di Megas Alexandros (alias Fabio Bonciani)
Ma Donald Trump c’è o ci fa?
Questa è al domanda che assilla economisti e politici di tutto il mondo, che non riescono più a stare dietro alla contraddittorietà che caratterizza ogni misura in tema di commercio con gli altri paesi, intrapresa o minacciata dal Tycoon americano, non appena ha messo piede alla Casa Bianca.
I dazi, lanciati da Trump come dadi sul tavolo dove si gioca la partita degli scambi commerciali del mondo, stanno facendo passare notti insonni a tutti quei governanti che hanno come loro compito principale di governo quello di mantenere scarsa l’offerta di moneta. Che sappiamo bene essere finalizzato ad aumentare l’indebitamento generale per mantenere l’economia in quel costante stato recessivo per favorire il saccheggio del paese da parte di pochi. Il riferimento all’Europa e alle sue politiche di austerità necessarie per la crescita della rendita elitaria a discapito di chi lavora, non è per niente casuale.
Se guardiamo oggi a tutto quello che Trump ha fatto o minaccia di fare, al netto di una strategia pensata che solo il tempo potrà confermare o meno, è chiaro come la sua azione si contraddistingua per la sua contraddittorietà.
Prendiamo ad esempio, quanto dichiarato, già da prima del suo insediamento, nei confronti dei BRICS Plus, riguardo a supposte tariffe del 100 per cento sulle loro esportazioni nel caso avessero creato una propria valuta o rinunciato ad usare il dollaro.
Pochi giorni giorni fa, dopo che Trump rispondendo alle domande dei giornalisti dalla Casa Bianca ha riproposto questa sua intenzione, è intervenuto direttamente il ministro degli esteri russo, Sergey Ryabkov, a nome del “gruppo” di paesi oggetto della minaccia, per chiarire la questione e tranquillizzare il presidente degli Stati Uniti:
“Il gruppo è pronto a spiegare a Trump che non sta invadendo il dollaro, ma sta semplicemente traendo conclusioni dalla politica errata di Washington”.

Il ministro russo ha ribadito quello che anche il presidente Vladimir Putin, aveva già ampiamente chiarito nel recente meeting dei BRICS Plus tenutosi a Kazan. Non c’è nessuna intenzione da parte di Russia, Cina ed i paesi ad esse collegati di non utilizzare più il dollaro come mezzo di pagamento, [1] e tanto più l’dea di creare una valuta comune. [2]
Non solo, ha chiaramente fatto notare Ryabkov a Trump, che il “gruppo” sta agendo in conseguenza della politica errata messa in atto da Washington. Il riferimento, senza ombra di dubbio, è alle sanzioni imposte alla Russia da parte dell’occidente. Evento che ha costretto il paese di Putin e chi voleva commerciare con lui ad organizzarsi con sistemi di pagamento alternativi.
L’alternativa migliore, per chi conosce la materia, sono le valute nazionali. E questo è quello che è avvenuto!
Se domani, Trump ed il suo governo, restituiranno la possibilità di utilizzare le riserve in dollari bloccate ai paesi sanzionati, è chiaro che quest’ultimi ricominceranno ad usarle come facevano prima di essere colpiti dalle sanzioni. Il dollaro come mezzo di pagamento e valuta di riserva mondiale, non è un freno, come abbiamo visto allo sviluppo delle economie degli altri paesi, contrariamente a quanto da anni ci dicono coloro che sostengono la “divinità” del biglietto verde.
Che il mondo si scambi beni e servizi in dollari o in altre valute, niente cambia nel destino dei popoli che non possa essere determinato dalle politiche di spesa dei loro governi. L’unico effetto che abbiamo è sul valore del cambio che il dollaro registra nei confronti delle altre valute. E’ chiaro, se il mondo usa dollari, il dollaro si apprezza, è la legge del mercato, al netto di eventuali manovre speculative da parte di chi ha la forza di metterle in atto, naturalmente consentite dai governi e banche centrali.
E qui non posso fare a meno di ricordare ancora una volta la contraddizione che si cela in questo provvedimento minacciato da Trump nei confronti dei BRICS, rispetto all’obbiettivo dichiarato. Costringere ad usare il dollaro, come appena dimostrato, va nella direzione di far apprezzare il dollaro, ma un dollaro forte al contempo, va contro a quelle che sono le intenzioni di Trump di riequilibrare la bilancia commerciale degli Stati Uniti oggi in forte passivo. Una moneta forte crea grossi problemi a chi vuole esportare mentre facilità le importazioni.
Se Trump volesse realmente riportare il suo paese verso una politica mercantilista, non avrebbe altra soluzione che quella di procedere verso una svalutazione importante del dollaro. E per farlo, non basta che gli americani smettano di comprare beni e servizi dall’estero ma è essenziale che il mondo smetta di comprare dollari e asset finanziari in dollari. Ovvero che il dollaro smetta di essere quella valuta di riserva mondiale che molti, in modo del tutto fantasioso e direi alquanto complottistico, indicano come una delle principali cause di tutte le disgrazie del mondo.
Compreso quanto sia contraddittorio minacciare di dazi i BRICS se non usano il dollaro, dobbiamo interrogarci sul perché Trump continua a ripetere questa prospettiva, se come di mostrato non serve a ridurre il deficit commerciale degli Stati Uniti. Sembra quasi che il Tycoon lo faccia per scongiurare tutte quelle pressioni che arrivano dal sistema di potere ispirato dalle idee neoliberiste che da tempo spinge i paesi in area BRICS ad adottare una moneta comune. Cosa che farebbe ripetere nel continente asiatico la già disastrosa esperienza vissuta con in Europa con l’Euro.
Quindi, se vogliamo essere ottimisti e pensare ad una strategia nascosta, l’azione di Trump, qualora fosse mirata ad evitare questo nuovo disastro economico e sociale, sarebbe un favore che sta facendo a quella parte di mondo.
E’ chiaro che tornare a produrre nel proprio paese non è mai sbagliato a livello strategico e credo che durante l’amministrazione Trump, questo avverrà in modo più o meno importante. Ma pensare che, gli Stati Uniti che da decenni sono il più grande mercato per il mondo, possano di colpo non esserlo più, è fantasia ed incoscienza allo stato puro se fosse un reale obbiettivo di chi oggi guida il governo di Washington. Come è altrettanto impensabile che il mondo intero decida di non usare più il dollaro, ovvero la moneta di quello che ancora oggi è il paese più grande del pianeta per dimensioni economiche e consumi.
Certo, a differenza di un ventennio fa, oggi anche in Asia si comincia ad avere livelli importanti di consumo. Persino la Cina, paese mercantilista per eccellenza, ha rivoltato le sue politiche economiche indirizzandole verso il consumo interno, con deficit governativi in costante aumento a sostegno della domanda dentro il paese.
Chi da tempo invece ha smesso di consumare e crescere finanziariamente in modo diffuso è l’Europa, totalmente concentrata a mantenere intatta la rendita finanziaria di un ristretto gruppo di eletti con “paggi” al seguito, destinati ad un percorso da immortali modello “highlander”: “ne rimarrà uno solo!”.
Il continente europeo che già non consuma da decenni, non appena si troverà anche ad interrompere la produzione in conseguenza dei dazi in arrivo da Trump, cesserà di essere utile al mondo. Forse in quel momento, ci renderemo conto del disastro creato, ma sarà troppo tardi.
di Megas Alexandros
Note:
[1] A Putin la de-dollarizzazione non interessa proprio. Fatevene una ragione! – Megas Alexandros
[2] Non ci sarà nessuna moneta comune per i BRICS+. E questo è un bene! – Megas Alexandros





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