della piena occupazione il primo ed essenziale obbiettivo se vogliamo vivere in una buona economia. 

Nel programma si parla di piena occupazione, senza mostrare al contempo la piena contezza che lo Stato è perfettamente in grado fin da subito di operare finanziariamente verso tale obbiettivo, attraverso l’introduzione di Piani di Lavoro garantito (PLG), finanziati in deficit dal governo. In pratica, si indica quello che è l’obbiettivo primario per la nostra economia e gli italiani, senza indicare come e quando si realizza.

In quello che è lo scopo unico e finale per cui è nato il movimento di Vannacci – ovvero riportare la gente a votare per la paura che chi non partecipa più al processo democratico superi il 50 per cento – non poteva certo mancare la “strizzatina d’occhio” a tutti follower che da anni seguono il gruppo della così detta “moneta fiscale”.

Qui, ci tengo a fare un passo indietro, per ricordare come il partito della nostra premier oggi al governo, sia stato nel 2020 quando era all’opposizione, il principale promotore per firma del senatore De Bertoldi del disegno di legge che introduceva i crediti fiscali trasferibili. Crediti fiscali che poi hanno visto la loro attuazione come strumento di spesa, per l’ormai nota misura del Superbonus 110.

Non sto qui a spiegare per l’ennesima volta che un credito fiscale è per sua natura moneta (ho scritto decine di articoli in merito). Al di là della confusione che gli stessi promotori hanno fatto su questo strumento, il suo utilizzo un risultato importante lo ha ottenuto: ha fatto vedere agli italiani che la sovranità monetaria, al contrario di quello che ci raccontano, è sempre ben salda nelle mani di chi ci governa a Roma.

Come è finita la storia dei crediti fiscali lo sappiamo bene. Il Potere che sta dietro a chi ci governa, per bocca di Draghi prima e Meloni poi, con il blocco alla loro trasferibilità, ha voluto mettere fine immediatamente alla possibilità che gli italiani comprendessero fino in fondo che il responsabile delle loro disgrazie non siede a Bruxelles ma nella Capitale.

Dunque, nel programma di Vannacci non poteva mancare l’esca della moneta fiscale, per acchiappare coloro che ancora non si sentono abbastanza traditi, dall’attuale compagine di governo, della quale Vannacci faceva parte fino a pochi mesi fa.

Futuro Nazionale “propone” di valutare l’introduzione della moneta fiscale. Notate bene il verbo: si “propone” di introdurre, non si introduce. E lo si fa eventualmente con una “formulazione che deve essere tecnica e prudente”. “Non uno strumento di rottura, ma un
meccanismo ordinato di liquidità fiscale e compensazione”.

Dunque, anche qui emerge chiaro come non si sia, volutamente o meno, compresa quella che è l’essenza ultima di un tax-credit. Per il governo che spende e per famiglie e imprese destinatarie della spesa, farlo con un accredito sul conto corrente bancario o sul conto che ognuno di noi intrattiene presso l’Agenzia delle Entrate, è la stessa identica cosa. Quello che conta è se tale spesa è fatta o meno in deficit. E il termine “prudente” non combacia per niente con “tutto il deficit” necessario che oggi occorre per stabilizzare la nostra economia reale, depredata da più di una “generazione” di avanzi primari, con lo Stato che ha creato moneta esclusivamente a vantaggio della rendita.

Che l’introduzione del breve capitoletto sulla moneta fiscale nel programma di Futuro Nazionale, è uno specchietto per le allodole, risulta chiaro dalle seguenti parole finali, che riporto integralmente:

L’obiettivo è favorire investimenti produttivi, compensazione tra debiti e crediti verso la Pubblica Amministrazione e sostegno all’economia reale, limitando il ricorso a nuovo debito finanziario. L’eventuale introduzione dovrà avvenire gradualmente, attraverso una ricognizione dei crediti fiscali esistenti, seguita da sperimentazioni circoscritte, integralmente tracciabili e sottoposte a monitoraggio indipendente. La circolazione resterà volontaria, regolata e trasparente, nel rispetto della stabilità del sistema economico e della certezza giuridica. Ogni estensione dovrà essere subordinata alla verifica degli effetti su investimenti, gettito, liquidità, tempi di pagamento e crescita economica. (cit. programma Futuro Nazionale)

Gli amici della moneta fiscale possono mettersi l’anima in pace, e già prepararsi all’ennesimo tradimento. Mi fermo alla locuzione “limitando il ricorso a nuovo indebitamento”, la quale esclude in modo categorico che le eventuali misure di spesa finanziate con i crediti fiscali, possano avvenire in deficit. Ma questo forse, non lo capiscono nemmeno loro, visto che per anni hanno sostenuto che una spesa in deficit fatta con i crediti fiscali, non sarebbe andata a comporre il deficit stesso dello Stato. Roba da bocciatura immediata all’esame di contabilità del primo anno di economia.

Il punto sostanziale che anche Vannacci non coglie, non è se la spesa comporta o meno un indebitamento, ma che l’indebitamento stesso dello Stato, non comporta assolutamente un problema di natura finanziaria, dal momento che è lo Stato a gestire il monopolio della valuta con cui tale indebitamento è denominato.

Cosa possiamo fare?

Sicuramente non farsi fregare ancora una volta dall’ennesima figura creata dal sistema dei partiti per riportarci a votare. L’astensione fa enormemente paura al sistema di Potere. Lo ha ribadito più volte anche il Presidente Mattarella: senza la partecipazione al voto della maggioranza, la democrazia (allo stato attuale, solo apparente) nel paese è a rischio.

Una astensione che supererebbe ampiamente il 50 per cento dei votanti, farebbe apparire al mondo quello che l’Italia è oggi realmente, ovvero una oligarchia a tutti gli effetti. Questo costringerebbe certamente chi ci comanda a rivedere i loro piani, e forse allentare la morsa sul paese, rallentandone il saccheggio ormai permanente.

A quel punto, starà agli italiani saper scegliere i propri rappresentanti, tra coloro che mai si sono occupati della cosa pubblica.

di Megas Alexandros

 

 

 

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MEGA ALEXANDROS (ALIAS FABIO BONCIANI)

Economista
Modern Monetary Theory specialist
Author of ComeDonChishiotte