di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Le prossime elezioni si avvicinano e per quella che è la compagine di governo che avrebbe riportare il popolo italiano al centro della sovranità, la resa dei conti alle urne potrebbe essere un problema. Sì, perché il governo di Giorgia Meloni, al contrario di quanto promesso, si sta trasformando in quello che invece è l’esecutivo più asservito di sempre alla rendita elitaria.
Astensione e perdita di consenso, sono le mine vaganti che mettono seriamente a rischio il sistema di potere oligarchico instauratosi ormai da decenni nelle nostre istituzioni. E tale Potere per stare in piedi dentro quella che è ormai una democrazia apparente, conta essenzialmente sulla partecipazione della maggioranza degli italiani al voto. L’illusione per i popoli e l’apparenza verso il resto del mondo, sono elementi indispensabili per qualsiasi sistema di potere che agisce nell’ombra delle istituzioni di uno stato.
Per frenare la valanga astensionistica e soddisfare la demenziale voglia dell’uomo forte – purtroppo ancora presente nei cromosomi dell’italiano di mezz’età – è già stato azionato l’ex generale Vannacci, che con il suo movimento, promette controllo, giustizia e galera per tutti. Tranne che per chi li merita davvero.
Ma questo non basta, c’è bisogno che il governo uscente guidato dai due “figli adottivi” di Draghi – Giorgia Meloni e Giancarlo Giorgetti – non esca con le ossa rotte dalla tornata elettorale del 2027. Per questo, vista la prevedibile perdita di consensi, occorre subito agire tramite la “magia” per trasformare in più seggi parlamentari un minor numero di voti. A questo serve la nuova e tanto discussa legge elettorale appena approvata dal parlamento.
Tra premi di maggioranza e coalizioni allargate che permettono a chi è “servo” di entrare in parlamento anche rimanendo sotto la soglia di sbarramento, il sistema dei partiti sta proseguendo a ritmo incessante nel fare a pezzi la democrazia nel paese.
La gente che si fida della politica e dei politici, è sempre meno però. Decenni di tradimenti sempre più evidenti, hanno portato anche i più fedeli a non credere più alle innumerevoli promesse mai mantenute. E per questo si rende necessario stupire gli ultimi “credenti” irriducibili, con la solita carota davanti al naso della “mancia elettorale” – che per un popolo ormai azzerato nel portafogli fa sempre gola.
Ecco che, la Giorgia, da donna, madre e cristiana – che conosce bene le sofferenze dei propri figli – per accaparrarsi nuovamente l’amore perduto, si presenta a reti e social unificati, per annunciare l’abolizione del bollo auto per le vetture di piccola e media potenza (entro gli 80 kW) e, senza alcuna distinzione di cilindrata, per tutti i motocicli.
Il Consiglio dei ministri si è riunito mercoledì 16 settembre, a Palazzo Chigi, per varare quella che il centrodestra definisce addirittura: una battaglia storica da anni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha commentato la decisione definendo il bollo una delle tasse più odiate dagli italiani e rivendicando la scelta del Governo di cancellarla per la stragrande maggioranza dei veicoli in circolazione.
E qui finisce l’epopea della propaganda ed inizia la cruda realtà!
Intanto ogni cittadino potrà beneficiare di una sola agevolazione. In pratica chi possiede più veicoli tra auto e moto potrà usufruire dell’esenzione soltanto per uno di essi, ovvero su quello con minore potenza. La “battaglia storica” del centrodestra su quella che la nostra premier definisce “una delle tasse più odiate dagli italiani”, come sempre si scontra con la necessità di contenere l’impatto sulle casse pubbliche. Mai far credere agli italiani che le potenzialità di spesa per il governo di Roma che emette la propria valuta, siano illimitate. Questo farebbe cadere immediatamente la “farsa” su cui si reggono i progetti di accumulo delle classi elitarie, che si fondano appunto sul rendere scarsa la moneta per la maggioranza e sempre abbondante per i “fratelli”. Un progetto che appunto vede chi ci governa come gli esecutori materiali.
Ma non è tutto!
Analizzata a livello micro e macroeconomico, la “mancia elettorale” dell’abolizione del bollo, si trasforma nell’ennesima “truffa” ai danni del popolo italiano. Intanto, conti alla mano, l’abolizione del bollo, non solo non ripaga certamente gli italiani del maggior esborso sostenuto in conseguenza della delinquenziale speculazione in atto sui prezzi dei carburanti. Ma ancor peggio, con un governo che agisce perennemente all’interno del surplus primario di bilancio, la “mancia” si trasforma pari pari, in un altra tassa da pagare e/o in un taglio ai servizi.
Agendo sempre all’interno della follia del pareggio di bilancio, altra cosa sarebbe stato un provvedimento fiscale, dove si individuava la copertura di tale “mancia” nel tassare i colossali extra-profitti conseguiti dalle compagnie petrolifere del paese. Ma un governo come quello attuale, asservito pienamente alla rendita, si guarda bene dal tassare i suoi padroni. E come detto andrà a trovare le risorse nelle stesse tasche di coloro a quali le verserà.
Pare che, a sentire la voce di Eugenio Giani, governatore della regione Toscana, il governo abbia già trovato a chi prendere i soldi per finanziare la spesa per l’annullamento del bollo: saranno tagliati i fondi alle Regioni e quindi a sanità e servizi.
Come vedete, e dimostrato a livello contabile, il governo di Giorgia Meloni, sta di fatto mettendo in atto una “truffa” nei confronti degli italiani. Il reato è facilmente dimostrabile, perché ti promette un pagamento dovuto che in pratica effettua con soldi tuoi. Soldi che ti prende tassandoti da un’altra parte o tagliandoti dei servizi anch’essi finanziati con le tasse.
Così facendo la capacità di spesa da parte di famiglie ed imprese rimane identica. Come rimangono intonsi i colossali profitti ottenuti dai settori monopolistici dell’energia. Profitti che non piovono dal cielo, ma sono conseguenza diritta dell’azione del governo che a livello fiscale non fa niente per impedire che la sete di denaro di queste rentier, si plachi.
Guerre e crisi internazionali, create a tavolino, sono la scusa per fa digerire al popolo italiano aumenti dei prezzi di energia e carburanti. Prezzi che una volta acquisiti e fatti digerire con la forza agli italiani, mai più scenderanno. Chi rimane fermi invece sono gli stipendi e di conseguenza la capacità di acquisto per famiglie ed imprese da dedicare all’economia reale. Non occorre essere matematici di professione per comprendere che a parità di salario, un aumento dei costi per fare il pieno alla propria auto e servire di energia le nostre abitazioni abitazioni, ci toglie denaro da spendere per i nostri bisogni quotidiani. E non occorre esse economisti per capire come il tutto ha un impatto fortemente negativo sulla domanda che caratterizza l’economia reale di tutti i giorni. Le conseguenze sono chiusure, fallimenti e gente che resta senza lavoro. Disoccupati, che poi i governi come quello di Giorgia Meloni, trasformano in un loro successo, averli resi nuovamente occupati a condizioni ancora più precarie.
Questa operazione in gergo tecnico viene definita dagli economisti “deflazione salariale”. Per essere più concreti e diretti, è la strada maestra che conduce alla schiavitù dei popoli. Tutto in linea con il progetto elitario ormai in fase conclusiva, che per la maggioranza di noi vede un ritorno ad un’era medioevale in salsa moderna, dove il denaro torna ad essere ad esclusiva disponibilità del Signore.
di Megas Alexandros





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